Recupero dopo un intervento di protesi: il giorno zero e i primi esercizi

Il giorno dell’intervento e il recupero in reparto

Il giorno dell’intervento, dopo essere rientrati in reparto, si entra nella fase che comunemente chiamiamo “giorno zero”. Questa giornata segna l’esecuzione dell’intervento chirurgico e si concentra principalmente sul recupero delle funzioni corporee e sull’eliminazione dell’effetto dell’anestesia, specialmente per gli arti inferiori, come anca e ginocchio.

Il recupero delle funzioni e l’eliminazione dell’anestesia

Ebbene, tutta la prima fase √® dedicata al recupero delle funzioni e al passaggio dell’anestesia, specialmente per l’arto inferiore. Il fisioterapista vi far√† alzare dal letto, mettendovi prima seduti a bordo letto e successivamente alzandovi in piedi con l’ausilio delle stampelle. Vi insegner√† anche come rimettervi a letto. Questi semplici movimenti rappresentano il primo passo verso il ritorno alla normalit√† e il recupero dopo l’operazione.

La prima seduta di fisioterapia e l’utilizzo della macchina del ghiaccio

La prima seduta di fisioterapia consiste nell’apprendere i movimenti basilari. Inoltre, vi verr√† applicata una macchina del ghiaccio che produce freddo e compressione nell’area dell’articolazione interessata, particolarmente per i pazienti con arti inferiori. Questa compressione a freddo riduce notevolmente gli edemi e il gonfiore della gamba, facilitando il processo di guarigione e l’esecuzione degli esercizi nei giorni successivi.

Opzione di noleggio della macchina del freddo per la terapia domiciliare

√ą possibile anche noleggiare una macchina del freddo da portare a casa per continuare la terapia fisica con il freddo. Per maggiori informazioni su come ottenere questa macchina, potete rivolgervi alla mia segretaria, che vi fornir√† tutti i contatti necessari.

Gli obiettivi del giorno zero

Alla fine del primo giorno, gli obiettivi principali da raggiungere sono: essere in grado di alimentarsi autonomamente, utilizzare il bagno in modo indipendente e acquisire autonomia nei trasferimenti dal letto alla sedia, dalla sedia in piedi, in piedi alla sedia e dalla sedia al letto. Questi sono gli obiettivi da raggiungere. Durante il primo giorno, ovviamente, non si percorrono distanze superiori a 10-15 metri, poich√© l’obiettivo √® evitare di infiammare l’articolazione. Tuttavia, la verticalizzazione √® estremamente importante poich√© aiuta a riacquistare fiducia e forza nell’articolazione, facendovi sentire che gi√† dal primo giorno √® in grado di sosten

ere il peso del corpo.

Preparazione a casa e esercizi nel recupero post-operatorio

Nei video successivi, vedremo come eseguire gli esercizi e come prepararci a casa per sapere in anticipo cosa fare durante i giorni di recupero post-operatorio.

La riattivazione della pompa muscolare dopo un intervento di protesi

Introduzione

La prima cosa che vi verr√† richiesta in reparto √® di cominciare ad attivare la vostra pompa muscolare, cio√® ricominciare a muovere il quadricipite. Questo √® il primo esercizio pi√Ļ semplice per tornare di nuovo proprietari della propria articolazione dopo gli interventi di protesi di anca e di ginocchio.

Esercizio di movimento del quadricipite

Nello specifico, il paziente √® sdraiato e gli viene chiesto di muovere su e gi√Ļ il piede e le caviglie. Questo movimento, simile a schiacciare e mollare il pedale di un freno dell’acceleratore, riattiva il muscolo del polpaccio e favorisce la circolazione del sangue verso il centro.

Benefici dell’esercizio

Questo esercizio pu√≤ sembrare banale e molto semplice, ma √® veramente importante. Riattiva l’intera circolazione sanguigna e aiuta a prevenire il rischio di trombosi delle vene profonde, che √® uno dei rischi dopo un intervento di protesi. L’esercizio favorisce il movimento del sangue, evitando la stasi e riducendo significativamente il rischio per i pazienti.

Recupero dopo protesi di anca e di ginocchio: la contrazione isometrica del quadricipite

Esercizio fondamentale per recuperare la forza nell’articolazione e riattivare il muscolo

Questo √® un esercizio fondamentale per recuperare la forza nell’articolazione e per riattivare il muscolo che √® uno tra i primi responsabili della funzione della nostra gamba per il cammino.

Prima si piega la gamba sana e con questo movimento si stabilizza il bacino poi si mette il piede a martello, si tira a 90 gradi il piede su, si schiaccia il ginocchio contro il letto, quindi si fa scomparire lo spazio che c’√® tra il ginocchio e il letto, e si mantiene contratto per 3-4 secondi il muscolo. Questa √® la prima fase √® una fase propedeutica poi si pu√≤ rilasciare per riposarsi e poi di nuovo si pu√≤ ripetere l’esercizio: piede a martello, schiacciare indietro, tenere contratto il muscolo.

Questa è la prima fase propedeutica per qualsiasi altro esercizio alzarsi dal letto richiederà questo tipo di sforzo, fare gli esercizi per stendere il ginocchio e recuperare il movimento richiederà questo tipo di sforzo, quindi già dal giorno zero appena tornati in reparto questo sarà un esercizio che potete fare senza problemi per riattivare la vostra muscolatura. Sembra una cosa piccola però dalle cose piccole poi giorno per giorno costruiremo quello che è il nostro protocollo di recupero rapido.

Scendere dal letto dopo un intervento di protesi

Gestire la manovra in sicurezza con alcuni consigli

Scendere dal letto dopo un intervento di protesi sembra una cosa banale, ma appena operati diventer√† difficile anche quello che all’inizio poteva sembrare semplice. Scendere dal letto con alcuni consigli √® una manovra che possiamo gestire in sicurezza e che nel nostro reparto dove seguiamo un protocollo di recupero rapido avviene gi√† il giorno stesso dell’intervento e fa parte degli esercizi di base di quello che chiamiamo il giorno zero, il giorno dell’intervento.

E va bene vediamo allora come si fa a fare in sicurezza questa cosa. Per scendere dal letto la prima cosa da fare è portare il piede della gamba sana sotto il piede della gamba operata, in questo modo la gamba operata è sostenuta vedete da una visione frontale come si fa si entra sottopiede, a questo punto la gamba è sostenuta e si può gradualmente sollevare la gamba facendo forza con quella sana e fare un movimento di rotazione del busto per portare entrambe le gambe fuori dal letto.

