Fast Track: protesi di ginocchio per il dolore

Chi va incontro a degenerazione progressiva della cartilagine del ginocchio, può rimandare con terapia conservativa l’intervento. Quando la degenerazione articolare diventa grave spesso nessuna terapia porta ad alcun giovamento sul dolore. In questi casi l’impianto di una protesi può essere la soluzione.

Pochi giorni in ospedale, dolore controllato, minori complicanze e ottimi risultati nel più breve tempo possibile: queste sono le caratteristiche del protocollo Fast Track, ovvero RECUPERO RAPIDO. Non si tratta di qualcosa di magico, ma di un approccio scientifico mirato a migliorare ogni aspetto del prenderci cura del nostro paziente prima durante e dopo l’intervento chirurgico. Vediamo come siamo giunti a trattare più del 95% dei casi raggiungendo un recupero rapido dopo l’intervento di protesi al ginocchio.

Controllo del dolore

Nel recupero si deve considerare anche il dolore che rappresenta un ostacolo. Promettere l’assenza di dolore nel post-chirurgico sarebbe azzardato, però la terapia farmacologica riesce a controllarlo durante giorno e notte. Non accettiamo un forte dolore ( >3, su scala numerica da 0 a 10), e cerchiamo di ridurlo rapidamente per moderare le limitazioni funzionali. Questo obiettivo è stato raggiunto mediante l’uso di una terapia farmacologica pre-operatoria allo scopo di arrestare il dolore prima ancora di averlo generato. Successivamente durante l’intervento usiamo tecniche mini-invasive, rispettose dei tessuti e a minimo trauma. Al termine della chirurgia eseguiamo un blocco con infiltrazioni locali di anestetico che prolungano il benessere postoperatorio. Dopo l’intervento usiamo una combinazione di farmaci antidolorifici su più livelli in modo da arrestare il dolore su più cancelli differenti.

Prevenzione delle perdite ematiche

Secondo punto fondamentale: prevenire l’anemizzazione del paziente operato. Troppe volte nel passato la chirurgia ha determinato la grave anemia del paziente. Un paziente anemico è debilitato, fa fatica a muoversi, può avere svenimenti, può rendere più facili infarti o ictus. Non lo vogliamo. Ultimo e non meno importante non vogliamo che i nostri pazienti necessitino di trasfusioni. Come lo otteniamo? Una chirurgia rapida e delicata sui tessuti.

Una emostasi accurata che eseguiamo durante tutto l’intervento rilasciando il laccio emostatico per coagulare i vasi maggiori dopo che la gran parte della chirurgia è eseguita ma prima che la protesi renda difficile farlo. Usiamo inoltre farmaci antifibrinolitici che permettono di evitare le perdite maggiori. Dopo l’intervento posizioniamo il ginocchio in flessione per 2 ore in modo da aumentarne la pressione interna per diminuire il sanguinamento. Inoltre il controllo del dolore consente che la pressione del paziente sia sempre sotto stretto controllo inibendo a sua volta le perdite ematiche.

Mobilizzazione precoce

Dal controllo del dolore e dalla riduzione delle perdite ematiche conseguono due cose: il paziente è molto più in forma dopo l’intervento e non c’è bisogno di eseguire molte flebo di farmaci. Questo permette dopo poche ore dall’intervento di piegare e stendere il ginocchio senza dolore. La forza nelle gambe permette di poter caricare da subito tutto il peso sulla gamba operata. Il segreto del reecupero rapido consiste proprio nel permettere al paziente di non fermarsi mai, mantenendo soltanto il risultato raggiunto immediatamente nel postoperatorio.

Pochi giorni di ospedale

Ciò che è importante dopo questa tipologia di intervento è il recupero veloce dell’autonomia delle attività di vita quotidiana (spostarsi, andare in bagno, fare scale, camminare). In soli tre giorni questi obiettivi sono facilmente raggiungibili, e sono necessari e sufficienti per tornare a casa! Senza bisogno di stravolgere abitudini personali e dei familiari. I familiari stessi diventano gli allenatori dei nostri pazienti dopo le istruzioni apprese durante la lezione pree-operatoria.

Gli obiettivi raggiunti dopo l’intervento

Tre settimane con due stampelle, altre tre con una e poi si torna a camminare senza ausili.
Non più punti con graffette metalliche, ma steri-strip e colla chirurgica per ottenere una cicatrice stagna evitando i passaggi di germi fino alla guarigione e cosmeticamente migliore. Utilizziamo un cerotto occlusivo speciale messo sterilmente in sala operatoria. Questo cerotto permette di controllare dall’esterno se ci sono problemi, senza bisogno di cambiarlo e potenzialmente infettare la ferita. Dopo 3 settimane si toglie il cerotto e si può tornare a fare la doccia ed iniziare attività di riabilitazione eventualmente anche in acqua.
Si torna a guidare dopo 20-30 giorni dall’intervento.

Differenze rispetto al normale percorsi dopo la protesi di ginocchio

Cosa cambia dunque rispetto al protocollo tradizionale? Se vogliamo nulla. Nel senso che una protesi messa bene con un protocollo di recupero normale rispetto ad una protesi messa bene con recupero rapido non ha in termini di risultato nessuna differenza a 6 mesi.

Quello che cambia è la facilità del percorso. Senza queste precauzioni il recupero dopo una protesi assomiglia a scalare una montagna. Con queste attenzioni semplifichiamo il percorso. Raggiungiamo lo stesso risultato, ma il prezzo per il paziente è molto inferiore in termini di rischi clinici (meno infezioni, meno perdite di sangue, meno invasività). 

Distorsione ginocchio: 5 cose da fare subito

La distorsione di ginocchio è un comune trauma sportivo. Ecco 5 azioni pratiche per tornare velocemente alla normalità

Nello sport uno degli infortuni più comuni è la distorsione di ginocchio. Questo trauma può avvenire in diverse cicostanze sportive o talvolta anche semplicemente camminando su terreni sconnessi. In qualunque modo accada si tratta di una torsione non normale del ginocchio. Il piede resta solitamente fermo sul terreno, mentre il resto dell’arto inferiore gira. Questo movimento anomalo che fa perdere parzialmente i giusti rapporti tra le articolazioni può essere benigno o causare danni. Vediamo in questo approfondimento cosa fare subito e come capire se abbiamo causato qualche danno all’articolazione.

