Curcuma come antinfiammatorio: mito o realtà?

Un viaggio intorno al ruolo antinfiammatorio della curcuma per le nostre articolazioni

Attorno alle proprietà terapeutiche di alcuni cibi c’è scritto di tutto. Di pozioni miracolose ne è pieno il web. Ma cosa c’è di vero riguardo la capacità di alcuni cibi di agire da veri e propri “farmaci” sul nostro corpo? Con questo articolo cominceranno una serie di “appuntamenti” sui miti o le realtà scientifiche di alcuni cibi e soprattutto sulla capacità di alcuni principi attivi di svolgere una attività antinfiammatoria nelle patologie articolari come l’artrosi.

Curcuma come antinfiammatorio e antiossidante

Cominciamo con una spezia divenuta molto popolare negli ultimi anni, non soltanto perché utilizzata nella cucina etnica, ma anche perché ha cominciato ad essere considerata un vero e proprio cibo funzionale: la Curcuma. Definita per anni lo zafferano dei poveri, già nella Medicina Ayurvedica era annoverata per le sue proprietà energetiche, antinfiammatorie e depurative. Ma cosa dice la scienza a riguardo? Esistono diversi studi che dimostrano la capacità della Curcuma di agire come antiossidante ed antinfiammatorio, oltre che come anti-diabetico ed anti-tumorale, questo grazie al suo principio attivo: la Curcumina. La Curcumina è un composto fenolico naturale, contenuto nella radice della pianta della curcuma, la cui azione farmacologica si esplica grazie alla capacità di questa molecola di ridurre non solo le citochine infiammatorie (come IL-1, IL-6, IL-8, TNF-alpha ed NF-kB) ma anche la produzione di Specie Reattive dell’Ossigeno.

Curcuma artrosi e pubblicazioni scientifiche

La letteratura scientifica è ricca di spunti riguardo la capacità dei curcuminoidi di migliorare la sintomatologia legata all’Osteoartrite. In questa patologia, causata sia da fattori genetici che ambientali, la cartilagine articolare si degrada a causa di processi infiammatori e stress ossidativo che vedono coinvolte citochine infiammatorie e metalloproteasi (MMPs), enzimi che degradano la matrice extracellulare. In diversi studi si è dimostrato che la curcumina è in grado di inibire l’azione di NF-KB e quella delle MMP nei condrociti umani, ovvero le cellule che compongono la cartilagine. Per di più pare che la Curcumina stimoli la produzione di Collagene di tipo II e di Glicosoaminoglicani, componenti della matrice extracellulare della cartilagine. Anche l’azione antinfiammatoria è ben documentata in letteratura, basti pensare che la Curcumina non solo è in grado di bloccare il funzionamento di ciclossigenasi e lipossigenasi, enzimi responsabili della cascata infiammatoria, ma riduce la produzione di radicali liberi nelle cellule della cartilagine umana.

Assorbimento della curcuma

Ma c’è un problema: diversi studi hanno dimostrato che la Curcumina è una molecola molto idrofobica e poco biodisponibile, questo significa che così com’è non viene assorbita ed assimilata in maniera adeguata dall’uomo, ecco perché esistono integratori con formulazioni specifiche che ne permettono una maggiore biodisponibilità.

Tuttavia esistono diversi modi per utilizzare al meglio la Curcuma in cucina ed assorbirne i principi attivi. Ecco a voi tre trucchetti da utilizzare per poter godere delle proprietà antinfiammatorie di questo alimento:

1. Una spolverata di pepe nero (ne basta davvero pochissimo) migliorerà l’assorbimento della curcumina. Secondo una ricerca la piperina contenuta nel pepe nero aiuta ad
aumentare del 154% la biodisponibilità della curcuma!
2. Poiché la curcumina è liposolubile, cioè si scioglie in sostanze grasse, il consiglio è quello di assumere la Curcuma mescolandola con olio extravergine di oliva oppure ghee o olio di cocco che forniranno un apporto adeguato di grassi per favorirne l’assorbimento
3. Riscaldare la curcuma mescolata al grasso per un massimo di 10-15 minuti permette di migliorarne l’assorbimento

Curcuma e artrosi: la ricetta antinfiammatoria

Volete una ricetta golosa, dall’azione antinfiammatoria e che faccia bene alle articolazioni? Riso rosso alla curcuma con verdure, facilissimo da fare e buonissimo da mangiare! Mettete a cuocere il riso ed aggiungete nell’acqua di cottura un cucchiaino di curcuma in polvere. Intanto tagliate le verdure che preferite a julienne mettetele a cuocere in padella con olio extravergine di oliva, curcuma, semi di sesamo e pepe e poco sale. Quando il riso sarà cotto, scolatelo e saltatelo 2 minuti in padella con le verdure (per un sapore super potete mantecare con una piccola quantità di ghee)!

Il controllo del dolore per le articolazioni: cominciamo a tavola

L’azione antinfiammatoria ed antiossidante è fondamentale per tenere sotto controllo il dolore nel paziente affetto da patologia articolare e la Curcuma è un ottimo antidolorifico naturale, se assunto nel modo giusto. Quindi Curcuma assolutamente promossa per il benessere articolare grazie alla presenza di Curcumina, ma attenzione a come la utilizzate in cucina! Piccoli accorgimenti vi aiuteranno a trarre il massimo beneficio dall’utilizzo di questa spezia preziosissima!

Le vostre articolazioni ed il vostro palato vi ringrazieranno!

 

Bibliografia

Reflections about osteoarthritis and Curcuma longa. Akuri MC et al., 2017 Parmacognosy

Review

Short-term effects of highlybioavailablecurcumin for treating knee osteoarthritis: A randomized, double-blind, placebo-controlled prospective study Nakagawa Y et al., 2014 J Orthop Sci

A current review of molecular mechanisms regarding osteoarthritis and pain. Lee AS et al.,

2013 Gene

Dolore articolazioni: un menù antinfiammatorio

L’infiammazione è la risposta naturale che il nostro organismo attiva per proteggersi e combattere i danni causati da fattori stressogeni, come fattori fisici, biologici, o chimici. In particolari condizioni questa situazione può divenire cronica, minacciando il normale funzionamento dei processi fisiologici di organi e apparati. L’infiammazione è spesso alla base della comparsa di dolore alle articolazioni nelle fasi anche iniziali dell’artrosi. Cerchiamo di capire come sia possibile contrastare l’infiammazione a tavola con un menù antinfiammatorio.

