Sclerosi dei tetti acetabolari anca

Cosa significa quando si legge sul risultato di una RX (radiografia) di anca: sclerosi dei tetti acetabolari?

Quante parole incomprensibili popolano i nostri esami diagnostici. Affrontiamo alcuni termini molto frequenti per provare a capirci qualcosa. Magari prima della irrinunciabile visita medica con lo specialista.

Il tema di questo approfondimento è la frase sclerosi dei tetti acetabolari che può generare alcuni dubbi in chi legge.

Vuoi sapere subito cosa fare? Ecco l’infografica: se trovi almeno due problemi che ti riguardano meglio rivolgersi subito all’ortopedico.

sclerosi tetti acetabolari

Sclerosi dei tetti acetabolari

Proviamo a scomporre in termini questa frase. Scomponendo in piccole parti tutto diventa più semplice.

Cosa significa sclerosi?

La sclerosi è un indurimento. Tutti i tessuti hanno una loro specifica densità normale. La densità dei tessuti è direttamente corrispondente alla loro funzione. Il tessuto morbido sotto il tallone serve ad ammortizzare. Quello duro delle ossa serve a sorreggere. La densità dei menischi serve ad ammortizzare e stabilizzare. Anche le articolazioni hanno una loro densità. L’osso appena al di sotto della cartilagine si chiama osso subcondrale. Questo è il primo strato di osso che trasmette il carico dell’articolazione al resto dello scheletro. Stiamo parlando dunque di uno strato di tessuto molto soggetto al peso del corpo. Quando l’articolazione è normale, la cartilagine, spessa alcuni millimetri specialmente nelle anche, provvede a distribuire il carico a tutto l’osso subcondrale senza che si concentri in alcun punto specifico. La sclerosi subcondrale è dunque un primo esempio di coxoartrosi.

Come si vede la sclerosi ossea in radiografia

La sclerosi ossea è questo indurimento dell’osso sotto la cartilagine dovuto a un sovraccarico dell’articolazione. Nella radiografia la sclerosi si manifesta con l’addensamento dell’osso che appare come una linea rinforzata. L’osso normale nella coxartrosi bilaterale dell’anca si presenta in radiografia con una graduale scala di grigi. Invece, quando comincia ad addensarsi, risulta come una linea bianca più spessa al di sotto dello spazio articolare. In un modo ancora più semplice la sclerosi ossea viene segnalata dal radiologo nel referto della radiografia ogni volta che è visibile nella lastra.

La sclerosi subcondrale ossea come primo segnale di artrosi dell’anca (coxartrosi)

Quando la cartilagine comincia a mancare il carico si concentra in pochi punti. L’osso sub-condrale subisce quindi un carico concentrato. La reazione dell’osso ad un carico concentrato provoca un cambiamento della sua densità. L’addensamento dell’osso si vede sulle radiografie e il radiologo scrive sul referto frasi come:

  • sclerosi dell’osso subcondrale;
  • sclerosi localizzata in zona di carico;
  • sclerosi dei tetti acetabolari;
  • aree di sclerosi articolare.

Abbiamo dunque capito che la sclerosi è una reazione di difesa del nostro osso in risposta ad un sovraccarico dovuto alla perdita parziale della cartilagine.

La coxartrosi bilaterale può manifestarsi con una sclerosi dei tetti acetabolari

Un quadro iniziale di coxartrosi (artrosi dell’anca) può manifestarsi bilateralmente provocando fastidi ad entrambe le anche. Molto spesso ci troveremo di fronte a un quadro lievemente differente tra le due articolazioni. Infatti ognuno di noi ha un lato dominante che utilizza preferenzialmente. La cosa più comune è trovare da un lato un’artrosi di I o II grado secondo Kellgren Lawrence e sull’altro lato una sclerosi dei tetti acetabolari. Solo nei quadri molto iniziali le due anche saranno identiche.

Cosa sono i tetti acetabolari?

Gli acetaboli sono parte dell’articolazione dell’anca. Sono come delle coppe scavate nel bacino che accolgono la testa del femore per costituire l’articolazione dell’anca. I tetti acetabolari sono la parte dell’acetabolo (del bacino) soggetta alla maggior parte del carico. Si tratta del tetto dell’articolazione dove passa tutto il peso del corpo. È chiaro dunque che sotto il peso del corpo questa sia la prima parte soggetta a sclerosi in caso di perdita di cartilagine.

Tetti acetabolari: quando preoccuparsi?

Di fatto la sclerosi dei tetti acetabolari è un qualcosa di benigno e molto iniziale nella manifestazione dell’artrosi dell’anca. Gli aspetti del tetto acetabolare che devono preoccupare maggiormente sono piuttosto la presenza di calcificazioni, la presenza di un tetto acetabolare sfuggente e la presenza di osteofiti acetabolari.

Calcificazioni acetabolari

Le calcificazioni sono sempre un segno di sofferenza infiammatoria dell’articolazione. Si tratta di presenza di calcio in tessuti che normalmente devono essere morbidi. La trasformazione calcifica dei tessuti provoca una rigidità che è causa di frequenti infiammazioni dolorose. Non esiste una vera e propria terapia delle calcificazioni acetabolari, ma si possono fare cure mirate al controllo dell’infiammazione e al mantenimento dell’elasticità del movimento.

Tetto acetabolare sfuggente

Questa caratteristica è tipica di una displasia dell’anca. Abbiamo detto che l’acetabolo è come una coppa accogliente che ospita l’articolazione dell’anca. La mancanza di un’adeguata copertura la testa del femore tende a uscire verso l’alto dal suo alloggiamento. Chiaramente le strutture capsulari e legamentose sono così forti che non provocano una lussazione dell’anca, ma si crea una condizione di sublussazione e carico eccentrico che provocano usura. Questa condizione nota come displasia dell’anca o sfuggenza del tetto acetabolare va seguita molto attentamente nel tempo. Se presente in età giovanile può essere trattata nei casi più gravi con osteotomie di bacino, in età adulta conviene procedere con una protesi d’anca prima che il consumo sia tale da rendere altamente complesso questa soluzione.

