Borsite alla spalla: come si cura?

La borsite della spalla è un’infiammazione che colpisce la borsa che occupa lo spazio tra i tendini della cuffia dei rotatori e la scapola.

Lo scopo delle borse nel corpo umano è quello di rendere fluido lo scorrimento di più tessuti l’uno sull’altro.

Borsite alla spalla: cosa fare subito

La prima cosa che causa una borsite è il dolore. Specialmente il dolore colpisce durante la notte, a riposo, quando i tessuti sono più sensibili a ogni forma di infiammazione. A volte, oltre che durante la notte, il dolore può infastidire nei movimenti di sollevamento del braccio.

La prima risposta dunque che cerchiamo è come lenire il dolore che sentiamo. Possiamo riassumere i rimedi in 3 capitoli:

  • dormire con la schiena sollevata
  • usare ghiaccio
  • applicare antinfiammatori topici.

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Borsite alla spalla: come dormire

La prima cosa importante è evitare di dormire completamente coricati. Infatti la spalla infiammata soffre la posizione sdraiata. Molto meglio mettere dei cuscini dietro la schiena o nei casi più dolorosi dormire in poltrona in modo tenere la schiena sollevata.

Borsite alla spalla: i rimedi

Rimedi naturali

In caso di borsite alla spalla, volendo ricorrere a rimedi naturali per alleviare il dolore, è possibile usare la borsa del ghiaccio. Ma bisogna avere qualche accortezza. Il ghiaccio non deve mai essere messo nella parte posteriore perché nella spalla potrebbe causare contratture molto dolorose dei muscoli. Inoltre il ghiaccio deve essere sempre appoggiato sulla pelle con una protezione per evitare le ustioni nella parte anteriore della spalla.

Rimedi farmacologici

L’uso degli antinfiammatori potrebbe aiutare. Le compresse devono essere assunte solo dopo prescrizione medica perché possono essere pericolosi per alcune persone. I prodotti locali come creme e cerotti possono invece essere usate se non ci sono allergie al prodotto. Ne esistono molte formulazioni e si tratta di prodotti da banco vendibili senza prescrizione medica. Perché una crema sia efficace si raccomanda almeno 3-4 applicazioni al giorno.

La visita ortopedica per una borsite alla spalla

Una borsite è un importante campanello d’allarme per una spalla che non funziona bene. Una borsite può comparire per una scorretta postura o per un mal utilizzo della spalla o della scapola. Una visita attenta può identificare uno scorretto ritmo scapolo toracico, una postura scorretta della colonna o semplicemente la debolezza di alcuni gruppi muscolari. In questo modo può essere avviato un progetto riabilitativo con un fisioterapista.

Infiltrazioni per la borsite alla spalla

A volte il dolore è troppo intenso per essere gestito con la sola terapia non invasiva. In questi casi le infiltrazioni possono venire in aiuto. Esiste la possibilità di trattare con delle punture mirate di cortisonici o acido jaluronico l’infiammazione usando la guida ecografica come supporto per aumentare la precisione del gesto.

Questo approccio non deve essere interpretato come la cura del problema, ma solo come un supporto al dolore per consentire di impostare una buona fisioterapia per evitare delle ricadute.

La spalla congelata o capsulite adesiva: come risolverla

La spalla congelata è una patologia che determina la perdita del normale movimento della spalla bloccandola come se si congelasse. Il termine è anglosassone ed è la traduzione di “frozen shoulder”.
In Europa è più comune parlare di capsulite adesiva perché è stata così descritta dai francesi che vogliono ben evidenziare la vera sede del problema: la capsula articolare.

Vediamo di analizzare questa comune problematica della spalla.

Cosa significa spalla congelata o capsulite adesiva

La spalla congelata o capsulite adesiva della spalla è una infiammazione dell’involucro dell’articolazione della spalla detto capsula.
Questa infiammazione acuta causa un dolore molto intenso che poi si trasforma in un ispessimento della membrana che invece di rimanere sottile ed elastica diventa spessa e dura. Come conseguenza diretta il movimento si blocca. Dopo una prima fase di dolore acuto si passa ad una fase in cui la perdita di movimento diventa prevalente mentre il dolore si attenua.

Spalla congelata: cause

Perché viene la spalla congelata? A questa domanda non esiste una risposta. Spesso si parla di spalla congelata o capsulite adesiva idiopatica, ovvero una patologia non dovuta a cause note. Sono state cercate tante motivazioni senza trovare una netta associazione ma solo fattori predisponenti che possono essere: un trauma, un fattore ormonale legato alla tiroide, un legame con il diabete, una situazione psicologicamente difficile o stressante. Di fatto in poco tempo si passa da una spalla normale ad una spalla iper-dolorosa e rigida.

Come alleviare il dolore

Il dolore nella spalla congelata è veramente intenso e poco propenso a ridursi con le comuni terapie antalgiche. Il consiglio è quello di rivolgersi al medico per avere un buon supporto antinfiammatorio con protezione dello stomaco. Nei casi più intensi una terapia cortisonica può essere di aiuto. Come rimedi naturali spesso il caldo sulla parte posteriore della spalla dà un grande beneficio perché una parte importante del dolore è correlata alle contratture muscolari.

Spalla congelata come dormire

Un altro consiglio può essere quello di non dormire completamente sdraiati, ma usare dei cuscini per assumere una postura semiseduta. Alla peggio si può dormire in poltrona perché la posizione seduta attenua generalmente il dolore. Vale comunque la regola che qualsiasi posizione in cui si sta meglio può essere tenuta senza pericoli.

Curare la spalla congelata

L’approccio alla capsulite adesiva della spalla prevede che più figure si alternino nella sua cura. Il medico sia esso fisiatra o ortopedico ha un ruolo fondamentale: escludere con la visita ed esami strumentali che la rigidità e il dolore siano dovuti ad una causa meccanica importante.

Una volta confermata la diagnosi il medico ha inizialmente un ruolo nel controllo farmacologico del dolore sia sistemico sia locale mediante infiltrazioni ecoguidate della spalla.

Capsulite adesiva: fisioterapia

La vera terapia la fa il fisioterapista dato che nel 90% dei casi con manipolazioni ed esercizi il quadro di rigidità può essere risolto con successo. La fisioterapia nella spalla congelata vera sarà però lunga e questo non deve frustrare il paziente. Si tratta in buone mani di un percorso fisioterapico di almeno 6 mesi.

Capsulite adesiva: intervento

In alcuni casi la fisioterapia può non essere sufficiente. Se dopo mesi di terapia manipolativa non si raggiunge un risultato sperato, è possibile ricorrere alla chirurgia. Si tratta di un intervento chirurgico in artroscopia (con le telecamere) che consiste nel rompere la capsula articolare per liberare la spalla. Si parla di artrolisi artroscopica a 360°. Questa liberazione ottiene un recupero del movimento passivo di circa il 90%.

Tale recupero ottenuto in sala operatoria deve poi essere mantenuto e completato con la fisioterapia perché non si formino nuove aderenze post chirurgiche nel post-operatorio.

Come sbloccare la spalla congelata: manipolazioni in anestesia

Un altro metodo per sbloccare la spalla congelata che non risponde alla fisioterapia consiste nelle mobilizzazioni in anestesia. Si tratta di un ortopedico o un fisioterapista che sotto anestesia forzano la spalla a muoversi su tutti i piani per ottenere la rottura della capsula articolare che causa il problema.

