Tutori ortopedici: sono essenziali o se ne può fare a meno?

I tutori ortopedici sono stati una grande acquisizione dell’ortopedia moderna. Hanno infatti consentito di immobilizzare le articolazioni sostituendo in gran parte la necessità di ingessare le ossa. Vediamo in questo articolo quali tutori ortopedici sono utili e come devono essere utilizzati i vari modelli. Parleremo inoltre di quei casi in cui il tutore è meglio evitarlo, o comunque usarlo con parsimonia.

I Tutori Ortopedici: Cosa Sono

Il tutore ortopedico è un presidio medico che consente di immobilizzare o supportare un’articolazione perché possa guarire dopo un infortunio o un intervento, oppure possa disinfiammarsi in caso di artrosi. I tutori ortopedici sono oggetti morbidi rinforzati da stecche, disegnati e progettati in maniera ergonomica per accogliere i nostri arti.

Tutori per la Spalla

Tutori Ortopedici e Fratture della Spalla

Per le fratture della spalla i tutori ortopedici si usano spesso. Si tratta generalmente di immobilizzazioni per fratture del collo dell’omero oppure in esito di lussazioni di spalla. Nelle fratture l’immobilizzazione prende il nome di Desault. Si tratta di un tutore spalla che fascia il braccio tenendolo completamente immobilizzato vicino al torace. Questo tutore ha il vantaggio di essere molto efficace nel bloccare il movimento e per questo si usa solo nelle fratture. Come conseguenza negativa si ha una guarigione che lascia una importante rigidità in una posizione che non favorisce il funzionamento del braccio. La gestione moderna permette comunque di rimuoverlo cautamente per l’igiene personale e per mobilizzare il gomito e il polso. Generalmente – ma le indicazioni devono essere viste sulla base del tipo di frattura, questo tutore spalla si rimuove temporaneamente dopo 3 settimane per iniziare la fisioterapia.

Tutori Ortopedici e Lussazioni di Spalla

Nelle lussazioni di spalla si parla invece di tutori ortopedici con cuscino che permetta di ottenere un certo grado di extrarotazione del braccio. Infatti, sembra che i legamenti che si guastano guariscano in maniera più naturale se il braccio viene tenuto un po’ ruotato verso l’esterno, così da lateralizzare i legamenti con una guarigione più anatomica. Esistono diversi tipi di tutori in questo settore. I migliori anche come compromesso con la comodità extra-ruotano di 15°. Anche in questo caso l’immobilizzazione deve essere temporanea. Generalmente è consentita la rimozione del tutore per l’igiene una volta al giorno. La rimozione completa avviene nella maggior parte dei casi dopo tre settimane.

Tutori Ortopedici e Interventi alla Spalla

L’altro settore in cui il tutore ha incrementato il confort e la sicurezza è il post intervento chirurgico. Il tutore consente da una parte l’immobilizzazione necessaria alla guarigione, dall’altra le mobilizzazioni quotidiane per igiene e recupero del movimento già nelle prime fasi postoperatorie. Il mio preferito è a 15° di abduzione e con un sistema per togliere il carico dal collo.

Tutori Ortopedici e Traumi del Ginocchio

Nel passato una distorsione di ginocchio veniva ingessata. Oggi nella maggior parte dei casi si tende a lasciare libera l’articolazione per non causare importanti perdite di massa muscolare dopo un infortunio. L’unico caso in cui può essere indicato un supporto esterno sono le rotture dei collaterali, specie il mediale in cui una buona immobilizzazione favorisce una guarigione migliore.

Tutori Ortopedici per la Rotula

L’utilizzo del tutore rotula è controverso. Come regola di base dobbiamo capire che è decisamente meglio investire su una buona fisioterapia per aiutare lo scorrimento della rotula sul femore. Soltanto in alcuni casi può essere utile avere un aiuto temporaneo, un tutore per medializzare la rotula.  A questo scopo è possibile trovare tutori per la rotula efficaci, in grado di favorire il ricentramento dinamico dell’articolazione in maniera semplice.

Tutori Ortopedici per Tendiniti

Questi tutori ortopedici hanno lo scopo di mettere a riposo il tendine per favorire una risoluzione del problema infiammatorio. Generalmente si usano per le epicondiliti (gomito del tennista) oppure per il tendine rotuleo. I tutori ortopedici per tendiniti sono sempre utilizzati all’interno di un complesso di cure, per cui è difficile dire se e quanto sia davvero determinante il loro uso.

Conclusioni

I tutori hanno avuto un ruolo importante in ortopedia, per consentire un miglior confort e igiene in tutte le condizioni che richiedono immobilizzazione e supporto alle nostre articolazioni. Il loro uso deve essere ragionato sulla base della patologia e in maniera scientificamente solida per ottenere il risultato sperato. Il consiglio del vostro ortopedico potrà guidarvi sulla scelta e sul modo di utilizzare il tutore che meglio si adatta al vostro specifico caso.

Come si Fa una Corretta Visita Ortopedica

La visita ortopedica è quello strumento attraverso il quale un medico chirurgo raccoglie tutte le informazioni necessarie a comprendere un problema (diagnosi) e a impostare una cura appropriata (terapia). In questo contesto si acquisiscono un numero enorme di informazioni legate al colloquio e alla visita medica che insieme agli esami strumentali consentono allo specialista di farsi una chiara idea del problema. Vediamo quali sono le fasi di cui la visita si compone.

Come si Fa una Corretta Visita Ortopedica: l’Anamnesi

L’anamnesi è quella parte di colloquio in cui il medico si fa un quadro preciso della situazione. Prevede di indagare il principale motivo della visita, le caratteristiche del disturbo. Anche se sembra una semplice chiacchierata, questo è uno dei momenti più importanti del percorso diagnostico. Dalla descrizione dei sintomi si capisce la natura e l’importanza del problema. Dall’attività lavorativa o sportiva si possono dedurre importanti forme di sovraccarico delle articolazioni. Dalla storia familiare si può avere suggerimenti riguardanti l’origine genetica di alcune patologie. Una corretta raccolta anamnestica permette di orientarsi tra gli accertamenti per prescrivere terapie o ulteriori esami diagnostici.

Come si fa una corretta visita Ortopedica: la Lettura Degli Esami

Dopo aver raccolto le informazioni di base si passa alla valutazione degli esami diagnostici. Anche questo è un momento molto importante. Infatti spesso sono i dettagli delle immagini a suggerire l’origine del problema. Inoltre la visualizzazione delle immagini guida la visita medica immediatamente successiva.

Come si fa una corretta visita medica: l’esame obiettivo

Questa è la parte della visita più conosciuta. Questo è il momento in cui lo specialista esegue delle manovre manuali per verificare il punto di origine del problema. Si tratta di manovre per la stabilità delle articolazioni, di forza e di pressioni per evocare eventualmente il dolore percepito dal paziente. Questo momento è una importante verifica di quanto desunto da anamnesi e lettura degli esami.

Come si fa una Corretta Visita Medica: la Prescrizione degli Esami o di ulteriori accertamenti

A questo momento le informazioni sono completa per formulare una diagnosi o un sospetto diagnostico. Da questo momento è legittimo prescrivere una terapia medica o ulteriori accertamenti in maniera mirata. Questo è il solo percorso professionale che permette l’esercizio della professione medica.

Le visite e i Consulti a Distanza

Un grande sforzo si sta profondendo negli ultimi tempi per trovare strumenti che consentano valutazioni a distanza. Chirurgiarticolare offre un servizio di base gratuito per porre brevi domande di carattere generale al Dottor Lorenzo Castellani mediante un contatto diretto su Whatsapp. Si tratta di uno strumento semplice e molto apprezzato dai nostri pazienti, così da arrivare preparati alla visita medica vera e propria. Per esempio è utile in questa fase chiedere se gli accertamenti eseguiti sono sufficienti o se ci sono cose urgenti da fare prima della visita. Diamo inoltre la possibilità di veri e propri consulti a distanza per visione approfondita degli esami dietro compenso. Tale formula viene usata come “secondo parere” o comunque per decidere se affrontare un viaggio per una visita tradizionale, che resta sempre e comunque l’unico strumento possibile per formulare una diagnosi completa e prescrivere terapie.

Infografica: cosa ricordare prima di fare una visita medica con il dottor Lorenzo Castellani Ortopedico

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Il Ruolo del Chirurgo Ortopedico nella Valutazione del Paziente

I dolori alle articolazioni sono un problema comune che colpisce trasversalmente categorie di persone molto diverse tra loro: giovani e anziani, pigri e sportivi, lavoratori sedentari o manovali. Forse, proprio per il suo carattere diffuso, tutti si sentono chiamati a dare soluzioni, più o meno casalinghe, a questo problema. Al bar, per strada, in palestra: ogni luogo e buono per diagnosticare e trattare i problemi alle articolazioni. Ma c’è di più, oltre alla chiacchiera da bar, esiste poi un gran numero di “specialisti dell’apparato locomotore” che si sentono in grado di esprimersi, di dare consigli, aggiungendo un po’ di confusione al paziente che soffre di un problema reale. Vediamo come orientarsi in un mondo dove, tra i diversi professionisti, esiste un ruolo specifico per il chirurgo ortopedico nella valutazione del paziente.

