Fast Track: protesi di ginocchio per il dolore

Chi va incontro a degenerazione progressiva della cartilagine del ginocchio, può rimandare con terapia conservativa l’intervento. Quando la degenerazione articolare diventa grave spesso nessuna terapia porta ad alcun giovamento sul dolore. In questi casi l’impianto di una protesi può essere la soluzione.

Pochi giorni in ospedale, dolore controllato, minori complicanze e ottimi risultati nel più breve tempo possibile: queste sono le caratteristiche del protocollo Fast Track, ovvero RECUPERO RAPIDO. Non si tratta di qualcosa di magico, ma di un approccio scientifico mirato a migliorare ogni aspetto del prenderci cura del nostro paziente prima durante e dopo l’intervento chirurgico. Vediamo come siamo giunti a trattare più del 95% dei casi raggiungendo un recupero rapido dopo l’intervento di protesi al ginocchio.

Controllo del dolore

Nel recupero si deve considerare anche il dolore che rappresenta un ostacolo. Promettere l’assenza di dolore nel post-chirurgico sarebbe azzardato, però la terapia farmacologica riesce a controllarlo durante giorno e notte. Non accettiamo un forte dolore ( >3, su scala numerica da 0 a 10), e cerchiamo di ridurlo rapidamente per moderare le limitazioni funzionali. Questo obiettivo è stato raggiunto mediante l’uso di una terapia farmacologica pre-operatoria allo scopo di arrestare il dolore prima ancora di averlo generato. Successivamente durante l’intervento usiamo tecniche mini-invasive, rispettose dei tessuti e a minimo trauma. Al termine della chirurgia eseguiamo un blocco con infiltrazioni locali di anestetico che prolungano il benessere postoperatorio. Dopo l’intervento usiamo una combinazione di farmaci antidolorifici su più livelli in modo da arrestare il dolore su più cancelli differenti.

Prevenzione delle perdite ematiche

Secondo punto fondamentale: prevenire l’anemizzazione del paziente operato. Troppe volte nel passato la chirurgia ha determinato la grave anemia del paziente. Un paziente anemico è debilitato, fa fatica a muoversi, può avere svenimenti, può rendere più facili infarti o ictus. Non lo vogliamo. Ultimo e non meno importante non vogliamo che i nostri pazienti necessitino di trasfusioni. Come lo otteniamo? Una chirurgia rapida e delicata sui tessuti.

Una emostasi accurata che eseguiamo durante tutto l’intervento rilasciando il laccio emostatico per coagulare i vasi maggiori dopo che la gran parte della chirurgia è eseguita ma prima che la protesi renda difficile farlo. Usiamo inoltre farmaci antifibrinolitici che permettono di evitare le perdite maggiori. Dopo l’intervento posizioniamo il ginocchio in flessione per 2 ore in modo da aumentarne la pressione interna per diminuire il sanguinamento. Inoltre il controllo del dolore consente che la pressione del paziente sia sempre sotto stretto controllo inibendo a sua volta le perdite ematiche.

Mobilizzazione precoce

Dal controllo del dolore e dalla riduzione delle perdite ematiche conseguono due cose: il paziente è molto più in forma dopo l’intervento e non c’è bisogno di eseguire molte flebo di farmaci. Questo permette dopo poche ore dall’intervento di piegare e stendere il ginocchio senza dolore. La forza nelle gambe permette di poter caricare da subito tutto il peso sulla gamba operata. Il segreto del reecupero rapido consiste proprio nel permettere al paziente di non fermarsi mai, mantenendo soltanto il risultato raggiunto immediatamente nel postoperatorio.

Pochi giorni di ospedale

Ciò che è importante dopo questa tipologia di intervento è il recupero veloce dell’autonomia delle attività di vita quotidiana (spostarsi, andare in bagno, fare scale, camminare). In soli tre giorni questi obiettivi sono facilmente raggiungibili, e sono necessari e sufficienti per tornare a casa! Senza bisogno di stravolgere abitudini personali e dei familiari. I familiari stessi diventano gli allenatori dei nostri pazienti dopo le istruzioni apprese durante la lezione pree-operatoria.