Prima azione: spegnere l’infiammazione acuta

Qualunque sia il trauma, la prima reazione delle nostre articolazioni è scatenare una reazione infiammatoria. Gran parte dei sintomi dopo una distorsione al ginocchio sono dovuti a questo. Limitarne l’intesità aiuta a stare subito meglio. Un ginocchio meno infiammato si presta anche meglio ad accertamenti di secondo livello come una risonanza magnetica. Un ginocchio meno infiammato si può visitare meglio da parte dell’ortopedico.

Un algoritmo da seguire sempre comprende 4 elementi.

Riposo

Permettete alla vostra articolazione di riposare. Potete anche non mettervi a letto completamente, ma evitate di sovraccaricare il ginocchio camminando molto, stando a lungo in piedi o facendo scale. Cercate di mantenere il ginocchio esteso se state seduti o sdraiati.

Ghiaccio

Il ghiaccio è un buon sistema per ridurre l’infiammazione. Va applicato seguendo alcune semplici regole: mai a contatto diretto con la pelle, mai per più di 15-20min consecutivi, ripetere l’applicazione 5 volte al giorno nelle prime 48 ore. Esistono varie forme di ghiaccio: i semplici cubetti, delle sottilette di gel da congelatore che hanno il vantaggio di non bagnare e di adattarsi alla forma del ginocchio, la crioterapia avanzata noleggiabile in negozi di ortopedia.

Compressione

Non si conosce il motivo, ma molti pazienti sentono un beneficio a bendare il ginocchio. Anche in questo caso conviene seguire alcune semplici regole: la compressione non deve essere così elevata da rallentare o impedire la circolazione, il bendaggio va tolto di notte, non deve essere prolungato oltre le 48 ore.

Elevazione

Mantenere il ginocchio sollevato aiuta a non farlo gonfiare. E’ buona norma tenere il piede sollevato rispetto al resto del corpo durante il sonno e 2-3 volte durante la giornata. Questo favorisce il riassorbimento degli edemi e migliora la circolazione ematica.

Seconda azione: applicare principi di trattamento avanzato

Dopo i primi 3 giorni di protocollo base, possiamo introdurre una nuova fase di trattamento più avanzato.

Uso del caldo

Se gonfiore e infiammazione dei primi giorni dopo l’episodio di distorsione del ginocchio sono risolti, il dolore potrebbe derivare ora da una rigidità o contratture muscolari. In questo caso l’applicazione di caldo potrebbe fare la differenza. Come per il ghiaccio le applicazioni devono essere di circa 20 minuti, ripetibili da 3 a 5 volte al giorno. I metodi per riscaldare sono molteplici: asciugamani caldi, borse dell’acqua calda, bagni, docce, sauna, uso di termofori riscaldabili in microonde.

Uso di topici antinfiammatori

Localmente alcuni prodotti possono daree una mano. Esistono per esempio formulazioni molto efficaci di argilla che possono essere fatte seccare sulla pelle dando un beneficio sui sintomi e aiutando a riassorbire versamenti intrarticolari. Il modo migliore per applicare l’argilla è lasciarla seccare proteggendola con una benda traspirante di cotone durante tutta la notte. Creme a base di Arnica ad elevata concentrazione possono dare un beneficio, ma vanno massaggiate 3-4 volte al giorno per essere efficaci. Se non si ha il tempo per lunghe applicazioni esistono cerotti che danno un lento e continuo rilascio locale di farmaci antinfiammatori per tutta la giornata.

Uso di antinfiammatori orali

Possono essere utilizzati sotto indicazione medica. Evitate trattamenti prolungati con questi farmaci che possono essere molto dannosi specialmente per lo stomaco. Se il dolore e il gonfiore causati non sono importanti evitate di prenderli. Ricordate che il processo infiammatorio è parte della guarigione della distorsione al ginocchio e va ridotto solo se veramente necessario per un dolore o un gonfiore intensi. Soprattutto evitate trattamenti fai da te che possono causare gravi danni alla salute.

Terza azione: capire se ci siamo fatti davvero male

Questo a parte il controllo iniziale dei sintomi è fondamentale per la prognosi e per il trattamento. Esistono dei segni clinici che possono indirizzare in questo. Ci vuole sensibilità ed esperienza per interpretarli correttamente e il consiglio è sempre di rivolgervi al vostro ortopedico di fiducia per una visita. I criteri generali per capire se una distorsione di ginocchio abbia causato o meno dei danni all’articolazione sono: la sensazione di strappo/rottura durante la distorsione, il gonfiore immediato, la presenza di blocchi dell’articolazione, la presenza di cedimenti continui.

Strappo/rottura nella distorsione al ginocchio

In caso di lesioni legamentose o meniscali è molto frequente avere percepito un rumore di strappo durante il trauma. Viene proprio sentito un “crack” durante l’infortunio che ha provocato la distorsione al ginocchio. L’associazione con delle rotture franche di questa sensazione riferita dal paziente è molto alta.

Gonfiore immediato

Generalmente il gonfiore immediato dopo una distorsione di ginocchio è un segno di emartro. L’emartro è un saguinamento interno all’articolazione. Menischi e legamenti quando si rompono sanguinano. Esattamente come dopo una ferita da taglio sulla pelle. Essendo l’articolazione una camera chiusa, è facile che dopo un trauma se qualcosa si rompe possa riempirsi in fretta. Ecco perchè un gonfiore immediato che non può ancora essere di natura infiammatoria è un segno prognostico negativo per lesioni legamentose o meniscali.