Dolore alle articolazioni e infiammazione: quale origine?

Lo stato di infiammazione cronica accompagna tipicamente le patologie metaboliche, come obesità e diabete, dove il tessuto adiposo in eccesso è responsabile della produzione di molecole che agiscono sullo sviluppo dell’infiammazione. Il grasso, infatti, non è solamente un organo di stoccaggio dei grassi, ma un vero e proprio organo endocrino che produce citochine dall’azione pro- infiammatoria. Una di queste molecole, la leptina, oltre ad agire sui sistemi che regolano la sazietà sembra avere un ruolo anche sul metabolismo della cartilagine e sullo sviluppo dell’infiammazione che tipicamente accompagna le artrosi.

Alimentazione e artrosi: eliminare il dolore alle articolazioni

Da un punto di vista fisio-patologico l’artrosi è caratterizzata non soltanto da fenomeni degenerativi della cartilagine articolare, ma anche dalla presenza di fenomeni infiammatori, e questo spiega perché l’artrosi di ginocchio, ad esempio, colpisca più frequentemente i soggetti sovrappeso o obesi e soggetti affetti da sindrome metabolica.

Dolore alle articolazioni e infiammazione: la prevenzione comincia a tavola

Ma come possiamo proteggere le nostre articolazioni a tavola? È fondamentale tenere presente un concetto molto semplice: se si vuole ridurre l’infiammazione dell’organismo, a tutti i livelli, il modo più facile per farlo è consumare più cibi anti-infiammatori e meno alimenti pro-infiammatori. La nostra alimentazione quotidiana va basata su alimenti nutrienti, ricchi di antiossidanti, sali minerali e vitamine, mentre andrebbero evitati il più possibile i prodotti trasformati e processati dell’industria alimentare, quelli ricchi di additivi chimici, conservanti, e coloranti, di zuccheri semplici e grassi saturi, trans o idrogenati. Perché gli anti-ossidanti sono così importanti? Perché la loro azione di contrasto all’infiammazione si basa sulla capacità di neutralizzare i radicali liberi, molecole reattive in grado di stimolare i processi infiammatori nelle cellule e che addirittura hanno la capacità di “mutare” il DNA.

Per controllare il dolore alle articolazioni, scegliamo gli alimenti giusti

Ma quali sono gli alimenti con azione anti-infiammatoria, che vanno consumati preferibilmente?

  • Verdure: meglio se di stagione, preferendo soprattutto broccoli, cavoli, cavolini di Bruxelles, cavolfiore, e altre Brassicaceae
  • Frutta: meglio se di stagione, soprattutto quella più ricca di antiossidanti come le vitamine A, C ed E
  • Frutta ad alto contenuto di grassi monoinsaturi: avocado e olive
  • Olio extravergine di oliva, ricco di acidi grassi monoinsaturi, Idrossitirosolo (antiossidante) e vitamina E
  • Pesce ricco in Omega 3: salmone e pesce azzurro
  • Frutta secca a guscio: noci, mandorle, pistacchi
  • Semi oleosi: semi di zucca, semi di lino, semi di girasole
  • Peperoni e peperoncino (ricchi di vitamina C)
  • Cioccolato fondente almeno all’80% e/o cacao puro
  • Spezie: curcuma, la cannella e lo zenzero
  • Tè verde
  • Un bicchiere di vino rosso al giorno (contenente Resveratrolo)

Cibi da evitare per artrosi e artrite:

I cibi che infiammano le articolazioni

Quali alimenti hanno azione pro-infiammatoria e vanno evitati?

  • Zucchero e bevande zuccherate (succhi di frutta zuccherati, gli energy drink, le bibite gasate)
  • Dolciumi e carboidrati raffinati (merendine, caramelle, torte e gelati)
  • Carni lavorate (insaccati, carne in scatola)
  • Snack preconfezionati (salatini, patatine)
  • Grassi trans idrogenati
  • Alcolici, in particolare i superalcolici

La giornata alimentare antinfiammatoria

Ho provato a costruire una giornata alimentare “anti-infiammatoria”, inserendo cibi adatti per coloro che soffrono di infiammazione legata alle articolazioni. Una dieta antinfiammatoria ben bilanciata dovrebbe fornire un adeguato quantitativo di proteine, carboidrati e grassi buoni a ogni pasto, assicurando un buon apporto di vitamine, minerali e fibre. Il consiglio è sempre quello di consumare almeno 2 litri di acqua al giorno ed utilizzare olio extravergine di oliva come condimento.

Ecco la giornata tipo per alimentarsi in modo antinfiammatorio

Colazione: Tè verde o caffè senza zucchero + yogurt greco con avena e kiwi

Pranzo: Riso integrale alla curcuma con dadolata di verdure insaporite ai semi di sesamo + contorno di cavolo cappuccio crudo condito con olio extravergine d’oliva e noci + macedonia di frutti di bosco conditi con succo di limone

Spuntino: Frutta secca o semi oleosi con frutta fresca di stagione

Cena: Salmone al cartoccio condito con fettine di limone + insalatona di verdure di stagione e avocado condita con olio extravergine di oliva e limone + pane integrale + un bicchiere di vino rosso + dessert di cioccolato fondente (almeno all’80%)

La salute delle articolazioni comincia a tavola

Diversi studi hanno dimostrato che una dieta antinfiammatoria, insieme all’esercizio fisico regolare e al sufficiente riposo possono apportare diversi benefici sulla salute del paziente artritico, attenuandone i sintomi e i dolori alle articolazioni e aiutandolo nella perdita del peso in eccesso, nel miglioramento dei livelli ematici di glicemia, colesterolo e trigliceridi e riducendo i livelli dei marcatori dell’infiammazione nel sangue. Per questo motivo è fondamentale scegliere uno stile di vita salutare e attuare una dieta ricca di alimenti antiinfiammatori per migliorare lo stato di salute generale.