Gli obiettivi raggiunti dopo l’intervento

Tre settimane con due stampelle, altre tre con una e poi si torna a camminare senza ausili.
Non più punti con graffette metalliche, ma steri-strip e colla chirurgica per ottenere una cicatrice stagna evitando i passaggi di germi fino alla guarigione e cosmeticamente migliore. Utilizziamo un cerotto occlusivo speciale messo sterilmente in sala operatoria. Questo cerotto permette di controllare dall’esterno se ci sono problemi, senza bisogno di cambiarlo e potenzialmente infettare la ferita. Dopo 3 settimane si toglie il cerotto e si può tornare a fare la doccia ed iniziare attività di riabilitazione eventualmente anche in acqua.
Si torna a guidare dopo 20-30 giorni dall’intervento.

Differenze rispetto al normale percorsi dopo la protesi di ginocchio

Cosa cambia dunque rispetto al protocollo tradizionale? Se vogliamo nulla. Nel senso che una protesi messa bene con un protocollo di recupero normale rispetto ad una protesi messa bene con recupero rapido non ha in termini di risultato nessuna differenza a 6 mesi.

Quello che cambia è la facilità del percorso. Senza queste precauzioni il recupero dopo una protesi assomiglia a scalare una montagna. Con queste attenzioni semplifichiamo il percorso. Raggiungiamo lo stesso risultato, ma il prezzo per il paziente è molto inferiore in termini di rischi clinici (meno infezioni, meno perdite di sangue, meno invasività). 

Devo davvero operarmi?

Cinque domande per valutare la decisione di operarsi.

Operarsi è una decisione seria, che richiede un’altrettanto seria riflessione. L’elemento principale nell’affrontare un intervento è: “conosci te stesso” e tieni in considerazione il tuo livello di ansia di base. Hai un carattere ansioso o in genere affronti situazioni difficili con estrema tranquillità?

La decisione di operarsi è un gioco di squadra. La chirurgia deve essere ben spiegata e ben compresa dal paziente. Al fine di arrivare, per entrambi le parti, a considerare tutte le opzioni e giungere alla conclusione che operarsi sia meglio che non operarsi. La decisione finale, tuttavia, può essere solo del paziente. Non si tratta fortunatamente di interventi “salva vita”, per cui la scelta non si pone ; si tratta di interventi per migliorare la “qualità della vita”. Solo il paziente sa quanto il problema ortopedico interferisce nella sua vita di tutti i giorni e quanto potrà condizionarlo in futuro. Il medico è solo un aiuto alla decisione, un aiuto alla comprensione del problema e una guida alle possibili soluzioni.

Ecco alcuni elementi per impostare un ragionamento corretto:

1. Hai capito quello che ti è stato spiegato?

Personalmente, cerco di parlare in modo lento e chiaro per fare in modo che il mio interlocutore capisca durante ogni visita. Ho scritto testi su questo sito per rinforzare ulteriormente i concetti che illustro. La decisione di operarsi dipende fortemente da quanto hai capito in merito alla tua situazione. Se hai domande, per favore, scrivitele e portale con te alla prossima visita prima di essere operato.

2. Pensi di aver provato ogni possiibile trattamento non chirurgico?

In alcuni casi come un’infezione o una frattura esposta non ci sono alternative alla chirurgia. Il più delle volte tuttavia ci possono essere altri trattamenti oltre alla chirurgia. Non dovresti avere un intervento se non hai considerato tutte le alternative non chirurgiche e hai valutato che non sono alternative valde per te, per le tue aspettative e per il tuo futuro. Per favore discutine con me se non sei sicuro di aver valutato attentamente tutte le possibilità.