Osteofiti acetabolari

Quando si parla di osteofiti siamo sempre in un quadro avanzato di artrosi. L’osteofita è una protuberanza dell’osso che il nostro corpo crea per distribuire più largamente le pressioni in assenza di cartilagine. Questo sforzo potenzialmente positivo, genera una situazione controproducente per il movimento che viene di fatto incarcerato e bloccato da queste formazioni ossee. Gli osteofiti sono la prima causa di rigidità dell’anca con artrosi limitando gravemente il movimento di rotazione e rendendo di fatto molto difficile raggiungere il piede per vestirsi, mettere un calzino o allacciarsi le scarpe.

Come si diagnostica la sclerosi dei tetti acetabolari?

La radiografia del bacino sotto carico è in grado di evidenziare questo problema. Si tratta di una lastra comune. L’unica accortezza come sempre è che venga eseguita con il peso del corpo cioè con il paziente in piedi. Infatti nelle radiografie la valutazione dell’entità della cartilagine residua è valutabile in maniera indiretta. Infatti la cartilagine si dice che è radiotrasparente, cioè non si vede un una radiografia normale. Al contrario si vedono bene le ossa. Chiaramente in assenza di carico cioè se non si sta in piedi, lo spazio che si vede in radiografia tra un osso e l’altro potrebbe essere dovuto ad una articolazione rilassata e non alla effettiva presenza di cartilagine. Viceversa se la radiografia viene eseguita “sotto carico” cioè con il paziente in piedi lo spazio che resta tra il femore e il bacino nell’articolazione dell’anca (coxofemorale) sarà con certezza dovuto alla presenza di cartilagine, a prescindere o meno dalla presenza della sclerosi subcondrale dei tetti acetabolari.

L’interpretazione del referto di radiografia

Torniamo al nostro referto di radiografia. Se nelle righe leggiamo sclerosi dei tetti acetabolari significa che c’è una sofferenza della cartilagine dell’anca. Generalmente non si tratta di un consumo completo che verrebbe descritto con parole diverse. Si impone però una valutazione ortopedica per la visione diretta delle immagini. Una valutazione diretta delle immagini quantifica il grado di usura presente e determina un trattamento.

Evitiamo le preoccupazioni inutili

Un referto radiologico è la descrizione di un’immagine. Tale descrizione si presta pertanto ad una interpretazione soggettiva della realtà. Se chiedessimo a 3 critici di arte di descriverci la Gioconda di Leonardo molto probabilmente ognuno si fermerebbe in maniera molto diversa a descriverne i dettagli. Allo stesso modo può succedere ai radiologi nella descrizione di una sclerosi dei tetti acetabolari di trovare termini molto diversi per parlarne, talvolta anche esagerando nella loro descrizione. La valutazione di un problema ortopedico come ricordiamo sempre non può prescindere da due cose fondamentali: la visita medica e la visualizzazione diretta dell’immagine da parte dell’ortopedico. Prima di preoccuparci inutilmente vediamo dunque nella pratica cosa fare nell’ultimo capitolo.

Sclerosi dei tetti acetabolari: cosa fare in pratica?

Ogni volta che su un referto viene scritto: sclerosi dei tetti acetabolari bisogna cominciare a preoccuparsi per un’artrosi dell’anca. Generalmente però in questa fase il trattamento è conservativo, senza intervento chirurgico. Una combinazione di rinforzo muscolare, terapia infiltrativa e condroprotettori.

Metodo pratico per decidere se eseguire una visita dallo specialista

Se avete avuto la diagnosi di sclerosi dei tetti acetabolari o di una coxartrosi su un referto radiografico se rispondete di si ad almeno 2 di queste domande vale la pena di eseguire una visita specialistica ortopedica per affrontare il problema.

  • Ho dolore all’inguine mentre cammino e sollevo la gamba. Tipicamente fa male quando entro ed esco dalla macchina o dopo che ho camminato per 500 metri. Se faccio di più la notte mi fa molto male
  • Ho difficoltà a raggiungere il piede per vestirmi o infilare un calzino
  • Prendo più di 2-3 volte al mese un antinfiammatorio per ridurre il dolore che sento
  • Ho smesso di fare cose che prima facevo per via del dolore: non faccio più sport, non esco con gli amici, evito alcune attività in casa
  • Ho notato che la gamba che mi fa male è diventata più corta dell’altra: è come se quando cammino sul lato che fa male mi mancasse del terreno sotto al piede e le persone cominciano a dirmi che zoppico mentre cammino

Se vi riconoscete in queste parole una visita specialistica ortopedica è necessaria per chiarire l’origine del problema e affrontarla con terapie conservative o chirurgiche adeguate allo stadio della vostra malattia.

Approfondimenti per chi lo desidera sulla coxartrosi di anca

Per chi volesse approfondire l’aspetto delle immagini radiografiche può visualizzare questa radiografia di bacino che può aiutare a rendersi conto di come appare una radiografia dell’anca sana e malata.

La protesi di anca deve essere riservata solo alle artrosi con completa scomparsa della rima articolare.

Se hai una diagnosi di coxartrosi di anca e ti hanno detto che devi operarti puoi trovare cosa significa per noi la chirurgia mini-invasiva secondo il protocollo fast track che eseguiamo presso la clinica IFCA Villa Ulivella di Firenze dove esercitiamo la nostra professione.

Riduzione della rima articolare coxo-femorale

Cosa significa quando si legge sul risultato di una RX (radiografia) di anca: riduzione della rima articolare coxo-femorale?

Quante parole incomprensibili popolano i nostri esami diagnostici. Affrontiamo alcuni termini molto frequenti per provare a capirci qualcosa. Magari prima della irrinunciabile visita medica con lo specialista.

Il tema di questo approfondimento è la frase riduzione della rima articolare coxo-femorale che può generare alcuni dubbi in chi legge.

Riduzione della rima articolare coxo-femorale

Proviamo a scomporre in termini questa frase. Scomponendo in piccole parti tutto diventa più semplice.

Rima articolare cos’è?