E’ un metodo che sconsiglio fortemente ai miei pazienti e spiego le motivazioni. Il motivo principale consiste nella casualità in cui chi manipola induce rotture di tessuti molli all’interno della spalla. Mi spiego meglio: spingendo la spalla per liberarla non si può essere certi che la capsula articolare si rompa per prima. Potrebbe per esempio cedere uno o più tendini della cuffia dei rotatori invece della capsula. Dal momento che è necessaria una anestesia, di gran lunga preferisco andare a tagliare io la capsula articolare in artroscopia piuttosto che lasciare al caso la sua rottura nelle mani di un manipolatore.

Inoltre nelle manipolazioni esistono complicanze legate alla possibilità specialmente in soggetti osteoporotici di avere fratture ossee durante la mobilizzazione. Tale evenienza si abbassa molto se le mani di chi mobilizza il paziente sono esperte, ma non può essere esclusa a priori. Come evidenziato da una recente metanalisi sulle mobilizzazioni in anestesia, purtroppo l’evenienza delle complicanze è largamente sottovalutata nella letteratura scientifica dato che nessuno studio è mai stato condotto per evidenziare in particolar modo le complicanze legate alle lesioni iatrogene della cuffia dei rotatori.

Conclusioni sulla sindrome della spalla congelata

In  conclusione la spalla congelata o capsulite adesiva è una patologia non pericolosa ma molto invalidante che si risolve nella stragrande maggioranza dei casi con un approccio multidisciplinare tra medico e fisioterapista. Solo occasionalmente servono procedure più invasive come l’artroscopia per risolverla.

Se soffrite di questo problema la terapia sarà lunga oltre 6 mesi ma di sicuro successo. Un approccio integrato sarà utile per fornire un supporto specialmente nella fase del dolore acuto.

 

Periartrite di spalla: esiste davvero?

La periartrite di spalla non è una patologia, è un termine generico con cui nel passato veniva inquadrato il dolore alla spalla. Un modo per fare affluire nella periartrite tutte le patolgie dolorose che riguardano questa articolazione. Vediamo dunque di capire cosa è cambiato nel tempo sulle patologie della spalla.

Periartrite: un termine confondente

La periartrite di spalla non è altro che una parola per inquadrare la spalla dolorosa. Ma si tratta di un termine che dobbiamo abbandonare in quanto gravemente pericoloso. Il primo motivo è che generalmente un po’ di periartrite alla spalla è considerato qualcosa di lieve, poco grave, che merita al limite un po’ di fisioterapia. Non è vero. Una “semplice” periartrite di spalla può nascondere patologie pericolose per la salute della spalla. Potrebbe essere un primo utilissimo campanello d’allarme per trattare subito un problema prima che si aggravi.

Periartrite di spalla: può nascondere una calcificazione?

Una delle patologie che può essere genericamente qualificata come periartrite di spalla può essere una calcificazione intratendinea. Questa patologia si presta moltissimo in quanto spesso ha un esordio acuto e se non ricercata attentamente può sfuggire alla diagnosi. Occasione mancata perchè in alcuni stadi la calcificazione può essere eliminata con un semplice lavaggio artroscopico o addirittura in ecografia.

Una lesione della cuffia dei rotatori può essere classificata come periartrite di spalla?

Certamente una lesione tendinea può essere dolorosa. Se non diagnosticata e inquadrata come semplice periartrite di spalla, la lesione tendinea può allargarsi nel tempo e divenire irreparabile. Spesso poi la diagnosi superficiale di periartrite si accompagna all’esecuzione semplicistica di infiltrazioni cortisoniche che spegnendo il sintomo contribuiscono nelle prime fasi alla sbagliata convinzione di essere guariti. Salvo poi riaccendersi il dolore dopo molti anni e trovarsi nella condizione di non poter più far nulla per ripararla.

Un’artrosi scambiata per periartrite di spalla

Altro caso tipico di malinteso è l’artrosi di spalla. Molto spesso se il medico non richiede le giuste radiografie, queste possono essere eseguite solo per una ricerca di una frattura e non per guardare se c’è o no artrosi di spalla. Una proiezione radiografica sbagliata può fare escludere erroneamente un’artrosi senza identificare correttamente la causa del dolore. Anche in questo caso la terapia se riconosciuta un’artrosi può essere correttamente centrata ad esempio trattando con infiltrazioni intrarticolari ecoguidate di acido jaluronico il problema nelle fasi iniziali.

Periartrite o capsulite adesiva

Altro possibile inganno se scambiato con la periartrite di spalla è la capsulite adesiva. La capsulite adesiva è una patologia che comporta una perdita di range di movimento su tutti i piani della spalla. Le fasi iniziali sono quelle più subole che possono manifestarsi solo con un dolore aspecifico senza ancora una grave compromissione del movimento passivo. In questo caso una mancata diagnosi avrebbe il peso di farsi sfuggire la possibilità di una riabilitazione precoce aggressiva che potrebbe migliorare il risultato del trattamento.

La periartrite di spalla come importante campanello d’allarme

In conclusione tutti i dolori inquadrati come periartrite di spalla sono preziosi per l’ortopedico. Si tratta infatti di un modo in cui la nostra articolazione ci da un segnale d’allarme per permetterci di isolare la causa del problema. Una visita ortopedica e gli opportuni, talvolta anche semplici, accertamenti ci possono permettere di diagnosticare la vera causa e spesso affrontarla evitando nel tempo che il problema possa ripresentarsi o peggiorare.

 

Dolore alla spalla: può essere una calcificazione?

Cinque regole per capire se il dolore alla spalla può dipendere da una calcificazione intratendinea

Un dolore alla spalla può dipendere da innumerevoli motivi più o meno seri. Uno sforzo, una lesione della cuffia dei rotatori, una contrattura muscolare o in alcuni casi l’artrosi di spalla. A volte però nessuno di questi motivi sembra giustificare il dolore alla spalla.

La causa allora potrebbe essere un’altra. Per motivi non noti all’interno dei tendini della cuffia dei rotatori possono formarsi dei depositi duri detti calcificazioni. Il tendine normalmente morbido diventa all’improvviso rigido, non elastico e doloroso.

In questo articolo vediamo come capire se il dolore alla spalla possa dipendere da una calcificazione.

Prima regola: Intensità del dolore

La prima regola è l’intensità del dolore. Una calcificazione fa male, molto male. Generalmente sveglia di notte senza apparenti motivazioni. Chi lo ha provato lo descrive come una colica renale o lo paragona ai dolori del parto. Sono dolori sordi, intensi, mal identificabili. Il dolore alla spalla è spesso tale da spingere a recarsi al pronto soccorso. Il motivo del dolore così intenso è legato alla patogenesi della calcificazione che è determinata da una necrosi ossia una morte cellulare che è di per sé dolorosa. La deposizione dei sali di calcio all’interno del tendine inoltre determina una compressione importante sui tessuti, altro motivo di sofferenza.

Seconda regola: assenza di traumi

La seconda regola è l’assenza di traumi riferiti. Non ci si ricorda quasi mai un evento particolare che abbia scatenato il dolore. Il dolore arriva così di punto in bianco. Senza alcuna avvisaglia ci si sveglia la notte con un dolore lancinante.