3. Pensi di aver considerato la possibilità di NON operarti?

La chirurgia ortopedica non è quasi mai questione di vita o di morte. Spesso si può continuare a condurre la propria vita con un problema ortopedico, senza porsi a rischio di nessuna complicanza. Se hai dubbi in tal senso chiedimelo e discuteremo insieme tutte le conseguenze della decisione di non operarsi.

4. Hai capito con quali obiettivi vieni operato? Hai capito quali sono le possibili complicanze dell’intervento?

Se hai delle aspettative irrealistiche, entrambi non saremo soddisfatti del risultato di un intervento. Il dolore che viene dalla schiena non potrà mai essere curato facendo una protesi d’anca. Devi aver precisamente compreso quale sia la tua diagnosi, cosa intende modificare l’intervento, quali risultati ci si deve aspettare dalla chirurgia. Per esempio, la chirurgia ortopedica ha spesso l’obiettivo di correggere o aggiustare un pezzo rotto per MIGLIORARNE la funzione. Ancora non è possibile riavvolgere il nastro e ritornare esattamente a come prima della rottura. Ogni intervento con la giusta indicazione ha indubbi vantaggi, ma inevitabili possibili complicanze (generalmente molto basse) che devono essere serenamente accettate. Se hai dubbi scrivili e domandami maggiori informazioni.

5. Hai capito le possibili complicazioni che possono accadere nel tuo caso particolare?

Tutti gli interventi hanno rischi tra cui:

– Infezione: è un rischio variabile a seconda della tipologia di intervento, generalmente piuttosto raro, può aumentare nei pazienti diabetici o in chi subisce interventi ripetuti.

– Danno a strutture vascolari o nervose. Anche questa complicanza è piuttosto rara. Riguarda spesso piccoli nervi microscopici che forniscono la sensibilità della pelle vicino all’incisione chirurgica. Una lesione a tali nervi sensitivi provoca piccole aree di insensibilità intorno alla ferita, talvolta permanenti, talvolta che lentamente regrediscono fino a scomparire.

– Impossibilità al trattamento completo del problema: a volte la lesione è tale da non permetterne la completa riparazione. Di solito gli esami preoperatori fanno capire prima dell’intervento tale possibilità, talvolta il danno è più esteso del previsto e lo si scopre solo durante la chirurgia.

– Recidiva del problema: a volte nonostante un trattamento eseguito a regola d’arte il problema può ripresentarsi: questa problematica riguarda ri-rotture di tendini riparati, recidiva di cisti articolari ed altre condizioni. Chiedi al tuo medico nel tuo caso che possibilità di recidiva esistono.

– Complicanze anestesiologiche: complicanze gravi sono rare. Spesso riguardano i pazienti che hanno subito chirurgie multiple, molto anziani e con gravi problemi di salute. Prima dell’intervento verranno eseguiti degli accertamenti di base per valutare il tuo stato di salute e per classificare il rischio anestesiologico. L’anestesista spiegherà nel dettaglio la tecnica anestesiologica e il vostro rischio specifico.

– Sto prendendo un farmaco per scoagulare il sangue? Se è così informate il medico. Probabilmente sarà necessario sospenderlo e sostituirlo 2 settimane prima dell’intervento.

Discuterò personalmente con il paziente altre complicazioni specifiche dell’intervento che dovete eseguire. Se avete l’impressione di non avere capito completamente tutto, vi prego di scrivervi le domande su un foglio e domandarmi tutti i vostri dubbi.

Ricordatevi: le cose comuni accadono spesso, quelle rare no! Quindi conoscere le possibili complicanze è importante, ma non fate diventare la cosa più grande di quello che è. Diciamo che la complicanza é da conoscere ed accettare serenamente prima dell’intervento. Non è che tutte le volte che prendiamo la macchina per muoverci dobbiamo necessariamente conoscere quali percentuali di rischio abbiamo di avere un incidente… sappiamo che l’eventualità esiste e l’accettiamo serenamente.