La rima articolare è lo spazio articolare. Le articolazioni sono l’incontro di due ossa che devono avere un movimento. Per avere un movimento senza dolore bisogna che le ossa siano ricoperte da cartilagine. La cartilagine non si vede nelle radiografie perchè non è dura. Pertanto quando si fa una radiografia dell’articolazione rimane uno spazio apparentemente vuoto tra le due ossa. Questo spazio in termini tecnici si chiama rima articolare. Se la radiografia viene eseguita sotto carico, cioè mentre si sta in piedi con il peso del corpo sopra, la rima rappresenta la quantità di cartilagine presente in un’articolazione.

Riduzione della rima articolare cos’è?

Quando la rima articolare si riduce significa che diminuisce lo spessore della cartilagine. La malattia che comporta una riduzione dello spessore della cartilagine si chiama artrosi. L’artrosi avviene per usura nelle persone più anziane o nei giovani in seguito a traumi. Non tutte le artrosi descritte come riduzione della rima articolare sono davvero gravi. Dipende da quanto è ridotta la rima. Per averne un’idea serve la valutazione diretta delle immagini da parte di un ortopedico. Una piccola riduzione deve essere trattata senza operazione con infiltrazioni di anca. Solo quando la rima articolare scompare si può parlare di una protesi.

Cosa significa coxo-femorale?

Sono nomi latini. Coxo deriva dal latino e significa coscia letteralmente. Il termine descrive scientificamente l’articolazione dell’anca tra il femore e il bacino.

L’interpretazione del referto di radiografia

Torniamo al nostro referto di radiografia. Se nelle righe leggiamo riduzione della rima articolare coxo-femorale significa che c’è una sofferenza della cartilagine dell’anca. Generalmente non si tratta di un consumo completo che verrebbe descritto con parole diverse. Si impone però una valutazione ortopedica per la visione diretta delle immagini. Una valutazione diretta delle immagini quantifica il grado di usura presente e determina un trattamento.

Riduzione della rima articolare coxo-femorale: cosa fare in pratica?

Ogni volta che su un referto viene scritto: riduzione della rima articolare coxo-femorale bisogna cominciare a preoccuparsi per un’artrosi dell’anca. Generalmente però in questa fase il trattamento è conservativo, senza intervento chirurgico. Una combinazione di rinforzo muscolare, terapia infiltrativa e condroprotettori.

Per chi volesse approfondire l’aspetto delle immagini radiografiche può visualizzare questa radiografia di bacino che può aiutare a rendersi conto di come appare una radiografia dell’anca sana e malata.

La protesi di anca deve essere riservata solo alle artrosi con completa scomparsa della rima articolare.

Osteoporosi: come prevenirla a tavola

Troppi pregiudizi fanno cattiva cultura nella prevenzione dell’osteoporosi

Una corretta e sana alimentazione è alla base del vivere sano e della prevenzione della gran parte delle malattie auto indotte dalla vita moderna. E’ lecito domandarsi e domandare come possiamo cambiare il nostro stile di vita per prevenire l’osteoporosi. Il problema di base è che il medico che non si dedica per passione alla salute alimentare, in tutto il corso di studi affronta raramente il problema dell’alimentazione. E quando il corso di studi lo prevede, il suo stesso insegnamento è retaggio del comune sentito dire più che della scienza epidemiologica che ne sta alla base.

“Noi medici oggi siamo ricchissimi di conoscenze biologiche e farmacologiche, ma paradossalmente sembriamo sapere sempre meno di nutrizione e abbiamo non poche responsabilità nell’impoverimento della nostra alimentazione “ricca”. Molte convinzioni su cui noi medici basiamo le nostre prescrizioni dietetiche preventive non sono che pregiudizi, derivanti da una lettura superficiale della composizione chimica degli alimenti, e da una visione troppo semplicistica dell’infinita complessità della natura e dell’organismo umano”. Dott. Franco Berrino – Il cibo dell’uomo

Proprio da qui proviamo a partire per affrontare il tema alimentare che specificamente riguarda il problema dell’osteoporosi.

Cosa è l’osteoporosi

L’osteoporosi è il progressivo impoverimento dell’osso, di ciò che lo rende duro e resistente al carico e ai traumi. In sostanza la nostra impalcatura per sorreggerci deve avere una resistenza meccanica che gli viene conferita dai sali minerali, in particolare dal calcio. Un osso demineralizzato diventa fragile ed è più soggetto a fratture. Purtroppo una frattura di femore può essere trattata solo con un intervento chirurgico di sintesi o di protesi dell’anca.

Andare in contro o meno a osteoporosi con il progredire dell’età dipende da una serie di fattori genetici, metabolici e di stile di vita. Certamente su alcune forme patologiche e sui fattori genetici poco possiamo lottare. Sullo stile di vita invece possiamo agire molto. Se da una parte il patrimonio osseo dell’uomo adulto dipende da un’attività fisica regolare, dall’altra l’alimentazione fornisce il fabbisogno giornaliero al nostro organismo per mantenere questo patrimonio.

Osteoporosi e menopausa

L’inizio della menopausa determina in molti tessuti cambiamenti metabolici importanti. Per questo l’osteoporosi è un problema che riguarda le donne principalmente. L’ossservazione di una modifica in riduzione della massa ossea ha portato giustamente a considerare un corretto apporto di calcio nelle donne in particolar modo.

Il problema della supplementazione di calcio attraverso i formaggi

Pur essendo alimenti ricchi di calcio, i formaggi non sono da considerare validi aiuti nel trattamento dell’osteoporosi post-menopausale femminile. Infatti questo calcio associato a una grande quantità di proteine animali è una delle principali cause dell’osteoporosi. La loro acidità deve nell’organismo umano essere bilanciata. Questo bilanciamento viene fatto proprio a spese dei minerali ossei che vorremmo difendere ed integrare. Non esiste inoltre alcuno studio scientifico che dimostri viceversa che chi assume  regolarmente importanti quantità di latticini e formaggi abbia un minor rischio di osteoporosi.