Caffè e artrosi

Il caffè è stato oggetto di numerosi studi nel corso degli anni e alcune ricerche suggeriscono che potrebbe avere alcuni benefici per la salute. Tuttavia, attualmente non esistono prove scientifiche che suggeriscano che il caffè abbia un effetto diretto sull’artrosi, un tipo di degenerazione articolare caratterizzata dall’usura della cartilagine e delle ossa all’interno dell’articolazione.

Se è vero che alcune persone affette da artrosi possono scegliere di evitare il caffè a causa del suo potenziale irritante per l’apparato digerente, non esiste un legame diretto tra il consumo di questa bevanda e lo sviluppo o la progressione dell’artrosi.

Riferimenti bibliografici

Dieta e protesi: un’alimentazione sana può migliorare il recupero dopo l’intervento?

L’obesità rappresenta uno dei più importanti fattori di rischio per lo sviluppo di artrosi dell’anca e del ginocchio e l’intervento di protesi spesso é l’unica soluzione terapeutica efficace di fronte a questa patologia. Considerando l’aumento del numero di complicanze intra- e post- operatorie nel paziente obeso, non è raro che la prima misura di intervento consigliata dall’ortopedico consista proprio nella perdita di peso prima dell’intervento chirurgico. Associare dieta e protesi è dunque una carta vincente su tutti i fronti. Vediamo come possiamo ottenere un risultato efficace prima dell’intervento chirurgico di protesi di anca o di ginocchio.

Dieta e protesi: quali vantaggi?

Un approccio multidisciplinare deve avere come scopo non soltanto quello di informare il paziente sui potenziali rischi dell’intervento, ma soprattutto quello di sensibilizzarlo nell’intraprendere un percorso di rieducazione alimentare in modo da ottenere una efficace riduzione del peso prima di affrontare un intervento di protesi di anca o di ginocchio, minimizzando i rischi legati alla condizione di obesità e al sovrappeso.

Dieta e protesi: primo obiettivo misurare il grado di obesità

Lo strumento maggiormente utilizzato è il calcolo dell’Indice di Massa Corporea (BMI), che non è altro che il rapporto tra il peso (espresso in Kg) e il quadrato dell’altezza (espressa in metri). Questo parametro serve ad inquadrare un soggetto in una categoria che può andare dal sottopeso, al normopeso, fino a obesità di grado III. Sono normopeso gli individui con un BMI compreso tra 19 e 25. Avere un BMI maggiore di 25 espone il paziente a maggiori probabilità di sviluppare patologie che aumentano i rischi durante un intervento chirurgico. Tra queste ricordiamo: malattie cardiovascolari, ipertensione, diabete di tipo 2, ischemie, apneee notturne e Sindrome metabolica (una condizione caratterizzata dalla concomitanza di patologie cardiovascolari, sovrappeso e diabete 2).

Dieta e protesi: una corretta alimentazione migliora lo stile di vita prima dell’intervento

La perdita di peso pre-intervento rappresenta il primo step per il miglioramento dello stile di vita del paziente e richiede spesso un profondo cambiamento nell’approccio al cibo. Mangiare è l’atto più naturale che un organismo vivente possa compiere, ma il modo in cui mangiamo influisce profondamente sullo stato di salute. Il nostro organismo, per funzionare al meglio, ha bisogno di acqua, di macronutrienti (proteina, carboidrati, lipidi) e di micronutrienti (vitamine e Sali minerali). In media ogni giorno dovremmo quindi introdurre carboidrati, proteine e grassi, in quantità e percentuali variabili in base allo stile di vita, al sesso, all’età e alla quantità di attività fisica fatta quotidianamente.

Parole d’ordine a tavola: moderazione e qualità

Consumare piatti non troppo abbondanti ed evitare cibi spazzatura (merendine, cibo da fast food o cibi molto elaborati a livello industriale) sono il primo passo per prevenire non solo il sovrappeso, ma anche patologie cardiovascolari, diabete e malattie infiammatoria, tra cui le artriti.

Dieta e protesi: come faccio a perdere peso in salute prima dell’intervento?

La paura più grande delle persone in sovrappeso o obese è dover smettere di mangiare o dover seguire una alimentazione noiosa e “triste”. Niente di più sbagliato! Il cibo non deve essere un nemico, ma un alleato e rendere i piatti colorati, divertenti e gustosi è assolutamente fondamentale per aiutare il paziente a modificare il proprio stile di vita.

Perdere peso in salute ecco i trucchi

Non saltare la colazione

Questo è il pasto più importante della giornata. Via libera a pane integrale, frutta fresca, frutta secca, yogurt. Meglio evitare merendine e cibi industriali

Fare gli spuntini

Aiutano ad arrivare non troppo affamati al pranzo o alla cena e ci permettono di mantenere costante la glicemia evitando “su e giù” di zuccheri nel sangue che contribuiscono all’accumulo di grassi – sgranocchiare verdure crude durante la preparazione dei pasti, aiuta a evitare di “lanciarsi” in dispensa e divorare formaggi, grissini e salumi. Le fibre, inoltre, danno sazietà e riducono l’assorbimento di zuccheri e grassi.

Evitare zuccheri semplici

No categorico a merendine, zucchero nel caffè, bevande gasate e dolciumi, ricchi di zuccheri semplici. Lo zucchero è una molecola altamente infiammatoria, quindi va maneggiata con cura!

Creare piatti completi

Quello che prepariamo deve avere una parte di carboidrati complessi, meglio se integrali (pasta integrale, orzo, riso integrale, farro, quinoa…), una parte di proteine animali o vegetali (carne, pesce, legumi, formaggi magri, uova), una parte di grassi buoni (olio extravergine di oliva) e una bella porzione di fibre (verdure, meglio se di stagione)

Rispettare la stagionalità

La frutta e la verdura di stagione, oltre a essere più ricchi di antiossidanti, vitamine e Sali minerali, sono anche meno trattate con pesticidi…inoltre costano molto meno! Le fibre delle verdure danno molta sazietà, aiutando anche a ridurre le porzioni di carboidrati, grassi e proteine

NO categorico a cibi industriali e molto elaborati

Anziché comprare una cotoletta, non è meglio prepararsela? Non è più sano mangiare una fetta di ciambella fatta in casa piuttosto che comprare merendine?