Se avete domande scrivetevele e chiedetemele durante la visita!

Protesi d’anca: le precauzioni da adottare dopo l’intervento

Cosa posso fare per far durare la mia nuova protesi d’anca?

Come regola generale bisognerà osservare le seguenti precauzioni dopo un intervento di protesi d’anca. Queste precauzioni possono essere suddivise in norme per evitare le lussazioni, norme per evitare la mobilizzazione dell’impianto e norme per evitare la rigidità.

Norme per evitare le lussazioni della protesi d’anca

• Riflettere prima di muoversi
• Evitare le attività fisiche che prevedono partenze e arresti bruschi, torsioni o stress da impatto
• Non piegarsi eccessivamente quando si sostiene un peso, ad esempio salendo scale ripide
• Ricordarsi di non sollevare o spingere oggetti pesanti
• Non di inginocchiarsi
• Evitare di sedersi su sedie o superfici basse

Norme per evitare la mobilizzazione precoce dell’impianto di protesi d’anca

• Evitare di sollevare ripetutamente grossi pesi
• Evitare di utilizzare eccessivamente le scale
• Mantenere il proprio peso nella norma
• Rimanere in buona salute e in attività
• Evitare le attività sportive ad elevato impatto come il jogging, lo sci e l’aerobica a livello intensivo
• Consultare il medico prima di iniziare qualsiasi nuovo sport o attività

Riacquistare la mobilità dopo l’intervento di protesi d’anca

Inizialmente alcuni movimenti sollecitano in modo eccessivo la nuova protesi d’anca, con il pericolo di possibile fuoriuscita della testa del femore dall’acetabolo. Il terapista indicherà quali movimenti evitare. I movimenti più rischiosi sono:
• Sedersi
Evitare di accavallare le gambe. Sedersi piuttosto con entrambi i piedi a terra, tenendo le ginocchia a 15 cm di distanza l’una dall’altra.
• Voltarsi
Non tenere fermo il piede della gamba operata mentre l’anca viene ruotata verso l’interno. Girare piuttosto con entrambi i piedi e tutto il corpo.
• Chinarsi
Non piegarsi completamente con la vita; usare invece un dispositivo a manico lungo per afferrare gli oggetti.

Una buona norma resta comunque dopo un intervento di protesi d’anca tornare gradualmente a tutte le attività senza voler ottenere troppo in fretta un ritorno alle attività più pesanti. Considerando in ogni caso che si tratta di un intervento ortopedico maggiore.

Prevenire le infezioni

Le cause delle infezioni chirurgiche

Le infezioni chirurgiche sono generalmente rare, più rare nella chirurgia artroscopica, poco sotto l’1% nella chirurgia protesica.

Tale circostanza non può essere scongiurata al 100% in nessun tipo di intervento chirurgico per un semplice motivo: la nostra pelle è ricoperta di batteri che vivono su di noi. Non è rilevante quanto ci laviamo o quanto viviamo in ambienti puliti. Si tratta di batteri detti “Saprofiti” che semplicemente ospitiamo sulla nostra pelle senza che ci facciano del male.

Per uccidere tutti i batteri nei processi ospedalieri si usano temperature elevate (come quelle raggiunte in una pentola a pressione), radiazioni gamma, sostanze irritanti in grado di sciogliere le materie organiche. E’ chiaro però che questi metodi di “sterilizzazione” non possono essere utilizzati sulla nostra pelle. Quando si esegue un intervento alcuni germi possono essere portati in profondità nella ferita chirurgica. Questo nonostante che si usino molteplici precauzioni durante l’intervento. La maggior parte dei casi fortunatamente tale infezione rimane superficiale e viene combattuta efficacemente dal nostro sistema immunitario. Se però il germe arriva su una protesi è in grado di proteggersi con uno scudo detto “biofilm” che impedisce a sistema immunitario e antibiotici di combatterlo.