Terza regola: non risponde agli antinfiammatori tradizionali

La terza regola è tipica della calcificazione intra-tendinea. Per quanto si assumano gli antinfiammatori riescono poco o nulla a controllare il problema. Di nuovo la giustificazione di questo fatto si basa sul criterio che un dolore compressivo dovuto all’espansione della massa calcificata non proviene da un meccanismo infiammatorio acuto almeno inizialmente. Pertanto è difficile che risponda ad una terapia di questo tipo.

Quarta regola: il freddo può peggiorare la situazione

La quarta regola consiste nel fatto che spesso la calcificazione risponde male all’applicazione del freddo. Spesso il dolore intenso viene ulteriormente peggiorato dalla contrattura dei muscoli della spalla. Il ghiaccio può peggiorare questa condizione rendendo difficile la risoluzione del problema. Sempre più spesso invece sperimento come i miei pazienti trovino un vantaggio importante dall’utilizzo della borsa dell’acqua calda o dall’uso di cerotti autoriscaldanti.

Quinta regola: l’età più colpita

Si tratta generalmente di soggetti giovani tra i 40 e i 50 anni, specialmente donne. Anche in questo caso non è una regola ferrea, ma c’è una presunzione di probabilità maggiore se ci si trova in questa fascia d’età.

Se rispetti almeno 3 regole su 5 c’è un’elevata probabilità che tu soffra per una tendinite calcifica della cuffia dei rotatori. Lo specialista è in grado di eseguire un trattamento ecoguidato per calmare il tuo dolore in tempi rapidi. Inoltre può valutare con gli opportuni accertamenti quale sia il metodo migliore per rimuovere la calcificazione e farti tornare alla vita normale.

Dolore alla spalla: come mai non dormo la notte?

Che tu sia uomo o donna, giovane o anziano, questo articolo potrebbe chiarire le cause del dolore notturno alla spalla. E arrivare a una soluzione.

Spalla: le comuni cause di dolore

Il dolore alla spalla destra di notte è una condizione che può diventare più comune con l’età. Si presenta sia in forma graduale, come piccolo fastidio che fa capolino lentamente, oppure all’improvviso, con dolori lancinanti che non si sono fatti preannunciare.

In caso di dolori alla spalla di notte molto acuti, di solito la prima reazione dei pazienti è una forte preoccupazione. Questo perché stiamo parlando di un’articolazione a cui non sempre prestiamo la giusta attenzione. Soltanto quando è bloccata e ci impedisce alcuni semplici gesti quotidiani, allora non solo prendiamo in considerazione la spalla, ma capiamo anche quanto sia complessa e delicata. Quando non riusciamo ad alzare il braccio per raggiungere uno scaffale alto, oppure non riusciamo a grattarci dietro la schiena o semplicemente a pettinarci i capelli. In tutti questi casi, quando il dolore spalla è insopportabile, occorre individuarne le cause.

Perché il dolore aumenta di notte?

Il dolore aumenta di notte perché questo è il momento in cui i tessuti infiammati riccamente irrorati dal sangue subiscono un effetto di ristagno di liquidi al loro interno. Restando sdraiati infatti rallenta il deflusso del sangue e di conseguenza il dolore cresce. Infatti il primo consiglio utile per ridurre il dolore notturno consiste nel dormire con la schiena sollevata riducendo di fatto l’effetto “stasi” nei tessuti e di conseguenza il dolore.

Dolore alla spalla di notte: chi ne soffre

Il dolore notturno alla spalla è un problema estremamente diffuso.

Si presenta come un dolore persistente, trattato magari con antinfiammatori e cure fisiche. Risultato: scarsa efficacia se non un beneficio relativo e temporalmente limitato. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza sulle cause di questo problema, che possono essere molto diverse tra loro.

Un metodo utile è dividere il problema in alcuni scenari tipici, forzatamente semplificati. Tali scenari non hanno lo scopo di arrivare da soli ad una diagnosi. Servono però a capire che è inutile sopportare ad oltranza un dolore che potrebbe avere una soluzione pratica, talvolta abbastanza semplice.

Le tre situazioni tipo che possono facilmente rappresentare il dolore notturno alla spalla sono:

  1. donna adulta con dolore improvviso alla spalla;
  2. uomo lavoratore manuale con dolore e perdita di forza alla spalla;
  3. anziano con dolore e impossibilità a usare il braccio sopra il livello del volto.

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1. Donna tra 40 e 50 anni, attiva con dolore improvviso e acuto alla spalla.

Di solito si tratta di un’infiammazione acuta dei tessuti che stanno intorno alla spalla. Un po’ grossolanamente veniva definita nel passato con il termine di periartrite. La definizione di periartrite veniva utilizzata quando la conoscenza delle cause del dolore era molto limitata. Oggi la classificazione con il termine periartrite ha perso molto di significato. Il tentativo è sempre quello di curare il dolore alla spalla solamente dopo avere identificato la causa del problema.

La patologia più comune che si presenta con questo scenario è la tendinopatia calcifica. Un tessuto tendineo che normalmente è morbido e funzionale diventa duro e calcificato. Su Chirurgiarticolare il problema è stato affrontato in articoli specifici, dove è stato discusso anche il possibile trattamento. In sostanza, tornare ad avere una spalla senza dolore è possibile con trattamenti poco invasivi quali onde d’urto e lavaggi guidati dall’ecografia.

Quando invece tutti gli accertamenti eseguiti non mostrano alcuna patologia, ma la spalla non è in grado di muoversi né attivamente né passivamente, il dolore alla spalla può avere un’altra origine. Quando prevale l’aspetto della rigidità nel dolore di spalla, parliamo infatti di capsulite adesiva, oppure spalla congelata (“frozen shoulder”), secondo la terminologia americana. Si tratta di una forma di grave rigidità nel movimento che non si sa perché si manifesti in maniera tanto improvvisa quanto disabilitante. Non si riesce più a fare nulla, nemmeno i gesti più semplici della vita quotidiana. In questo caso con grande pazienza il trattamento è riabilitativo. L’ortopedico gioca un ruolo di secondo piano supportando il lavoro del fisioterapista con infiltrazioni a scopo antinfiammatorio oppure in casi estremi con la chirurgia in artroscopia per rimuovere l’ostacolo meccanico.

2. Uomo lavoratore manuale con dolore meccanico e perdita di forza durante le attività.

Questo è il caso che tipicamente viene sottovalutato a lungo. Chi è abituato a lavorare pesantemente non si ferma di fronte a nulla e spesso la presenza di una grande massa muscolare periarticolare compensa facilmente un danno anche macroscopicamente evidente. Si tratta di spalle che per il duro lavoro perdono uno o più tendini della cuffia dei rotatori, fondamentali per il movimento corretto della spalla su tutti i piani. In questo caso la spalla è dolorosa in quanto lavora male durante tutte le attività quotidiane. La notte il dolore alla spalla diventa insopportabile perché scatena l’infiammazione accumulata durante l’attività.

Questo è il tipico caso che ha un vantaggio enorme dalla chirurgia di riparazione artroscopica del tendine lesionato. L’atteggiamento attendista non premia mai. Tanto prima si ripara la lesione tanto meglio il paziente torna all’attività completa e normale della spalla. E tanto prima il dolore notturno scompare. In particolar modo l’argomento è stato trattato in un articolo che riguarda quelle lesioni tendinee piccole che non trovano un sollievo dai trattamenti conservativi.