Blocco dell’articolazione

Oltre un blocco doloroso delle prime 24-48 ore dal trauma, un blocco persistente del ginocchio deve essere trattato con sollecitudine. E’ sempre necessario in tal caso rivolgersi ad un ortopedico o per via di un pronto soccorso oppure se possibile rivolgendosi direttamente all’ortopedico di fiducia. Il blocco può avere cause molto differenti tra loro, ma pone sempre il sospetto di una lesione meniscale importante o in seconda analisi di una lesione legamentosa.

Cedimenti continui

La presenza di instabilità marcata dopo una distorsione al ginocchio è un segno negativo, generalmente associato a lesioni legamentose multiple o talvolta a pseudo cedimenti da lesioni meniscali. Anche in questo caso è fondamentale una visita ortopedica sollecita.

Quarta azione: principi di riabilitazione e tempi di recupero

Dopo aver escluso dei danni all’articolazione causati dalla distorsione di ginocchio i tempi di recupero possono essere abbreviati grazie alla riabilitazione.

La base del fai da te è il rinforzo muscolare del quadricipite, cosa che può essere sufficiente per una persona dalle basse richieste funzionali. Per i più attivi una scheda riabilitativa simile a quella per riabilitare un ginocchio dopo la ricostruzione chirurgica del crociato può essere seguita (NB non tutti gli esercizi sono adatti a tutte le distorsioni: consultate il medico prima di eseguirli a scatola chiusa).

Chi invece ha velleità sportive più intense è meglio che venga seguito da un professionista: un fisioterapista è in grado di affiancare ad un recupero muscolare corretto anche una serie di esercizi di ginnastica propriocettiva essenziali per il recupero funzionale post-infortunio, mentre per il ritorno allo sport il preparatore atletico laureato in scienze motorie può seguire passo passo l’atleta nel recupero del vero gesto sportivo. Entrambe le cose sono difficilmente ottenibili con il fai da te.

Quinta azione: quando è necessaria la chirurgia

Quando l’ortopedico riscontra la presenza di segni clinici suggestivi di lesione legamentosa o meniscale durante la visita medica, la chirurgia può essere un passo essenziale per il ritorno alla normalità. Il legamento crociato anteriore assente è un tipo di lesione che in esito di distorsione di ginocchio non si ripara spontaneamente. Pazienti attivi hanno sempre un vantaggio a ricostruirlo con tecniche chirurgiche mini-invasive in artroscopia.

Allo stesso modo lesioni meniscali traumatiche devono essere riparate o rimosse. Danni cartilaginei di femore o tibia possono essere aiutate nella loro guarigione. Nei casi più gravi anche piccole fratture possono meritare un trattamento. Anche l’AAOS americana dedica una pagina di approfondimento per le distorsioni di ginocchio che può aiutare chi vuole capire di più.

Il messaggio finale dunque è: dopo una distorsione di ginocchio la prima arma a nostra disposizione è il trattamento conservativo.

Di fronte a sintomi importanti o dolore che non migliora con le comuni azioni terapeutiche, il consulto con l’ortopedico diventa fondamentale per concertare insieme il migliore approccio terapeutico.

Percorso di recupero dopo l’artroscopia di spalla

Artroscopia di spalla: tempi di recupero

Dopo una artroscopia di spalla  i tempi di recupero sono di circa 3 mesi: il tempo biologico necessario per la guarigione del tendine. In questo periodo il tendine riparato acquisisce una resistenza sufficiente ad affrontare tutti gli sforzi della vita normale di un individuo. Il tendine subirà poi ulteriori rimaneggiamenti sulla cicatrice per oltre un anno fino a diventare completamente stabile.

Inizialmente il tendine è mantenuto dove è stato riparato esclusivamente dai punti di sutura. Questi sono estremamente resistenti, ma non possono sopportare tutti i movimenti della vita normale.

Il percorso dopo un’artroscopia di spalla

Chirurgiarticolare ha realizzato un video per illustrarvi il percorso dopo un’operazione al tendine di spalla per la riparazione della cuffia dei rotatori
 

Il primo mese dopo l’operazione di spalla

Nel primo mese dopo l’intervento di artroscopia di spalla dovrete portare un tutore. Il tutore serve a reggere il braccio in posizione di riposo per favorire la guarigione dei tessuti. Questo sarà il periodo in cui avrete le maggiori limitazioni nella vita quotidiana.

Come dormire dopo un’operazione alla spalla

Il tutore va sempre mantenuto anche la notte, quando non avete il controllo dei movimenti che il vostro braccio può fare. Per dormire, specialmente i primi giorni, sarà opportuno organizzarsi per mantenere la schiena sollevata con diversi cuscini al fine di evitare il contatto tra i tendini riparati e l’osso soprastante. Questa precauzione aiuta a ridurre i dolori post intervento al tendine di spalla. Tre volte al giorno a colazione-pranzo-cena sarà possibile rimuovere il tutore per eseguire gli esercizi, farsi una doccia coprendo bene le ferite senza bagnarle mantenendo comunque il braccio lungo il corpo senza sollevarlo e senza andare dietro la schiena.

Riabilitazione della spalla dopo intervento in artroscopia

Oltre che eseguire queste piccole attività, togliere il tutore serve per eseguire alcuni delicati e lenti esercizi di mobilizzazione autogestita che non ostacolano la guarigione e favoriscono il recupero dell’elasticità evitando la formazione di aderenze. Vi sarà invece impedito di sollevare il braccio attivamente e di portarlo dietro alla schiena.

In questa prima fase dopo artroscopia di spalla l’unico ruolo del fisioterapista è quello di aiutare il paziente ad eseguire correttamente gli esercizi ed evitare i dolori dovuti a contratture muscolari al collo mediante massaggi e applicazioni se necessario.

Potete scaricare la scheda dedicata alla riabilitazione da qui. Nel primo mese sono concessi gli esercizi della FASE 1 da eseguire ESCLUSIVAMENTE DA SDRAIATI.