Come prevenire le infezioni dopo un intervento chirurgico

Nonostante tutto lo sforzo deve essere sempre quello di fare diventare le infezioni sempre più rare. Molti dei fattori che le determinano non sono controllabili, ad esempio se dipendono da una vostra condizione di ridotta capacità di contrastare i batteri (ad esempio nei malati di diabete).

Alcuni fattori però possono essere controllate soltanto con alcune semplici norme:

  1. Curate la vostra persona prima del ricovero: pulite accuratamente la zona della chirurgia, tagliatevi e pulitevi le unghie, se mettete lo smalto eliminatelo accuratamente.
  2. In ospedale vi verrà dato un sapone antibatterico con cui lavarvi la parte che dovete operare.
  3. Mantenete la vostra ferita asciutta per 6 giorni dopo la chirurgia, dopodichè le piccole ferite possono essere lavate sotto la doccia (non nella vasca da bagno). Verrete istruiti al riguardo.
  4. In caso di chirurgia protesica avrete un cerotto speciale antibatterico per le prime 3 settimane. Questo cerotto viene messo in sala operatoria e verrà cambiato solo se si sporca. Per piccoli interventi comunque consigliamo di cambiare il cerotto solo ogni 2-3 giorni.
  5. I segni di infezione sono gonfiore, rossore, dolore, calore. Se avete il dubbio che la vostra ferita non vada bene chiamatemi, vi visiterò tempestivamente per valutarla personalmente.

Lividi: Ecchimosi o Ematomi

I lividi dopo un intervento chirurgico

Praticamente tutte le chirurgie sono accompagnate dalla presenza di un livido più o meno importante. Tecnicamente il livido si chiama “Ematoma post-chirurgico“.

Spesso la presenza di un ematoma spaventa il paziente, ma non dovrebbe essere così. Cercherò di aiutarvi a capire che cosa provoca l’ematoma per convincervi a non avere paura se dovesse capitarvi di vederlo dopo l’intervento.

Il sangue è un colorante molto forte: soltanto una goccia può colorare moltissimo tessuto. Vi sarà successo di vedere l’effetto di una sola goccia di sangue nell’acqua. Infatti l’emoglobina, che è la responsabile del colore rosso del sangue, è chiamata anche “pigmento respiratorio” proprio per la sua intensa proprietà colorante.

Potete capire allora come solo poche gocce di sangue possano colorare i tessuti sotto la pelle facendoli apparire viola.

Bruising

Lentamente il sangue verrà digerito dal vostro organismo e questo gli farà cambiare colore. Da violaceo, a verde-giallo, al colore normale della vostra pelle. Ci vorrà qualche settimana e tutto sarà come prima.

In alcuni casi un ematoma intenso dopo l’intervento può essere correlato all’uso comune delle Eparine per la prevenzione delle trombosi. In tal caso, ma solo dopo il giudizio del vostro medico di famiglia oppure del medico specialista che vi ha operato, l’eparina potrà essere sospesa.

 

Il dolore dopo l’intervento

Il dolore dopo l’intervento. Un approccio a sette livelli.

Se si chiede ai pazienti che cosa vogliono dalla chirurgia, la risposta è quasi sempre in ordine di importanza: “voglio una chirurgia efficace; non voglio nessuna complicazione; non voglio sentire dolore dopo l’intervento”.

Spesso i medici si focalizzano sull’efficacia della chirurgia in termini di complicanze, ma spesso ignorano il problema del dolore per il paziente dopo l’intervento.

Per questo ho studiato il dolore post operatorio per molti anni, interessandomene fin dai tempi la specializzazione. Leggo giornali che parlano del controllo del dolore dopo l’intervento, assisto a congressi a tale riguardo e sono in continuo contatto con i terapisti del dolore.

Sulla base di questo mio interesse e della letteratura internazionale ho disegnato un programma di controllo del dolore post operatorio per i miei pazienti.