3. Uomini e donne anziani che non riescono più ad utilizzare il braccio nemmeno nelle attività quotidiane.

Questo è un fenomeno assai diffuso. Anziani che pensano che il dolore notturno alla spalla sia qualcosa di normale e inevitabile: “è l’età”, “ha una periartrite”, “tanto cosa vuole fare alla sua età?”.  Purtroppo spesso il paziente non fa nulla per trattare il problema per questo motivo. In questo modo non si rende conto di quanto la sua qualità della vita sia compromessa e di come gradualmente diventi completamente dipendente dagli altri, anche nei comuni gesti della vita quotidiana. In questa categoria sono inclusi scenari enormemente diversi: lesioni dei tendini ancora riparabili nonostante l’età con lo stesso intervento artroscopico dei giovani, lesioni irreparabili che possono essere trattate con successo mediante fisioterapia specifica, artrosi conclamate che possono trovare un beneficio inaspettato da una protesi di spalla. Per approfondimenti specifici, si rimanda all’articolo relativo alle persone anziane che non sollevano più il braccio.

Le comuni cause di dolore alla spalla

Dopo aver individuato alcuni profili di paziente, andiamo a capire meglio le origini del dolore. Non è sempre facile capire quale sia l’origine del dolore. A volte la criticità nasce in altre parti del corpo e poi la sensazione dolorosa si irradia alla spalla. È il caso di artriti, torcicolli, ernie al disco. In altri casi, quando il dolore si presenta in forma lieve, è necessario anzitutto prendere alcuni semplici accorgimenti per vedere se il dolore migliora da solo:

  • regolare le attività, evitando sforzi
  • prendere farmaci antinfiammatori non steroidei
  • eseguire leggeri allungamenti durante la giornata

Se il dolore non scompare dopo alcune settimane, è necessario consultare il medico. Attraverso esami specifici un medico specialista in ortopedia potrà capire l’origine del problema.

Lesioni e irritazioni della cuffia dei rotatori

La cuffia dei rotatori è una formazione di muscoli e tendini che aiutano a far aderire la spalla nella sua cavità, permettendoci allo stesso tempo di muoverla liberamente in senso circolare. La maggior parte dei problemi alla cuffia dei rotatori rientrano all’interno di due categorie: strappi e infiammazioni. I sintomi di una lesione alla cuffia dei rotatori riguardano rigidità e dolore che emergono in special modo nel momento in cui alziamo il braccio al di sopra della testa.

Infiammazione alla cuffia dei rotatori

L’impingement è una situazione di conflitto che può verificarsi a causa di un evento traumatico o per usura. Si parla di shoulder impingement – “conflitto alla spalla”, quando l’impingement riguarda la cuffia dei rotatori: un’irritazione, un’infiammazione o una compressione eccessiva dei tendini o della borsa (una struttura morbida che favorisce lo scorrimento dei tendini sotto la scapola) nella spalla. Il risultato è una tendinite alla spalla che può provocare un dolore acuto, a tratti insopportabile.

Strappi della cuffia dei rotatori

Lo strappo alla cuffia dei rotatori è la diretta conseguenza di un evento traumatico. Un cane troppo esuberante che tira eccessivamente il guinzaglio, un’improvvisa caduta per un inciampo, uno scivolamento.

Si parla di strappo parziale quando solo una parte del tendine si separa, si strappa dall’osso. Nei casi di strappo completo invece si fa esperienza di una separazione totale del tendine dall’osso. In genere gli strappi sono più comuni con l’avanzare dell’età, perché l’interfaccia tra tendine ed osso è più suscettibile all’usura e quindi più fragile. Tuttavia si può farne esperienza anche in giovane età

Tendinite da calcificazione

Ne abbiamo parlato poco fa, la calcificazione alla spalla, meglio conosciuta come tendinite calcifica, è in grado di provocare un dolore fastidioso in soggetti adulti over 50 ed anziani. Sono i depositi di calcio, la cui origine non è precisamente nota, che si vanno a depositare all’interno dei tendini della cuffia, a provocare dolori improvvisi ed anche insopportabili, che spesso iniziano al mattino e si protraggono fino alla notte.

Capsulite adesiva

La spalla congelata, conosciuta anche come capsulite adesiva è un ispessimento e irrigidimento dei tessuti intorno all’articolazione della spalla. Si sviluppa tipicamente in persone con diabete, disfunzioni tiroidee e colesterolo alto, di età compresa tra i 40 e i 60 anni. A differenza di altre sintomatologie, per cui il dolore si concentra nelle ore notturne a contatto con il letto, la capsulite adesiva, nei casi più gravi, è in grado di bloccare totalmente la mobilità della spalla per settimane o mesi.

Osteoartrite

L’osteoartrite alla spalla non è sempre considerata quale possibile causa di dolore durante la notte. In genere pensiamo che colpisca, polsi, mani, ginocchia e anche, ma anche l’osteoartrite alla spalla è piuttosto comune. Cosa avviene nello specifico? I rivestimenti di cartilagine che tengono tra di loro separate le ossa della spalla si usurano, e la loro funzione viene meno. Ne risulta un eccessivo sfregamento delle ossa le une contro le altre. In genere in questi casi il paziente, percependo dolore acuto, tende a stare fermo. Smettere di muoversi però è sbagliato, perché i muscoli potrebbero diventare molto deboli e la capsula articolare irrigidirsi e accorciarsi rendendo il recupero della mobilità ancora più difficile.

Tendinite Bicipite

La tendinite del bicipite, o tendinopatia del bicipite brachiale, arriva in genere a seguito di un uso eccessivo del tendine che collega i muscoli del braccio con le ossa dell’articolazione della spalla. In genere si tratta di un dolore causato da sforzi ripetuti, ma anche l’avanzare dell’età incide molto sulla salute a livello tendineo.

Quando bisogna preoccuparsi e andare dal medico

Se il dolore alla spalla e al braccio non passa in tempi ragionevoli o aumenta di intensità, è necessario consultare un dottore con specializzazione in ortopedia. Soltanto un medico specializzato nella cura della spalla potrà infatti capire quale esame fare e come diagnosticare correttamente questa condizione di dolore. Il trattamento sarà corrispondente alla gravità della situazione: i trattamenti non chirurgici di base comprendono consigli di postura, terapia fisica e utilizzo di infiltrazioni ecoguidate per alleviare il dolore. Inoltre, i nuovi trattamenti basati sulla medicina rigenerativa includono l’uso di piastrine e di cellule staminali per favorire una rigenerazione dei tessuti.

Il dolore alla spalla si può risolvere

Il dolore alla spalla durante la notte è sempre sintomo di un problema che può avere diverse origini e che è possibile risolvere.

Il problema del dolore notturno alla spalla è molto frustrante per il paziente, che spesso si sente impotente. Frequentemente le comuni terapie non hanno alcun effetto se non viene correttamente identificata la causa scatenante.

Un percorso medico di diagnosi porta anche al trattamento più opportuno che con grande frequenza può portare alla risoluzione completa del dolore.

 

Calcificazione spalla: tendinite calcifica della spalla.