Fare almeno 20 minuti di camminata a passo veloce al giorno

Il movimento aiuta non soltanto nella perdita di peso, ma anche nel mantenimento dei risultati! 

Dieta e protesi: le domande comuni

Quanto tempo ci vuole per perdere peso? Quanti chili dovrò perdere prima dell’intervento? Dovrò continuare a perdere peso anche dopo? Queste domande sono molto frequenti tra i pazienti sovrappeso o obesi che dovranno sottoporsi ad intervento di protesi articolare e la risposta dipende dalla gravità del sovrappeso e dalla motivazione del paziente. In genere, in pazienti obesi, è auspicabile perdere circa il 10% del peso corporeo prima dell’intervento per poi continuare con un bel percorso di rieducazione alimentare fino al raggiungimento del peso forma, anche dopo l’intervento chirurgico. I tempi sono variabili da paziente a paziente e dipendono molto da fattori come l’età, il sesso e la presenza di patologie metaboliche. È noto che la perdita di peso pre-operatoria riduca i rischi per il paziente e facilita la ripresa delle normali attività dopo l’intervento chirurgico.

Aiutare le articolazioni a tavola

Preservare il benessere articolare a tavola si può: ci sono infatti modelli alimentari ricchi di cibi che aiutano le nostre articolazioni, rafforzandole e contribuendo a mantenerle in salute. Uno di questi è la Dieta Mediterranea. L’olio d’oliva rappresenta la fonte principale di grassi in questo tipo di regime alimentare, è ricco di acidi grassi monoinsaturi (MUFA) e di composti fenolici, tocoferolo e carotenoidi che hanno una riconosciuta azione antiossidante e anti-infiammatoria. L’olio d’oliva è inoltre ricco di oleuropeina, idrossitirosolo e oleocantale, sostanze che agiscono da antiossidanti, riducendo l’azione delle citochine pro-infiammatorie e fanno da inibitori degli enzimi coinvolti nella cascata infiammatoria. La Dieta Mediterranea è inoltre ricca di frutta e verdure che forniscono vitamine del gruppo C (per esempio gli agrumi) e di cibi che costituiscono una ottima fonte di Omega 3 (pesce azzurro, frutta secca, semi). Sia la vitamina C che gli omega 3 svolgono un ruolo protettivo di enorme importanza sulle articolazioni, e garantiscono il benessere dei condrociti (le cellule che costituiscono la cartilagine) e della matrice extracellulare che li circonda.

Dieta e protesi: riduzione del dolore articolare

Così come una corretta alimentazione e la perdita di peso pre-operatoria rappresentano un valido strumento per la preparazione all’intervento chirurgico, allo stesso modo una corretta alimentazione post-operatoria può aiutare il paziente a una ripresa più rapida e alla riduzione del dolore articolare. La cartilagine, infatti, è un tessuto connettivo in cui le cellule (i condrociti) sono immersi in una matrice extracellulare costituita per lo più da collagene di tipo II, proteoglicani e aggrecani. Nelle artriti si assiste ad una progressiva perdita delle caratteristiche strutturali del tessuto e pertanto uno degli obiettivi della riabilitazione post-operatoria è proprio quello di riacquistare una corretta funzione articolare e una corretta omeostasi della cartilagine; in questo processo la dieta gioca un ruolo fondamentale.

Gli alimenti antinfiammatori naturali

Esistono molti alimenti contenenti sostanze antinfiammatorie naturali, in grado di agire sulla riduzione di molti dei sintomi tipici del post-operatorio, come ad esempio il dolore cronico. Tra questi ricordiamo:
– ZENZERO: ricco di gingerolo, aiuta nella riduzione dell’infiammazione e del dolore muscolare e articolare

– ANANAS: contiene Bromelina,un vero e proprio anti-infiammatorio

– TIMO: ha un effetto simile al Desametasone sulla riduzione del dolore

– CILIEGIE: riccissime di antiossidanti, che danno sollievo dal dolore

– OLIO EXTRAVERGINE D’OLIVA: contiene Idrossitirosolo, un importante antiossidante e alcuni composti simili da un punto di vista molecolare all’Ibuprofene

– SALMONE E PESCE AZZURRO: sono ricchi di Omega3, acidi grassi responsabili della riduzione dello stato infiammatorio a livello articolare

– UVA ROSSA: contiene Resveratrolo, dalle note proprietà anti-infiammatorie

– OLIO DI PESCE: contiene acido Decosaexoico (DHA) e acido Eicosapentoico (EPA), entrambi dalle proprietà anti-infiammatorie

Dieta e protesi: un approccio multidiscplinare

È possibile, dunque, concludere che una dieta sana, insieme alla perdita di peso pre- operatoria e a un programma riabilitativo studiato ad hoc migliorano fortemente la qualità di vita del paziente nel post-operatorio. Il percorso ottimale vede l’intervento ed il lavoro di equipe dell’Ortopedico, del Nutrizionista e del Fisioterapista, che effettueranno una valutazione complessiva del paziente, ottimizzandone il recupero sul breve e lungo termine.

Edema della spongiosa ossea subcondrale

Edema della spongiosa ossea significato

Cosa significa quando si legge sul risultato di una Risonanza magnetica (RMN) di ginocchio edema della spongiosa ossea subcondrale?

Quante parole incomprensibili popolano i nostri esami diagnostici. Affrontiamo alcuni termini molto frequenti per provare a capirci qualcosa. Magari prima della irrinunciabile visita medica con lo specialista. Il tema di questo approfondimento è la frase edema della spongiosa ossea subcondrale che può generare alcuni dubbi in chi legge.

Edema della spongiosa ossea subcondrale

Proviamo a scomporre in termini questa frase. Scomponendo in piccole parti tutto diventa più semplice.

Cosa significa edema?