Dove reperire con l’alimentazione il giusto quantitativo di calcio per prevenire l’osteoporosi

Abbiamo capito dunque che è un errore pensare di equilibrare il fabbisogno osseo di calcio somministrando alimenti ricchi di proteine animali. In natura esistono però altre fonti di calcio altrettanto valdide ed alternative rispetto agli alimenti tradizionalmente consigliati a tale scopo.

Sesamo, mandorle, cavoli, broccoli, alghe marini, pesce soprattutto di piccole dimensioni, pane integrale a lievitazione naturale e legumi, sono gli alimenti da scegliere. Imparare a cucinarli e educare il gusto al cibo semplice è la strada da percorrere. A tutto vantaggio della salute.

Per approfondire è possibile scaricare un estratto del libro del prof Franco Berrino dal sito dell’istituto dei Tumori di Milano.

Un buon punto di partenza può essere inoltre il quaderno alimentare per la menopausa pubblicato dalla fondazione Veronesi al riguardo. Graficamente curato e con alcune idee pratiche per la cucina di tutti i giorni.

Esistono inoltre corsi ed iniziative promosse dal Campus Cascina Rosa che afferisce all’istituto dei Tumori di Milano, inclusi corsi specifici di cucina naturale.

L’anatomia semplice dell’anca

Pochi elementi utili a capire l’articolazione dell’anca.

L’anca è una delle più grosse articolazioni del corpo umano. Sostiene il peso di tutto il corpo e deve pertanto avere una stabilità intrinseca molto elevata. E’ costituita da una grossa sfera e da una coppa che l’accoglie. Essendo un’articolazione molto congruente non tollera imperfezioni al suo interno che vengono immediatamente percepite.

A completare la congruenza ci sono strutture morbide dette legamenti che agiscono come funi d’ormeggio, la capsula articolare che a questo livello è molto spessa, il labbro acetabolare che è come una guarnizione attorno al giunto.

L’interno della coppa e la sfera sono rivestite da uno spesso strato di cartilagine, che con l’età può essere sede di usura. E’ da immaginare come una superficie estremamente liscia e morbida che permette uno scorrimento delle ossa senza attrito e con un certo grado di ammortizzazione.

Sull’articolazione dell’anca agiscono inoltre un grandissimo numero di gruppi muscolari per un totale di 19 differenti muscoli. A secondo della loro azione si parla di abduttori, adduttori, intra ed extrarotatori. E’ importante ricordare che tutti questi muscoli hanno più di una funzione e lavorano in sincronia tra di loro. Il principale gruppo muscolare è quello dei muscoli glutei ed agisce determinando la stabilità del bacino durante la deambulazione. Nella fase della deambulazione monopodalica infatti, sono i muscoli glutei a tenere il bacino orizzontale evitandone la caduta.  Superficialmente ai glutei si trova il tensore della fascia che si continua verso il basso con la fascia lata che è una importante struttura che contribuisce notevolmente alla stabilità del bacino durante il passo.

Ecco un utile video animato dell’anatomia dell’anca:

Infiltrazioni anca: raggiungere con efficacia l’articolazione per trattare il dolore

Come per le altre articolazioni, le infiltrazioni con acido ialuronico nell’anca possono aiutare l’artrosi moderata dell’anca in trattamento conservativo

L’artrosi moderata dell’anca può essere molto invalidante, manifestandosi con dolore profondo inguinale o gluteo che si accentua nel cammino. Spesso tale dolore limita la persona nella sua autonomia di marcia e nelle attività quotidiane o sportive. Ma non sempre la soluzione deve essere necessariamente un’operazione chirurgica. Qualche volta un trattamento conservativo che includa infiltrazioni con acido ialuronico all’anca può essere sufficiente. Specialmente nei giovani e in chi non ha un consumo completo “osso su osso”.

In tutto il mondo si sta tentando di controllare il numero di interventi protesici eseguiti e il primo passo per ritardare il ricorso al bisturi è il trattamento conservativo che si basa su una serie di semplici norme che puntano a ridurre il carico sulle articolazioni, ridurre il peso corporeo, controllare l’infiammazione, mantenere l’arco di movimento e conservare il tono muscolare. Affianco a tutto questo esiste la possibilità di introdurre con infiltrazioni dell’anca dell’acido jaluronico.

Per approfondire e capire meglio cosa è l’acido jaluronico consultate il capitolo di Wikipedia.

Come funzionano le infiltrazioni di acido ialuronico nell’anca

infiltrazioni acido ialuronico ancaL’acido jaluronico ha prima di tutto un ruolo lubrificante. Può essere immaginato come un olio denso che fa muovere nuovamente un cardine arrugginito.

L’anca con l’artrosi ha perso il rivestimento liscio che normalmente è costituito dalla cartilagine sana. In presenza di artrosi, quello che normalmente scivola senza attrito nè rumore comincia a ingripparsi e perdere la fludità del movimento. Se mettiamo qualcosa di lubrificante non curiamo certo la malattia, ma consentiamo a una superficie diventata rugosa di compensare a questo danno iniziale.

Tuttavia, pensare all’acido jaluronico come un solo lubrificante sarebbe molto limitativo. L’azione non è dunque solo meccanica, ma anche biologica. L’articolazione malata non produce più il normale liquido che nutre l’anca. L’acido jaluronico fornisce un ottimo supporto biologico all’articolazione, nutrimento e modulazione dell’attività infiammatoria legata alla malattia dell’artrosi. Per questo motivo l’attività dell’acido jaluronico è un ottimo coadiuvante all’azione di tutte le altre norme per la conservazione del movimento, il calo ponderale e la modificazione delle attività.

Come essere sicuri che il farmaco raggiunga la destinazione durante le infiltrazioni

Ecografo lo strumento per monitorare le infiltrazioni di acido ialuronico all'ancaL’anca è un’articolazione assai profonda, circondata da vasi e nervi, avvolta da una spessa capsula. Pensare di raggiungere l’articolazione con un ago evitando i rischi e puntando direttamente all’obiettivo è assai arduo. Chi ha studiato il problema ha pubblicato lavori che sostengono che infiltrare senza una guida l’articolazione dell’anca è come tirare una monetina: raggiungiamo l’articolazione solo in un caso su due. Per questo motivo, chiunque esegua tale procedura deve utilizzare un sistema di guida per essere sicuro di mettere il farmaco esattamente dove serve.