La rimozione dei punti di sutura

Dopo due settimane dall’operazione di spalla il medico toglierà i punti di sutura e controllerà che gli esercizi siano stati correttamente appresi dal paziente. A un mese dall’intervento di spalla una nuova visita medica valuterà l’elasticità raggiunta che deve essere intorno al 70% del movimento totale sul piano scapolare. Se non ci sono controindicazioni il tutore verrà rimosso e il paziente incoraggiato a proseguire con gli esercizi.  Lo scopo resta quello di raggiungere il movimento completo su tutti i piani. In questa fase se il paziente ha delle difficoltà si può avvalere della professionalità del fisioterapista per progredire nel miglioramento.

Visita a 5 settimane: rimozione tutore e iniziano gli esercizi da seduti

Se il paziente ha fatto un buon lavoro autonomamente potrà cominciare dopo opportuna valutazione medica durante una visita di controllo gli esercizi da seduto che consistono in una concatenazione di movimenti con la schiena appoggiata al muro come illustrati nel seguente video. Per semplicità si chiamano: preghiera – siesta – stiramento e vanno eseguiti in 5 ripetizioni 5 volte al giorno.

A 2/3 mesi dall’intervento di spalla

A due mesi dall’intervento di artroscopia di spalla il paziente deve avere raggiunto un movimento vicino al 90% su tutti i piani.

A tre mesi dall’intervento di artroscopia di spalla l’elasticità della spalla deve essere completa. La cicatrizzazione del tendine è in fase avanzata. E’ dunque possibile eseguire un lavoro di rinforzo muscolare più completo anche sui tendini operati. E’ la fase in cui la rieducazione assistita dal fisioterapista ha il suo massimo effetto e si completa il recupero funzionale.

Oltre 4 mesi dall’operazione di spalla

Normalmente a quattro mesi dall’operazione di spalla si può tornare ad una vita completamente normale. Fanno eccezione le attività sportive o estremamente pesanti che è consigliato riprendere solo dopo 6 mesi dall’intervento.

Riabilitazione protesi ginocchio: gli esercizi consigliati dopo l’intervento.

Una volta fatta la protesi, una serie di esercizi sono consigliati per la riabilitazione del ginocchio e per rieducare la gamba alla sua funzione completa in sicurezza. Ecco la strategia migliore per raggiungere il movimento completo.
È possibile stampare la scheda completa degli esercizi indicati per la riabilitazione della protesi di ginocchio cliccando sul bottone seguente.

NB: Gli esercizi potrebbero non essere adatti alla vostra specifica situazione ed hanno un carattere indicativo. Consultate il vostro specialista prima di eseguire questi esercizi.

Guida agli esercizi dopo l’intervento di protesi al ginocchio

esercizio 1 per la riabilitazione protesi ginocchioEsercizio n° 1 Scendere dal letto

Da supino a letto sollevare il tronco sostenendosi sui gomiti, portare il dorso del piede sano sotto la caviglia dell’arto operato, per sostenerlo. Ruotando sul sedere portarsi con le gambe fuori dal letto. Portare i piedi a terra paralleli ed alzarsi in piedi sostenendosi soprattutto sull’arto sano. 

esercizio 2 per la riabilitazione protesi ginocchioEsercizio n° 2 Risalire a letto

Appoggiare il sedere al bordo del letto, con le mani appoggiate all’indietro scivolare sino ad essere seduti. Sostenere l’arto operato con l’arto sano e ruotare sul sedere per andare sdraiati.

esercizio 3 per riabilitazione protesi ginocchio nella flessioneEsercizio n° 3 Recupero flessione passiva assistita a bordo letto (1)

Seduto con le gambe fuori dal letto sostenere la caviglia dell’arto operato con il collo piede dell’arto sano. L’arto sano, portando il peso dell’arto operato, si flette al ginocchio e permette così anche al ginocchio operato di flettersi progressivamente. Scendere fino al grado consentito dal dolore, qui permanere qualche secondo prima di estendere nuovamente.

esercizio 4 per la riabilitazione protesi ginocchio recupero flessioneEsercizio n° 4 Recupero flessione passiva assistita a bordo letto (2)

Per chi arriva a 90° di flessione. Seduto con le gambe fuori dal letto. Passare la caviglia dell’arto sano avanti al collo del piede dell’arto operato. Con l’arto sano premere all’indietro per aumentare la flessione del ginocchio operato. Raggiungere il grado consentito dal dolore, permanere qualche secondo in questa posizione prima di estendere nuovamente.

esercizio 5 per la riabilitazione protesi ginocchio con flessione della cavigliaEsercizio n° 5 Flesso estensione di caviglia

In posizione supina a letto flettere dorsalmente e plantarmente la caviglia. Coordinare il movimento con gli atti respiratori per non accelerare troppo il movimento: inspirare e portare il piede verso la testa, espirare e fare la punta. 20 ripetizioni complete ogni ora.

esercizio 6 con contrazioni per riabilitazione protesi ginocchioEsercizio n° 6 Contrazioni isometriche del quadricipite

Da supino a letto, con il calcagno dell’arto operato appoggiato su un rialzo (piccolo cuscino o asciugamano ripiegato), premere il dietro del ginocchio dell’arto operato verso il letto e mantenere per 5 secondi. 

esercizio 7 per la riabilitazione protesi ginocchio nell'alzata della gambaEsercizio n° 7 Alzate a gamba tesa

Da supino a letto si mantiene l’arto operato esteso. L’arto sano va flesso all’anca ed al ginocchio portando la pianta del piede appoggiata al letto, questo serve per sostegno. Premere il sotto del ginocchio contro il letto come per una contrazione isometrica del quadricipite, quindi alzare l’arto inferiore completamente esteso di qualche centimetro dal piano del letto. Non occorre salire molto con la gamba. Sostare in questa posizione per qualche secondo quindi tornare ad appoggiare la gamba al letto.

esercizio 8 per la riabilitazione della protesi di ginocchioEsercizio n° 8 Flesso estensione di ginocchio in catena aperta