E a questo punto il gioco è fatto, si accompagna la discesa della gamba operata aiutandosi con quella sana e la posizione seduta è stata raggiunta. Quindi questo è un movimento base che sarà il primo che il fisioterapista vi insegnerà in reparto. Esercitatevi a casa anche senza aver fatto la protesi in modo da capire bene in che modo facilmente potete aiutarvi e aiutare chi vi sta intorno per passare dallo sdraiato alla posizione seduta a bordo letto.

E ora vediamo come salire sul letto dopo un intervento di protesi

Tutti i movimenti dopo l’intervento

Tutti i movimenti che prima di operarsi ci sembravano normali, dopo essere operati nelle prime fasi possono essere difficoltosi. Questa è la strategia migliore per riuscire a risalire nel letto dalla posizione seduta dopo un intervento di protesi.

La posizione iniziale

Il paziente √® seduto a bordo letto con le gambe gi√Ļ dal letto per salire. Come prima cosa, si prende con il piede sano il tallone della gamba operata per aiutare la gamba operata a sollevarsi, applicando la forza con la gamba sana. Con una rotazione del busto, si portano entrambe le gambe sul letto.

La posizione sdraiata

A questo punto, si pu√≤ ritrarre il piede da sotto la gamba operata e la posizione raggiunta √® quella sdraiata. In queste fasi spezzettate del movimento, si riesce a ottenere quello che √® un movimento naturale, anche appena dopo l’intervento. Questo raggiungerete il giorno stesso dell’intervento in reparto, grazie al nostro fisioterapista e al nostro protocollo di recupero rapido.

Camminare con le stampelle dopo l’intervento

Importanza del primo giorno post-operatorio

√ą molto importante camminare con le stampelle gi√† dal primo giorno post-operatorio. Anche se i passi potrebbero essere piccoli e potreste aver bisogno di un deambulatore, le stampelle sono un esercizio fondamentale per non inciampare, non infiammare il ginocchio e per diventare autonomi nelle attivit√† quotidiane.

Come camminare con le stampelle

Il paziente utilizza due bastoni canadesi, uno da ciascun lato. Porta avanti entrambe le stampelle, poi porta avanti la gamba operata appoggiando bene il tallone. Il piede viene sollevato con la punta sollevata, e poi viene portata in pari la seconda gamba.

Tecnica corretta

√ą importante che le stampelle vadano avanti per prime. Il passo non deve essere troppo lungo, e il tallone del piede operato deve toccare il suolo come prima cosa. Non cercate di andare di punta a toccare il pavimento. Successivamente, si scende di punta con l’altro piede e si porta in pari. Ripetere il movimento con entrambe le gambe.

Se imparate a fare questo movimento correttamente anche prima dell’intervento, sarete autonomi molto pi√Ļ velocemente. Questo √® l’esercizio madre di tutti gli esercizi che vi permetter√† di avere il recupero rapido che meritate.

Quanto tempo e come utilizzare le stampelle dopo un intervento di protesi

Quanto tempo e come utilizzare le stampelle dopo un intervento di protesi

L’utilizzo delle stampelle dopo un intervento di protesi

Dopo aver completato l’intervento di protesi, √® necessario decidere per quanto tempo si dovranno utilizzare le stampelle. In generale, il periodo consigliato √® di 4-6 settimane, a seconda delle circostanze specifiche.

 

 

Motivi per l’utilizzo delle stampelle

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, le stampelle non vengono utilizzate principalmente perch√© la protesi non √® in grado di sostenere immediatamente il peso del corpo. Infatti, gi√† il giorno stesso dell’intervento, vi verr√† chiesto di camminare per testare la solidit√† della protesi. Il motivo principale per l’utilizzo delle stampelle √® la necessit√† di proteggere i tessuti circostanti.

Riduzione del carico e prevenzione dell’infiammazione

L’utilizzo delle stampelle riduce il carico di lavoro sulle articolazioni appena operate, prevenendo cos√¨ l’infiammazione dei tessuti circostanti. Questo √® particolarmente importante dopo un intervento di protesi, in cui i tessuti potrebbero essere sensibili e richiedere un periodo di guarigione adeguato.

Mantenere l’equilibrio e prevenire le cadute

Dopo un intervento di protesi, pu√≤ essere difficile mantenere l’equilibrio e c’√® un rischio aumentato di cadute, soprattutto se si √® stati limitati nei movimenti a causa dell’artrosi. Le stampelle forniscono un supporto stabile e aiutano a prevenire cadute indesiderate, riducendo cos√¨ il rischio di danni all’articolazione appena impiantata.

Progressivamente abbandonare le stampelle

Di solito, dopo circa tre-quattro settimane, una delle due stampelle pu√≤ essere abbandonata. √ą importante notare che la stampella da abbandonare √® quella del lato opposto a quello operato. Ad esempio, se √® stata eseguita una protesi all’anca destra, la stampella sinistra sar√† mantenuta per fornire un maggiore supporto all’articolazione operata. Successivamente, si pu√≤ passare all’utilizzo di una sola stampella e, con il tempo, abbandonarla del tutto.

Uso delle stampelle in situazioni specifiche

Anche quando si cammina senza stampelle, potrebbe essere utile conservarne una per determinate situazioni. Ad esempio, se si affronta un terreno irregolare o si visita un ambiente affollato, la stampella può offrire un ulteriore sostegno e servire da segnale per gli altri, indicando che si è in fase di convalescenza dopo un intervento.

Tempi di recupero variabili

√ą importante comprendere che i tempi di recupero senza alcun ausilio, come le stampelle, possono variare considerevolmente da persona a persona. Fattori come la durata dell’immobilit√† pre-operatoria, l’et√† del paziente, lo stato dell’articolazione e i procedimenti aggiuntivi eseguiti durante l’intervento possono influire sulla capacit√† di camminare senza assistenza. √ą sempre meglio seguire le indicazioni del medico e del fisioterapista per un recupero sicuro ed efficace.

L’importanza dell’uso corretto delle stampelle

Infine, è fondamentale utilizzare le stampelle correttamente per massimizzare i benefici e garantire la sicurezza durante la riabilitazione. Un video dedicato illustra le modalità corrette di utilizzo delle stampelle nelle prime fasi del recupero dopo un intervento.

Conclusione:

Le stampelle sono un supporto indispensabile per l’arto inferiore dopo un intervento di protesi. Consentono di alleggerire il carico di peso sull’articolazione, prevenire l’infiammazione dei tessuti circostanti e mantenere l’equilibrio durante la deambulazione. Seguire le indicazioni del medico e del fisioterapista √® fondamentale per determinare per quanto tempo utilizzare le stampelle e per imparare a utilizzarle correttamente. Gradualmente, si potr√† abbandonare l’uso delle stampelle e riprendere le normali attivit√† quotidiane, garantendo una corretta guarigione e un recupero ottimale.