Due sono le metodiche più diffuse a tale scopo: la radiografia e l’ecografia.

Con la radiografia si indirizza l’ago e si controlla la sua effettiva presenza all’interno dell’articolazione: solo quando si vede l’ago dentro si inietta il farmaco. E’ un metodo pratico ed efficace, l’unica controindicazione è l’esposizione ad una piccola dose di raggi, i cui effetti negativi sono noti.

ecografia per monitorare le infiltrazioni di acido ialuronico nell'ancaLa seconda metodologia è la guida ecografica. Con una semplice ecografia si identifica l’articolazione e si segue in tempo reale il percorso dell’ago per raggiungerla. Quando si raggiunge la destinazione si può infiltrare.

Solo guidando la procedura si può essere sicuri dell’accuratezza dell’infiltrazione dell’anca.

Quante volte si può eseguire infiltrazioni dell’anca durante l’anno

Esistono diversi tipi di farmaco per infiltrazione. Nell’anca, data la posizione profonda e la necessità di organizzarsi per una procedura guidata, si preferisce utilizzare prodotti ad elevato dosaggio o molto densi che persistano più a lungo nell’articolazione. Pertanto si tratta di eseguire secondo due diversi schemi o due infiltrazioni ravvicinate a distanza di 1 mese con l’obiettivo di mantenersi senza sintomi per 1 anno, oppure 3 infiltrazioni una ogni 4 mesi per mantenere una costante supplementazione nell’articolazione.

A seconda del prodotto utilizzato quindi è variabile lo schema terapeutico seguito.

Come sapere se l’acido jaluronico è un’alternativa utile nel mio caso

L’unico modo per sapere con esattezza se le infiltrazioni con acido ialuronico dell’anca che ha fatto l’amico o il vicino di casa sono adatte anche a me è l’esecuzione di una radiografia del bacino sotto carico (è fondamentale essere in piedi quando si fanno i raggi) e consultare un ortopedico per una visita medica accurata. Infatti la risposta alla terapia infiltrativa può essere molto variabile a seconda del consumo radiografico dell’articolazione e delle condizioni cliniche.

Qualche volta inoltre di fronte a viva infiammazione e dolore può essere indicata l’associazione con altri prodotti che forniscano un’azione antinfiammatoria più rapida.

I pilastri del trattamento conservativo dell’artrosi dell’anca

Affianco alle infiltrazioni dell’anca ci sono altri consigli utili per controllare il dolore:

  • Perdita di peso corporeo: bastano 5 kg persi per sentire un ottimo beneficio.
  • Mantenimento del movimento e rinforzo muscolare: rimanere elastici e forti aiuta a compensare il consumo. Il migliore risultato nell’artrosi si ottiene facendo ginnastica in acqua per non avere infiammazione.
  • Uso di bastoni da trekking nel cammino prolungato.
  • Portare calzature ammortizzanti.
  • Assumere farmaci antinfiammatori solo sotto la supervisione del medico.

Il conflitto femoro-acetabolare dell’anca

Dolore all’anca in giovane età: può trattarsi del conflitto femoro-acetabolare.

L’articolazione dell’anca è costituita da una testa femorale sferica e una coppa acetabolare nel bacino. Non si è molto parlato fino ai tempi recenti di un problema che può riguardare i giovani adulti specialmente che praticano sport che comporta estrema flessione e intra-rotazione dell’anca: il conflitto femoro-acetabolare dell’anca. In realtà il conflitto femoro-acetabolare è comune nei giovani pazienti che lamentano un dolore inguinale a volte trafittivo nei movimenti di flessione estrema o nei cambi improvvisi di direzione. Sono spesso pazienti a cui viene fatta fare una radiografia che apparentemente viene refertata senza alcun problema.

L’origine del dolore inguinale entra in diagnosi differenziale tra differenti malattie. Può essere confuso con il dolore che deriva da ernie inguinali, magari microscopiche. Spesso viene interpretato specialmente negli sportivi come una pubalgia o una forma di tendinite degli adduttori. Molto raramente invece è diffusa nell’ambiente ortopedico la conoscenza del conflitto femoro-acetabolare.

artroscopia anca milano per il conflitto femoro-acetabolare

 

 

 

 

 

Il conflitto femoro-acetabolare è entrato a far parte prepotentemente nella pratica clinica di tutti i giorni. Consiste nel contatto anomalo tra il collo femorale e il bacino del paziente. Questo contatto può essere determinato da una deformità sul collo femorale oppure da uno scorretto orientamento della coppa acetabolare.

Quale che sia l’origine del problema questo contatto anomalo avviene principalmente in una posizione di flessione associata a rotazione interna. Tale movimento è particolarmente comune in pratiche sportive come nel portiere di Hockey su ghiaccio (poco comune nelle nostre aree), ma anche in tutti gli sport con movimenti in flessione estrema come lo sci, oppure in chi per lavoro sta molto tempo seduto (autisti o piloti professionisti).

Il problema in parole povere

L’articolazione non è libera di avere tutta la sua escursione per un eccesso di osso o sul bacino o sul femore. Da cosa dipenda non si sa: alterazione congenita probabilmente. Certo è che questo continuo contatto è una delle probabili cause scatenanti dell’artrosi in età avanzata. In parole povere: se trascurato può portare a lungo termine all’evoluzione verso l’artrosi.

Ecco in una bella animazione del “The Hip and Groin Clinic” Irlandese che illustra il primo tipo di Conflitto dovuto alla formazione di una “Camma” sul collo femorale. Si vede chiaramente come il problema alimenti la comparsa di consumo e artrosi a livello dell’anca.

Come diagnosticarlo

artroscopia anca milano per la diagnosi di conflitto femoro-acetabolareUna visita accurata e una radiografia in accuratamente eseguita possono mostrare il problema legato al conflitto femoro-acetabolare. L’approfondimento per lo studio dell’articolazione è la risonanza magnetica che ci aiuta ad evidenziare un eventuale danno cartilagineo.