Il Ruolo del Chirurgo Ortopedico nella Valutazione del Paziente vs il Personal Trainer

Generalmente il primo professionista che incontra la persona che ha un problema ortopedico è il personal trainer. Lo incontra sui social media, dove video e filmati di allenamenti si susseguono incessantemente. Lo incontra in palestra dove si allena. Il personal trainer è perlopiù un laureato in scienze motorie con competenze di fisiologia e biomeccanica. Il personal trainer ha un ruolo fondamentale nel raggiungimento di un ottimo stato di benessere fisico e funzionale nel paziente sano. Non fraintendetemi, si tratta di una figura importante, di cui ho massimo rispetto. Chiunque abbia provato a frequentare una palestra o un centro sportivo seguito da un personal trainer, sa quanto questa figura sia determinante per raggiungere un livello di allenamento completo e per muoversi in modo corretto con macchinari e attrezzi. Tuttavia, dobbiamo fare attenzione, la formazione del personal trainer non include generalmente competenze specifiche per quelle condizioni di stato patologico acuto o cronico: una lesione tendinea, una lesione legamentosa, un’artrosi avanzata sono generalmente condizioni di fronte alle quali il personal trainer ha dei limiti. Proprio a questo livello può e deve intervenire un chirurgo ortopedico. Un medico specializzato nel sistema muscolo-scheletrico – un professionista che conosce le patologie delle ossa (ne abbiamo circa 200), delle articolazioni (ne abbiamo oltre 350), dei legamenti, dei tendini e dei muscoli (se ne contano da 400 a 600) del corpo umano.

Concludendo, il personal trainer si occupa di soggetti sani o guariti dopo un trattamento chirurgico o fisioterapico, aiutandoli a raggiungere i loro obiettivi sportivi con l’allenamento. Il chirurgo ortopedico si occupa di soggetti che presentano patologie meccaniche di varia intensità, per aiutarli a risolvere dove possibile il problema ripristinando la funzione corretta mediante la rimozione e la cura del danno riscontrato.

Il Ruolo del Chirurgo Ortopedico nella Valutazione del Paziente vs il Fisioterapista

L’altro professionista che il paziente incontra generalmente quando le cose si mettono un po’ peggio a livello muscolo-scheletrico è il fisioterapista.  In un centro fisioterapico di solito si arriva già con qualche accertamento eseguito, un’ecografia – a volte una risonanza o una radiografia. Il fisioterapista è abituato ad aver a che fare con persone che hanno una patologia. Il buon fisioterapista basa il suo lavoro sulla valutazione del medico. Riconoscendo l’importanza del ruolo del chirurgo ortopedico, il fisioterapista è quello specialista in grado di accompagnare il paziente attraverso i vari step del recupero funzionale di una condizione patologica. Può farlo laddove la riabilitazione possa essere effettuata realmente, quando cioè sia possibile recuperare la funzione corretta in assenza di un danno meccanico.

Mi spiego meglio: il fisioterapista ha elevata compentenza biomeccanica per lavorare anche in condizioni patologiche dove il danno meccanico sia lieve o assente. Di nuovo dunque, il ruolo del chirurgo ortopedico è quello di escludere condizioni meccanicamente rilevanti che impediscano il lavoro del fisioterapista.

Esiste inoltre un’ulteriore condizione che può richiedere il lavoro del fisioterapista. A volte ci sono dei danni meccanici rilevanti che il paziente non può affrontare con l’intervento chirurgico. Paziente debilitati o immunodepressi, pazienti in condizioni precarie di salute in cui un intervento potrebbe non essere tollerato. In questi casi l’esperienza del fisioterapista può riuscire a trovare un compenso della funzione per raggiungere un obiettivo parziale comunque utile per la vita quotidiana del paziente.

Più Figure, un Unico Obiettivo: la Salute e il Benessere del Paziente

In conclusione, il ruolo del chirurgo ortopedico nella valutazione del paziente consiste nel diagnosticare e trattare tutti quei problemi meccanici delle articolazioni che impediscono il corretto funzionamento dell’apparato locomotore. Il suo ruolo viene integrato e potenziato da due figure non antagoniste ma sinergiche nel raggiungimento dello stesso risultato – il benessere del paziente e il ritorno alle funzioni complete. Sempre di più la collaborazione tra queste figure diventa necessaria per ottimizzare i risultati nel trattamento del paziente con dolore alle articolazioni.

Fast Track: protesi di ginocchio senza dolore

Chi va incontro a degenerazione progressiva della cartilagine del ginocchio, può rimandare con terapia conservativa l’intervento. Quando la degenerazione articolare diventa grave spesso nessuna terapia porta ad alcun giovamento sul dolore. In questi casi l’impianto di una protesi può essere la soluzione.

Pochi giorni in ospedale, dolore controllato, minori complicanze e ottimi risultati nel più breve tempo possibile: queste sono le caratteristiche del protocollo Fast Track, ovvero RECUPERO RAPIDO.

In questa infografica le principali caratteristiche che consentono di raggiungere l’obiettivo desiderato.

Non si tratta di qualcosa di magico, ma di un approccio scientifico mirato a migliorare ogni aspetto del prenderci cura del nostro paziente prima durante e dopo l’intervento chirurgico. Vediamo come siamo giunti a trattare più del 95% dei casi raggiungendo un recupero rapido dopo l’intervento di protesi al ginocchio.

 

Controllo del dolore

Nel recupero si deve considerare anche il dolore che rappresenta un ostacolo. Promettere l’assenza di dolore nel post-chirurgico sarebbe azzardato, però la terapia farmacologica riesce a controllarlo durante giorno e notte. Non accettiamo un forte dolore ( >3, su scala numerica da 0 a 10), e cerchiamo di ridurlo rapidamente per moderare le limitazioni funzionali. Questo obiettivo è stato raggiunto mediante l’uso di una terapia farmacologica pre-operatoria allo scopo di arrestare il dolore prima ancora di averlo generato. Successivamente durante l’intervento usiamo tecniche mini-invasive, rispettose dei tessuti e a minimo trauma. Al termine della chirurgia eseguiamo un blocco con infiltrazioni locali di anestetico che prolungano il benessere postoperatorio. Dopo l’intervento usiamo una combinazione di farmaci antidolorifici su più livelli in modo da arrestare il dolore su più cancelli differenti.

Prevenzione delle perdite ematiche

Secondo punto fondamentale: prevenire l’anemizzazione del paziente operato. Troppe volte nel passato la chirurgia ha determinato la grave anemia del paziente. Un paziente anemico è debilitato, fa fatica a muoversi, può avere svenimenti, può rendere più facili infarti o ictus. Non lo vogliamo. Ultimo e non meno importante non vogliamo che i nostri pazienti necessitino di trasfusioni. Come lo otteniamo? Una chirurgia rapida e delicata sui tessuti.

Una emostasi accurata che eseguiamo durante tutto l’intervento rilasciando il laccio emostatico per coagulare i vasi maggiori dopo che la gran parte della chirurgia è eseguita ma prima che la protesi renda difficile farlo. Usiamo inoltre farmaci antifibrinolitici che permettono di evitare le perdite maggiori. Dopo l’intervento posizioniamo il ginocchio in flessione per 2 ore in modo da aumentarne la pressione interna per diminuire il sanguinamento. Inoltre il controllo del dolore consente che la pressione del paziente sia sempre sotto stretto controllo inibendo a sua volta le perdite ematiche.

Mobilizzazione precoce

Dal controllo del dolore e dalla riduzione delle perdite ematiche conseguono due cose: il paziente è molto più in forma dopo l’intervento e non c’è bisogno di eseguire molte flebo di farmaci. Questo permette dopo poche ore dall’intervento di piegare e stendere il ginocchio senza dolore. La forza nelle gambe permette di poter caricare da subito tutto il peso sulla gamba operata. Il segreto del reecupero rapido consiste proprio nel permettere al paziente di non fermarsi mai, mantenendo soltanto il risultato raggiunto immediatamente nel postoperatorio.

Pochi giorni di ospedale

Ciò che è importante dopo questa tipologia di intervento è il recupero veloce dell’autonomia delle attività di vita quotidiana (spostarsi, andare in bagno, fare scale, camminare). In soli tre giorni questi obiettivi sono facilmente raggiungibili, e sono necessari e sufficienti per tornare a casa! Senza bisogno di stravolgere abitudini personali e dei familiari. I familiari stessi diventano gli allenatori dei nostri pazienti dopo le istruzioni apprese durante la lezione pree-operatoria.

Gli obiettivi raggiunti dopo l’intervento

Tre settimane con due stampelle, altre tre con una e poi si torna a camminare senza ausili.
Non più punti con graffette metalliche, ma steri-strip e colla chirurgica per ottenere una cicatrice stagna evitando i passaggi di germi fino alla guarigione e cosmeticamente migliore. Utilizziamo un cerotto occlusivo speciale messo sterilmente in sala operatoria. Questo cerotto permette di controllare dall’esterno se ci sono problemi, senza bisogno di cambiarlo e potenzialmente infettare la ferita. Dopo 3 settimane si toglie il cerotto e si può tornare a fare la doccia ed iniziare attività di riabilitazione eventualmente anche in acqua.
Si torna a guidare dopo 20-30 giorni dall’intervento.

Differenze rispetto al normale percorsi dopo la protesi di ginocchio

Cosa cambia dunque rispetto al protocollo tradizionale? Se vogliamo nulla. Nel senso che una protesi messa bene con un protocollo di recupero normale rispetto ad una protesi messa bene con recupero rapido non ha in termini di risultato nessuna differenza a 6 mesi.

Quello che cambia è la facilità del percorso. Senza queste precauzioni il recupero dopo una protesi assomiglia a scalare una montagna. Con queste attenzioni semplifichiamo il percorso. Raggiungiamo lo stesso risultato, ma il prezzo per il paziente è molto inferiore in termini di rischi clinici (meno infezioni, meno perdite di sangue, meno invasività). 

Distorsione ginocchio: cosa fare e tempi di recupero

La distorsione di ginocchio è un comune trauma sportivo. Ecco 5 azioni pratiche per tornare velocemente alla normalità

Nello sport uno degli infortuni più comuni è la distorsione di ginocchio. Questo trauma può avvenire in diverse cicostanze sportive o talvolta anche semplicemente camminando su terreni sconnessi. In qualunque modo accada si tratta di una torsione non normale del ginocchio. Il piede resta solitamente fermo sul terreno, mentre il resto dell’arto inferiore gira. Questo movimento anomalo che fa perdere parzialmente i giusti rapporti tra le articolazioni può essere benigno o causare danni.