Tendinite calcifica: un piccolo percorso per capire cos’è e cosa si può fare per trattarla.

calcificazione spalla radiografiaLa tendinite calcifica è una causa molto comune di dolore alla spalla nella popolazione adulta. Si presenta tipicamente con un dolore intensissimo che compare senza nessuna giustificazione apparente.

Nonostante la sua presentazione drammatica che compromette talvolta completamente anche le attività più semplici, non è una malattia grave. La calcificazione di spalla tende inoltre a risolversi spontaneamente.

Diventa dunque difficile capire quando bisogna ricorrere ad un trattamento e per raggiungere quale scopo.

 

La dimensione del fenomeno

Un classico studio storico su oltre dodicimila spalle ha evidenziato che nella popolazione sotto i 40 anni si trovano calcificazioni tendinee in circa il 3% del campione studiato. Di queste solo il 35% diventa sintomatico. Specificamente si tratta di donne tra i 30 e i 60 anni. Il lato dominante è più spesso coinvolto e talora si può trattare di una patologia bilaterale.

Il tendine più spesso coinvolto è il sopraspinato. La tendinopatia, o tendinite calcifica della spalla, è dunque un problema importante.

Come mai si sviluppa una calcificazione di spalla?

Nessuno è riuscito a dimostrare la causa di questo fenomeno.

Sono state ipotizzate diverse teorie che correlano la tendinite calcifica con l’ipotiroidismo, senza però che vi sia un’associazione esclusiva con questa disfunzione endocrina. Può esserci anche il ruolo di un’infiammazione cronica del tendine o una situazione di sovraccarico continuo della spalla.

Si tratta sostanzialmente di una malattia che il medico chiama “idiopatica”, in parole povere: si sa cosa sia ma non si sa esattamente perché venga.

Le fasi della tendinite calcifica

Secondo la teoria patogenetica largamente accettata, nella tendinite calcifica la formazione del deposito di calcio segue tre fasi ben distinte.

    1. Una pre-calcifica in cui c’è un’involuzione fibrosa del tendine con probabilmente un ridotto apporto di sangue.
    2. Una fase calcifica successiva in cui la cicatrice viene sostituita da sali di calcio: in questa fase si riconoscono un primo momento di deposizione di calcio, un momento di riposo, un ultimo momento di riassorbimento.
    3. Segue una fase post-calcifica di riparazione del tendine.

Non c’è una regola che stabilisca la durata del processo, ma spesso la fase più dolorosa è quella del riassorbimento. Per questo motivo la fase molto dolorosa è quella ideale per il trattamento del lavaggio eco-guidato della calcificazione.

Perché trattare le calcificazioni della spalla?

Fino a questo momento abbiamo capito che la tendinite calcifica non è grave, è poco prevedibile nel suo andamento e si risolve spontaneamente prima o poi. Ma allora perché fare dei trattamenti?

Nessun trattamento è obbligatorio nella tendinite calcifica della spalla. Il solo scopo della terapia è ridurre il dolore ed evitare un danno troppo elevato al tendine in cui la calcificazione si sviluppa.
A tale scopo esistono tre tipi di trattamento che cercheremo di analizzare per capirne vantaggi e svantaggi:

  1. Le onde d’urto focalizzate
  2. il lavaggio eco-guidato
  3. l’artroscopia di spalla.

Le onde d’urto

Si tratta di bombardare la calcificazione di spalla meccanicamente dall’eserno del nostro corpo, focalizzando l’azione sul punto della calcificazione in modo da favorirne la frammentazione e il riassorbimento.

Il vantaggio facilmente intuibile è la non invasività della procedura e un elevato livello di efficacia negli studi clinici pubblicati. Gli svantaggi sono il fatto che sono dolorose durante l’esecuzione, richiedono più sedute (generalmente 3) e necessitano di un macchinario che può non essere presente in maniera capillare sul territorio. Esistono poi alcuni aspetti controversi sull’energia che deve essere utilizzata e il numero di pulsazioni per seduta.

Il lavaggio eco-guidato

Lavaggio calcificazione di spalla ecoguidato

Consiste nel posizionare uno o due aghi all’interno della calcificazione e lavare via il contenuto con fisiologica calda.

Il vantaggio consiste nella rimozione meccanica della calcificazione di spalla in una sola seduta con una spesa ridotta e con un’anestesia locale ambulatoriale. Gli svantaggi consistono nel fatto che il risultato è influenzato dall’esperienza dell’operatore. È comunque una procedura invasiva e si può sviluppare una borsite reattiva dopo la procedura, che provoca un peggioramento del dolore per qualche giorno.

Ecco un esempio di un lavaggio ecoguidato, per saperne di più esiste un articolo dedicato a questa procedura: “Le calcificazioni si sciolgono nell’acqua”

L’asportazione in artroscopia

calcificazioni di spalla artroscopiaConsiste nell’eseguire un vero e proprio intervento chirurgico per rimuovere la calcificazione di spalla sotto visione diretta. Tale procedura è senza dubbio la più accurata e permette anche di trattare eventuali lesioni associate (per esempio un danno al tendine). Sicuramente tra i suoi svantaggi ci sono l’invasività e i rischi anestesiologici.

Nell’immagine si vede una calcificazione di spalla (bianca) fatta uscire con un’ago dall’interno del tendine. In fase dolorosa le calcificazioni sono pastose, molto simili al dentifricio come consistenza e aspetto.

Il gesto chirurgico in artroscopia, essendo eseguito sotto visione diretta, è estremamente preciso.

Cosa fare dunque se si ha un dolore acuto alla spalla senza alcun apparente motivo?

La cosa migliore è fare un tentativo con il riposo e un antinfiammatorio prescritto dal medico di famiglia. Ma se non c’è una risposta in pochi giorni la cosa più utile è eseguire una semplice radiografia e recarsi dallo specialista. Insieme si sceglierà il trattamento più opportuno.

Piccole calcificazioni di spalla millimetriche rendono ideali le onde d’urto. Calcificazioni di spalla medie di consistenza pastosa si aspirano in ecografia eccellentemente. Calcificazioni di oltre un centimetro e di consistenza dura hanno il trattamento ideale in artroscopia.

Infiltrazioni spalla: l’uso dell’ecografia per aumentare l’efficacia

Infiltrazioni spalla: maggiore interesse per le procedure eco-guidate

Il principio delle procedure eco- guidate nelle infiltrazioni spalla è molto semplice. Fare arrivare a destinazione il farmaco. Tutta la farmacologia è nata intorno a questo obiettivo: trovare il modo migliore per far agire il farmaco sul bersaglio. Quando prendiamo una medicina, la biologia molecolare recettoriale fa in modo che questa stimoli esattamente le cellule che servono: il principio attivo si scioglie nello stomaco, entra in circolo e arriva a curare esattamente le cellule che servono.

Ma cosa c’entra tutto questo con le infiltrazioni alla spalla? In maniera molto più rozza dei sofisticati farmaci per mal di testa e mal di pancia, anche i farmaci per le articolazioni devono arrivare a destinazione.

Tuttavia, nel caso delle articolazioni, non è un sofisticato meccanismo biologico alla base di tutto. Molto semplicemente, è la punta dell’ago della siringa usata che deve entrare all’interno della cavità articolare. Come possiamo essere sicuri che questo avvenga davvero?