Il trattamento

La risoluzione del problema è l’eliminazione del contatto asportando l’osso in eccesso dal bacino o dal femore. Talvolta correggendo anche eventuali danni cartilaginei o del labbro acetabolare. Oggi è possibile eseguire il tutto in artroscopia, con una telecamera, attraverso piccoli fori attorno all’articolazione. Interventi di artroscopia anca vengono da me effettuati a Milano e Firenze.

Le forme meno gravi possono avvantaggiarsi di un protocollo di fisioterapia per correggere la posizione del bacino aiutando a liberare l’escursione di movimento dell’anca, rinforzare i muscoli, allungare le fasce. Alcuni casi con iniziale condropatia possono avvantaggiarsi di un trattamento infiltrativo con Acido Jaluronico eco-guidato.

Protesi d’anca: le precauzioni da adottare dopo l’intervento

Cosa posso fare per far durare la mia nuova protesi d’anca?

Come regola generale bisognerà osservare le seguenti precauzioni dopo un intervento di protesi d’anca. Queste precauzioni possono essere suddivise in norme per evitare le lussazioni, norme per evitare la mobilizzazione dell’impianto e norme per evitare la rigidità.

Norme per evitare le lussazioni della protesi d’anca

• Riflettere prima di muoversi
• Evitare le attività fisiche che prevedono partenze e arresti bruschi, torsioni o stress da impatto
• Non piegarsi eccessivamente quando si sostiene un peso, ad esempio salendo scale ripide
• Ricordarsi di non sollevare o spingere oggetti pesanti
• Non di inginocchiarsi
• Evitare di sedersi su sedie o superfici basse

Norme per evitare la mobilizzazione precoce dell’impianto di protesi d’anca

• Evitare di sollevare ripetutamente grossi pesi
• Evitare di utilizzare eccessivamente le scale
• Mantenere il proprio peso nella norma
• Rimanere in buona salute e in attività
• Evitare le attività sportive ad elevato impatto come il jogging, lo sci e l’aerobica a livello intensivo
• Consultare il medico prima di iniziare qualsiasi nuovo sport o attività

Riacquistare la mobilità dopo l’intervento di protesi d’anca

Inizialmente alcuni movimenti sollecitano in modo eccessivo la nuova protesi d’anca, con il pericolo di possibile fuoriuscita della testa del femore dall’acetabolo. Il terapista indicherà quali movimenti evitare. I movimenti più rischiosi sono:
• Sedersi
Evitare di accavallare le gambe. Sedersi piuttosto con entrambi i piedi a terra, tenendo le ginocchia a 15 cm di distanza l’una dall’altra.
• Voltarsi
Non tenere fermo il piede della gamba operata mentre l’anca viene ruotata verso l’interno. Girare piuttosto con entrambi i piedi e tutto il corpo.
• Chinarsi
Non piegarsi completamente con la vita; usare invece un dispositivo a manico lungo per afferrare gli oggetti.

Una buona norma resta comunque dopo un intervento di protesi d’anca tornare gradualmente a tutte le attività senza voler ottenere troppo in fretta un ritorno alle attività più pesanti. Considerando in ogni caso che si tratta di un intervento ortopedico maggiore.

Intervento all’anca rischi della chirurgia dell’anca

Intervento all’anca: quali sono i rischi?

Da oltre 30 anni la sostituzione dell’anca viene eseguita con estremo successo. Milioni di persone con dolori all’anca e artrite hanno potuto alleviare il proprio dolore e riacquistare la mobilità grazie alla sostituzione totale d’anca.

A livello mondiale le sostituzioni dell’anca eseguite ogni anno sono centinaia di migliaia. In un intervento all’anca i rischi e la percentuale di complicanze dopo una sostituzione totale dell’anca sono bassi. Le complicanze gravi, come un’infezione all’articolazione dell’anca, si verificano nell’1% circa dei pazienti. Le complicanze più serie, come infarto o ictus, si verificano ancora più raramente. (Ovviamente le malattie croniche possono aumentare il rischio di complicazioni). Dopo la visita l’anestesista vi spiegherà quale sia il vostro grado di rischio.

Per rendere chiaro tutto il percorso e per approfondire in maniera esaustiva rischi e benefici dell’intervento protesico, nell’area Video Tutorial esistono contenuti registrati che spiegano passo passo tutte le principali implicazioni legate ad un intervento di protesi.

Un intervento all’anca implica rischi e vantaggi, esattamente come ogni altro intervento chirurgico. Il risultato dipende dalle circostanze personali e la guarigione richiede tempo. La durata della protesi è subordinata a diversi fattori e ogni persona è un caso a sé. Se avete dei dubbi al riguardo, annotateveli e domandateli alla visita.

Lussazione dell’impianto e differenza nella lunghezza delle gambe

Tra le complicanze più comuni insite nella chirurgia sostituiva dell’anca vi sono l’allentamento o la lussazione dell’impianto e una leggera differenza nella lunghezza delle gambe. La lussazione è la fuoriuscita della testa protesica dalla sua sede naturale. Guardate i video della lezione ai pazienti per capire come e perché può succedere. Qualche volta è necessario per motivi di stabilità della protesi allungare la gamba operata. Spesso si tratta solo di un’impressione del paziente dopo la chirurgia, dovuta ad un mal-allienamento del bacino, che viene poi risolta durante la riabilitazione. Se c’è davvero una differenza, spesso è talmente piccola da non richiedere correzioni.

Trombi

I trombi nelle vene delle gambe sono una possibile complicanza della chirurgia sostitutiva dell’anca. Eseguiamo una serie di manovre per prevenire la formazione di trombi che sono: tempi chirurgici brevi, uso di Eparina a basso peso molecolare, uso di calze elastiche, mobilizzazione precoce. Un esercizio molto importante consiste nel cominciare a muovere i piedi nonappena l’anestesia spinale si esaurisce. Esiste un video che vi spiega come fare nella lezione per i pazienti.

Infezione

L’infezione è un rischio presente in qualunque intervento chirurgico in ogni parte del mondo.