Tutori ortopedici: sono essenziali o se ne può fare a meno?

I tutori ortopedici sono stati una grande acquisizione dell’ortopedia moderna. Hanno infatti consentito di immobilizzare le articolazioni sostituendo in gran parte la necessit√† di ingessare le ossa. Vediamo in questo articolo quali tutori ortopedici sono utili e come devono essere utilizzati i vari modelli. Parleremo inoltre di quei casi in cui il tutore √® meglio evitarlo, o comunque usarlo con parsimonia.

I Tutori Ortopedici: Cosa Sono

Il tutore ortopedico √® un presidio medico che consente di immobilizzare o supportare un’articolazione perch√© possa guarire dopo un infortunio o un intervento, oppure possa disinfiammarsi in caso di artrosi. I tutori ortopedici sono oggetti morbidi rinforzati da stecche, disegnati e progettati in maniera ergonomica per accogliere i nostri arti.

Tutori per la Spalla

Tutori Ortopedici e Fratture della Spalla

Per le fratture della spalla i tutori ortopedici si usano spesso. Si tratta generalmente di immobilizzazioni per fratture del collo dell’omero oppure in esito di lussazioni di spalla. Nelle fratture l’immobilizzazione prende il nome di Desault. Si tratta di un tutore spalla che fascia il braccio tenendolo completamente immobilizzato vicino al torace. Questo tutore ha il vantaggio di essere molto efficace nel bloccare il movimento e per questo si usa solo nelle fratture. Come conseguenza negativa si ha una guarigione che lascia una importante rigidit√† in una posizione che non favorisce il funzionamento del braccio. La gestione moderna permette comunque di rimuoverlo cautamente per l’igiene personale e per mobilizzare il gomito e il polso. Generalmente – ma le indicazioni devono essere viste sulla base del tipo di frattura, questo tutore spalla si rimuove temporaneamente dopo 3 settimane per iniziare la fisioterapia.

Tutori Ortopedici e Lussazioni di Spalla

Nelle lussazioni di spalla si parla invece di tutori ortopedici con cuscino che permetta di ottenere un certo grado di extrarotazione del braccio. Infatti, sembra che i legamenti che si guastano guariscano in maniera pi√Ļ naturale se il braccio viene tenuto un po’ ruotato verso l’esterno, cos√¨ da lateralizzare i legamenti con una guarigione pi√Ļ anatomica. Esistono diversi tipi di tutori in questo settore. I migliori anche come compromesso con la comodit√† extra-ruotano di 15¬į. Anche in questo caso l’immobilizzazione deve essere temporanea. Generalmente √® consentita la rimozione del tutore per l’igiene una volta al giorno. La rimozione completa avviene nella maggior parte dei casi dopo tre settimane.

Tutori Ortopedici e Interventi alla Spalla

L’altro settore in cui il tutore ha incrementato il confort e la sicurezza √® il post intervento chirurgico. Il tutore consente da una parte l’immobilizzazione necessaria alla guarigione, dall’altra le mobilizzazioni quotidiane per igiene e recupero del movimento gi√† nelle prime fasi postoperatorie. Il mio preferito √® a 15¬į di abduzione e con un sistema per togliere il carico dal collo.

Tutori Ortopedici e Traumi del Ginocchio

Nel passato una distorsione di ginocchio veniva ingessata. Oggi nella maggior parte dei casi si tende a lasciare libera l’articolazione per non causare importanti perdite di massa muscolare dopo un infortunio. L’unico caso in cui pu√≤ essere indicato un supporto esterno sono le rotture dei collaterali, specie il mediale in cui una buona immobilizzazione favorisce una guarigione migliore.

Tutori Ortopedici per la Rotula

L’utilizzo del tutore rotula √® controverso. Come regola di base dobbiamo capire che √® decisamente meglio investire su una buona fisioterapia per aiutare lo scorrimento della rotula sul femore. Soltanto in alcuni casi pu√≤ essere utile avere un aiuto temporaneo, un tutore per medializzare la rotula. ¬†A questo scopo √® possibile trovare tutori per la rotula efficaci, in grado di favorire il ricentramento dinamico dell’articolazione in maniera semplice.

Tutori Ortopedici per Tendiniti

Questi tutori ortopedici hanno lo scopo di mettere a riposo il tendine per favorire una risoluzione del problema infiammatorio. Generalmente si usano per le epicondiliti (gomito del tennista) oppure per il tendine rotuleo. I tutori ortopedici per tendiniti sono sempre utilizzati all’interno di un complesso di cure, per cui √® difficile dire se e quanto sia davvero determinante il loro uso.

Conclusioni

I tutori hanno avuto un ruolo importante in ortopedia, per consentire un miglior confort e igiene in tutte le condizioni che richiedono immobilizzazione e supporto alle nostre articolazioni. Il loro uso deve essere ragionato sulla base della patologia e in maniera scientificamente solida per ottenere il risultato sperato. Il consiglio del vostro ortopedico potrà guidarvi sulla scelta e sul modo di utilizzare il tutore che meglio si adatta al vostro specifico caso.

Come si Fa una Corretta Visita Ortopedica

La visita ortopedica è quello strumento attraverso il quale un medico chirurgo raccoglie tutte le informazioni necessarie a comprendere un problema (diagnosi) e a impostare una cura appropriata (terapia). In questo contesto si acquisiscono un numero enorme di informazioni legate al colloquio e alla visita medica che insieme agli esami strumentali consentono allo specialista di farsi una chiara idea del problema. Vediamo quali sono le fasi di cui la visita si compone.

Come si Fa una Corretta Visita Ortopedica: l’Anamnesi

L’anamnesi √® quella parte di colloquio in cui il medico si fa un quadro preciso della situazione. Prevede di indagare il principale motivo della visita, le caratteristiche del disturbo. Anche se sembra una semplice chiacchierata, questo √® uno dei momenti pi√Ļ importanti del percorso diagnostico. Dalla descrizione dei sintomi si capisce la natura e l’importanza del problema. Dall’attivit√† lavorativa o sportiva si possono dedurre importanti forme di sovraccarico delle articolazioni. Dalla storia familiare si pu√≤ avere suggerimenti riguardanti l’origine genetica di alcune patologie. Una corretta raccolta anamnestica permette di orientarsi tra gli accertamenti per prescrivere terapie o ulteriori esami diagnostici.