Edema significa gonfiore, ristagno di liquido. Una manifestazione di edema sono le caviglie gonfie in chi ha difetti di circolazione. Ma cosa c’entra l’edema nel ginocchio? E soprattutto nell’osso?

Cosa è la spongiosa ossea?

L’osso è fatto di tre parti: metafisi, epifisi e diafisi. Senza complicare troppo le cose ognuna di queste parti ha funzioni diverse. Vicino all’articolazione l’osso è fatto come una spugna. Prende infatti il nome di osso spongioso o semplicemente spongiosa. E’ ancora una volta una questione di distribuzione dei carichi. La spugna è fatta di trabecole ossee, si tratta di una specie di impalcatura con un intreccio di osso che segue le linee di forza lungo le quali si distribuisce il carico.

Cosa significa subcondrale?

Semplicissimo. Sotto alla cartilagine. Stiamo parlando dello strato di tessuto localizzato appena al di sotto della cartilagine. L’osso spongioso subcondrale è il primo a ricevere e distribuire tutti i carichi derivanti dall’articolazione.

L’interpretazione del referto di risonanza magnetica (RMN)

Torniamo al nostro referto di radiografia. Se nelle righe leggiamo edema della spongiosa ossea subcondrale significa che c’è un ristagno di liquido, un gonfiore all’interno dell’osso appena sotto alla cartilagine. Per capirci è una condizione di sofferenza dell’osso appena al di sotto della cartilagine che può dipendere da cause differenti. Un trauma per esempio. Quando si ha una distorsione di ginocchio le cartilagini entrano violentemente in contatto causando un trauma dell’osso subcondrale. Si tratta della fase prima di una vera frattura. Nella risonanza magnetica l’osso invece di essere grigio scuro diventa una nuvoletta bianca (vedi immagine principale del post). Se non c’è stato un trauma si può trattare di un caso di sovraccarico dell’osso subcondrale da artrosi. Oppure a volte avviene un fenomeno detto algodistrofia che si manifesta in maniera simile.

Edema della spongiosa ossea
Edema della spongiosa ossea subcondrale

Edema della spongiosa ossea subcondrale: cosa fare in pratica?

Ogni volta che su un referto viene scritto: edema della spongiosa ossea subcondrale è necessaria una visita medica perché bisogna capire la causa che l’ha determinato. In caso di trauma bisogna accertare lo stato di legamenti e menischi. In caso di riscontro senza trauma bisogna capire quale delle tante cause sia la responsabile. La terapia è spesso medica ma deve essere seguita attentamente da un medico ortopedico per valutare anche altre opzioni di trattamento che in alcuni rari casi possono in seconda battuta diventare interventi chirurgici.

 

Per approfondimenti un interessante articolo scientifico.

Distensione fluida della borsa gastrocnemio-semimembranoso

Cosa significa quando si legge sul risultato di una Risonanza magnetica (RMN) o di una ecografia di ginocchio distensione fluida della borsa gastrocnemio-semimembranoso (Cisti di Baker)?

Quante parole incomprensibili popolano i nostri esami diagnostici. Affrontiamo alcuni termini molto frequenti per provare a capirci qualcosa. Magari prima della irrinunciabile visita medica con lo specialista.

Il tema di questo approfondimento è la frase distensione fluida della borsa gastrocnemio-semimembranoso, altre volte scritta come Cisti di Baker che può generare alcuni dubbi in chi legge.

Distensione fluida della borsa gastrocnemio-semimembranoso (cisti di Baker)

Proviamo a scomporre in termini questa frase. Scomponendo in piccole parti tutto diventa più semplice.

Cosa significa distensione fluida?

Il nostro corpo non ammette spazi vuoti. Guardando ecografie e risonanze magnetiche, tutti i tessuti sono in continuità l’uno con l’altro. Quando un tessuto si infiamma generalmente produce del liquido. Il liquido occupa le zone meno resistenti riempiendole. Quando queste zone sono riempite di fluido sono ben visibili negli esami perchè sono distese. Questo chiarisce il termine distensione fluida: è liquido infiammatorio in uno spazio virtualmente non presente nel ginocchio normale.

Cosa è una borsa?

Le borse sono strutture sierose morbide che si interpongono tra piani di scorrimento. Tutte le volte che muscoli o tendini devono scorrere l’uno sull’altro liberamente senza attriti, in quel punto c’è una borsa. Essendo molto soffice e scorrevole è il punto dove più facilmente si può accumulare del liquido infiammatorio.

Cosa significa gastrocnemio-semimembranoso?

Sono due muscoli che scorrono l’uno sull’altro nella parte posteriore del ginocchio. E’ il punto dove si trova la borsa che può riempirsi di liquido. In parole semplici è uno spazio tra il polpaccio e i muscoli della coscia.

borsa gastrocnemio-semimembranoso-disegno

L’interpretazione del referto di RMN o ecografia

Torniamo al nostro referto di radiografia. Se nelle righe leggiamo distensione fluida della borsa gastrocnemio-semimembranoso (oppure più semplicemente cisti di Baker) significa che c’è un’infiammazione del ginocchio che provoca formazione di liquido che si sfoga nel punto di minore resistenza. Si tratta di uno spazio lasso presente tra due muscoli posteriori e interni del ginocchio che si riempie di liquido.

Cisti di Baker: cosa fare in pratica?

Ogni volta che su un referto viene scritto distensione fluida della borsa gastrocnemio-semimembranoso (cisti di Baker) significa che qualcosa nel ginocchio non sta funzionando bene causando un’infiammazione. Le cause più comuni sono: un menisco degenerato che determina infiammazione cronica al ginocchio; condropatia o artrosi del ginocchio; malattie infiammatorie di origine reumatica.

Quale che sia la causa, di per sé la cisti di Baker non deve essere trattata a meno che non dia grossi fastidi al ginocchio. Per esempio una grave distensione fluida della borsa gastrocnemio-semimembranoso potrebbe impedire un piegamento completo del ginocchio. In questo caso c’è la possibilità di aspirare la cisti sotto guida ecografica per svuotarla completamente. Spesso il trattamento non è definitivo, ma quanto meno generalmente ci vuole del tempo prima che la recidiva della cisti di Baker avvenga in una maniera così importante come prima.