Mi si è girato il ginocchio: quali possono essere i danni?

Distorsione ginocchio: stiramenti della capsula articolare

Quando il ginocchio si gira, un carico anomalo viene trasmesso alle strutture articolari. La prima cosa che succede è una trazione sulla capsula articolare. La capsula articolare è l’involucro in cui il ginocchio è contenuto. Generalmente un trauma sulla capsula articolare è la prima cosa che si verifica quando il ginocchio si gira. Di solito si tratta di traumi che generano solo infiammazione  dolore, ma che non comportano danni permanenti.

Distorsione ginocchio: danni ai menischi

Quando il ginocchio si gira, se si va oltre il danno capsulare sono i menischi che vengono interessati. Anche in questo caso la sollecitazione può semplicemente infiammare il tessuto oppure arrivare a romperlo. Più frequentemente si tratta del menisco interno. Poco frequentemente il menisco esterno.

Distorsione ginocchio: danni ai legamenti

Va da sè che se la torsione del ginocchio che si gira supera una certa intensità, anche i legamenti vengono interessati. I legamenti sono proprio quelle funi di ormeggio che mantengono stabile l’articolazione per evitare che  il ginocchio si giri. Se avete percepito un rumore meccanico mentre il ginocchio si gira è molto probabile che un legamento si sia rotto.

Distorsione ginocchio: danni alla cartilagine

Se la forza con cui il ginocchio si gira è tale da non esser nemmeno smorzata dalla rottura dei legamenti, l’articolazione entra violentemente in contatto portando anche ad un danno cartilagineo. Nella maggior parte dei casi si tratta di un danno con edema osseo sottocondrale, ma a volte è proprio un pezzo intero di cartilagine ad esser guastato.

Distorsione al ginocchio: ecco le 5 cose da fare subito dopo che il ginocchio si è girato

Vediamo in questo approfondimento cosa fare subito dopo una storta al ginocchio e come capire se abbiamo causato qualche danno all’articolazione.

distorsione ginocchio 5 cose da fare subito

Infiammazione e versamento ginocchio: tempi di recupero

Prima azione: spegnere l’infiammazione acuta

Qualunque sia il trauma che ha provocato la storta al ginocchio, la prima reazione delle nostre articolazioni è scatenare una reazione infiammatoria. Gran parte dei sintomi dopo una distorsione al ginocchio sono dovuti a questo. Limitarne l’intesità aiuta a stare subito meglio. Un ginocchio meno infiammato si presta anche meglio ad accertamenti di secondo livello come una risonanza magnetica. Un ginocchio meno infiammato si può visitare meglio da parte dell’ortopedico.

Un algoritmo da seguire sempre comprende 4 elementi.

01) Riposo

Permettete alla vostra articolazione di riposare. Potete anche non mettervi a letto completamente, ma evitate di sovraccaricare il ginocchio camminando molto, stando a lungo in piedi o facendo scale. Cercate di mantenere il ginocchio esteso se state seduti o sdraiati. Un modo pratico per imporsi un riposo quando è possibile è rinunciare a tutto quello che richiede di stare in piedi per più di 15 minuti consecutivi o di camminare per più di 20 minuti consecutivi. Vedetelo come un investimento: più state fermi in questa fase più si accorceranno i tempi di recupero dopo una distorsione di ginocchio.

02) Ghiaccio

Il ghiaccio è un buon sistema per ridurre l’infiammazione. Va applicato seguendo alcune semplici regole: mai a contatto diretto con la pelle, mai per più di 15-20min consecutivi, ripetere l’applicazione 5 volte al giorno nelle prime 48 ore. Esistono varie forme di ghiaccio: i semplici cubetti, delle sottilette di gel da congelatore che hanno il vantaggio di non bagnare e di adattarsi alla forma del ginocchio, la crioterapia avanzata noleggiabile in negozi di ortopedia. C’è un principio che vale sempre. Il freddo deve essere applicato con degli sbalzi ripetuti di temperatura. Conviene per tanto non applicare il ghiaccio in maniera continua, ma farlo per periodi di 15-20 minuti magari più volte al giorno. Questo provvedimento è tanto più necessario quanto più vedete che il ginocchio dopo che si è girato si gonfia molto.

03) Compressione

Non si conosce il motivo, ma molti pazienti sentono un beneficio a bendare il ginocchio. Anche in questo caso conviene seguire alcune semplici regole: la compressione non deve essere così elevata da rallentare o impedire la circolazione, il bendaggio va tolto di notte, non deve essere prolungato oltre le 48 ore. Come bendare un ginocchio praticamente? Il consiglio è di prendere una benda elastica in farmacia. Vanno bene quelle alte 15 cm circa. Possono essere applicate facendo un giro della benda su se stessa e poi salendo dal basso verso l’alto sovrapponendo il 50% della benda sul giro precedente. Per capire se la benda è troppo stretta bisogna riuscire a infilare sotto la benda due dita senza difficoltà. Il bendaggio aiuta soprattutto se il ginocchio è molto gonfiato.

04) Elevazione

Mantenere il ginocchio sollevato aiuta a non farlo gonfiare. E’ buona norma tenere il piede sollevato rispetto al resto del corpo durante il sonno e 2-3 volte durante la giornata. Questo favorisce il riassorbimento degli edemi e migliora la circolazione ematica.

Seconda azione: applicare principi di trattamento avanzato

Dopo i primi 3 giorni di protocollo base, possiamo introdurre una nuova fase di trattamento più avanzato.

05) Uso del caldo

Se gonfiore e infiammazione dei primi giorni dopo l’episodio di distorsione del ginocchio sono risolti, il dolore potrebbe derivare ora da una rigidità o contratture muscolari. In questo caso l’applicazione di caldo potrebbe fare la differenza. Come per il ghiaccio le applicazioni devono essere di circa 20 minuti, ripetibili da 3 a 5 volte al giorno. I metodi per riscaldare sono molteplici: asciugamani caldi, borse dell’acqua calda, bagni, docce, sauna, uso di termofori riscaldabili in microonde.

06) Uso di topici antinfiammatori

Localmente alcuni prodotti possono daree una mano. Esistono per esempio formulazioni molto efficaci di argilla che possono essere fatte seccare sulla pelle dando un beneficio sui sintomi e aiutando a riassorbire versamenti intrarticolari. Il modo migliore per applicare l’argilla è lasciarla seccare proteggendola con una benda traspirante di cotone durante tutta la notte. Creme a base di Arnica ad elevata concentrazione possono dare un beneficio, ma vanno massaggiate 3-4 volte al giorno per essere efficaci. Se non si ha il tempo per lunghe applicazioni esistono cerotti che danno un lento e continuo rilascio locale di farmaci antinfiammatori per tutta la giornata.

07) Uso di antinfiammatori orali

Possono essere utilizzati sotto indicazione medica. Evitate trattamenti prolungati con questi farmaci che possono essere molto dannosi specialmente per lo stomaco. Se il dolore e il gonfiore causati non sono importanti evitate di prenderli. Ricordate che il processo infiammatorio è parte della guarigione della distorsione al ginocchio e va ridotto solo se veramente necessario per un dolore o un gonfiore intensi. Soprattutto evitate trattamenti fai da te che possono causare gravi danni alla salute.

Terza azione: capire se ci siamo fatti davvero male

Questo a parte il controllo iniziale dei sintomi è fondamentale per la prognosi e per il trattamento. Esistono dei segni clinici che possono indirizzare in questo. Ci vuole sensibilità ed esperienza per interpretarli correttamente e il consiglio è sempre di rivolgervi al vostro ortopedico di fiducia per una visita. I criteri generali per capire se una distorsione ginocchio abbia causato o meno dei danni all’articolazione sono: la sensazione di strappo/rottura durante la distorsione, il gonfiore immediato, la presenza di blocchi dell’articolazione, la presenza di cedimenti continui.

Strappo/rottura nella distorsione al ginocchio

In caso di lesioni legamentose o meniscali è molto frequente avere percepito un rumore di strappo durante il trauma. Viene proprio sentito un “crack” durante l’infortunio che ha provocato la distorsione al ginocchio. L’associazione con delle rotture franche di questa sensazione riferita dal paziente è molto alta.

Gonfiore immediato

Generalmente il gonfiore immediato dopo una distorsione di ginocchio è un segno di emartro. L’emartro è un saguinamento interno all’articolazione. Menischi e legamenti quando si rompono sanguinano. Esattamente come dopo una ferita da taglio sulla pelle. Essendo l’articolazione una camera chiusa, è facile che dopo un trauma se qualcosa si rompe possa riempirsi in fretta. Ecco perchè un gonfiore immediato che non può ancora essere di natura infiammatoria è un segno prognostico negativo per lesioni legamentose o meniscali.

Blocco dell’articolazione

Oltre un blocco doloroso delle prime 24-48 ore dal trauma, un blocco persistente del ginocchio deve essere trattato con sollecitudine. E’ sempre necessario in tal caso rivolgersi ad un ortopedico o per via di un pronto soccorso oppure se possibile rivolgendosi direttamente all’ortopedico di fiducia. Il blocco può avere cause molto differenti tra loro, ma pone sempre il sospetto di una lesione meniscale importante o in seconda analisi di una lesione legamentosa.

Cedimenti continui

La presenza di instabilità marcata dopo una distorsione al ginocchio è un segno negativo, generalmente associato a lesioni legamentose multiple o talvolta a pseudo cedimenti da lesioni meniscali. Anche in questo caso è fondamentale una visita ortopedica sollecita.