Come si fa una corretta visita Ortopedica: la Lettura Degli Esami

Dopo aver raccolto le informazioni di base si passa alla valutazione degli esami diagnostici. Anche questo √® un momento molto importante. Infatti spesso sono i dettagli delle immagini a suggerire l’origine del problema. Inoltre la visualizzazione delle immagini guida la visita medica immediatamente successiva.

Come si fa una corretta visita medica: l’esame obiettivo

Questa √® la parte della visita pi√Ļ conosciuta. Questo √® il momento in cui lo specialista esegue delle manovre manuali per verificare il punto di origine del problema. Si tratta di manovre per la stabilit√† delle articolazioni, di forza e di pressioni per evocare eventualmente il dolore percepito dal paziente. Questo momento √® una importante verifica di quanto desunto da anamnesi e lettura degli esami.

Come si fa una Corretta Visita Medica: la Prescrizione degli Esami o di ulteriori accertamenti

A questo momento le informazioni sono completa per formulare una diagnosi o un sospetto diagnostico. Da questo momento √® legittimo prescrivere una terapia medica o ulteriori accertamenti in maniera mirata. Questo √® il solo percorso professionale che permette l’esercizio della professione medica.

Le visite e i Consulti a Distanza

Un grande sforzo si sta profondendo negli ultimi tempi per trovare strumenti che consentano valutazioni a distanza. Chirurgiarticolare offre un servizio di base gratuito per porre brevi domande di carattere generale al Dottor Lorenzo Castellani mediante un contatto diretto su Whatsapp. Si tratta di uno strumento semplice e molto apprezzato dai nostri pazienti, cos√¨ da arrivare preparati alla visita medica vera e propria. Per esempio √® utile in questa fase chiedere se gli accertamenti eseguiti sono sufficienti o se ci sono cose urgenti da fare prima della visita. Diamo inoltre la possibilit√† di veri e propri consulti a distanza per visione approfondita degli esami dietro compenso. Tale formula viene usata come “secondo parere” o comunque per decidere se affrontare un viaggio per una visita tradizionale, che resta sempre e comunque l’unico strumento possibile per formulare una diagnosi completa e prescrivere terapie.

Infografica: cosa ricordare prima di fare una visita medica con il dottor Lorenzo Castellani Ortopedico

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Il Ruolo del Chirurgo Ortopedico nella Valutazione del Paziente

I dolori alle articolazioni sono un problema comune che colpisce trasversalmente categorie di persone molto diverse tra loro: giovani e anziani, pigri e sportivi, lavoratori sedentari o manovali. Forse, proprio per il suo carattere diffuso, tutti si sentono chiamati a dare soluzioni, pi√Ļ o meno casalinghe, a questo problema. Al bar, per strada, in palestra: ogni luogo e buono per diagnosticare e trattare i problemi alle articolazioni. Ma c’√® di pi√Ļ, oltre alla chiacchiera da bar, esiste poi un gran numero di “specialisti dell’apparato locomotore” che si sentono in grado di esprimersi, di dare consigli, aggiungendo un po’ di confusione al paziente che soffre di un problema reale. Vediamo come orientarsi in un mondo dove, tra i diversi professionisti, esiste un ruolo specifico per il chirurgo ortopedico nella valutazione del paziente.

Il Ruolo del Chirurgo Ortopedico nella Valutazione del Paziente vs il Personal Trainer

Generalmente il primo professionista che incontra la persona che ha un problema ortopedico √® il personal trainer. Lo incontra sui social media, dove video e filmati di allenamenti si susseguono incessantemente. Lo incontra in palestra dove si allena. Il personal trainer √® perlopi√Ļ un laureato in scienze motorie con competenze di fisiologia e biomeccanica. Il personal trainer ha un ruolo fondamentale nel raggiungimento di un ottimo stato di benessere fisico e funzionale nel paziente sano. Non fraintendetemi, si tratta di una figura importante, di cui ho massimo rispetto. Chiunque abbia provato a frequentare una palestra o un centro sportivo seguito da un personal trainer, sa quanto questa figura sia determinante per raggiungere un livello di allenamento completo e per muoversi in modo corretto con macchinari e attrezzi. Tuttavia, dobbiamo fare attenzione, la formazione del personal trainer non include generalmente competenze specifiche per quelle condizioni di stato patologico acuto o cronico: una lesione tendinea, una lesione legamentosa, un’artrosi avanzata sono generalmente condizioni di fronte alle quali il personal trainer ha dei limiti. Proprio a questo livello pu√≤ e deve intervenire un chirurgo ortopedico. Un medico specializzato nel sistema muscolo-scheletrico – un professionista che conosce le patologie delle ossa (ne abbiamo circa 200), delle articolazioni (ne abbiamo oltre 350), dei legamenti, dei tendini e dei muscoli (se ne contano da 400 a 600) del corpo umano.

Concludendo, il personal trainer si occupa di soggetti sani o guariti dopo un trattamento chirurgico o fisioterapico, aiutandoli a raggiungere i loro obiettivi sportivi con l’allenamento. Il chirurgo ortopedico si occupa di soggetti che presentano patologie meccaniche di varia intensit√†, per aiutarli a risolvere dove possibile il problema ripristinando la funzione corretta mediante la rimozione e la cura del danno riscontrato.

Il Ruolo del Chirurgo Ortopedico nella Valutazione del Paziente vs il Fisioterapista

L’altro professionista che il paziente incontra generalmente quando le cose si mettono un po’ peggio a livello muscolo-scheletrico √® il fisioterapista.¬† In un centro fisioterapico di solito si arriva gi√† con qualche accertamento eseguito, un’ecografia – a volte una risonanza o una radiografia. Il fisioterapista √® abituato ad aver a che fare con persone che hanno una patologia. Il buon fisioterapista basa il suo lavoro sulla valutazione del medico. Riconoscendo l’importanza del ruolo del chirurgo ortopedico, il fisioterapista √® quello specialista in grado di accompagnare il paziente attraverso i vari step del recupero funzionale di una condizione patologica. Pu√≤ farlo laddove la riabilitazione possa essere effettuata realmente, quando cio√® sia possibile recuperare la funzione corretta in assenza di un danno meccanico.

Mi spiego meglio: il fisioterapista ha elevata compentenza biomeccanica per lavorare anche in condizioni patologiche dove il danno meccanico sia lieve o assente. Di nuovo dunque, il ruolo del chirurgo ortopedico è quello di escludere condizioni meccanicamente rilevanti che impediscano il lavoro del fisioterapista.