Entrare nella spalla con infiltrazioni? Un complesso di elementi

Il primo problema nella spalla è che non c’è solo un punto da infiltrare, ci possono essere molti punti da infiltrare. E non tutti possono essere responsabili nella stessa misura del dolore che proviamo.

C’è la spalla propriamente detta (tecnicamente Articolazione Gleno-Omerale o Scapolo-Omerale) che può fare male per l’artrosi o solo perché stretta nella morsa della rigidità o della capsulite adesiva. Esiste poi lo spazio sotto-acromiale, una struttura che fa scorrere la cuffia dei rotatori senza conflitto con l’osso acromiale e che spesso si infiamma se qualcosa non va nei tendini della spalla. C’è la congiunzione tra clavicola e scapola (tecnicamente Articolazione Acromion-Claveare) che può diventare artrosica ed estremamente dolente in chi lavora o ha lavorato pesantemente con la spalla. Infine c’è il capo lungo del bicipite che è un tendine del braccio che origina dalla spalla e che può soffrire di infiammazioni croniche dolentissime specialmente quando è gravemente degenerato.

Ecco in questa Infografica la percentuale di successo delle infiltrazioni spalla ecoguidate (in verde) rispetto a infiltrazioni eseguite a mano libera (in arancione).

infiltrazioni spalla tendine rotto

Dove mettere il farmaco? Scegliere la sede in base al dolore

Prima cosa dunque una visita approfodita: approccio che consente di trovare la sede del dolore distinguendola in base alla sua origine. Poi l’analisi degli esami strumentali: radiografia ed ecografia sono un buon punto di partenza per confermare il sospetto fornito dalla visita medica. Una volta trovato il responsabile comincia il dilemma: come fare giungere a bersaglio le nostre infiltrazioni spalla? Come mettere il farmaco alla giusta dose e nel posto giusto?

Per ginocchia ed anche, da sempre il metodo utilizzato è la conoscenza dell’anatomia. Esistono reperti anatomici esterni, come prominenze ossee e punti morbidi che indicano allo specialista la giusta strada per la puntura. Ad esempio questo resta il metodo di riferimento per l’infiltrazione del ginocchio, dove l’uso di altre metodiche non aumenta l’accuratezza già elevata dell’infiltrazione. In articolazioni più profonde come l’anca, l’abitudine a infiltrare con l’uso di strumenti radiografici o ecografici è una realtà consolidata. Ciò anche per evitare di danneggiare strutture nobili che circondano tale articolazione.

Per la spalla invece esiste l’erronea convinzione che sia estremamente facile arrivare al bersaglio senza bisogno di aiuti. In realtà non è così e nemmeno l’esperienza del chirurgo aiuta ad essere più precisi.

Una nuova era per la spalla con l’uso dell’ecografia nelle infiltrazioni

iniezione ago spallaEcco allora un valido aiuto. L‘uso degli ultrasuoni per visualizzare le strutture da infiltrare. Un normale ecografo visualizza l’obiettivo e consente di seguire il percorso dell’ago. Consente inoltre di vedere il farmaco espandersi attorno alla struttura bersaglio. Chiaramente a tutto vantaggio dell’accuratezza delle infiltrazioni, specialmente quelle che devono raggiungere la profonda articolazione gleno-omerale e quelle che devono essere inserite in spazi ancora più angusti come la guaina del capo lungo del bicipite oppure l’articolazione acromion clavicolare.

Inoltre l’aiuto ecografico diventa fondamentale nel trattamento delle calcificazioni intratendinee che possono essere centrate e aspirate lavandole con soluzione fisiologica. Un processo efficace quanto l’uso delle onde d’urto, ma con il grosso vantaggio di risolvere il problema in una sola seduta. In più, senza il forte dolore associato all’utilizzo della macchina per frantumare i sali di calcio (simile a quella della litotrissia renale).

L’ecografia ha migliorato enormemente la qualità delle nostre procedure. Per questo siamo impegnati internazionalmente a diffonderne l’uso tra gli specialisti che sono abituati ad usare l’infiltrazione come strumento terapeutico e che vogliono dare ai propri pazienti una marcia in più nel trattamento della loro patologia.

Meno dolore alla spalla e la giusta dose di farmaco dove serve

Un altro vantaggio non indifferente è il dolore legato all’infiltrazione. Spesso capita che il paziente non voglia più fare infiltrazioni perché ricorda un dolore terribile da precedenti esperienze. Tutte le volte che il paziente sente un dolore terribile durante l’infiltrazione è perché il farmaco non è stato messo nel posto giusto. Magari è stato iniettato lo stesso sotto pressione. Oltre alla possibilità di un danno alle strutture della spalla, l’infiltrazione così eseguita fa molto male. Nella migliore delle ipotesi non funziona affatto. Se vedo dove è la punta del mio ago, non è possibile fare danno e neppure mettere il farmaco all’interno di un tendine danneggiandolo.

Non solo. Nel tempo si è assistito ad una forte riduzione dell’uso di cortisone nelle infiltrazioni, imparando la lezione dai danni causati a cartilagini e tendini. In casi molto selezionati il cortisone può essere ancora di aiuto nel trattare dolori intensi alla spalla. Se posso dirigere l’ago della mia siringa e raggiungere la struttura obiettivo del mio trattamento, una singola microdose di cortisonico può essere consegnata a bersaglio. In questo modo si riduce la dose del farmaco tanto temuto per i suoi effetti collaterali.

Ultima considerazione. L’uso sperimentale di fattori di crescita piastrinica come i PRP dovrebbe essere eseguito solo sotto guida ecografica. Questo per verificare a livello scientifico la bontà dei risultati di tale terapia.

Principali vantaggi dell’uso dell’ecografia nelle infiltrazioni spalla

  1. Uso dell’ecografia a scopo diagnostico per confermare il punto che necessita dell’infiltrazione dopo la visita medica
  2. Visualizzazione esatta della posizione della punta dell’ago prima di iniettare il farmaco nella spalla
  3. Minore dolore durante la procedura. L’ago giunge infatti nello spazio vuoto da infiltrare e non si inietta il farmaco sotto pressione
  4. Possibilità di raggiungere spazi molto piccoli in maniera selettiva, scegliendo magari diversi farmaci per dolore spalla e differenti terapie locali (es.: cortisone vs acido jaluronico vs PRP)

Infiltrazioni eco-guidate: l’evoluzione tecnologica

Per concludere, vediamo meglio in cosa consiste la tecnica dell’ecografia tramite ultrasuoni, che ha fatto passi da gigante negli ultimi anni. L’imaging tramite ultrasuoni utilizza le onde sonore ad alta frequenza sull’organismo umano per produrre in tempo reale immagini dinamiche del corpo. Grazie alla progressiva riduzione del volume, questi macchinari oggi sono più pratici da usare in differenti contesti clinici. In alcuni casi sono utili per il medico di base nella valutazione iniziale di una problematica: prima di mandare eventualmente il paziente ad effettuare esami più approfonditi, il medico di base può capire se è possibile o meno escludere talune patologie.
Ma sono anche gli ortopedici ad essere agevolati dalla miniaturizzazione dell’ecografo. Quando si tratta di fare una diagnosi, valutare un possibile trattamento e, appunto, quando ci sono da fare delle iniezioni. Spesso, la macchina ad ultrasuoni può essere utilizzata dal vivo, per aiutarsi a trovare la strada tra muscoli, tendini, legamenti e articolazioni. Per trovare il punto migliore in cui infiltrare il farmaco, in altre parole.