Nei paesi simili al nostro il tasso di infezione nella chirurgia protesica è sotto l’1%. Il motivo dell’infezione consiste nel fatto che un batterio chiamato Stafilococco aureo vive sulla nostra pelle e nelle nostre mucose. Un’enorme serie di precauzioni fa in modo che la quantità di batteri presenti sulla pelle del paziente sia più bassa possibile. La vostra igiene personale è una cosa su cui potete agire in modo da abbassare la presenza del batterio (vedi lezione ai pazienti).

Nonostante tutte le precauzioni possibili qualche batterio entra nella ferita durante l’intervento. Spesso le vostre difese immunitarie sono in grado di uccidere il batterio senza difficoltà. In alcuni pazienti particolarmente sfortunati, il batterio si attacca sulla superficie della protesi e forma una specie di scudo detto “Bio-Film” che lo rende inattaccabile dalle difese e dagli antibiotici. Questo succede in meno dell’1% dei casi, ma porta alla necessità di essere operati per un lavaggio o peggio per espiantare completamente la protesi.

Un’altra causa di infezione è invece dovuta alla diffusione di germi attraverso il circolo sanguigno. Questo può succedere per infezioni trascurate (cistiti o infezioni polmonari croniche) oppure durante manovre invasive (ad esempio l’estrazione di un dente). Nei primi due anni dopo l’inserimento della protesi il medico potrà prescrivere l’assunzione di antibiotici a titolo preventivo prima di sottoporsi a interventi chirurgici o odontoiatrici, per evitare il passaggio di batteri nel sangue. Come regola generale, è opportuno parlarne con l’ortopedico e con il dentista per stabilire se occorre prendere antibiotici in via preventiva prima di altri interventi.

 

Preparazione all’intervento di sostituzione dell’anca

Una breve guida per prepararsi all’intervento di protesi d’anca

È utile, una volta fatta la diagnosi e deciso per l’intervento chiurgico, prepararsi all’intervento di sostituzione dell’anca seguendo alcuni piccoli e semplici consigli. Proprio con queste piccole cose si può migliorare la propria esperienza facilitando tutto il percorso ed evitando inutili rischi.

Il primo consiglio utile consiste nel perdere peso e di iniziare un programma di esercizi mirati. Alcuni esercizi sono possibili anche con l’articolazione malata e possono aiutare ad arrivare all’intervento con un tono muscolare migliore. Una ginnastica posturale dolce e il rinforzo dei muscoli addominali possono essere di grande aiuto: quando nel primo post-operatorio non potrete contare sulla vostra gamba, sarà molto utile negli spostamenti avere un buon tono della muscolatura centrale e delle braccia.

Se il paziente fuma è opportuno parlarne con il medico. Il fumo infatti può aumentare pericolosamente i rischi chirurgici e rallentare il processo di guarigione. Esistono molte strategie per aiutare il fumatore a smettere o quantomeno a limitare il fumo nel periodo post-operatorio.

Se si stanno eseguendo degli interventi odontoiatrici, sarà opportuno terminarli per evitare il passaggio di germi dalla bocca al sangue, che potrebbero infettare l’articolazione. Durante l’intervento ci potrà essere bisogno di sangue e il chirurgo farà richiesta alla banca del sangue nel caso in cui occorra una trasfusione. Solo in alcuni casi molto selezionati, sarà possibile donare anticipatamente il proprio sangue per poi usufruirne dopo l’intervento se sarà necessario. Se rientrate in questi rari casi l’anestesista al pre-ricovero velo dirà inserendovi automaticamente nel protocollo delle “autotrasfusioni”.

Circa quattro settimane prima dell’intervento

  • Informarsi sull’anatomia dell’anca e sulla relativa chirurgia sostitutiva.
    Potrà essere utile imparare come funziona l’anca e in cosa consiste l’intervento sostitutivo. Vedi gli articoli correlati e il video della lezione ai pazienti.
  • Preparare delle domande da rivolgere al medico
    Spesso l’agitazione fa scordare le domande da fare durante la visita. Se siete ansiosi e vi capita di scordare quello che dovete domandare, segnatevi le domande su un foglio e avrete modo di domandare al medico tutto ciò che vi interessa prima dell’intervento. Inoltre siamo abituati a tenere una lezione al mese per i pazienti che sono in nota per l’intervento e anche in questa sede potrete domandare tutto quello che vi viene in mente. Una registrazione della lezione è presente sul sito se volete guardarla.

Circa tre settimane prima dell’intervento

  • Chiedere aiuto ad amici e familiari
    Per molte settimane il paziente avrà bisogno di aiuto quando si dovrà lavare, andare in bagno, preparare i pasti, fare il bucato, sbrigare le faccende domestiche, fare la spesa, andare dal medico e fare esercizi. Contattare i parenti o gli amici in tempo utile per poter organizzare l’aiuto necessario. Considerate che avrete modo di fare la riabilitazione durante il ricovero e che arriverete a casa quando sarete sufficientemente autonomi per le cose di base. In ogni caso un po’ di aiuto nei primi tempi vi potrà fare comodo. Se non avete nessuno considerate di organizzarvi per tempo con servizi sociali e/o misericordie.
  • Preparare la casa per il recupero
  • Sistemare le cose che si usano frequentemente, come i prodotti per pulire la casa o il cibo in scatola, in armadi facili da raggiungere. Evitare gli armadietti troppo alti o troppo bassi poiché potrebbero richiedere l’uso di uno sgabello o sarebbe necessario inginocchiarsi.
  • Preparare i pasti in precedenza e surgelarli prima dell’intervento. Cucinare sarà più facile e richiederà meno fatica. Preparare pasti sufficienti per una settimana circa.
  • Verificare che la casa sia sicura e che non vi sia il rischio di cadere o di inciampare. Fissare al muro i cavi elettrici e i fili del telefono, togliere i tappeti e mettere un tappetino antisdrucciolo nella vasca da bagno. Mettere il letto al piano terra, in modo da evitare le scale.