Esiste inoltre un’ulteriore condizione che pu√≤ richiedere il lavoro del fisioterapista. A volte ci sono dei danni meccanici rilevanti che il paziente non pu√≤ affrontare con l’intervento chirurgico. Paziente debilitati o immunodepressi, pazienti in condizioni precarie di salute in cui un intervento potrebbe non essere tollerato. In questi casi l’esperienza del fisioterapista pu√≤ riuscire a trovare un compenso della funzione per raggiungere un obiettivo parziale comunque utile per la vita quotidiana del paziente.

Pi√Ļ Figure, un Unico Obiettivo: la Salute e il Benessere del Paziente

In conclusione, il ruolo del chirurgo ortopedico nella valutazione del paziente consiste nel diagnosticare e trattare tutti quei problemi meccanici delle articolazioni che impediscono il corretto funzionamento dell’apparato locomotore. Il suo ruolo viene integrato e potenziato da due figure non antagoniste ma sinergiche nel raggiungimento dello stesso risultato – il benessere del paziente e il ritorno alle funzioni complete. Sempre di pi√Ļ la collaborazione tra queste figure diventa necessaria per ottimizzare i risultati nel trattamento del paziente con dolore alle articolazioni.

I miei maestri: Andrea Baldini Ortopedico a Firenze

Nel mio percorso di crescita come chirurgo ortopedico sono arrivato a Firenze nel 2009. La spinta per me fu quella di aprire i miei orizzonti verso la chirurgia protesica delle grandi articolazioni dopo la mia bellissima esperienza di New York. In quel luogo, culla della chirurgia protesica moderna, il dottor Andrea Baldini aveva avuto il cuore della sua formazione chirurgica. Ma vediamo nel dettaglio il percorso che mi ha reso l’ortopedico che sono ora.

Il primo incontro con il dottor Andrea Baldini ortopedico a Firenze

Il primo incontro con il dottor Andrea Baldini in Toscana avvenne perché da ortopedico alle prime armi per riuscire a operare i miei primi pazienti mi spostavo ovunque ne trovassi la possibilità. Quel giorno ebbi modo di discutere con lui, che lavorava nella sala di fianco alla mia, di un caso che avrei operato dopo pochi minuti.

Il suo aiuto fu illuminante, tanto che gli chiesi come fare per andare negli Stati Uniti, nello stesso luogo dove si era formato lui stesso, ad apprendere tutti gli aggiornamenti pi√Ļ moderni in chirurgia protesica.

La borsa di Studio per l’Hospital for Special Surgery di New York

L’ispirazione fu tale che l’anno successivo vinsi una borsa di studio per andare negli USA. Un’esperienza coinvolgente da cui tornai pieno di iniziativa e di volont√† per imparare ad esercitare al meglio la mia professione. Di fronte alla scelta, dopo la specializzazione, non ebbi dubbio: una posizione era libera con il dottor Andrea Baldini come ortopedico a Firenze e decisi immediatamente di iniziare questa avventura.

I primi anni a Firenze come chirurgo ortopedico

Appena dopo la specializzazione nel Gennaio 2009, mi sono dunque trasferito a Firenze dopo aver ricevuto l’invito ad entrare a fare parte del gruppo di Chirurgia Articolare Ricostruttiva diretto dal dottor Andrea Baldini, Specialista in chirurgia protesica di Anca e Ginocchio. Di fatto io provenivo da una formazione centrata pressoch√© completamente sulla Chirurgia della Spalla e la mia conoscenza sulle protesi di anca e sulle protesi di ginocchio era veramente limitata alla sola formazione di base conseguita durante la scuola di specializzazione a Milano.

Con il dottor Andrea Baldini la chirurgia protesica era differente

Da subito mi resi conto che la qualit√† della chirurgia protesica viaggiava a Firenze su un altro pianeta. Il dottor Andrea Baldini, gi√† nel 2009, seguiva le pi√Ļ moderne tecniche chirurgiche di protesi al ginocchio e protesi all’anca.

Una grande attenzione al rispetto dei tessuti, l’uso di impianti protesici di prima qualit√† e all’avanguardia, una minuziosa tecnica ricostruttiva dell’articolazione. Gi√† allora il paziente era al centro di tutto: in epoca in cui pochi ne parlavano e soprattutto all’estero, tutti i pazienti operati partecipavano ad una lezione preparatoria prima dell’intervento.

Il mio apprendimento come allievo del dottor Andrea Baldini

Con il dottor Andrea Baldini mi è stato possibile continuare la mia crescita come ortopedico a Firenze nella chirurgia protesica maggiore di ginocchio e anca. Al suo fianco ho operato i miei primi casi e ho potuto aiutarlo in migliaia di interventi chirurgici complessi di protesi di ginocchio e protesi di anca.

La progressiva evoluzione della gestione medica del paziente operato

In quegli anni il mio lavoro era dedicato da una parte a prendere in mano la direzione della Chirurgia della Spalla diventando il referente del gruppo in questo ambito, dall’altra nell’apprendere l’arte della chirurgia protesica di anca e ginocchio accanto al dottor Andrea Baldini. L’evoluzione in questo campo, affiancata dalla continua esigenza di migliorare, mi port√≤ a concentrarmi molto sulla cura del paziente a cavallo dell’intervento chirurgico con l’obiettivo di ottimizzarne il recupero e limitarne il trauma legato all’intervento. Tale ricerca comprese il moderno concetto di Fast Track o Rapid Recovery oggi molto attuali, ma allora trascurati da tutti.

La gestione avanzata del paziente: il congresso del dottor Andrea Baldini a Firenze

Tutta la ricerca culminò nel Maggio 2014 a Firenze con un congresso internazionale in cui dare le regole per il Fast Track o recupero rapido dopo chirurgia protesica. I principi moderni di recupero rapido per protesi di anca e protesi di ginocchio finalmente venivano discussi ed affrontati di fronte ad una platea autorevole per la prima volta in Italia.

Il percorso Fast Track del dottor Andrea Baldini Ortopedico presso Villa Ulivella – IFCA di Firenze

Il grande supporto del gruppo GIOMI presso la Clinica di Villa Ulivella IFCA di Firenze ha permesso di adottare una ad una tutte le pi√Ļ moderne metodiche di gestione del paziente operato di protesi. Inoltre ci ha permesso di portare a zero il tasso di trasfusioni, ridurre la degenza (il paziente torna ad essere autonomo nel cammino dopo 2-3 giorni dall’intervento), ridurre il dolore legato all’intervento, iniziare la fisioterapia poche ore dopo l’operazione e minimizzare le complicanze legate allo stare a letto a lungo dopo la chirurgia.