Infiltrazioni eco-guidate vs Infiltrazioni a mano libera

L’ecografia in tempo reale per infiltrazioni viene applicata sempre più spesso soprattutto per trattamenti sfiammanti all’anca, la spalla e il ginocchio. Quando né il riposo né la terapia del freddo sono stati sufficienti per far affievolire l’infiammazione, l’infiltrazione resta il metodo più efficace per andare a ‘colpire’ l’epicentro del dolore e fornire sollievo. Le iniezioni guidate hanno un’alta percentuale di successo quando si ha a che fare con:

  • osteoartriti
  • periartrite alla spalla
  • artriti reumatoidi
  • tendini rotti
  • strappi a livello dei muscoli o dei legamenti

In alcune articolazioni più complesse, come appunto la spalla, le infiltrazioni a mano libera hanno una percentuale di successo piuttosto bassa, di circa il 30%-40%. La scarsa accuratezza delle infiltrazioni diventa anche un problema di interpretazione dei risultati. Infatti se la puntura non funziona nel dare il risultato atteso nella riduzione del dolore, si rimarrà sempre nel dubbio se non ha funzionato perché il danno è troppo grave, oppure se non ha funzionato perché il farmaco è stato messo nel posto sbagliato. Invece, nella modalità eco-guidata, l’accuratezza di quasi tutte le iniezioni articolari è compresa tra il 90% e il 100%.

I farmaci più usati per le infiltrazioni

Quali sono i farmaci più utilizzati per queste infiltrazioni guidate? L’uso degli ultrasuoni migliora la precisione dell’iniezione di cortisonici, acido ialuronico e terapie rigenerative come quelle che mirano alla rigenerazione a livello dei tessuti stimolando la produzione di collagene, quelle a base di plasma arricchito di piastrine o quelle che fanno uso di cellule staminali.

Infine, non dimentichiamoci che gli ultrasuoni non ci sono soltanto utili per andare a portare il farmaco laddove ce n’è maggior bisogno (solo ed esclusivamente là), ma possono anche essere utilizzati per aspirazioni a livello articolare, che vengono fatte per esempio per eseguire esami sul liquido articolare allo scopo di escludere infezioni articolari o patologie da cristalli come la gotta.

La mia esperienza in ambito formativo

In passato mi è capitato di partecipare come docente ad un corso di infiltrazioni in Marocco. Ho portato la mia esperienza personale su ginocchio, anca e spalla. Proprio quest’ultima articolazione ha stimolato un grandissimo interesse nei discenti perchè la tecnica infiltrativa è meno diffusa rispetto alle altre articolazioni e spesso considerata scarsamente efficace. Il punto a mio parere è questo: spesso chi infiltra la spalla non ha idea di dove mette il farmaco. Questo è tanto più vero per l’articolazione gleno-omerale.

Cercando risposte a questa questione, nel tentativo di essere il più scientifico possibile, ho eseguito un’accurata ricerca bibliografica su Pubmed per vedere chi si fosse preso la briga di documentare l’accuratezza del posizionamento dell’ago durante le infiltrazioni di spalla.

Il risultato è contenuto in questo articolo: “Accuracy of glenohumeral joint injections: comparing approach and experience of provider” (Allison Tobola, MD et al. J Shoulder Elbow Surg (2011) 20, 1147-1154). Pubblicato sulla prestigiosa rivista Journal of Shoulder and Elbow Surgery nel 2011, il lavoro verifica l’accuratezza mediante iniezione di mezzo di contrasto e dimostra che non  c’è alcuna relazione con l’esperienza dell’operatore e che la percentuale di successo è variabile, spesso al di sotto del 65%.

Non solo: talora il risultato è stato migliore nello specializzando rispetto che nell’esperto (maggiore attenzione ai reperi ossei?) e la sensazione dell’operatore di essere nel posto giusto si è dimostrata assolutamente non affidabile.

In conclusione: se siamo convinti di essere dei grandissimi infiltratori, probabilmente la nostra accuratezza non è maggiore del 65%…

Forse dovremmo rivedere l’importanza di guidare con l’ecografia le nostre infiltrazioni per raggiungere un’accuratezza pari o superiore al 90%, che mi sembra il minimo da assicurare ad un paziente che sottoponiamo ad un ciclo infiltrativo.

TabellaAccuratezza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Calcificazioni della spalla: i dolori si sciolgono nell’acqua

La tecnica del lavaggio eco-guidato può risolvere il dolore acuto alla spalla dovuto alle calcificazioni

Le calcificazioni della spalla sono una condizione frequentemente diagnosticata che colpisce una popolazione tra i trenta e i cinquant’anni ed è presente in una percentuale variabile dal 7% al 50% dei pazienti con dolore alla spalla.

Anche se è una patologia auto-limitante (che si risolve comunque da sola), i sintomi della calcificazione della spalla possono essere molto gravi e durare per molto tempo. La conseguenza è un peggioramento della qualità della vita e del riposo notturno.

Non c’è un consenso su quale sia il trattamento migliore per risolvere la calcificazione della spalla, altrimenti detta tendinite calcifica. Alcuni studi recenti hanno tuttavia dimostrato che un lavaggio della calcificazione sotto guida ecografica può consentire un’efficace risoluzione al problema.

Ma cerchiamo di approfondire l’argomento per capire quale sia la causa del dolore ed analizzare le possibili soluzioni.

lavaggio-ecoguidato-calcificazioni-spalla

Le cause e i sintomi delle calcificazioni della spalla

La causa della tendinite calcifica non è chiara, ma si possono considerare tre stadi della patologia.

Un primo stadio calcifico in cui si determina un deposito di calcio all’interno del tendine. Una fase intermedia di riposo stabile. Una fase finale di assorbimento, in cui il calcio si sgretola e viene digerito.

I sintomi si intensificano generalmente nell’ultima fase e si manifestano con dolore nella regione del deltoide, particolarmente grave durante la notte o dopo l’attività fisica.

La tendinite calcifica della spalla si manifesta quando un minerale che è naturalmente presente all’interno del nostro corpo e che si chiama idrossiapatite si deposita all’interno dei tendini della spalla che si chiamano cuffia dei rotatori. Questa condizione è più frequente nelle donne e specialmente nell’età tra i 30 e i 50 anni.

I sintomi delle calcificazioni intratendinee

I pazienti che soffrono di questa malattia spesso provano un dolore intermittente prolungato ad insorgenza acuta. Questo dolore è causato da una risposta infiammatoria del nostro corpo al riassorbimento della calcificazione. Questo è parte della storia naturale della malattia calcifica. Qualche volta si riesce a riconoscere un momento scatenante in un trauma minore o in alcuni movimenti ripetitivi che possono irritare il tendine per la presenza di una formazione dura al suo interno. Per semplificare possiamo pensare come se camminassimo con un sassolino nella scarpa.

Il quadro clinico può comunque variare molto tra paziente e paziente, ma il dolore è una caratteristica veramente peculiare di questa patologia. Il dolore può essere talmente acuto da causare dolore notturno con risveglio e impedimento nelle comuni e semplici attività della vita quotidiana.  Una sensazione di rumori o scatti dell’articolazione della spalla può essere presente. Questo fatto può inizialmente portare a pensare che si tratti di una semplice patologia da conflitto sotto acromiale, per questo un’accurata diagnosi è necessaria per il corretto trattamento.