Quarta azione: principi di riabilitazione e tempi di recupero della distorsione

Dopo aver escluso dei danni all’articolazione causati dalla distorsione ginocchio i tempi di recupero possono essere abbreviati grazie alla riabilitazione.

La base del fai da te è il rinforzo muscolare del quadricipite, cosa che può essere sufficiente per una persona dalle basse richieste funzionali. Per i più attivi una scheda riabilitativa simile a quella per riabilitare un ginocchio dopo la ricostruzione chirurgica del crociato può essere seguita (NB non tutti gli esercizi sono adatti a tutte le distorsioni: consultate il medico prima di eseguirli a scatola chiusa).

Chi invece ha velleità sportive più intense è meglio che venga seguito da un professionista: un fisioterapista è in grado di affiancare ad un recupero muscolare corretto anche una serie di esercizi di ginnastica propriocettiva essenziali per il recupero funzionale post-infortunio, mentre per il ritorno allo sport il preparatore atletico laureato in scienze motorie può seguire passo passo l’atleta nel recupero del vero gesto sportivo. Entrambe le cose sono difficilmente ottenibili con il fai da te.

Quinta azione: quando è necessaria la chirurgia

Quando l’ortopedico riscontra la presenza di segni clinici suggestivi di lesione legamentosa o meniscale durante la visita medica, la chirurgia può essere un passo essenziale per il ritorno alla normalità. Il legamento crociato anteriore assente è un tipo di lesione che in esito di distorsione di ginocchio non si ripara spontaneamente. Pazienti attivi hanno sempre un vantaggio a ricostruirlo con tecniche chirurgiche mini-invasive in artroscopia.

Allo stesso modo lesioni meniscali traumatiche devono essere riparate o rimosse. Danni cartilaginei di femore o tibia possono essere aiutate nella loro guarigione. Nei casi più gravi anche piccole fratture possono meritare un trattamento. Anche l’AAOS americana dedica una pagina di approfondimento per le distorsioni di ginocchio che può aiutare chi vuole capire di più.

Il messaggio finale dunque è: dopo una distorsione di ginocchio la prima arma a nostra disposizione è il trattamento conservativo.

Di fronte a sintomi importanti o dolore che non migliora con le comuni azioni terapeutiche, il consulto con l’ortopedico diventa fondamentale per concertare insieme il migliore approccio terapeutico.

Riabilitazione protesi ginocchio: gli esercizi consigliati dopo l’intervento.

Una volta fatta la protesi, una serie di esercizi sono consigliati per la riabilitazione del ginocchio e per rieducare la gamba alla sua funzione completa in sicurezza. Ecco la strategia migliore per raggiungere il movimento completo.
È possibile stampare la scheda completa degli esercizi indicati per la riabilitazione della protesi di ginocchio cliccando sul bottone seguente.

NB: Gli esercizi potrebbero non essere adatti alla vostra specifica situazione ed hanno un carattere indicativo. Consultate il vostro specialista prima di eseguire questi esercizi.

Guida agli esercizi dopo l’intervento di protesi al ginocchio

esercizio 1 per la riabilitazione protesi ginocchioEsercizio n° 1 Scendere dal letto

Da supino a letto sollevare il tronco sostenendosi sui gomiti, portare il dorso del piede sano sotto la caviglia dell’arto operato, per sostenerlo. Ruotando sul sedere portarsi con le gambe fuori dal letto. Portare i piedi a terra paralleli ed alzarsi in piedi sostenendosi soprattutto sull’arto sano. 

esercizio 2 per la riabilitazione protesi ginocchioEsercizio n° 2 Risalire a letto

Appoggiare il sedere al bordo del letto, con le mani appoggiate all’indietro scivolare sino ad essere seduti. Sostenere l’arto operato con l’arto sano e ruotare sul sedere per andare sdraiati.

esercizio 3 per riabilitazione protesi ginocchio nella flessioneEsercizio n° 3 Recupero flessione passiva assistita a bordo letto (1)

Seduto con le gambe fuori dal letto sostenere la caviglia dell’arto operato con il collo piede dell’arto sano. L’arto sano, portando il peso dell’arto operato, si flette al ginocchio e permette così anche al ginocchio operato di flettersi progressivamente. Scendere fino al grado consentito dal dolore, qui permanere qualche secondo prima di estendere nuovamente.

esercizio 4 per la riabilitazione protesi ginocchio recupero flessioneEsercizio n° 4 Recupero flessione passiva assistita a bordo letto (2)

Per chi arriva a 90° di flessione. Seduto con le gambe fuori dal letto. Passare la caviglia dell’arto sano avanti al collo del piede dell’arto operato. Con l’arto sano premere all’indietro per aumentare la flessione del ginocchio operato. Raggiungere il grado consentito dal dolore, permanere qualche secondo in questa posizione prima di estendere nuovamente.

esercizio 5 per la riabilitazione protesi ginocchio con flessione della cavigliaEsercizio n° 5 Flesso estensione di caviglia

In posizione supina a letto flettere dorsalmente e plantarmente la caviglia. Coordinare il movimento con gli atti respiratori per non accelerare troppo il movimento: inspirare e portare il piede verso la testa, espirare e fare la punta. 20 ripetizioni complete ogni ora.

esercizio 6 con contrazioni per riabilitazione protesi ginocchioEsercizio n° 6 Contrazioni isometriche del quadricipite

Da supino a letto, con il calcagno dell’arto operato appoggiato su un rialzo (piccolo cuscino o asciugamano ripiegato), premere il dietro del ginocchio dell’arto operato verso il letto e mantenere per 5 secondi. 

esercizio 7 per la riabilitazione protesi ginocchio nell'alzata della gambaEsercizio n° 7 Alzate a gamba tesa

Da supino a letto si mantiene l’arto operato esteso. L’arto sano va flesso all’anca ed al ginocchio portando la pianta del piede appoggiata al letto, questo serve per sostegno. Premere il sotto del ginocchio contro il letto come per una contrazione isometrica del quadricipite, quindi alzare l’arto inferiore completamente esteso di qualche centimetro dal piano del letto. Non occorre salire molto con la gamba. Sostare in questa posizione per qualche secondo quindi tornare ad appoggiare la gamba al letto.

esercizio 8 per la riabilitazione della protesi di ginocchioEsercizio n° 8 Flesso estensione di ginocchio in catena aperta

Seduto a bordo letto con le ginocchia flesse, estendere il ginocchio dell’arto operato sino ad avere l’arto completamente esteso. Sostare in questa posizione per qualche secondo quindi tornare lentamente alla posizione di partenza. Dopo qualche settimana dall’intervento o in fase di preparazione nel preoperatorio, si può intensificare l’esercizio attaccando un peso alla caviglia. 

esercizio 9 per la riabilitazione di protesi ginocchio nell'estensioneEsercizio n° 9 Recupero estensione ginocchio da prono

Sdraiato sul letto a pancia in giù facendo sporgere la gamba fuori dal bordo del letto dal ginocchio. Lasciare che il peso della gamba progressivamente faccia guadagnare la piena estensione. Aumentare l’efficacia dell’esercizio legando un peso di 1 kg alla caviglia ed estendendo attivamente il ginocchio contraendo il muscolo quadricipite per 5 secondi. Sostare in questa posizione per 5 minuti. 

esercizio 10 per riabilitazione protesi ginocchio nella flessioneEsercizio n° 10 Flessioni d’anca da seduto

Seduto a bordo letto o su una sedia, alzare la coscia dell’arto operato portando il ginocchio verso l’alto, sostare in questa posizione per qualche secondo e tornare alla posizione di partenza.

esercizio 11 per la riabilitazione protesi ginocchioEsercizio n° 11 Abduzione d’anca da sdraiato

Sdraiato sul fianco dell’arto sano. L’arto sano è flesso all’anca ed al ginocchio, l’arto operato è esteso appoggiato al sano. Mantenendo l’arto operato esteso alzarlo verso l’alto sino al massimo tollerato. Sostare in questa posizione per qualche secondo e poi portare l’arto operato giù ed appoggiarlo nuovamente.

esercizio 12 per riabilitazione ginocchio nel sollevamento in punta di piediEsercizio n° 12 Salire in punta di piedi

In piedi con le mani appoggiate per sostegno ad un tavolo o altro oggetto solido, alzarsi in punta di piedi lentamente e poi scendere col calcagno a terra. 

esercizio 13 per riabilitazione ginocchio nella flessioneEsercizio n° 13 Flessione d’anca da in piedi

In piedi con le mani appoggiate per sostegno ad un tavolo o altro oggetto solido, alzare la coscia dell’arto operato portando il ginocchio verso l’alto, il ginocchio e l’anca si vanno flettendo sino ad arrivare entrambe all’angolo retto. Sostare in questa posizione qualche secondo e poi riportare il piede a terra.

esercizio 14 estensione per riabilitazione ginocchioEsercizio n° 14 Estensione d’anca

In piedi con le mani appoggiate per sostegno ad un tavolo o altro oggetto solido, portare l’arto operato teso all’indietro contraendo il gluteo. Sostare in questa posizione qualche secondo e tornare avanti.

esercizio 15 per riabilitazione ginocchio abduzioneEsercizio n° 15 Abduzione d’anca da in piedi

In piedi con le mani appoggiate per sostegno ad un tavolo o altro oggetto solido, mantenendo l’arto operato esteso alzarlo lateralmente sino al massimo tollerato. Sostare in questa posizione qualche secondo e poi riportare il piede a terra. 

esercizio 16 per riabilitazione ginocchio nella flessioneEsercizio n° 16 Sedersi

Usare una sedia con braccioli non troppo bassa. Portare l’arto operato avanti mantenendo il peso sull’arto sano, andare a cercare i braccioli all’indietro con le mani, scendere fino alla seduta della sedia.