Ad oggi sono oltre 6 anni che attuiamo a Villa Ulivella IFCA di Firenze il protocollo di recupero rapido Fast Track per tutti i pazienti che si operano con noi e i risultati sono evidenti. L’entusiasmo √® molto alto dato che riusciamo finalmente a rendere meno invalidante possibile una chirurgia senza dubbio maggiore di Ortopedia.

L’ordine dei medici ha ospitato un mio articolo che riassume tutte le grandi novit√† che abbiamo introdotto.

Al termine del percorso di formazione con il dottor Andrea Baldini sono diventato, all’interno del gruppo di Villa Ulivella IFCA di Firenze, il responsabile della chirurgia della Spalla e un riferimento per la chirurgia protesica di Anca e di Ginocchio. In questo tipo di chirurgia,¬†dopo oltre 10 anni di attivit√†, seguo tutte le pi√Ļ moderne tecniche di recupero rapido che rientrano nei concetti del Fast track e del Rapid Recovery.

Protesi di ginocchio e protesi di anca: il dottor Lorenzo Castellani parla del Fast track

 

 

Fast Track: protesi di ginocchio senza dolore

Chi va incontro a degenerazione progressiva della cartilagine del ginocchio, pu√≤ rimandare con terapia conservativa l’intervento. Quando la degenerazione articolare diventa grave spesso nessuna terapia porta ad alcun giovamento sul dolore. In questi casi l’impianto di una protesi pu√≤ essere la soluzione.

Pochi giorni in ospedale, dolore controllato, minori complicanze e ottimi risultati nel pi√Ļ breve tempo possibile: queste sono le caratteristiche del protocollo Fast Track, ovvero RECUPERO RAPIDO.

In questa infografica le principali caratteristiche che consentono di raggiungere l’obiettivo desiderato.

Non si tratta di qualcosa di magico, ma di un approccio scientifico mirato a migliorare ogni aspetto del prenderci cura del nostro paziente prima durante e dopo l’intervento chirurgico. Vediamo come siamo giunti a trattare pi√Ļ del 95% dei casi raggiungendo un recupero rapido dopo l’intervento di protesi al ginocchio.

 

Controllo del dolore

Nel recupero si deve considerare anche il dolore che rappresenta un ostacolo. Promettere l’assenza di dolore nel post-chirurgico sarebbe azzardato, per√≤ la terapia farmacologica riesce a controllarlo durante giorno e notte. Non accettiamo un forte dolore ( >3, su scala numerica da 0 a 10), e cerchiamo di ridurlo rapidamente per moderare le limitazioni funzionali. Questo obiettivo √® stato raggiunto mediante l’uso di una terapia farmacologica pre-operatoria allo scopo di arrestare il dolore prima ancora di averlo generato. Successivamente durante l’intervento usiamo tecniche mini-invasive, rispettose dei tessuti e a minimo trauma. Al termine della chirurgia eseguiamo un blocco con infiltrazioni locali di anestetico che prolungano il benessere postoperatorio. Dopo l’intervento usiamo una combinazione di farmaci antidolorifici su pi√Ļ livelli in modo da arrestare il dolore su pi√Ļ cancelli differenti.

Prevenzione delle perdite ematiche

Secondo punto fondamentale: prevenire l’anemizzazione del paziente operato. Troppe volte nel passato la chirurgia ha determinato la grave anemia del paziente. Un paziente anemico √® debilitato, fa fatica a muoversi, pu√≤ avere svenimenti, pu√≤ rendere pi√Ļ facili infarti o ictus. Non lo vogliamo. Ultimo e non meno importante non vogliamo che i nostri pazienti necessitino di trasfusioni. Come lo otteniamo? Una chirurgia rapida e delicata sui tessuti.

Una emostasi accurata che eseguiamo durante tutto l’intervento rilasciando il laccio emostatico per coagulare i vasi maggiori dopo che la gran parte della chirurgia √® eseguita ma prima che la protesi renda difficile farlo. Usiamo inoltre farmaci antifibrinolitici che permettono di evitare le perdite maggiori. Dopo l’intervento posizioniamo il ginocchio in flessione per 2 ore in modo da aumentarne la pressione interna per diminuire il sanguinamento. Inoltre il controllo del dolore consente che la pressione del paziente sia sempre sotto stretto controllo inibendo a sua volta le perdite ematiche.

Mobilizzazione precoce

Dal controllo del dolore e dalla riduzione delle perdite ematiche conseguono due cose: il paziente √® molto pi√Ļ in forma dopo l’intervento e non c’√® bisogno di eseguire molte flebo di farmaci. Questo permette dopo poche ore dall’intervento di piegare e stendere il ginocchio senza dolore. La forza nelle gambe permette di poter caricare da subito tutto il peso sulla gamba operata. Il segreto del reecupero rapido consiste proprio nel permettere al paziente di non fermarsi mai, mantenendo soltanto il risultato raggiunto immediatamente nel postoperatorio.

Pochi giorni di ospedale

Ci√≤ che √® importante dopo questa tipologia di intervento √® il recupero veloce dell’autonomia delle attivit√† di vita quotidiana (spostarsi, andare in bagno, fare scale, camminare). In soli tre giorni questi obiettivi sono facilmente raggiungibili, e sono necessari e sufficienti per tornare a casa! Senza bisogno di stravolgere abitudini personali e dei familiari. I familiari stessi diventano gli allenatori dei nostri pazienti dopo le istruzioni apprese durante la lezione pree-operatoria.

Gli obiettivi raggiunti dopo l’intervento

Tre settimane con due stampelle, altre tre con una e poi si torna a camminare senza ausili.
Non pi√Ļ punti con graffette metalliche, ma steri-strip e colla chirurgica per ottenere una cicatrice stagna evitando i passaggi di germi fino alla guarigione e cosmeticamente migliore. Utilizziamo un cerotto occlusivo speciale messo sterilmente in sala operatoria. Questo cerotto permette di controllare dall’esterno se ci sono problemi, senza bisogno di cambiarlo e potenzialmente infettare la ferita. Dopo 3 settimane si toglie il cerotto e si pu√≤ tornare a fare la doccia ed iniziare attivit√† di riabilitazione eventualmente anche in acqua.
Si torna a guidare dopo 20-30 giorni dall’intervento.

Differenze rispetto al normale percorsi dopo la protesi di ginocchio

Cosa cambia dunque rispetto al protocollo tradizionale? Se vogliamo nulla. Nel senso che una protesi messa bene con un protocollo di recupero normale rispetto ad una protesi messa bene con recupero rapido non ha in termini di risultato nessuna differenza a 6 mesi.