Seduto a bordo letto con le ginocchia flesse, estendere il ginocchio dell’arto operato sino ad avere l’arto completamente esteso. Sostare in questa posizione per qualche secondo quindi tornare lentamente alla posizione di partenza. Dopo qualche settimana dall’intervento o in fase di preparazione nel preoperatorio, si può intensificare l’esercizio attaccando un peso alla caviglia. 

esercizio 9 per la riabilitazione di protesi ginocchio nell'estensioneEsercizio n° 9 Recupero estensione ginocchio da prono

Sdraiato sul letto a pancia in giù facendo sporgere la gamba fuori dal bordo del letto dal ginocchio. Lasciare che il peso della gamba progressivamente faccia guadagnare la piena estensione. Aumentare l’efficacia dell’esercizio legando un peso di 1 kg alla caviglia ed estendendo attivamente il ginocchio contraendo il muscolo quadricipite per 5 secondi. Sostare in questa posizione per 5 minuti. 

esercizio 10 per riabilitazione protesi ginocchio nella flessioneEsercizio n° 10 Flessioni d’anca da seduto

Seduto a bordo letto o su una sedia, alzare la coscia dell’arto operato portando il ginocchio verso l’alto, sostare in questa posizione per qualche secondo e tornare alla posizione di partenza.

esercizio 11 per la riabilitazione protesi ginocchioEsercizio n° 11 Abduzione d’anca da sdraiato

Sdraiato sul fianco dell’arto sano. L’arto sano è flesso all’anca ed al ginocchio, l’arto operato è esteso appoggiato al sano. Mantenendo l’arto operato esteso alzarlo verso l’alto sino al massimo tollerato. Sostare in questa posizione per qualche secondo e poi portare l’arto operato giù ed appoggiarlo nuovamente.

esercizio 12 per riabilitazione ginocchio nel sollevamento in punta di piediEsercizio n° 12 Salire in punta di piedi

In piedi con le mani appoggiate per sostegno ad un tavolo o altro oggetto solido, alzarsi in punta di piedi lentamente e poi scendere col calcagno a terra. 

esercizio 13 per riabilitazione ginocchio nella flessioneEsercizio n° 13 Flessione d’anca da in piedi

In piedi con le mani appoggiate per sostegno ad un tavolo o altro oggetto solido, alzare la coscia dell’arto operato portando il ginocchio verso l’alto, il ginocchio e l’anca si vanno flettendo sino ad arrivare entrambe all’angolo retto. Sostare in questa posizione qualche secondo e poi riportare il piede a terra.

esercizio 14 estensione per riabilitazione ginocchioEsercizio n° 14 Estensione d’anca

In piedi con le mani appoggiate per sostegno ad un tavolo o altro oggetto solido, portare l’arto operato teso all’indietro contraendo il gluteo. Sostare in questa posizione qualche secondo e tornare avanti.

esercizio 15 per riabilitazione ginocchio abduzioneEsercizio n° 15 Abduzione d’anca da in piedi

In piedi con le mani appoggiate per sostegno ad un tavolo o altro oggetto solido, mantenendo l’arto operato esteso alzarlo lateralmente sino al massimo tollerato. Sostare in questa posizione qualche secondo e poi riportare il piede a terra. 

esercizio 16 per riabilitazione ginocchio nella flessioneEsercizio n° 16 Sedersi

Usare una sedia con braccioli non troppo bassa. Portare l’arto operato avanti mantenendo il peso sull’arto sano, andare a cercare i braccioli all’indietro con le mani, scendere fino alla seduta della sedia.

esercizio 17 per riabilitazione ginocchio e recupero estensioneEsercizio n° 17 Recupero estensione ginocchio da seduto

Seduto su una sedia sul bordo della seduta con l’arto operato esteso avanti appoggiato sul calcagno, con il tronco leggermente flesso avanti e le mani sul ginocchio. Estendere attivamente il ginocchio contraendo il muscolo quadricipite e coadiuvare la piena estensione premendo sul ginocchio dall’alto in basso. 

esercizio 18 sulle scale per riabilitazione ginocchioEsercizio n° 18 Salire le scale

Approcciare le scale con il corrimano dal lato operato e con una stampella dall’altro lato. Facendo appoggio sulla stampella e sul corrimano staccare il piede sano e portarlo sullo scalino superiore. Facendo carico sull’arto sano salire con tutto il corpo e portare il piede dell’arto operato al pari del sano sullo scalino. Ripetere l’operazione sino in cima. 

esercizio 19 per riabilitazione ginocchioEsercizio n° 19 Scendere le scale

Affrontare la scala con l’arto sano vicino al corrimano e con una stampella nella mano dell’arto operato. Iniziare la discesa portando la mano del lato sano un po’ più in basso sul corrimano. Poi portare arto operato e stampella verso lo scalino sottostante. Arto operato e stampella, assieme alla mano sul corrimano, mantengono il peso mentre si porta il piede dell’arto sano al pari dell’operato sullo scalino in basso. Ripetere l’operazione sino al fondo della scala.

esercizio 20 riabilitazione protesi ginocchio con cycletteEsercizio n° 20 Cyclette

La cyclette deve avere la seduta regolata in modo tale che l’arto inferiore sia ben esteso quando il pedale è in basso.

Esercizio n° 21 Cyclette: esercizio avanzato

Per incrementare la capacità di flessione del ginocchio si può progressivamente abbassare la seduta della cyclette.

esercizio 22 per riabilitazione protesi ginocchioEsercizio n° 22 Camminare con due stampelle

Portare le due stampelle avanti ed appoggiarle circa mezzo metro avanti ai piedi, poi portare il piede dell’arto operato avanti in linea con le due stampelle, infine anche il piede dell’arto sano si porta al pari del piede operato e stampelle. In un secondo momento, raggiunta una buona disinvoltura del gesto, le prime due fasi si possono unire, ovvero: le due stampelle e l’arto operato avanzano insieme, l’arto sano poi si porta al loro pari.

esercizi 23 e 24 per riabilitazione protesi ginocchioEsercizi n° 23 e 24 Entrare e Uscire dall’auto

Con le spalle alla porta aperta dell’auto sedersi sulla poltrona. Il movimento per entrare in auto inizia dalla prima gamba (la sinistra nell’immagine), segue il tronco e per ultima la seconda gamba. In caso di protesi d’anca attenzione a non flettere la coscia sul tronco oltre i 90°. Per uscire: Portare fuori dall’auto la gamba vicino allo sportello mantenendo sguardo e tronco orientati anch’essi verso l’uscita. Nel caso di protesi d’anca fare attenzione a non flettere la coscia sul tronco oltre i 90°. Per ultima esce la seconda gamba che si riavvicina alla prima. La mano vicina allo sportello si mantiene a questo. Con entrambi i piedi saldi a terra e con l’aiuto della mano allo sportello alzarsi in piedi.