esercizio 17 per riabilitazione ginocchio e recupero estensioneEsercizio n° 17 Recupero estensione ginocchio da seduto

Seduto su una sedia sul bordo della seduta con l’arto operato esteso avanti appoggiato sul calcagno, con il tronco leggermente flesso avanti e le mani sul ginocchio. Estendere attivamente il ginocchio contraendo il muscolo quadricipite e coadiuvare la piena estensione premendo sul ginocchio dall’alto in basso. 

esercizio 18 sulle scale per riabilitazione ginocchioEsercizio n° 18 Salire le scale

Approcciare le scale con il corrimano dal lato operato e con una stampella dall’altro lato. Facendo appoggio sulla stampella e sul corrimano staccare il piede sano e portarlo sullo scalino superiore. Facendo carico sull’arto sano salire con tutto il corpo e portare il piede dell’arto operato al pari del sano sullo scalino. Ripetere l’operazione sino in cima. 

esercizio 19 per riabilitazione ginocchioEsercizio n° 19 Scendere le scale

Affrontare la scala con l’arto sano vicino al corrimano e con una stampella nella mano dell’arto operato. Iniziare la discesa portando la mano del lato sano un po’ più in basso sul corrimano. Poi portare arto operato e stampella verso lo scalino sottostante. Arto operato e stampella, assieme alla mano sul corrimano, mantengono il peso mentre si porta il piede dell’arto sano al pari dell’operato sullo scalino in basso. Ripetere l’operazione sino al fondo della scala.

esercizio 20 riabilitazione protesi ginocchio con cycletteEsercizio n° 20 Cyclette

La cyclette deve avere la seduta regolata in modo tale che l’arto inferiore sia ben esteso quando il pedale è in basso.

Esercizio n° 21 Cyclette: esercizio avanzato

Per incrementare la capacità di flessione del ginocchio si può progressivamente abbassare la seduta della cyclette.

esercizio 22 per riabilitazione protesi ginocchioEsercizio n° 22 Camminare con due stampelle

Portare le due stampelle avanti ed appoggiarle circa mezzo metro avanti ai piedi, poi portare il piede dell’arto operato avanti in linea con le due stampelle, infine anche il piede dell’arto sano si porta al pari del piede operato e stampelle. In un secondo momento, raggiunta una buona disinvoltura del gesto, le prime due fasi si possono unire, ovvero: le due stampelle e l’arto operato avanzano insieme, l’arto sano poi si porta al loro pari.

esercizi 23 e 24 per riabilitazione protesi ginocchioEsercizi n° 23 e 24 Entrare e Uscire dall’auto

Con le spalle alla porta aperta dell’auto sedersi sulla poltrona. Il movimento per entrare in auto inizia dalla prima gamba (la sinistra nell’immagine), segue il tronco e per ultima la seconda gamba. In caso di protesi d’anca attenzione a non flettere la coscia sul tronco oltre i 90°. Per uscire: Portare fuori dall’auto la gamba vicino allo sportello mantenendo sguardo e tronco orientati anch’essi verso l’uscita. Nel caso di protesi d’anca fare attenzione a non flettere la coscia sul tronco oltre i 90°. Per ultima esce la seconda gamba che si riavvicina alla prima. La mano vicina allo sportello si mantiene a questo. Con entrambi i piedi saldi a terra e con l’aiuto della mano allo sportello alzarsi in piedi.

Riabilitazione protesi anca: guida agli esercizi

Una protesi totale di anca è un intervento di grandissima soddisfazione per chirurgo e paziente. Si tratta della protesi con il tasso di successo più alto in ortopedia. Ma un buon recupero non dipende solo dalla tecnica chirurgica eseguita. Una buona riabilitazione come sempre potenzia moltissimo la bontà del risultato ottenuto.

Ecco la strategia migliore per una buona riabilitazione in caso di impianto di protesi di anca  con l’obiettivo di raggiungere di un movimento completo e riprendere le funzioni motorie.

Camminare dopo protesi anca: riabilitazione con esercizi consigliati per rieducare l’articolazione alla sua funzione completa in sicurezza

È possibile stampare la scheda completa degli esercizi da effettuare dopo l’intervento di protesi di anca per la riabilitazione a casa cliccando sul bottone seguente.

NB: Gli esercizi potrebbero non essere adatti alla vostra specifica situazione ed hanno un carattere indicativo. Consultate il vostro specialista prima di eseguire questi esercizi per la riabilitazione di protesi di anca.

Camminare bene dopo protesi anca: da cosa dipende?

Uno degli obiettivi principali per cui un paziente si opera di protesi di anca è tornare a camminare bene. Il cammino è ciò che ci rende liberi di andare dove ci pare: fondamentale per la nostra libertà. Come fare quindi a tornare a camminare bene dopo un intervento di protesi?

Camminare bene significa operarsi con una tecnica che risparmia i muscoli del passo

Prima di tutto dipende dal chirurgo. Le tecniche chirurgiche infatti si sono evolute nel tempo in un senso di mini invasività. Per quanto riguarda il cammino la mini invasività consiste nel non danneggiare i muscoli del passo. Il principale muscolo del passo è il gluteo medio. Incredibilmente esistono delle vie chirurgiche di accesso all’anca che passano attraverso il muscolo gluteo medio. Meglio evitare. La via che usiamo noi risparmia completamente il gluteo medio e consente dunque un pieno ritorno al cammino normale

Camminare bene dopo protesi di anca significa tornare a camminare subito

Sembra una banalità da scrivere. Se vogliamo camminare bene bisogna camminare subito. Nel nostro centro il paziente cammina dopo un intervento di protesi di anca il giorno stesso dell’intervento. Nonostante sia ovvio che bisogna ricominciare subito a camminare, la maggior parte dei centri in Italia mette in piedi il paziente dopo 1 o 2 giorni dall’intervento. Per un anziano 1 o 2 giorni a letto significano sacrificare una gran parte della massa muscolare e doverla ricostruire con la fisioterapia. Nel protocollo fast track che seguiamo i nostri pazienti camminano il giorno stesso dell’intervento.

Camminare bene dopo una protesi di anca significa fare gli esercizi giusti al momento giusto

Ed eccoci allo scopo di questo articolo. Troverete ben spiegati tutti gli esercizi da eseguire per tornare a camminare bene dopo un intervento di protesi totale di anca. Il segreto: la progressività degli esercizi. Poche cose ben eseguite saranno l’obiettivo da raggiungere. La costanza di pochi esercizi a casa ripetuti più volte al giorno saranno il vostro segreto per il recupero completo e il ritorno alla normalità.

Protesi di anca: esercizi da evitare

Dopo un intervento di protesi totale di anca esistono degli esercizi che non devono essere immediatamente eseguiti. Il più comune che viene sempre fatto fare portando più svantaggi che vantaggi è l’elevazione a gamba tesa. L’esercizio di elevazione a gamba tesa a parte un rinforzo muscolare del quadricipite non porta alcun vantaggio sulla riabilitazione della protesi di anca appena eseguita. Questo esercizio di elevazione a gamba tesa sottopone l’impianto protesico appena impiantato a uno stress di leva molto elevato. Ogni protesi di anca viene ormai impiantata nel bacino senza usare cemento, a meno di casi estremamente particolari. La coppa senza cemento deve avere l’opportunità di integrarsi prima di essere sottoposta a carichi di leva. Questa integrazione negli impianti moderni avviene in circa 3 settimane. Prima di quella data inseriamo le elevazioni a gamba tesa negli esercizi da evitare dopo protesi di anca.

Esercizi per camminare bene dopo protesi anca

Esercizio n° 1 Scendere dal letto

Da supino a letto sollevare il tronco sostenendosi sui gomiti, portare il dorso del piede sano sotto la caviglia dell’arto operato di protesi d’anca, per sostenerlo. Ruotando sul sedere portarsi con le gambe fuori dal letto. Portare i piedi a terra paralleli ed alzarsi in piedi sostenendosi soprattutto sull’arto sano.
Esercizio 1 riabilitazione protesi anca

Esercizio n° 2 Risalire a letto

Appoggiare il sedere al bordo del letto, con le mani appoggiate all’indietro scivolare sino ad essere seduti. Sostenere l’arto operato di protesi d’anca con l’arto sano e ruotare sul sedere per andare sdraiati.
esercizio 2 per riprendere a camminare dopo protesi anca

Esercizio n°3 Ponte

Da supino a letto si mantiene l’arto operato di protesi d’anca esteso. L’arto sano va flesso all’anca ed al ginocchio portando la pianta del piede appoggiata al letto. Premendo sulla pianta del piede alzare il bacino verso l’alto. Sostare in questa posizione per qualche secondo e poi tornare ad appoggiare il bacino sul letto.
Esercizio 3 camminare dopo protesi anca

Esercizio n° 4 Flesso estensione di caviglia

In posizione supina a letto flettere dorsalmente e plantarmente la caviglia. Coordinare il movimento con gli atti respiratori per non accelerare troppo il movimento: inspirare e portare il piede verso la testa, espirare e fare la punta. 20 ripetizioni complete ogni ora.
Esercizio 4: protesi anca riabilitazione

Esercizio n° 5 Contrazioni isometriche del quadricipite

Da supino a letto, con il calcagno dell’arto operato di protesi d’anca appoggiato su un rialzo (piccolo cuscino o asciugamano ripiegato), premere il dietro del ginocchio dell’arto operato verso il letto e mantenere per 5 secondi.
esercizio 5: esercizi protesi anca

Esercizio n° 6 Flessioni d’anca da seduto

Seduto a bordo letto o su una sedia, alzare la coscia dell’arto operato di protesi d’anca portando il ginocchio verso l’alto, sostare in questa posizione per qualche secondo e tornare alla posizione di partenza.
esercizio 6: esercizi protesi anca

Esercizio n° 7 Abduzione d’anca da sdraiato (da svolgere in fase avanzata di recupero)

Sdraiato sul fianco dell’arto sano. L’arto sano è flesso all’anca ed al ginocchio, l’arto operato di protesi d’anca è esteso appoggiato al sano. Mantenendo l’arto operato esteso alzarlo verso l’alto sino al massimo tollerato.
Sostare in questa posizione per qualche secondo e poi portare l’arto operato giù ed appoggiarlo nuovamente.
esercizio 7: riabilitazione protesi anca

Esercizio n° 8 Sedersi

Usare una sedia con braccioli non troppo bassa. Portare l’arto operato di protesi d’anca avanti mantenendo il peso sull’arto sano, andare a cercare i braccioli all’indietro con le mani, scendere fino alla seduta della sedia.
Esercizio 8 per la riabilitazione protesi anca

Esercizio n° 9 e 10 Allacciarsi le scarpe

Evitare di arrivare al piede dell’arto operato di protesi d’anca passando esternamente al ginocchio. Questo movimento obbliga ad una rotazione interna della coscia che è un movimento pericoloso da evitare.