I casi più gravi possono essere trattati anche chiudendo la cisti in artroscopia con un intervento. Si tratta di casi molto rari e anche la chirurgia può fallire tornando lo stesso problema. Dove si riconosca una causa intrarticolare importante il trattamento del danno determina la risoluzione del problema: per esempio una lesione franca del menisco o un’artrosi importante del ginocchio.

Protesi di ginocchio: dolore e ritorno alla normalità

Quando l’artrosi non permette una qualità della vita sufficiente la protesi di ginocchio può essere la soluzione giusta

Quando è davvero il momento di operarsi per una protesi di ginocchio? Non smetterò mai di spiegarlo abbastanza, ci si deve operare quando due elementi coincidono:

  1. Un’artrosi osso su osso del ginocchio: questo è il criterio fondamentale senza il quale è poco prudente operarsi. L’artrosi osso su osso si può evidenziare con una radiografia correttamente eseguita.
  2. Una limitazione della vita quotidiana che non permette più di fare le cose che piacciono: una passeggiata con gli amici, una giornata con i nipoti, una vacanza in una città d’arte.

Protesi ginocchio tempi di recupero dopo l’intervento

Una volta deciso di operarsi, molti si chiedono quanto tempo è necessario per tornare alla normalità, per godersi la protesi di ginocchio nella vita normale di tutti i giorni. Abbiamo cercato di riassumere il percorso di recupero in questo video tutorial.

Il tempo complessivo per il recupero completo dopo la protesi di ginocchio

Il tempo complessivo è da considerare per un recupero al 100% è di circa 6 mesi. Lo sappiamo perchè i pazienti che hanno due ginocchia da operare e non possono fare un intervento bilaterale simultaneo, ci chiedono di essere operati dopo questo lasso di tempo. In realtà il periodo peggiore è quello che passa nei primi 2 mesi dall’intervento, tempo in cui i tessuti ancora devono accettare il fatto di avere una protesi di ginocchio nuova al loro interno. E’ un periodo di alti e bassi in cui talvolta subentra anche una depressione nel paziente a cui sembra di non risolvere il problema. Dopo un intervento di protesi di ginocchio per ridurre il dolore possono essere necessari degli antinfiammatori e una moderazione delle attività.

Protesi ginocchio durata del periodo con le stampelle

Nelle protesi di ginocchio le stampelle sono al servizio del paziente e non viceversa. La protesi è in grado fin da subito di sopportare un carico completo del peso corporeo. Sono protesi cementate e fissate ottimamente all’osso anche in caso di osteoporosi. Le stampelle servono soltanto ai tessuti circostanti per non infiammarsi nella fase di post intervento di protesi di ginocchio e non dare dolore. Inoltre dato che il muscolo non è da subito alla stessa forza di prima dell’intervento, possono servire per garantire l’equilibrio. Le stampelle servono a compensare la forza nel salire e scendere le scale. Per tutti questi motivi, dopo un intervento di protesi di ginocchio la durata del periodo di utilizzo delle stampelle è di circa 45 giorni.

Il ritorno a casa è il momento più delicato

Appena tornati a casa è il momento più pericoloso dopo l’intervento di protesi di ginocchio. Tutti tendiamo a fare di più appena tornati a casa. Si deve badare a se stessi, si deve magari aiutare delle altre persone. Si tende quindi a fare più di quello che un ginocchio appena operato può davvero fare. Si rischia pertanto di infiammare l’articolazione.
Per evitare che la protesi al ginocchio dia maggiore dolore di quanto non sia normale dopo un intervento è bene ricordare che bisogna andare piano e procedere per gradi.

Quando si può guidare la macchina?

La macchina si comincia a guidare non appena si abbandonano le stampelle. Inoltre bisogna avere il controllo sufficiente nella propria muscolatura per comandare i pedali. Considerando che un intervento di protesi di ginocchio prevede tempi di recupero di circa 45 giorni di stampelle, si riesce a guidare agevolmente generalmente intorno ai 2 mesi. Meglio evitare comunque lunghi viaggi in macchina prima di 6 mesi dall’intervento.

 

Artrosi bilaterale di ginocchio: risolverla in un unico intervento

Nell’artrosi bilaterale di ginocchio gli interventi simultanei sono possibili

Il consumo di un’articolazione può colpire simultaneamente entrambe le ginocchia. Si parla di artrosi bilaterale quando i sintomi del consumo colpiscono entrambe le ginocchia insieme. I pazienti più giovani che hanno l’indicazione all’intervento di protesi possono oggi operare entrambe le ginocchia durante un solo intervento. Vediamo nel dettaglio rischi e benefici della procedura.

Artrosi bilaterale delle ginocchia: quando bisogna operarsi

L’intervento nell’artrosi non è la sola cosa possibile. Tante persone trovano un beneficio sufficiente dalla terapia che noi chiamiamo conservativa, cioè senza intervento. Ho spesso approfondito questo argomento parlando di riabilitazione e di trattamenti infiltrativi più o meno avanzati. Quando allora bisogna davvero operarsi? Esistono due condizioni che fanno scegliere il paziente e il suo ortopedico per l’intervento. La prima è la presenza di una radiografia fatta bene che mostra una cartilagine completamente finita. La seconda è una compromissione importante della qualità della vita che non migliora con i trattamenti conservativi (senza intervento).

Contatto osso su osso alla radiografia sotto carico

Le radiografie sono uno strumento fondamentale per inquadrare un’artrosi bilaterale o monolaterale di ginocchio. Devono però essere eseguite correttamente. In pronto soccorso ad esempio è inutile andare. Si rischia di perdere una giornata, si toglie il posto a persone che hanno bisogno urgente di cure e si esce con un esame completamente inutile in quanto vengono eseguite lastre per le fratture e non per l’artrosi. Le lastre corrette vengono fatte sotto carico, cioè stando in piedi. Solo così si riesce a visualizzare correttamente quanto sono consumate le cartilagini. A seconda di dove fa male poi possono essere chieste diverse “proiezioni”. Le proiezioni non sono altro che le pose di quando si scatta una foto. Per avere un’idea precisa del viso di una persona si scatta una foto di fronte e una di profilo. Così si costruisce un indentikit perfetto. La stessa regola si applica alle radiografie. Una radiografia che mostra sotto carico un consumo osso su osso della cartilagine ha indicazione all’intervento. Ma non è il solo criterio. Il medico chirurgo non opera radiografie, ma persone. Passiamo dunque al secondo criterio necessario per operarsi.