Riabilitazione protesi anca: guida agli esercizi

Ecco la strategia migliore per una buona riabilitazione in caso di impianto di protesi di anca  con l’obiettivo di raggiungere di un movimento completo e riprendere le funzioni motorie.

Camminare dopo protesi anca: riabilitazione con esercizi consigliati per rieducare l’articolazione alla sua funzione completa in sicurezza

È possibile stampare la scheda completa degli esercizi da effettuare dopo l’intervento di protesi di anca per la riabilitazione a casa cliccando sul bottone seguente.

NB: Gli esercizi potrebbero non essere adatti alla vostra specifica situazione ed hanno un carattere indicativo. Consultate il vostro specialista prima di eseguire questi esercizi per la riabilitazione di protesi di anca.

 

Esercizio 1 riabilitazione protesi ancaEsercizio n° 1 Scendere dal letto

Da supino a letto sollevare il tronco sostenendosi sui gomiti, portare il dorso del piede sano sotto la caviglia dell’arto operato di protesi d’anca, per sostenerlo. 
Ruotando sul sedere portarsi con le gambe fuori dal letto. Portare i piedi a terra paralleli ed alzarsi in piedi sostenendosi soprattutto sull’arto sano.

esercizio 2 per riprendere a camminare dopo protesi ancaEsercizio n° 2 Risalire a letto

Appoggiare il sedere al bordo del letto, con le mani appoggiate all’indietro scivolare sino ad essere seduti.
Sostenere l’arto operato di protesi d’anca con l’arto sano e ruotare sul sedere per andare sdraiati.

Esercizio 3 camminare dopo protesi anca
Esercizio n° 3 Ponte

Da supino a letto si mantiene l’arto operato di protesi d’anca esteso. L’arto sano 
va flesso all’anca ed al ginocchio portando la pianta del piede appoggiata al letto. Premendo sulla pianta del piede alzare il bacino verso l’alto. Sostare in questa posizione per qualche secondo e poi tornare ad appoggiare il bacino sul letto.

Esercizio 4: protesi anca riabilitazioneEsercizio n° 4 Flesso estensione di caviglia

In posizione supina a letto flettere dorsalmente e plantarmente la caviglia. Coordinare il movimento con gli atti respiratori per non accelerare troppo il movimento: inspirare e portare il piede verso la testa, espirare e fare la punta. 
20 ripetizioni complete ogni ora.

esercizio 5: esercizi protesi ancaEsercizio n° 5 Contrazioni isometriche del quadricipite

Da supino a letto, con il calcagno dell’arto operato di protesi d’anca appoggiato su un rialzo (piccolo cuscino o asciugamano ripiegato), premere il dietro del ginocchio dell’arto operato verso il letto e mantenere per 5 secondi.

esercizio 6: esercizi protesi ancaEsercizio n° 6 Flessioni d’anca da seduto

Seduto a bordo letto o su una sedia, alzare la coscia dell’arto operato di protesi d’anca portando il ginocchio verso l’alto, sostare in questa posizione per qualche secondo e tornare alla posizione di partenza.

esercizio 7: riabilitazione protesi ancaEsercizio n° 7 Abduzione d’anca da sdraiato (da svolgere in fase avanzata di recupero)

Sdraiato sul fianco dell’arto sano. L’arto sano è flesso all’anca ed al ginocchio, l’arto operato di protesi d’anca è esteso appoggiato al sano. Mantenendo l’arto operato esteso alzarlo verso l’alto sino al massimo tollerato.
Sostare in questa posizione per qualche secondo e poi portare l’arto operato giù ed appoggiarlo nuovamente.

Esercizio 8 per la riabilitazione protesi ancaEsercizio n° 8 Sedersi

Usare una sedia con braccioli non troppo bassa.
Portare l’arto operato di protesi d’anca avanti mantenendo il peso sull’arto sano, andare a cercare i braccioli all’indietro con le mani, scendere fino alla seduta della sedia.

esercizi protesi anca 9 e 10Esercizio n° 9 e 10 Allacciarsi le scarpe

Evitare di arrivare al piede dell’arto operato di protesi d’anca passando esternamente al ginocchio. Questo movimento obbliga ad una rotazione interna della coscia che è un movimento pericoloso da evitare.

Maniera corretta di allacciarsi le scarpe
Il modo sicuro di arrivare al piede dell’arto operato è di passare internamente al ginocchio con le mani e con il tronco.

esercizio 11Esercizio n° 11 Salire in punta di piedi

In piedi con le mani appoggiate per sostegno ad un tavolo o altro oggetto solido, alzarsi in punta di piedi lentamente e poi scendere col calcagno a terra.

esercizio 12Esercizio n° 12 Flessione d’anca da in piedi

In piedi con le mani appoggiate per sostegno ad un tavolo o altro oggetto solido, alzare la coscia dell’arto operato di protesi d’anca portando il ginocchio verso l’alto, il ginocchio e l’anca si vanno flettendo sino ad arrivare entrambe all’angolo retto.
Sostare in questa posizione qualche secondo e poi riportare il piede a terra.

esercizio 13 per una ottimale riabilitazione dopo protesi ancaEsercizio n° 13 Estensione d’anca

In piedi con le mani appoggiate per sostegno ad un tavolo o
altro oggetto solido, portare l’arto operato di protesi d’anca teso all’indietro contraendo il gluteo.
Sostare in questa posizione qualche secondo e tornare avanti.