Come riesco a fare in modo che la mia chirurgia provochi poco dolore? Ecco il segreto: ascolto i miei pazienti e quindi mi comporto sulla base di quello che ho imparato da loro. Questo è tutto quello che serve.

I sette livelli del controllo del dolore dopo l’intervento.

Ascoltando i miei pazienti, ho sviluppato un approccio a sette livelli per la gestione del dolore dopo l’intervento.

1. Discuto sempre la programmazione dolore prima della chirurgia: se i pazienti sanno che mi preoccupo del loro dolore, sono molto meno preoccupati.

2. I pazienti prendono un antinfiammatorio di nuova generazione e un analgesico puro la mattina del giorno dell’intervento, prima di essere operati.

3. Cerco di eseguire la chirurgia nella maniera meno dolorosa, questo significa rispettando tessuti nel modo più attento possibile.

4. Eseguo un’infiltrazione nell’area chirurgica dopo la procedura negli interventi tradizionali. In questo modo il paziente non sente dolore nelle prime ore dopo l’intervento e questo fa sì che prenda anche meno medicine per il controllo del dolore in reparto.

5. Dopo la chirurgia i pazienti prendono una compressa al giorno di antinfiammatorio che abbiano o non abbiano dolore. Questo mantiene un livello minimale di antinfiammatori nel sangue che previene l’insorgenza del dolore ancor prima che si verifichi.

6. Parlo con tutti i miei pazienti dopo la chirurgia per sentire come stanno e per essere sicuro che stiano seguendo le indicazioni nella maniera corretta: questo risolve tutti i fraintendimenti e la maggior parte dei problemi.

7. Chiedo sempre paziente come è andata la gestione del dolore quando ritornano per la visita di controllo e lo annoto sulla loro cartella. Questo mi permette di sapere com’è andata ed imparare da loro una migliore gestione di questo aspetto.

Ferite chirurgiche

Come gestire le ferite dopo  l’intervento chirurgico.

Chiudo la maggior parte delle ferite dopo l’intervento con punti riassorbibili perchè ha diversi vantaggi, non da ultimo quello che i punti cadono da soli quando la ferita è guarita. Non c’è bisogno di toglierli.

La gestione della ferita dopo l’intervento chirurgico è semplice: alla dimissione uscirete dall’ospedale con un cerotto che dovrete cambiare ogni 3-4 giorni passando un po’ di disinfettante sulla ferita (Betadine, Cytrosil, Bialcol…).

Le ferite non devono essere bagnate. Se si fa la doccia vanno coperte con qualcosa di impermeabile (ad esempio pellicola per alimenti). Dopo 10 giorni le piccole ferite possono essere lavate sotto la doccia (NON facendo il bagno!) e poi asciugate perfettamente al termine, disinfettate e ricoperte con il cerotto.

Reazioni visibili attorno ai punti sottocutanei

A volte può succedere che diventino visibili delle vescicole con delle suture blu che spuntano dalla ferita. Non è un problema. Significa solo che il vostro corpo sta liberandosi dei punti espellendoli invece che riassorbendoli. Non preoccupatevi.

Ecco un’immagine tratta da Wikipedia di un ascesso sterile. Una classica reazione da corpo estraneo che può verificarsi intorno ai punti di sutura.

ascesso sterile

Il materiale verde è il punto. Il materiale scuro è costituito da tante cellule giganti, che appaiono al paziente simili al pus. Le cellule rosa sono cellule muscolari.

Se vi accorgete quindi che i punti affiorano dalla ferita quindi, non preoccupatevi. Il vostro corpo assorbirà la parte profonda, quella superficiale potete lavarla con acqua e sapone finchè verrà lavata via.

Al contrario una vera infezione si manifesta con dolore, arrossamento della pelle e secernente liquido in maniera continua. Se qualcosa della ferita vi preoccupa chiamatemi e la controllerò durante la visita.

Le infezioni del sito chirurgico sono fortunatamente molto rare.

Recupero dopo l’intervento

Il recupero dopo l’intervento. Consigli pratici.