Maniera corretta di allacciarsi le scarpe. Il modo sicuro di arrivare al piede dell’arto operato è di passare internamente al ginocchio con le mani e con il tronco.
esercizi protesi anca 9 e 10

Esercizio n° 11 Salire in punta di piedi

In piedi con le mani appoggiate per sostegno ad un tavolo o altro oggetto solido, alzarsi in punta di piedi lentamente e poi scendere col calcagno a terra.
esercizio 11

Esercizio n° 12 Flessione d’anca da in piedi

In piedi con le mani appoggiate per sostegno ad un tavolo o altro oggetto solido, alzare la coscia dell’arto operato di protesi d’anca portando il ginocchio verso l’alto, il ginocchio e l’anca si vanno flettendo sino ad arrivare entrambe all’angolo retto.
Sostare in questa posizione qualche secondo e poi riportare il piede a terra.
esercizio 12

Esercizio n° 13 Estensione d’anca

In piedi con le mani appoggiate per sostegno ad un tavolo o
altro oggetto solido, portare l’arto operato di protesi d’anca teso all’indietro contraendo il gluteo.
Sostare in questa posizione qualche secondo e tornare avanti.
esercizio 13 per una ottimale riabilitazione dopo protesi anca

Esercizio n° 14 Abduzione d’anca da in piedi

In piedi con le mani appoggiate per sostegno ad un tavolo o
altro oggetto solido, mantenendo l’arto operato esteso alzarlo lateralmente sino al massimo tollerato. Sostare in questa posizione qualche secondo e poi riportare il piede a terra.
Esercizio 14: riprendere a camminare dopo protesi anca

Esercizio n° 15 Salire le scale

Approcciare le scale con il corrimano dal lato operato di protesi d’anca e con una stampella dall’altro lato. Facendo appoggio sulla stampella e sul corrimano staccare il piede sano e portarlo sullo scalino superiore.
Facendo carico sull’arto sano salire con tutto il corpo e portare il piede dell’arto operato al pari del sano sullo scalino. Ripetere l’operazione sino in cima.
esercizio 15 riabilitazione dopo protesi anca

Esercizio n° 16 Scendere le scale

Affrontare la scala con l’arto sano vicino al corrimano e con una stampella nella mano dell’arto operato. Iniziare la discesa portando la mano del lato sano un po’ più in basso sul corrimano. Poi portare arto operato e stampella verso lo scalino sottostante. Arto operato e stampella, assieme alla mano sul corrimano, mantengono il peso mentre si porta il piede dell’arto sano al pari dell’operato sullo scalino in basso. Ripetere l’operazione sino al fondo della scala.
Esercizio 16 camminare dopo protesi anca

Esercizio n° 17 Cyclette

La cyclette deve avere la seduta regolata in modo tale che l’arto inferiore sia ben esteso quando il pedale è in basso. La cyclette per la riabilitazione della protesi d’anca è un vero prodigio. Permette allo stesso tempo di mantenere il tono muscolare e di incrementare la fluidità del movimento. Tutti gli operati di protesi di anca dovrebbero avere al domicilio una cyclette per progredire autonomamente con la rieducazione.
Esercizio 17 la cyclette per riprendere a camminare dopo protesi anca

Esercizio n° 18 Camminare con due stampelle

Portare le due stampelle avanti ed appoggiarle circa mezzo metro avanti ai piedi, poi portare il piede dell’arto operato avanti in linea con le due stampelle, infine anche il piede dell’arto sano si porta al pari del piede operato e stampelle.
In un secondo momento, raggiunta una buona disinvoltura del gesto, le prime due fasi si possono unire, ovvero: le due stampelle e l’arto operato avanzano insieme, l’arto sano poi si porta al loro pari.

Esercizi n° 19 e 20 Entrare e uscire dall’auto

Con le spalle alla porta aperta dell’auto sedersi sulla poltrona. Il movimento per entrare in auto inizia dalla prima gamba (la sinistra nell’immagine), segue il tronco e per ultima la seconda gamba. In caso di protesi d’anca attenzione
a non flettere la coscia sul tronco oltre i 90°.
Uscire dall’auto. Portare fuori dall’auto la gamba vicino allo sportello mantenendo sguardo e tronco orientati anch’essi verso l’uscita. Nel caso di protesi d’anca fare attenzione a non flettere la coscia sul tronco oltre i 90°. Per ultima esce la seconda gamba che si riavvicina alla prima. La mano vicina allo sportello si mantiene a questo. Con entrambi i piedi saldi a terra e con l’aiuto della mano allo sportello alzarsi in piedi.
esercizi 19 e 20 per la riabilitazione dopo protesi anca

 

Protesi di ginocchio: guida pratica per l’intervento

Come affrontare l’intervento di protesi di ginocchio

Questo articolo contiene informazioni generali sull’intervento di protesi di ginocchio, sulle aspettative e sul comportamento da tenere prima, al momento e dopo l’intervento e include alcuni utili suggerimenti. Lo scopo è quello di fornire una adeguata preparazione per affrontare tutto il percorso di operazione di protesi di ginocchio, conoscere bene le tappe fondamentali e spiegare come raggiungere un recupero soddisfacente della mobilità.

In questo articolo:

Che cos’è l’osteoartrosi e quali conseguenze comporta

ginocchio normale senza protesiPer capire meglio l’utilità di un intervento di protesi di ginocchio totale o parziale, è necessario capire come funziona una articolazione “sana”. L’articolazione del ginocchio è una delle più grandi e complesse del corpo. Essa connette il femore, nella sua parte inferiore, alla tibia, alla sua estremità superiore, ed è protetta anteriormente dalla rotula o patella che facilita il lavoro muscolare durante i movimenti di flessione ed estensione. I grandi legamenti attaccati al femore e alla tibia servono a conferire stabilità, mentre i lunghi muscoli della coscia danno forza al ginocchio (fig. 1). La cartilagine ricopre tutte le superfici di contatto delle ossa e riveste completamente la rotula, consentendo a tibia e femore di muoversi facilmente e fluidamente nella cavità, facilitandone il reciproco scorrimento. Se vuoi approfondire l’anatomia del ginocchio esiste un post specifico sul sito Chirurgiarticolare.it.

Gonartrosi: necessaria protesi ginocchioTipi diversi di protesi di ginocchio

Un ginocchio malato e dolorante presenta generalmente zone in cui la cartilagine risulta erosa in modo parziale o totale (fig. 2). La causa più frequente è l’osteoartrosi, malattia che provoca l’usura delle articolazioni. Una volta scomparsa la cartilagine, le estremità ossee dell’articolazione sfregano l’una contro l’altra, provocando dolore e rigidità.

La malattia si manifesta, di norma, dalla mezza età in avanti con sintomi che vanno da un lieve fastidio, al dolore intenso, sino al blocco totale dell’articolazione. Le terapie contro questo tipo di patologia sono mirate, quindi, a ridurre il dolore, da una parte, e a restituire motilità all’articolazione, dall’altra. A seconda se questo processo è limitato ad una sola regione del ginocchio o diffuso a tutta l’articolazione, si sceglie il tipo di intervento più adeguato.

Operazione protesi di ginocchio totale o parziale

Nel ginocchio esistono tre diversi punti critici di contatto tra le ossa: due di questi punti di contatto sono tra il femore e la tibia e uno è tra il femore e la rotula. Protesi ginocchio totaleSi ricorre alla protesi totale (fig. 3) quando questi punti di contatto sono danneggiati e quindi vengono sostituiti con protesi artificiali. Questo tipo di protesi è quello più frequentemente utilizzato e che possiede i risultati clinici più consolidati. Le protesi parziali (fig. 4) invece, possono interessare uno solo o due punti di contatto. Protesi ginocchio monocompartimentaleNaturalmente l’impianto di una protesi parziale è meno invasivo rispetto ad una protesi totale. E il decorso post-operatorio sarà per il paziente più rapido e meno doloroso.

Negli ultimi 5 anni si è assistito ad una rivoluzione nel campo dei materiali utilizzati nelle protesi. Soprattutto per quanto riguarda la loro durata: i materiali oggi non si consumano più come un tempo. L’impianto è concepito in modo da creare una nuova articolazione funzionale, che impedisca il contatto doloroso tra osso e osso. Il chirurgo potrà decidere se sostituire tutto il ginocchio o solo una parte di esso, a seconda delle condizioni e dell’entità dell’usura che ha colpito il ginocchio.

Materiali utilizzati

I materiali utilizzati per gli impianti sostitutivi del ginocchio sono costituiti da una componente femorale in lega metallica (cromo e cobalto, contenente nickel) inserita sull’estremità del femore e da una componente tibiale posta sull’area superiore della tibia in titanio.