Esercizio 14: riprendere a camminare dopo protesi ancaEsercizio n° 14 Abduzione d’anca da in piedi

In piedi con le mani appoggiate per sostegno ad un tavolo o
altro oggetto solido, mantenendo l’arto operato esteso alzarlo lateralmente sino al massimo tollerato.
Sostare in questa posizione qualche secondo e poi riportare il piede a terra.

esercizio 15 riabilitazione dopo protesi ancaEsercizio n° 15 Salire le scale

Approcciare le scale con il corrimano dal lato operato di protesi d’anca e con una stampella dall’altro lato.
Facendo appoggio sulla stampella e sul corrimano staccare il piede sano e portarlo sullo scalino superiore.
Facendo carico sull’arto sano salire con tutto il corpo e portare il piede dell’arto operato al pari del sano sullo scalino. Ripetere l’operazione sino in cima.

Esercizio 16 camminare dopo protesi ancaEsercizio n° 16 Scendere le scale

Affrontare la scala con l’arto sano vicino al corrimano e con una stampella nella mano dell’arto operato.
Iniziare la discesa portando la mano del lato sano un po’ più in basso sul corrimano. Poi portare arto operato e stampella verso lo scalino sottostante.
Arto operato e stampella, assieme alla mano sul corrimano, mantengono il peso mentre si porta il piede dell’arto sano al pari dell’operato sullo scalino in basso.
Ripetere l’operazione sino al fondo della scala.

Esercizio 17 la cyclette per riprendere a camminare dopo protesi ancaEsercizio n° 17 Cyclette

La cyclette deve avere la seduta regolata in modo tale che l’arto inferiore sia ben esteso quando il pedale è in basso.

Esercizio n° 18 Camminare con due stampelle

Portare le due stampelle avanti ed appoggiarle circa mezzo metro avanti ai piedi, poi portare il piede dell’arto operato avanti in linea con le due stampelle, infine anche il piede dell’arto sano si porta al pari del piede operato e stampelle.
In un secondo momento, raggiunta una buona disinvoltura del gesto, le prime due fasi si possono unire, ovvero: le due stampelle e l’arto operato avanzano insieme, l’arto sano poi si porta al loro pari.

esercizi 19 e 20 per la riabilitazione dopo protesi ancaEsercizi n° 19 e 20 Entrare e uscire dall’auto

Con le spalle alla porta aperta dell’auto sedersi sulla poltrona. Il movimento per entrare in auto inizia dalla prima gamba (la sinistra nell’immagine), segue il tronco e per
ultima la seconda gamba. In caso di protesi d’anca attenzione
a non flettere la coscia sul tronco oltre i 90°.
Uscire dall’auto
Portare fuori dall’auto la gamba vicino allo sportello mantenendo sguardo e tronco orientati anch’essi verso l’uscita. Nel caso di protesi d’anca fare attenzione a non flettere la coscia sul tronco oltre i 90°. Per ultima esce la seconda gamba che si riavvicina alla prima. La mano vicina allo sportello si mantiene a questo. Con entrambi i piedi saldi a terra e con l’aiuto della mano allo sportello alzarsi in piedi.

 

Protesi di ginocchio: guida pratica per l’intervento

Come affrontare l’intervento di protesi di ginocchio

Questo articolo contiene informazioni generali sull’intervento di protesi di ginocchio, sulle aspettative e sul comportamento da tenere prima, al momento e dopo l’intervento e include alcuni utili suggerimenti. Lo scopo è quello di fornire una adeguata preparazione per affrontare tutto il percorso di operazione di protesi di ginocchio, conoscere bene le tappe fondamentali e spiegare come raggiungere un recupero soddisfacente della mobilità.

In questo articolo:

Che cos’è l’osteoartrosi e quali conseguenze comporta

ginocchio normale senza protesiPer capire meglio l’utilità di un intervento di protesi di ginocchio totale o parziale, è necessario capire come funziona una articolazione “sana”. L’articolazione del ginocchio è una delle più grandi e complesse del corpo. Essa connette il femore, nella sua parte inferiore, alla tibia, alla sua estremità superiore, ed è protetta anteriormente dalla rotula o patella che facilita il lavoro muscolare durante i movimenti di flessione ed estensione. I grandi legamenti attaccati al femore e alla tibia servono a conferire stabilità, mentre i lunghi muscoli della coscia danno forza al ginocchio (fig. 1). La cartilagine ricopre tutte le superfici di contatto delle ossa e riveste completamente la rotula, consentendo a tibia e femore di muoversi facilmente e fluidamente nella cavità, facilitandone il reciproco scorrimento. Se vuoi approfondire l’anatomia del ginocchio esiste un post specifico sul sito Chirurgiarticolare.it.

Gonartrosi: necessaria protesi ginocchioTipi diversi di protesi di ginocchio

Un ginocchio malato e dolorante presenta generalmente zone in cui la cartilagine risulta erosa in modo parziale o totale (fig. 2). La causa più frequente è l’osteoartrosi, malattia che provoca l’usura delle articolazioni. Una volta scomparsa la cartilagine, le estremità ossee dell’articolazione sfregano l’una contro l’altra, provocando dolore e rigidità.

La malattia si manifesta, di norma, dalla mezza età in avanti con sintomi che vanno da un lieve fastidio, al dolore intenso, sino al blocco totale dell’articolazione. Le terapie contro questo tipo di patologia sono mirate, quindi, a ridurre il dolore, da una parte, e a restituire motilità all’articolazione, dall’altra. A seconda se questo processo è limitato ad una sola regione del ginocchio o diffuso a tutta l’articolazione, si sceglie il tipo di intervento più adeguato.