Come diagnosticare la tendinopatia calcifica della spalla

Gli esami da eseguire servono per due motivi: identificare presenza dimensioni e numero delle calcificazioni, localizzare il tendine coinvolto e capire la qualità e la fase in cui la calcificazione si trova. Per questo motivo l’esame normalmente più accurato per la spalla (la risonanza magnetica o RMN) non è il migliore se si sospetta questa patologia. Infatti il più delle volte la risonanza magnetica non riesce a discriminare la presenza di calcio all’interno dei tendini.

I migliori accertamenti da eseguire restano dunque i più semplici: una radiografia e una ecografia. La radiografia riesce a mostrare la densità dei depositi e la loro dimensione. Tali caratteristiche rendono più facile stimare l’efficacia di un trattamento di lavaggio ecoguidato o pulizia della calcificazione. Infatti grossi depositi molto densi sono quelli che danno i peggiori risultati con questa procedura. Nonostante che si possa ruotare la spalla durante la radiografia per capire meglio la posizione dei depositi, non sempre si ha così chiaramente la percezione dei tendini coinvolti e non si sa nulla della loro qualità.

L’ecografia della spalla aggiunge invece ulteriori informazioni sul numero, sul tendine coinvolto e in parte sulla qualità della calcificazione per completare il quadro diagnostico e rendere possibile la scelta del tipo di trattamento.

I trattamenti della calcificazione di spalla.

Dato che la patologia è auto-limitante, il trattamento è preferibilmente non chirurgico e si basa sulla fisioterapia e sull’uso di farmaci antinfiammatori. Nei pazienti con sintomi molto gravi o persistenti è tuttavia possibile una terapia più invasiva. Molti trattamenti sono stati suggeriti come efficaci tra cui infiltrazioni con cortisonici, terapia con onde d’urto, perforazione e lavaggio, ionoforesi con acido acetico, trattamenti chirurgici.

Il lavaggio e le infiltrazioni sono tra le tecniche più frequentemente utilizzate.

L’infiltrazione è molto facile da eseguire con un basso livello di complicazioni, un costo ridotto e nessuna necessità di particolari attrezzature. Per questo è il trattamento più frequentemente proposto.

Questa procedura però non cambia in alcun modo la storia clinica della patologia. Secondo alcuni studi inoltre potrebbe rallentarne la risoluzione riducendo l’apporto ematico che ne favorisce l’evacuazione.

Il lavaggio eco-guidato: cos’è e quali sono i vantaggi?

Il lavaggio è un trattamento più invasivo dell’infiltrazione. Necessita di una maggiore preparazione ed equipaggiamento dato che richiede un sistema di guida ecografico non sempre disponibile ovunque. Comporta inoltre un dispendio di tempo maggiore.

Tale procedura consiste nell’inserimento di uno o due aghi all’interno della calcificazione mediante la guida ecografica. Una volta centrata la calcificazione, si cominicia un lavaggio con acqua calda (fisiologica sterile) in grado di sciogliere la maggior parte delle calcificazioni. In un solo trattamento (contro tre trattamenti minimo di onde d’urto) con una procedura ambulatoriale e in anestesia locale di circa mezz’ora, il problema della calcificazione può essere stabilmente risolto.

La procedura non provoca dolore. In pochi giorni permette un recupero completo dal punto di vista del dolore. E’ di pari efficacia rispetto a tecniche dolorose (onde d’urto) o più invasive (rimozione in artroscopia).

Uno studio olandese ha misurato l’efficacia della procedura di lavaggio eco-guidato.

Uno studio clinico randomizzato controllato è stato eseguito in Olanda presso il centro universitario di Leiden. I risultati sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista The American Journal of Sports Medicine nel numero di luglio 2013.grafico calcificazioni della spalla La popolazione oggetto di studio è stata divisa in due gruppi. Un primo gruppo che ha eseguito un’infiltrazione eco-guidata con cortisone. Un secondo gruppo che ha eseguito un lavaggio eco guidato. Tutti i pazienti sono stati rivisti a sei settimane, tre mesi, sei mesi e un anno dopo procedura e valutati a ogni visita mediante specifici questionari.

I risultati di questo studio hanno dimostrato che un anno dopo l’intervento entrambe le procedure avevano portato un miglioramento clinico e radiografico. I risultati del lavaggio però si sono dimostrati significativamente maggiori in termini di riassorbimento della calcificazione e punteggi ai test clinici più elevati.

In particolare si dimostra come anche se il trattamento con una sola infiltrazione sotto-acromiale possa risolvere i sintomi nell’immediato, il miglioramento funzionale si mantiene stabile solo se la calcificazione viene eliminata con il lavaggio ecoguidato.

Questo studio dona nuova forza a chi sostiene l’efficacia del trattamento eco-guidato per il lavaggio delle calcificazioni. E’ una solida base scientifica per dimostrare il vantaggio di questa procedura sulla sola infiltrazione con cortisonico subacromiale.

Tutte le calcificazioni della spalla possono essere lavate con successo?

Chi soffre di una forma di tendinite calcifica della spalla e vuole ottenere un risultato in termini di dolore, trova nel lavaggio eco-guidato uno dei trattamenti più efficaci in termini di costo-rischio-beneficio .

Purtroppo solo alcune delle calcificazioni della spalla possono essere trattate con un lavaggio eco-guidato. Infatti alcune calcificazioni sono millimetriche ed impossibili da centrare con un ago. Altre sono troppo grosse e dure per essere aspirate. Non esiste quindi un unico trattamento possibile, ma una serie di trattamenti che il vostro medico potrà suggerirvi sulla base del vostro specifico problema.

Una cosa è certa: se la vostra patologia è adatta al lavaggio, questa procedura è sicuramente la migliore in termini di risultato.

Cosa fare se il lavaggio ecoguidato non è possibile

Ci sono due casi specifici in cui non sono consigliate le procedure di lavaggio ecoguidate: quando ci sono calcificazioni multiple e molto piccole oppure quando c’è una calcificazione molto grande e dura.

Le microcalcificazioni dei tendini

Questa categoria di calcificazioni esprime principalmente un processo degenerativo del tendine e non una vera e propria patologia. L’obiettivo del trattamento consiste quindi più nel rivitalizzare e nutrire il tendine rispetto che voler a tutti i costi rimuovere le calcificazioni, cosa pressochè impossibile.

Generalmente si usano quindi sostanze per la rigenerazione tendinea che sono integratori alimentari specifici, infiltrazioni di acido jaluronico e terapia con onde d’urto che stimola una rivascolarizzazione intensa del tessuto tendineo. In alcuni casi anche i concentrati di plasma arricchito di piastrine possono essere utilizzati (PRP).

Le calcificazioni di grosse dimensioni e dure

Il secondo caso invece riguarda le calcificazioni di grandi dimensioni. Parliamo a volte di depositi di oltre 2-3 cm nei tendini della spalla. In questo caso la rimozione diretta della calcificazione avviene in artroscopia andando meccanicamente ad asportare tutto il contenuto calcifico. Questa procedura si ottiene mediante un lavoro mini-invasivo con le telecamere grattando e lavando il deposito sotto visione diretta.

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