La superficie bianca tra le due componenti è costituita da un elemento in plastica tecnologicamente sofisticata detta polietilene che assume le veci della precedente cartilagine e menischi. Questa è la porzione che tipicamente va incontro ad usura. Il problema dell’usura è adesso in gran parte risolto grazie a nuovi trattamenti del polietilene che lo rendono molto più resistente all’usura rispetto al passato. Ciò ha permesso di estendere l’indicazione a questo intervento a pazienti più giovani rispetto al passato.

Per la presenza di nickel nella protesi, i pazienti che sono fortemente allergici a questo materiale, devono segnalare il problema prima dell’intervento; in questi casi, infatti, si preferisce per prudenza utilizzare protesi che non contengono nickel; anche se in realtà l’eventualità di una reazione allergica da nickel è molto rara.

Cosa succede nel periodo che intercorre tra la visita ortopedica e l’intervento di protesi di ginocchio

percorso protesi ginocchio operazione

 

PRIMA DELL’INTERVENTO DI OPERAZIONE AL GINOCCHIO

Prima del ricovero occorre attuare una serie di provvedimenti in modo da giungere all’intervento nelle migliori condizioni possibili. Qui di seguito vengono riportati i provvedimenti di routine validi in generale. Ogni ospedale, ogni reparto, ne varierà la scelta in funzione delle necessità.

Esami

  • Analisi cliniche generali
  • Radiografie ed eventuali altri esami strumentali
  • Colloquio con l’anestesista per la scelta del tipo di anestesia

Sospensione di farmaci

Antiaggreganti, antiinfiammatori e anticoagulanti orali devono essere sospesi almeno 10 giorni prima e sostituiti con altri farmaci, che verranno indicati dall’anestesista.

Esercizi

Esercizi prima di protesi ginocchioPer prepararsi alla successiva riabilitazione e contribuire a migliorare il risultato dell’operazione, fare questi tre semplici esercizi per alcuni giorni prima dell’intervento (fig. 5).

L’esercizio di sollevamento delle gambe (n° 1) è utile per rinforzare la muscolatura della gamba: da sdraiati si solleva alternativamente prima una gamba poi l’altra, mantenendola so- spesa per qualche momento.

L’esercizio di estensione (n° 2) aiuta ad allungare i tendini dietro il ginocchio: in posizione supina si posiziona uno spessore sotto la caviglia e si spinge con forza la coscia e il ginocchio sul materasso.

L’esercizio per la circolazione (n° 3) favorisce il ritorno del sangue dalle gambe verso il cuore: in posizione supina si esegue un piccolo movimento delle caviglie alternativamente in su ed in giù; questo esercizio aiuta a prevenire la Trombosi Venosa Profonda, possibile complicanza dell’operazione di cui parleremo più avanti.

Nella fase preparatoria, è molto utile eseguire esercizi di ginnastica generale, anche in acqua, di stretching o di allungamenti della schiena, per prevenire il mal di schiena, frequente soprattutto in chi è predisposto, a causa della posizione supina durante il periodo di ricovero, dell’uso di stampelle e della notevole modifica della postura dopo l’intervento.

Consenso informato

Prima dell’intervento, per legge il paziente deve firmare il consenso informato all’operazione. Il modulo viene consegnato qualche tempo prima al fine di mettere il paziente nelle condizioni migliori per capire i rischi e i benefici dell’operazione.

Ausili

È bene procurarsi alcuni ausili da utilizzare al rientro: le stampelle e la cyclette. La cyclette è un valido strumento per l’esercizio a domicilio, indispensabile sopratutto nel periodo post-operatorio, in quanto aiuta a mantenere la giusta inclinazione del ginocchio.

Check-list pre ricovero per operazione di protesi di ginocchio

Ricordarsi di portare con sé:

  • consenso informato firmato
  • tutti gli esami clinici relativi agli ultimi due anni circa
  • radiografie più recenti
  • farmaci assunti regolarmente (ad es. per la pressione, cuore, ecc).

Si raccomanda di:

  • specificare eventuali allergie note a farmaci o ad altre sostanze (lattice, cerotti o composti a base di iodio, metallo in particolare Nickel e Cromo)
  • fare una doccia con sapone antisettico subito prima del ricovero
  • curare l’igiene dei piedi
  • evitare le ferite, lesioni o graffi a piedi e gambe
  • avvertire il chirurgo se si hanno ferite, infezioni urinarie o problemi dentari (es. ascessi)
  • portare scarpe o ciabatte larghe, comode, preferibilmente chiuse e a strappo.

 IL GIORNO DELL’INTERVENTO AL GINOCCHIO

Anestesia

L’anestesia viene praticata in uno spazio vicino alla sala operatoria con la metodologia che viene stabilita dall’anestesista in funzione del paziente e del tipo di intervento. L’intervento vero e proprio dura mediamente un’ora, tuttavia la permanenza del paziente in sala operatoria è molto più lunga (diverse ore), includendo la preparazione e la fase post-operatoria. Nel protocollo Fast Track, il catetere urinario non viene più utilizzato, eccetto casi molto particolari.

Anche le flebo verranno ridotte al minimo e si raccomanda di avere con se soluzioni idratanti come quelle che usano gli sportivi (ad esempio Gatorade o simili).

Tipi di anestesia

Esistono due tipi di anestesia: locoregionale (spinale e epidurale) e totale o generale. L’anestesia locoregionale addormenta soltanto dalla vita in giù, ha meno complicanze ed è quella più frequentemente utilizzata; qualora il paziente lo richieda, può essere accompagnata da una sedazione, ottenuta mediante l’assunzione di un sonnifero. L’anestesia generale invece addormenta l’intero organismo, è più impegnativa per il sistema cardiocircolatorio e richiede l’intubazione della trachea. Viene utilizzata in caso di interventi piuttosto lunghi o che richiedono un rilassamento muscolare prolungato.

I disturbi più comuni che si verificano il giorno dell’operazione sono due: la nausea e, meno frequentemente, il prurito. Per ridurre la nausea da anestesia è consigliabile parlare il meno possibile perché parlando l’aria tende a riempire l’apparato digerente e a indurre il vomito. Per lo stesso motivo viene sospesa l’alimentazione. Il prurito può essere controllato con i farmaci.

Il dolore post-operatorio, quando presente, in genere viene facilmente ridotto già con l’assunzione di farmaci per via orale o endovena ad orari fissi ed eventualmente quando se ne sente il bisogno. Per dolori più forti sono disponibili diversi sistemi anche molto sofisticati, il cui utilizzo sarà illustrato dal medico qualora necessario. Un efficace controllo del dolore è importante per eseguire correttamente il programma di fisioterapia.

Cosa fare il giorno dell’intervento

Il giorno dell’intervento è bene:

  • riposare il più possibile
  • parlare poco
  • rilassarsi
  • eseguire solo l’esercizio per la circolazione.

DOPO L’INTERVENTO

Cosa fare dopo l’operazione di protesi di ginocchio: misure preventive

Dopo l’intervento è opportuno:

  • indossare le calze elastiche
  • assumere i farmaci che, salvo allergie particolari, solitamente sono: antibiotici, anticoagulanti, antidolorifici e terapia personale.

Esercizi

Esercizi movimentoÈ bene iniziare a fare gli esercizi sin dal primo giorno dopo l’operazione, con l’obiettivo di riuscire, al 7°-10° giorno, ad estendere completamente la gamba e piegarla a 90°.  L’esercizio, schematizzato nella figura 6 è molto efficace: in breve si posiziona la gamba sana dietro quella operata, si portano le gambe fuori dal letto e molto lentamente si cerca di abbassarle fino a raggiungere la posizione seduta; sostenendo la gamba operata con quella sana si eseguono movimenti verso l’alto e verso il basso, fino a raggiungere un angolo di 90°. Alla fine di questo opuscolo sono descritti una serie di esercizi di riabilitazione.

Dopo l’intervento di protesi di ginocchio

  • È normale sentire un po’ di dolore per tre mesi dopo l’operazione.
  • Dopo quindici giorni il dolore si sente più che altro a riposo e di notte, meno se si cammina.
  • Per i primi tre mesi il ginocchio sarà ancora infiammato per l’operazione.
  • La sensazione di quasi “normalità”, inizia dopo circa tre mesi, ma il recupero completo si ha generalmente a 6-8 mesi dall’intervento.

Obiettivi funzionali da raggiungere dopo l’intervento

  • Dal giorno stesso dell’intervento nel protocollo Fast Track il paziente potrà iniziare a camminare con le stampelle appoggiando completamente il peso sull’arto operato, come tollerato.
  • Al secondo o terzo giorno come obiettivo della dimissione sarà in grado di andare in bagno senza aiuto e camminare nel corridoio e fare una rampa di scale in salita e in discesa.

Altre tappe del periodo post-operatorio

  • Dopo 10-12 giorni sarà in grado di utilizzare la cyclette.
  • Dopo 20 giorni circa, potrà togliere i punti dalla ferita.
  • Dopo circa 20-30 giorni potrà abbandonare la prima stampella, la seconda entro uno/due mesi.
  • Ad un mese e mezzo circa dall’operazione potrà guidare per brevi distanze.
  • Dopo 3 mesi circa, sarà possibile salire i gradini in successione senza sostegni; nel frattempo è consigliabile salire uno scalino per volta.

Quali possibili complicazioni dall’intervento di protesi di ginocchio

INFEZIONI

L’infezione, dopo interventi di protesi di ginocchio, viene definita acuta se si presenta entro un mese dall’operazione e si manifesta con presenza di pus nella sede della ferita e febbre; è comunque un’eventualità piuttosto rara (incidenza di circa 1-2%). L’infezione classica negli interventi di protesi di ginocchio, è chiamata “latente” ed è causata da un numero anche molto esiguo di batteri. È importante che al momento del ricovero, il paziente segnali la presenza eventuale di ferite, infezioni alle vie urinarie o problemi ai denti (ad es. un ascesso), in quanto tutte queste situazioni possono favorire la diffusione di infezioni dal sangue. Fortunatamente questa complicanza si presenta solo molto raramente ed è favorita dalla presenza di diabete o da condizioni di abbassamento delle difese immunitarie naturali.