Il vostro recupero post-operatorio è una parte essenziale dell’intero processo che dalla chirurgia vi porterà fino al ritorno della vostra vita normale.

Il vostro recupero mi sta a cuore e so che è altrettanto importante per voi. Nel momento in cui avete deciso di operarvi, abbiamo discusso anche i tempi i tempi e i modi della vostra riabilitazione, ma voglio comunque lasciarvi alcune linee guida scritte che penso possano aiutarvi nel percorso.

Linee guida per il recupero dopo l’intervento.

La sera stessa dell’intervento, alla fine della mia seduta operatoria, salirò in reparto a farvi visita per spiegarvi nel dettaglio l’intervento che avete avuto e le prospettive future. Non sarete abbandonati a voi stessi e avrete un corso di visite di controllo in cui seguirò direttamente il progredire del vostro recupero.

Per ora vi lascio alcune indicazioni generiche per avere un decorso post-operatorio più sereno possibile.

1. la gestione del dolore

Il dolore è solitamente una delle preoccupazioni principali dei pazienti. Lo so e lo capisco. La gestione del dolore sta molto a cuore anche a me. Mi interesso da anni di questo problema e ho modulato le terapie sulla risposta che ogni giorno ho dai pazienti che ho già operato. C’è un articolo apposta in questo sito che illustra la mia strategia per il controllo del dolore. L’uso di anestetici intorno alla ferita o di blocchi nervosi periferici faranno si che sentiate la sede dell’intervento insensibile per molte ore dopo l’intervento. Questo è proprio il risultato che ricerchiamo: “se non sento l’arto non sento dolore”. Questo fatto non deve allarmarvi.

2. terapia antinfiammatoria

Avrete una terapia antinfiammatoria da prendere comunque, anche se non sentite dolore, nelle combinazioni che vi saranno illustrate in sede di dimissione. E’ molto importante rispettare il protocollo così come vi sarà prescritto.

3. precauzioni specifiche

Ci sono delle precauzioni specifiche per ogni articolazione operata: gli operati alla spalla fanno bene a dormire con la schiena sollevata in posizione semiseduta; gli operati al ginocchio devono stare con la gamba distesa (non mettete nulla dietro al ginocchio). Vi verranno spiegate in dimissione queste strategie.

4. visita di controllo

La prima visita di controllo verrà subito programmata e sarà annotata sulla lettera di dimissione: abbiate cura di chiamare lo studio per prenotarla.

5. medicazione

La medicazione va mantenuta pulita e asciutta. Potete usare delle protezioni impermeabili per farvi una doccia. Al termine sostituirete i cerotti che saranno umidi. E’ buona norma non cambiare i cerotti tutti i giorni. La ferita può essere medicata ogni 3-4 giorni senza alcun problema passando sulla ferita un po’ di disinfettante (Betadine, Cytrosil, Bialcol ecc). Trovi un articolo su questo sito per la gestione delle ferite. Un po’ di gonfiore e rossore è normale. Se avete molto arrossamento, gonfiore e fuoriuscita di liquido dalla ferita, potrebbe non essere normale e potrebbe significare che avete un’infezione.  Se siete nel dubbio chiamatemi per avere un consulto.

6. febbre dopo l’intervento

Una febbre sopra 38,5°C non è normale. Se vi sentite la febbre provatela con il termometro. Se supera tale temperatura stabilmente chiamatemi.

7. ematomi

E’ molto comune la presenza di ematomi.

8. ritorno alla vita normale

Ritornate alle vostre attività normali solo quando vi verrà detto che potete farlo.

In questo elenco ho provato a rispondere alle domande più comuni che i miei pazienti mi fanno abitualmente. Certamente non posso riuscire a coprire la totalità delle situazioni possibili. Un buon criterio è usare la vostra logica: le complicazioni sono rare, quelle gravi sono molto rare. Se ne avete bisogno è meglio una chiamata in più che restare nel dubbio e nella preoccupazione. Se avete bisogno di chiamare, fatelo possibilmente in orari di ufficio in giorni lavorativi.