Riduzione inaccettabile della qualità della vita

A volte ci sono persone che convivono bene con l’artrosi. Non farò mai un intervento a queste persone anche se le radiografie sono distrutte. Se una persona con lastre distrutte deve rinunciare a qualcosa che gli piace, convivere con il dolore o riuscire a muoversi prendendo farmaci antinfiammatori ogni giorno, allora conviene operarsi. Altrimenti no. Consideriamo sempre il rischio di distruggersi lo stomaco con pillole di antinfiammatori ogni giorno. I nostri ospedali sono pieni di persone che hanno ulcere o gastriti croniche per abuso di farmaci antinfiammatori. Piuttosto che arrivare a quello, molto meglio operarsi per risolvere il problema.

Artrosi bilaterale con qualità della vita compromessa

Quando si arriva a soddisfare entrambi i criteri precedenti e i dolori sono identici da entrambi i lati è possibile risolvere il problema contemporaneamente in un unico intervento. A volte è proprio consigliato di farlo. A volte invece è il paziente che preferisce per avere un’unica riabilitazione. Vediamo quali sono i criteri per operare contemporaneamente un’artrosi bilaterale di ginocchio.

Vantaggi di una protesi bilaterale simultanea di ginocchio

Trattamento delle gravi deformità

Quando le ginocchia si sono molto stortate per l’artrosi, dopo operati il ginocchio malato può danneggiare quello appena operato perchè si appoggia su di esso durante il cammino. Questo è particolarmente vero nelle gambe a X dette tecnicamente ginocchia valghe.

Risparmio di tempo

Unico intervento per artrosi bilaterale di ginocchio significa unico ricovero, unica fisioterapia, unico recupero. Si elimina il problema una volta per tutte. Questo elemento è solitamente un vantaggio per chi ancora ha attività lavorativa intensa e ogni giorno di assenza comporta una perdita economica.

Risparmio economico

Una protesi bilaterale costa di meno. Tutto ciò che si acquista o noleggia per il recupero post-operatorio serve per entrambe le ginocchia. Anche le sedute fisioterapiche sono uniche. Il costo di un solo ricovero a pagamento si riduce.

Svantaggi di una protesi di ginocchio bilaterale simultanea

Maggiore invasività

Questo è certo. Due ginocchia insieme affaticano molto di più il fisico. Si tratta pertanto di un intervento che può essere gestito solo in centri di riferimento con protocolli avanzati di gestione medica perioperatoria. Devono essere applicate tutte le precauzioni per: avere un intervento rapido, limitare le perdite di sangue, non immobilizzare mai il paziente. Il percorso deve seguire quindi le logiche del FAST TRACK. Proprio per questo motivo selezioniamo accuratamente in base ad età e salute generale i pazienti adatti alla procedura. Caso per caso si valuterà poi se i rischi maggiori valgono la pena di essere corsi o no.

Non c’è un arto buono su cui appoggiarsi

Questo è un falso mito. Quando proponiamo un intervento bilaterale è perchè le ginocchia sono distrutte bilateralmente. Non operiamo mai ginocchia che non causano una grave limitazione al paziente (vedi sopra). Chi ha eventuale indicazione alla simultaneità di intervento, non avrebbe nessuna gamba buona su cui appoggiarsi in nessun caso. Nemmeno operandole una alla volta.

Candidato ideale alle protesi di ginocchio bilaterale simultanea

Si tratta di pazienti giovani generalmente sotto i 60 anni di età. Sono pazienti con un consumo osso su osso della cartilagine alla radiografia. Sono pazienti con dolore intenso e grave compromissione della qualità della vita che conivolge entrambe le ginocchia in ugual misura.

Sono ideali i casi in cui una sola parte del ginocchio è malata e c’è dunque indicazione alla protesi monocompartimentale di ginocchio. In questo caso infatti l’invasività dell’intervento è più che dimezzata e i rischi di una bilaterale simultanea sono sovrapponibili a quelli che si corrono operando un solo lato alla volta.

Non bisonga avere avuto o soffrire di malattie importanti che compromettano il cuore, il respiro o la funzionalità di organi vitali come fegato o reni. Non bisogna soffrire di diabete scompensato o altre gravi patologie metaboliche.

Se pensate di appartenere a questa categoria di pazienti parliamone in ambulatorio e discutiamone il reale vantaggio in termini pratici.

Protesi totale o protesi monocompartimentale di ginocchio

Che differenza c’è tra una protesi totale e una protesi monocompartimentale di ginocchio

In caso di artrosi al ginocchio di grado avanzato, la soluzione al dolore può diventare la protesi al ginocchio. Spesso però non risulta chiaro che differenza ci sia tra la protesi tradizionale completa e la protesi monocompartimentale. In questo video tutorial affrontiamo le principali differenze.

Il contenuto del video in breve

Non esiste una protesi giusta ed una sbagliata. Il criterio di scelta dipende dal consumo dell’articolazione.

I vantaggi della protesi monocompartimentale:

  • Minore invasività: risparmio dei tendini e dei muscoli, perdita di sangue minore durante l’intervento
  • Recupero più facile: meno riabilitazione e ritorno rapido alla normalità
  • Ginocchio più naturale: mantenendo i propri legamenti e i 2/3 del ginocchio si ha una sensazione di un ginocchio più normale

Svantaggi della protesi monocompartimentale:

  • Il resto del ginocchio sarà soggetto a consumo negli anni: potrebbe insorgere dolore in altre sedi
  • Non è possibile trattare tutti i tipi di artrosi con una protesi monocompartimentale di ginocchio

In sostanza dunque discutete approfonditamente con il vostro medico sul tipo di artrosi che coinvolge il vostro ginocchio per capire quale sia la protesi che meglio si adatta per la vostra malattia. Se siete interessati potete consultare altri video tutorial.