Circa due settimane prima dell’intervento

  • Evitare i farmaci antinfiammatori
    Il medico vieterà l’assunzione di aspirina o farmaci antinfiammatori non steroidei per un paio di settimane prima dell’intervento. Sarà possibile assumere farmaci a base di paracetamolo. Esistono anche prodotti locali che non contengono antinfiammatorio e vi possono aiutare. È opportuno parlarne con il medico.
  • Comprare o noleggiare l’attrezzatura speciale consigliata dal medico, tra cui stampelle, rialzo per il water e piccoli dispositivi, ad esempio aste afferra tutto. Questi articoli si trovano nella maggior parte dei reparti di articoli sanitari delle ortopedie. Iniziare a impratichirsi con l’uso di questi dispositivi.
  • Annotare tutti i farmaci che si assumono, la posologia e la frequenza
    Ciò sarà necessario quando si effettuerà il prericovero. Vedi a tale proposito la sezione del sito dedicata alla pre-ospedalizzazione.
  • Prericovero in ospedale
    La visita pre-operatoria in clinica avverrà circa due settimane prima dell’intervento. I pazienti residenti al di fuori della regione in cui verranno operati potranno, se non possono organizzarsi per venire al pre-ricovero, dovranno eseguire autonomamente gli accertamenti e inviarli al chirurgo per tempo via posta o e-mail. Verificare con il chirurgo la prassi da seguire in base alla casistica personale. Se al momento si stanno assumendo farmaci, portare con sé la lista in cui si sarà indicato il nome dei farmaci, la posologia e la frequenza di assunzione.
  • Considerate di organizzarvi per la spesa alimentare per quando sarete di ritorno a casa: Esselunga per esempio consente di eseguire la spesa on-line (sicuramente se non siete abituati a comprare su internet avete un nipote-figlio-vicino di casa che può farlo per voi) e la recapita direttamente a casa in forma molto economica per chi ha superato i 70 anni.

La settimana dell’intervento

Valigia dell’ospedale
Qui di seguito si riporta una lista di oggetti da portare all’ospedale in preparazione all’intervento.

  • Effetti personali come spazzolino da denti, dentifricio, spazzola, occhiali o lenti a contatto, pettine, deodorante, schiuma da barba o rasoio elettrico, shampoo, indumenti intimi e vestaglia
  • Pantofole o scarpe basse con suole di gomma e chiusura con velcro per camminare nei corridoi.
  • Indumenti comodi per il ritorno a casa.
  • I farmaci che si stanno prendendo al momento. Occorre inoltre trascrivere le informazioni relative ai farmaci da consegnare al personale dell’ospedale. Assicurarsi di annotare il nome, il dosaggio e la frequenza di assunzione dei farmaci. Indicare le eventuali allergie di cui si soffre ai medici e al personale infermieristico.
  • Lasciare a casa gioielli, carte di credito, assegni e oggetti di valore personale. Portare solamente denaro sufficiente ad acquistare stampelle e calze elastiche (se non le avete già), quotidiani, riviste e articoli simili.

Il giorno prima dell’intervento

Non mangiare, né bere nulla dopo mezzanotte
L’anestesista molto probabilmente proibirà di mangiare e di bere (neanche l’acqua sarà ammessa) la notte prima dell’intervento. Verificare questo aspetto con l’anestesista).

Guardate i nostri video per i pazienti che devono affrontare un intervento di anca o ginocchio.

Intervento protesi anca: le tipologie di impianto.

Intervento di protesi anca: cos’è la sostituzione totale dell’anca?

Milioni di persone con dolori all’anca e artrite hanno potuto alleviare il proprio dolore e riacquistare la mobilità grazie alla sostituzione totale dell’anca. A livello mondiale le sostituzioni dell’anca eseguite ogni anno sono centinaia di migliaia.

In un intervento di protesi di anca con sostituzione totale, le parti dolenti e danneggiate dell’anca sono sostituite da una protesi artificiale che sostituisce o integra l’articolazione. La protesi è formata da tre parti: una coppa, una sfera o testa e uno stelo. Il guscio esterno della coppa è generalmente di metallo, mentre quello interno è in plastica dura (polietilene). Quando la testa in metallo o in ceramica si innesta nella coppa, la nuova anca produce un movimento morbido, pressoché senza frizioni.

Due tipi di impianti per la sostituzione dell’anca

Esistono due tipologie principali di impianti della protesi d’anca: cementata o porosa. Entrambe possono essere efficaci nella sostituzione delle articolazioni dell’anca. Il medico (insieme al paziente) sceglierà la soluzione migliore in base alle esigenze di quest’ultimo.

Impianti d’anca cementati

L’impianto d’anca cementato è concepito per essere impiantato utilizzando cemento osseo (una malta cementizia che fissa l’impianto nell’osso). Il cemento osseo viene iniettato nel canale femorale adeguatamente preparato. Il chirurgo quindi posiziona l’impianto nel canale e il cemento consente di fissarlo nella posizione desiderata.

Normalmente questa tipologia di impianto è riservata ai pazienti più anziani in cui l’osso è più debole e la fissazione cementata consente un carico comunque immediato e minori rischi di frattura durante l’impianto.

Impianti d’anca porosi

L’impianto d’anca poroso è ideato per l’inserimento nel canale femorale, adeguatamente preparato, senza l’impiego di cemento osseo. Le superfici porose sull’impianto d’anca sono realizzate per consentire l’integrazione della protesi stessa nell’osso del paziente. La crescita dell’osso nella protesi fa in modo che l’impianto venga definitivamente incorporato prevenendone le mobilizzazioni.

Normalmente è un impianto riservato a pazienti più giovani senza osteoporosi, nei quali la preparazione consente di inserire in maniera molto stabile fin da subito lo stelo protesico senza bisogno di cemento.

Nell’area Video Tutorial esistono contenuti registrati che spiegano passo passo tutte le principali implicazioni legate ad un intervento di protesi.

Per approfondire l’argomento ecco un video tratto dalla nostra lezione per i pazienti candidati alla sostituzione protesica di anca e ginocchio.

 

Open chat
Serve aiuto?
Benvenuto, questo numero riceve solo messaggi di testo, non chiamate o messaggi vocali.
Si possono porre brevi quesiti medici e il Dottor Castellani risponderà alle tue domande prima della visita medica.