Quello che cambia è la facilità del percorso. Senza queste precauzioni il recupero dopo una protesi assomiglia a scalare una montagna. Con queste attenzioni semplifichiamo il percorso. Raggiungiamo lo stesso risultato, ma il prezzo per il paziente è molto inferiore in termini di rischi clinici (meno infezioni, meno perdite di sangue, meno invasività). 

La sutura continua auto ritentiva: un vantaggio reale per il recupero rapido dopo una protesi di ginocchio

Continuiamo il viaggio nel recupero rapido post-operatorio (Fast Track) delle protesi di ginocchio. Un dettaglio ci aiuta a prevenire gli ematomi, prima causa di rallentamento del recupero. Una sutura autobloccante per ottenere una chiusura perfetta. Un ennesimo particolare che ha portato Villa Ulivella a Firenze ad essere un centro di eccellenza per il recupero rapido Fast track dopo interventi di protesi.

Il Fast track in chirurgia protesica, una novità per il recupero rapido dopo gli interventi di protesi

Essere in piedi subito dopo un intervento di protesi non √® una magia. E’ il risultato di un lavoro combinato tra tutte le figure che si occupano di ortopedia all’interno di un ospedale. Non basta cambiare una o due cose. Tutta la filosofia attorno all’intervento deve cambiare per ottenere il risultato. Nel percorso fast track che abbiamo ormai adottato da anni, moltissimi sono i cambiamenti che abbiamo introdotto.

Una causa frequente di ritardo nel recupero rapido sono gli ematomi

Nella protesi di ginocchio, dato che l’intervento consiste nel cambiare completamente l’articolazione, un po’ di sanguinamento √® normale. Nel passato un certo numero di pazienti rallentavano il loro recupero perch√® dall’articolazione il sanguinamento si riversava all’esterno. Un ematoma (il classico livido dopo un trauma che tutti conosciamo) √® particolarmente doloroso nelle prime fasi dopo l’intervento. Immaginiamoci quanto ci dispiace dover rallentare il recupero dopo l’intervento per la presenza di un dolore non necessario come quello di un ematoma nel sottocute.

Strategie per ridurre gli ematomi negli interventi di protesi Fast Track

Per prevenire il sanguinamento adottiamo durante tutti gli interventi una serie di procedure: la chiusura dei vasi mediante piccole bruciature, il controllo della pressione, l’uso di laccio pneumatico rilasciandolo a met√† intervento per controllare le perdite, il controllo della pressione sanguigna, l’uso di farmaci anti emorragici, la flessione del ginocchio nelle prime ore dopo l’intervento. Oltre a tutto questo il mantenimento di una camera articolare stagna autolimita il sanguinamento e previene la dolorosa uscita dell’ematoma nel sottocute.

Ottenere nel fast track di protesi di ginocchio un’articolazione stagna

Per chiudere in maniera stagna l’articolazione del ginocchio nel passato ricorrevamo ad un elevato numero di punti di sutura. La cosa si rifletteva negativamente sul paziente in diversi modi: un tempo di chiusura lungo, un fastidio legato a numerosi corpi estranei (i punti) all’interno dell’articolazione, una ferita molto dura per la presenza dei nodi e per quanto la chiusura fosse molto accurata la possibilt√† comunque di fuoriuscite di sangue attraverso la ferita. La ricerca ha per√≤ sviluppato un moderno sistema di chiusura continuo auto-serrante. Vediamone i vantaggi.

Sutura continua per protesi di ginocchio fast track

La sutura continua ha diversi vantaggi. Il primo √® di velocit√†: essendo un unico passaggio di un unico filo √® molto pi√Ļ rapida. Permette quindi un notevole risparmio di tempo durante la chirurgia. Minore √® il tempo di intervento, minori sono le possibilit√† di infezione. Il secondo vantaggio √® la chiusura stagna: un unico filo permette di sigillare completamente la capsula articolare. Per riuscirci ancora meglio il filo √® stato reso rugoso. La presenza di queste piccole irregolarit√† o squame superficiali fa in modo che sia auto-serrante. Basta quindi passarlo e tirarlo perch√® si blocchi dove √® stato messo. Il terzo vantaggio √® l’assenza di nodi che eliminano i fastidi durante lo scorrimento dell’articolazione nei movimenti.

Suture autobloccanti nelle protesi fast track: come funzionano

Il principio √® quello di un filo passato in una sola direzione, dotato di alette che non permettono al filo di tornare indietro. La sicurezza del punto √® quindi garantita ad ogni passaggio senza necessit√† di nodi. Il punto poi si riassorbir√† lentamente all’interno senza bisogno di essere rimosso.

Sutura nelle protesi fast track: vero vantaggio nelle protesi di ginocchio?

Da quando abbiamo introdotto presso la nostra clinica le procedure protesiche con recupero rapido (fast track) abbiamo cambiato tantissimi particolari nella gestione dei nostri pazienti. E’ difficile a posteriori sapere quale di questi dettagli √® stato pi√Ļ influente nel determinare il successo di questa procedura. Ognuno √® un tassello importante per portare l’attenzione anche sui piccoli gesti e tendere al risultato finale. Sicuramente evitare l’ematoma chirurgico √® un passo estermamente importante per tornare alla normalit√† prima del normale. Forse non √® solo aver cambiato la sutura che ha fatto scomparire il problema. Come si dice: cambiamo nel piccolo per arrivare a modificare il grande.

Bibliografia

Does Barbed Suture Lower Cost and Improve Outcome in Total Knee Arthroplasty? A Randomized Controlled Trial.  J Arthroplasty. 2017 May;32(5):1474-1477. 

 

Mobilizzazione precoce: il segreto per recuperare velocemente dopo l’intervento di protesi

Per anni ci siamo interrogati su come fare ad ottenere un recupero pi√Ļ possibile rapido dopo un intervento chirurgico come la protesi di spalla, la protesi di anca o la protesi di ginocchio. Semplice: non bisogna fermarsi mai. Se non perdiamo la funzione, non dobbiamo poi preoccuparci di recuperarla. Vediamo come √® possibile riuscirci con la mobilizzazione precoce.

Dopo un intervento di protesi bisogna stare a letto

Questa tradizione √® tramandata da anni di ortopedico in ortopedico. Ma √® vero che immobilizzarsi a letto aiuta a guarire pi√Ļ in fretta e meglio. La risposta √® no. Questo √® uno dei pi√Ļ grandi falsi miti esistenti in chirurgia ortopedica. Tutt’altro: tanto pi√Ļ ci blocchiamo, tanto pi√Ļ difficile sar√† il recupero dopo l’intervento.