Checklist prima dell’intervento

Come prepararsi prima dell’intervento chirurgico

Checklist per il giorno del prericovero

Il giorno del prericovero:

  1. verranno eseguiti tutti gli accertamenti che sono necessari per essere operati in sicurezza (normalmente elettrocardiogramma, prelievo per esami del sangue, radiografie e visita anestesiologica;
  2. verrà redatta la cartella clinica ortopedica con un medico del gruppo. Vi verranno chieste informazioni a proposito dei farmaci che assumete abitualmente, degli interventi chirurgici subiti, delle malattie avute.

Ecco cosa deve portare con sè quando verrà al pre-ricovero:

• LETTERE E CERTIFICATI DELLO SPECIALISTA curante, in particolare le più recenti.
• Esami radiologici relativi alla patologia in corso (RADIOGRAFIA, RISONANZA MAGNETICA, TAC o altro).
• Qualora l’abbia compilato e firmato allo studio dello specialista il foglio del CONSENSO INFORMATO all’intervento.
• tutte le medicine che Lei assume, piuttosto che una lista portare le CONFEZIONI STESSE DELLE MEDICINE
• documentazione relativa ad OGNI ALTRA MALATTIA in atto o passata, specie se importante 
PER GLI ALLERGICI: è molto importante sapere a quali farmaci lei è allergico ed altrettanto importante sapere quali farmaci ha assunto senza reazioni, in particolare tra gli antibiotici e tra gli antiinfiammatori, pertanto:
• FARMACI A CUI LEI E’ ALLERGICO
• ANTIBIOTICI CHE HA ASSUNTO SENZA REAZIONI AVVERSE
• ANTIINFIAMMATORI CHE HA ASSUNTO SENZA REAZIONI AVVERSE

Checklist per il giorno dell’intervento

Il giorno dell’intervento:

  1. Non mangiate o bevete nulla dopo la mezzanotte il giorno prima dell’intervento. Sono incluse tutte le bevande: acqua, caffè, bibite… Lo scopo è essere certi che nel vostro stomaco non ci sia nulla al momento della chirurgia. L’anestesia rilascia i muscoli che mantengono le secrezioni acide dentro il vostro stomaco. Se mangiaste o beveste qualcosa, potrebbe lasciare il vostro stomaco per entrare nei polmoni. Se pensate che potreste dimenticarvi questa cosa, annotatevelo in cucina, sul frigo o in qualunque posto pensiate che possa servire per ricordarvelo. L’unica eccezione sono le terapie mediche che prendete abitualmente la mattina: il vostro anestesista il giorno del pre-ricovero vi dirà quali dovete assumere con un dito d’acqua la mattina dell’intervento.
  2. Per favore lavate con cura la sede dell’intervento.
  3. Se volete potete marcare con un pennarello l’articolazione che deve essere operata. In ogni caso se non lo farete sarà comunque controllato e fatto in reparto per evitare errori di lato.
  4. Per favore informateci se prendete medicine che fluidificano il sangue come il Coumadin o altri o se avete notato una vostra particolare facilità al sanguinamento e agli ematomi. Allo stesso modo comunicateci se avete avuto trombosi venose o trombo-flebiti nel passato.

Sicuramente ho risposto a tutte le vostre domande in ambulatorio e abbiamo discusso tutte le opzioni di cura, il tipo di chirurgia e i suoi rischi. Avrete anche un consenso informato in reparto da firmare che riassume tutto quello che ci siamo detti. Sicuramente ci sarà il tempo di vedersi ancora prima dell’intervento in ospedale. Se avete qualsiasi dubbio che vi siete dimenticati di chiedermi, annotatevelo e domandatemelo. E’ importante affrontare l’intervento con le idee chiare e senza nessun dubbio sul percorso intrapreso.