Allergie ai metalli e protesi

Facciamo chiarezza sulle allergie ai metalli con un video tutorial

La presenza di allergie ai metalli può essere un fattore importante da conoscere se ci si deve operare per una protesi al ginocchio o alla spalla. Capiamo perchè con questo breve video.

Allergia ai metalli in sintesi

Le protesi di ginocchio e di spalla contengono Nickel perché questa sostanza le rende meno soggette a consumarsi nel tempo.

Un’allergia al nickel potrebbe causare problemi alla protesi dopo l’impianto, anche se è molto dibattuto in letteratura scientifica se si tratti di un problema reale oppure no. L’ipersensibilità a tale metallo sulla pelle potrebbe non correlarsi ad una reazione simile dentro il nostro organismo.

Le protesi ortopediche che contengono nickel sono quelle di ginocchio e di spalla in particolar modo. Le protesi di anca sono prive di nickel. Tutte le ancore in metallo utilizzate in artroscopia sono in titanio quindi anche esse sono prive di nickel.

Il nostro modo di agire: dovete segnalarci prima possibile se avete allergie al Nickel: per esempio se vi si arrossa la pelle in contatto con i bottoni dei jeans oppure portando bigiotteria. In tal caso dobbiamo eseguire un test sul sangue per valutare se avete realmente questo problema.

Per valori ematici molto positivi ordineremo una protesi per allergici che non contiene Nickel. Si tratta comunque di una scelta di cui non siamo contenti in quanto: le protesi per allergici non hanno gli stessi studi sui larghi numeri come le protesi tradizionali. L’assenza del nickel potrebbe indurre un consumo più rapido dell’impianto.

Per questo abbiamo tutte le attenzioni per cercare di evitare se non strettamente necessario le protesi per allergici.

Riduzione della rima articolare femoro-tibiale

Cosa significa quando si legge sul risultato di una RX (radiografia) di ginocchio riduzione della rima articolare femoro-tibale?

Quante parole incomprensibili popolano i nostri esami diagnostici. Affrontiamo alcuni termini molto frequenti per provare a capirci qualcosa. Magari prima della irrinunciabile visita medica con lo specialista.

Il tema di questo approfondimento è la frase riduzione della rima articolare femoro-tibiale che può generare alcuni dubbi in chi legge.

Riduzione della rima articolare femoro-tibiale

Proviamo a scomporre in termini questa frase. Scomponendo in piccole parti tutto diventa più semplice.

Cosa significa rima articolare?

La rima articolare è lo spazio articolare. Le articolazioni sono l’incontro di due ossa che devono avere un movimento. Per avere un movimento senza dolore bisogna che le ossa siano ricoperte da cartilagine. La cartilagine non si vede nelle radiografie perchè non è dura. Pertanto quando si fa una radiografia dell’articolazione rimane uno spazio apparentemente vuoto tra le due ossa. Questo spazio in termini tecnici si chiama rima. Se la radiografia viene eseguita sotto carico, cioè mentre si sta in piedi con il peso del corpo sopra, la rima rappresenta la quantità di cartilagine presente in un’articolazione.

Cosa è una riduzione della rima articolare?

Quando la rima articolare si riduce significa che diminuisce lo spessore della cartilagine. La malattia che comporta una riduzione dello spessore della cartilagine si chiama artrosi. L’artrosi avviene per usura nelle persone più anziane o nei giovani in seguito a traumi. Non tutte le artrosi descritte come riduzione della rima articolare sono davvero gravi. Dipende da quanto è ridotta la rima. Per averne un’idea serve la valutazione diretta delle immagini da parte di un ortopedico. Una piccola riduzione deve essere trattata senza operazione con infiltrazioni di ginocchio. Solo quando la rima articolare scompare si può parlare di una protesi.

Cosa significa femoro-tibiale?

Sono i nomi delle ossa che compongono l’articolazione. Il ginocchio è l’insieme di tre compartimenti che formano l’articolazione. I più importanti sono il femore e la tibia. Femore e tibia hanno una parte esterna ed una parte interna. Il consumo generalmente avviene nella porzione più soggetta a carico dell’articolazione. Ci sono due tipologie di alterazioni di carico a seconda che il ginocchio sia varo o valgo. Il ginocchio varo è quello che allontana tra loro le ginocchia. Sono le ginocchia tipiche dei fantini o dei giocatori di calcio. Il ginocchio varo consuma la parte interna dell’articolazione. Il ginocchio valgo invece è più tipico delle donne o dei soggetti in sovrappeso. Comporta esteriormente le ginocchia ad X, che si avvicinano tra loro allontanando invece i piedi. Il ginocchio valgo consuma la parte esterna dell’articolazione e la femoro-rotulea.

L’interpretazione del referto di radiografia

Torniamo al nostro referto di radiografia. Se nelle righe leggiamo riduzione della rima articolare femoro-tibiale interna o esterna significa che c’è una sofferenza della cartilagine del ginocchio in una delle sue parti più importanti perchè soggette a carichi importanti. Generalmente non si tratta di un consumo completo che verrebbe descritto con parole diverse. Si impone però una valutazione ortopedica per la visione diretta delle immagini. Una valutazione diretta delle immagini quantifica il grado di usura presente e determina un trattamento, che molto spesso può anche essere conservativo.

Riduzione della rima articolare femoro-tibiale: cosa fare in pratica?

Ogni volta che su un referto viene scritto: riduzione della rima articolare femoro-tibiale bisogna cominciare a preoccuparsi per un’artrosi del ginocchio. Generalmente però in questa fase il trattamento è conservativo, senza intervento chirurgico. Una combinazione di rinforzo muscolare, terapia infiltrativa e condroprotettori.

Per chi volesse approfondire l’aspetto delle immagini radiografiche può visualizzare questa radiografia di ginocchio che può aiutare a rendersi conto di come appare una radiografia del ginocchio malata.

La protesi di ginocchio deve essere riservata solo alle artrosi con completa scomparsa della rima articolare.

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