Il principio del mantenimento della funzione

Se rimaniamo funzionali dal giorno stesso dell’intervento non dovremo mai faticare per recuperare la funzione, dato che non l’abbiamo persa. Sembra banale, ma fare capire questo richiede una rivoluzione culturale. In sala operatoria noi testiamo il movimento al termine della chirurgia: la protesi di spalla di anca o di ginocchio funziona da subito per garantire il massimo della funzione. Allora perch√® perdere quanto √® gi√† immediatamente acquisito in sala operatoria?

Il movimento riduce il rischio di trombosi venosa

Gli interventi maggiori di ortopedia come le protesi, hanno un rischio associato di sviluppare una patologia pericolosa detta trombosi. Si tratta della formazione di coaguli di sangue nelle vene. Una delle strategie pi√Ļ efficaci per riuscire a controllare questo rischio √® la mobilizzazione precoce. Muovere le articolazioni significa fare circolare il sangue. Il sangue che circola non coagula nei vasi, quindi le trombosi non avvengono. Per questo nella nostra strategia preventiva le nostre protesi camminano poche ore dopo l’intervento, le protesi di spalla da subito rimuovono il tutore 3 volte al giorno per fare esercizi di mobilizzazione.

Il controllo del dolore è un fattore essenziale per la mobilizzazione precoce

Un requisito fondamentale per mobilizzare presto i pazienti consiste proprio nel non fare sentire il dolore dopo l’intervento. Nella nostra struttura seguiamo un protocollo Fast Track che ha come obiettivo il completo controllo del dolore con tecniche pre-operatorie, intra-operatorie e post operatorie. Tutto questo con un solo obiettivo: muovere subito per non perdere la funzione e per prevenire le complicanze in particolare la trombosi.

La mobilizzazione precoce ha solo vantaggi

Nonostante ci sia l’abitudine a mantenere fermi i pazienti dopo un intervento di protesi di ginocchio o una protesi di anca o una protesi di spalla, la letteratura moderna indica che in ogni caso esaminato la mobilizzazione precoce ha prodotto meno rischi per il paziente, un recupero rapido della funzione, un ridotto tasso di trombosi. In ognuno dei nostri interventi l’obiettivo resta sempre e comunque una mobilizzazione precoce per raggiungere prima il risultato.

Un protocollo multimodale per raggiungere l’obiettivo in sicurezza

Il risultato di una mobilizzazione precoce del paziente operato si ottiene solo se la preparazione del paziente √® completa. La preparazione passa per tanti diversi fattori: la lezione pre-operatoria, il controllo del dolore, il controllo del sanguinamento e la presenza di stimoli efficaci per il paziente. Con tutto questo insieme l’obiettivo risulta facilmente raggiungibile a tutto vantaggio del recupero rapido secondo le tecniche di fast track che da tempo pratichiamo nella nostra struttura.

 

Bibliografia

Protesi senza dolore: si comincia prima dell’intervento

Quanto il dolore pu√≤ influenzare i risultati dei nostri interventi? Davvero √® solo la perfetta esecuzione dell’intervento a condizionare il risultato a distanza? Siamo certi che il progresso passi solo attraverso le nostre mani di chirurgo? Una protesi senza dolore √® sicuramente il primo migliore passo per un recupero rapido dopo l’intervento.

Queste sono le tante domande che ci facciamo ogni giorno nel nostro modo di afforntare gli interventi chirurgici che eseguiamo sui nostri pazienti. In particolar modo gli interventi di protesi hanno bisogno di un controllo del dolore molto accurato per dare il risultato sperato.

Protesi senza dolore: quali sono i meccanismi in gioco

Il dolore innesca i suoi meccanismi nel momento stesso in cui l’intervento comincia. Il solo taglio dell’intervento provoca una reazione a catena di sostanze infiammatorie che trasmettono uno stimolo negativo al nostro cervello. Questo messaggio non viene ostacolato dalla semplice anestesia che ovviamente viene eseguita. Localmente i mediatori sono in grado di dare uno stimolo negativo anche se questo non arriva al cervello. Per questo si sono sviluppate strategie di blocco preventivo del dolore mediante una analgesia preventiva, detta “pre-emptive analgesia”.

Pre-emptive analgesia per il fast track dopo interventi di protesi

L’analgesia pre-operatoria per migliorare il recupero dopo interventi di protesi si basa su tre principali pilastri che bloccano il dolore ancora prima che l’insulto dell’intervento avvenga. Lo fanno su tre livelli diversi: sui recettori nervosi periferici, sul cervello, sulla liberazione locale di sostanze infiammatorie.

Analgesia preventiva negli interventi di protesi: il blocco dei nervi periferici

Esistono farmaci che sono nati per curare l’epilessia, ma che nella pratica clinica a dosaggio molto basso hanno mostrato di modulare l’attivit√† nervosa periferica. Queste sostanze possono essere assunte preventivamente per “saldare i nervi” in modo che siano meno sensibili alla trasmissione del dolore.

Protesi che non causa dolore: uso di farmaci antidolorifici centrali

Il secondo livello di intervento √® possibile proprio a livello del cervello per inibire all’origine la sensazione del dolore. Si usa un farmaco a basso effetto collaterale, noto come antipiretico a base di paracetamolo, per inibire in alto la sensazione di dolore.

Blocco dei fattori infiammatori a livello della ferita: pre-emptive analgesia antinfiammatoria

Ultimo livello di intervento √® quello locale sui fattori infiammatori. Mentre nel passato non era possibile agire a questo livello in quanto si sarebbero alterati i fattori della coagulazione rendendo pi√Ļ facile il sanguinamento, la ricerca ci √® venuta incontro. Attualmente esistono gli inibitori selettivi della COX 2 che bloccano l’infiammazione senza alterare la coagulazione.

Pre-empitve analgesia e fast track in chirurigia protesica: un elmo preventivo nei confronti del dolore

In conclusione il paziente ben preparato all’intervento di protesi parte con un netto vantaggio rispetto al paziente non preparato. Ha gi√† un paracadute che lo protegge dal dolore. A tutto vantaggio non solo del fatto di avere un percorso meno problematico inizialmente, ma anche sicuramente un recupero a distanza molto pi√Ļ semplice.

In sostanza partire con poco dolore equivale ad avere aggirato il primo pi√Ļ grande ostacolo per il ritorno alla normalit√†.

Bibliografia

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