Il sospetto di una infezione latente si ha solitamente dopo circa due mesi dall’intervento, quando il paziente, invece di avviasi verso la guarigione, continua a manifestare segni di sofferenza. Poiché l’infezione di una protesi può, anche se molto raramente, comparire a distanza di diversi anni, è bene in caso di interventi di una certa importanza (es. estrazione di un dente) fare una profilassi antibiotica come prescritto dal medico, per evitare che alcuni batteri riescano a penetrare nel sangue e da qui raggiungere la protesi. Questa evenienza è più facile nei primi mesi dopo l’intervento, ma molto più rara, anche se non impossibile, dopo 2-3 anni.

Comunicazione tra paziente e chirurgo

La comunicazione tra paziente e chirurgo è molto importante per identificare il più presto possibile l’insorgenza di una infezione e prendere le misure adeguate. Pertanto se compare febbre, evitare l’assunzione di antibiotici, anche se prescritti dal medico di base, poiché potrebbe mascherare l’eventuale presenza di infezione/infiammazione a livello dell’articolazione operata, e informare immediatamente il chirurgo.

TROMBOSI VENOSA PROFONDA

In seguito ad interventi di protesi di ginocchio, una complicanza può essere costituita dalla Trombosi Venosa Profonda (TVP). Si tratta di una patologia spesso dovuta all’immobilizzazione e/o allettamento prolungato. Si può formare per ostruzione parziale o completa di una vena della circolazione venosa profonda di un arto, da parte di un coagulo di sangue (trombo). Maggiormente interessati sono gli arti inferiori. Molto spesso non provoca nessun sintomo, talvolta gonfiore, calore, indolenzimento e/o arrossamento della gamba colpita.

Una grave complicanza della trombosi venosa profonda è l’Embolia Polmonare. Questa complicanza si verifica quando un frammento del coagulo (embolo) si stacca e, trasportato dal sangue, raggiunge il cuore e da qui i polmoni. Il tessuto polmonare non riceve più sangue e viene danneggiato in misura più o meno estesa. Questo può compromettere la capacità di respirare (fig. 8). L’Embolia Polmonare è una condizione molto grave che può mettere il paziente in pericolo di vita e che richiede un intervento medico immediato. I sintomi più comuni sono dolore al petto e difficoltà di respirazione. Il rischio di trombosi dopo chirurgia ortopedica, in assenza di terapia adeguata, è alto. Ciò a causa del tipo di intervento e della immobilità prolungata post-operatoria e rimane alto per diverse settimane dopo le dimissioni.

Tutti i pazienti ad alto rischio di sviluppare trombosi, ricevono misure finalizzate a prevenire lo sviluppo di trombi (profilassi anti-trombotica) e questa misura preventiva ne ha ridotto enormemente la frequenza di comparsa. Il medico può utilizzare diverse misure di prevenzione, di cui la più importante è senz’altro l’uso di farmaci che riducono la possibilità che si formi un coagulo (farmaci anti-coagulanti). Gli anti-coagulanti sono disponibili sia come iniezione sottocutanea (siringa) sia come compresse somministrabili per bocca. Gli anti-coagulanti orali sono oggi una pratica alternativa a quelli tradizionali somministrati per via sottocutanea soprattutto perchè la profilassi deve essere continuata anche dopo la dimissione per almeno 5 settimane.

In talune circostanze, si possono utilizzare misure aggiuntive di tipo meccanico, come le calze elastiche graduate (fig. 9) o la compressione meccanica intermittente, che comprimendo le vene della gamba, facilitano il flusso di sangue verso il cuore ed evitano il ristagno nella vena (fig. 10). La compressione meccanica intermittente è ottenuta con uno strumento costituito da un manicotto gonfiabile posizionato intorno alla coscia e/o al polpaccio immediatamente dopo l’intervento. Gonfiando e sgonfiando alternativamente il manicotto, i muscoli vengono “spremuti”. Questa manovra favorisce il flusso ed evita i ristagni di sangue.

Come ridurre il rischio di trombosi dopo protesi di ginocchio

Il paziente può contribuire a ridurre il rischio di trombosi seguendo queste semplici indicazioni:

  • smettere di fumare
  • ridurre il sovrappeso
  • assumere i farmaci prescritti così come indicato dal medico
  • qualora richiesto, indossare le calze elastiche
  • seguire diligentemente il programma di esercizi prima e dopo l’intervento
  • esercitare i muscoli del polpaccio quando si rimane seduti per un lungo periodo
  • non appena possibile, alzarsi dal letto e camminare.

SUGGERIMENTI GENERALI

  • Ogni intervento di protesi di ginocchio è un caso a sé; evitare i confronti con altri pazienti.
  • Alzarsi con cautela dal letto soprattutto nei primi giorni dopo l’intervento, per evitare cadute.
  • Aiutarsi con le mani quando ci si siede, per evitare strappi alla ferita.
  • Non rimanere a lungo seduti con le ginocchia flesse, per evitare gonfiore alle caviglie.
  • Non mettere mai il cuscino dietro il ginocchio, anche in presenza di dolore.
  • Non trascurare l’eventuale comparsa della cosiddetta “depressione” del secondo mese, di solito legata allo stato di ridotta mobilità forzata.
  • Se compare febbre, evitare l’assunzione di antibiotici e informare immediatamente il chirurgo. Evitare di bagnare la ferita fino alla rimozione dei punti, per evitare infezioni.
  • Sottoporsi regolarmente ai controlli radiografici previsti.
  • Una volta stabilizzata la protesi, è possibile riprendere tutte le attività ad eccezione del salto e della corsa.

Complicazioni specifiche dell’intervento di protesi di ginocchio

Le complicanze specifiche di questo tipo di intervento sono:

  • rigidità, ovvero la incapacità o difficoltà a piegare il ginocchio; questa complicazione si presenta nel 2-3% dei pazienti dopo l’intervento di protesi di ginocchio e può essere favorita da scarsa mobilità del ginocchio già prima dell’intervento, presenza di dolore post-operatorio. Il ridotto movimento del ginocchio causa la formazione di aderenze che impediscono il movimento.
  • dolore residuo importante (1%) o lieve (4-5%) in presenza di un intervento riuscito e senza cause apparenti.
  • anestesia della cute nella zona laterale della ferita, causata dal taglio di piccoli nervi della pelle, è presente quasi sempre (90%). Questa insensibilità si riduce gradualmente nei 12 mesi successivi all’intervento, pur permanendo una sensibilità leggermente diversa rispetto a prima dell’operazione.
  • instabilità della protesi dovuta alla incapacità dei legamenti di mantenerla nella giusta posizione. Questa complicanza è molto rara (0,5%) perché è possibile accorgersene in sala operatoria e scegliere tra diversi modelli di protesi quello più adatto alla situazione.

Protesi d’anca: le precauzioni da adottare dopo l’intervento

Cosa posso fare per far durare la mia nuova protesi d’anca?

Come regola generale bisognerà osservare le seguenti precauzioni dopo un intervento di protesi d’anca. Queste precauzioni possono essere suddivise in norme per evitare le lussazioni, norme per evitare la mobilizzazione dell’impianto e norme per evitare la rigidità.

Norme per evitare le lussazioni della protesi d’anca

• Riflettere prima di muoversi
• Evitare le attività fisiche che prevedono partenze e arresti bruschi, torsioni o stress da impatto
• Non piegarsi eccessivamente quando si sostiene un peso, ad esempio salendo scale ripide
• Ricordarsi di non sollevare o spingere oggetti pesanti
• Non di inginocchiarsi
• Evitare di sedersi su sedie o superfici basse

Norme per evitare la mobilizzazione precoce dell’impianto di protesi d’anca

• Evitare di sollevare ripetutamente grossi pesi
• Evitare di utilizzare eccessivamente le scale
• Mantenere il proprio peso nella norma
• Rimanere in buona salute e in attività
• Evitare le attività sportive ad elevato impatto come il jogging, lo sci e l’aerobica a livello intensivo
• Consultare il medico prima di iniziare qualsiasi nuovo sport o attività

Riacquistare la mobilità dopo l’intervento di protesi d’anca

Inizialmente alcuni movimenti sollecitano in modo eccessivo la nuova protesi d’anca, con il pericolo di possibile fuoriuscita della testa del femore dall’acetabolo. Il terapista indicherà quali movimenti evitare. I movimenti più rischiosi sono:
• Sedersi
Evitare di accavallare le gambe. Sedersi piuttosto con entrambi i piedi a terra, tenendo le ginocchia a 15 cm di distanza l’una dall’altra.
• Voltarsi
Non tenere fermo il piede della gamba operata mentre l’anca viene ruotata verso l’interno. Girare piuttosto con entrambi i piedi e tutto il corpo.
• Chinarsi
Non piegarsi completamente con la vita; usare invece un dispositivo a manico lungo per afferrare gli oggetti.

Una buona norma resta comunque dopo un intervento di protesi d’anca tornare gradualmente a tutte le attività senza voler ottenere troppo in fretta un ritorno alle attività più pesanti. Considerando in ogni caso che si tratta di un intervento ortopedico maggiore.

La riabilitazione per la femoro-rotulea

Ecco una scheda con la spiegazione passo passo della rieducazione da seguire per trattare una sindrome femoro-rotulea.

Il documento allegato potrebbe non prestarsi al vostro specifico caso: consultate quindi il vostro medico prima di eseguire qualsiasi esercizio in esso indicato.

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