Operazione protesi di ginocchio totale o parziale

Nel ginocchio esistono tre diversi punti critici di contatto tra le ossa: due di questi punti di contatto sono tra il femore e la tibia e uno è tra il femore e la rotula. Protesi ginocchio totaleSi ricorre alla protesi totale (fig. 3) quando questi punti di contatto sono danneggiati e quindi vengono sostituiti con protesi artificiali. Questo tipo di protesi è quello più frequentemente utilizzato e che possiede i risultati clinici più consolidati. Le protesi parziali (fig. 4) invece, possono interessare uno solo o due punti di contatto. Protesi ginocchio monocompartimentaleNaturalmente l’impianto di una protesi parziale è meno invasivo rispetto ad una protesi totale e il decorso post-operatorio sarà per il paziente più rapido e meno doloroso.

Negli ultimi 5 anni si è assistito ad una rivoluzione nel campo dei materiali utilizzati nelle protesi, soprattutto per quanto riguarda la loro durata: i materiali oggi non si consumano più come un tempo. L’impianto è concepito in modo da creare una nuova articolazione funzionale, che impedisca il contatto doloroso tra osso e osso. Il chirurgo potrà decidere se sostituire tutto il ginocchio o solo una parte di esso, a seconda delle condizioni e dell’entità dell’usura che ha colpito il ginocchio.

Materiali utilizzati

I materiali utilizzati per gli impianti sostitutivi del ginocchio sono costituiti da una componente femorale in lega metallica (cromo e cobalto, contenente nickel) inserita sull’estremità del femore e da una componente tibiale posta sull’area superiore della tibia in titanio.

La superficie bianca tra le due componenti è costituita da un elemento in plastica tecnologicamente sofisticata detta polietilene che assume le veci della precedente cartilagine e menischi. Questa è la porzione che tipicamente va incontro ad usura. Il problema dell’usura è adesso in gran parte risolto grazie a nuovi trattamenti del polietilene che lo rendono molto più resistente all’usura rispetto al passato. Ciò ha permesso di estendere l’indicazione a questo intervento a pazienti più giovani rispetto al passato.

Per la presenza di nickel nella protesi, i pazienti che sono fortemente allergici a questo materiale, devono segnalare il problema prima dell’intervento; in questi casi, infatti, si preferisce per prudenza utilizzare protesi che non contengono nickel; anche se in realtà l’eventualità di una reazione allergica da nickel è molto rara.

Cosa succede nel periodo che intercorre tra la visita ortopedica e l’intervento di protesi di ginocchio

PRIMA DELL’INTERVENTO

Prima del ricovero occorre attuare una serie di provvedimenti in modo da giungere all’intervento nelle migliori condizioni possibili. Qui di seguito vengono riportati i provvedimenti di routine validi in generale. Ogni ospedale, ogni reparto, ne varierà la scelta in funzione delle necessità.

Esami

  • Analisi cliniche generali
  • Radiografie ed eventuali altri esami strumentali
  • Colloquio con l’anestesista per la scelta del tipo di anestesia

Sospensione di farmaci

Antiaggreganti, antiinfiammatori e anticoagulanti orali devono essere sospesi almeno 10 giorni prima e sostituiti con altri farmaci, che verranno indicati dall’anestesista.

Esercizi

Esercizi prima di protesi ginocchioPer prepararsi alla successiva riabilitazione e contribuire a migliorare il risultato dell’operazione, fare questi tre semplici esercizi per alcuni giorni prima dell’intervento (fig. 5).

L’esercizio di sollevamento delle gambe (n° 1) è utile per rinforzare la muscolatura della gamba: da sdraiati si solleva alternativamente prima una gamba poi l’altra, mantenendola so- spesa per qualche momento.

L’esercizio di estensione (n° 2) aiuta ad allungare i tendini dietro il ginocchio: in posizione supina si posiziona uno spessore sotto la caviglia e si spinge con forza la coscia e il ginocchio sul materasso.

L’esercizio per la circolazione (n° 3) favorisce il ritorno del sangue dalle gambe verso il cuore: in posizione supina si esegue un piccolo movimento delle caviglie alternativamente in su ed in giù; questo esercizio aiuta a prevenire la Trombosi Venosa Profonda, possibile complicanza dell’operazione di cui parleremo più avanti.

Nella fase preparatoria, è molto utile eseguire esercizi di ginnastica generale, anche in acqua, di stretching o di allungamenti della schiena, per prevenire il mal di schiena, frequente soprattutto in chi è predisposto, a causa della posizione supina durante il periodo di ricovero, dell’uso di stampelle e della notevole modifica della postura dopo l’intervento.

Consenso informato

Prima dell’intervento, per legge il paziente deve firmare il consenso informato all’operazione. Il modulo viene consegnato qualche tempo prima al fine di mettere il paziente nelle condizioni migliori per capire i rischi e i benefici dell’operazione.

Ausili

È bene procurarsi alcuni ausili da utilizzare al rientro: le stampelle e la cyclette. La cyclette è un valido strumento per l’esercizio a domicilio, indispensabile sopratutto nel periodo post-operatorio, in quanto aiuta a mantenere la giusta inclinazione del ginocchio.

Check-list pre ricovero per operazione di protesi di ginocchio

Ricordarsi di portare con sé:

  • consenso informato firmato
  • tutti gli esami clinici relativi agli ultimi due anni circa
  • radiografie più recenti
  • farmaci assunti regolarmente (ad es. per la pressione, cuore, ecc).

Si raccomanda di:

  • specificare eventuali allergie note a farmaci o ad altre sostanze (lattice, cerotti o composti a base di iodio)
  • fare una doccia con sapone antisettico subito prima del ricovero
  • curare l’igiene dei piedi
  • evitare le ferite, lesioni o graffi a piedi e gambe
  • avvertire il chirurgo se si hanno ferite, infezioni urinarie o problemi dentari (es. ascessi)
  • portare con sé una crema depilatoria
  • portare scarpe o ciabatte larghe, comode, preferibilmente chiuse e a strappo.

 IL GIORNO DELL’INTERVENTO

Anestesia

L’anestesia viene praticata in uno spazio vicino alla sala operatoria con la metodologia che viene stabilita dall’anestesista in funzione del paziente e del tipo di intervento. L’intervento vero e proprio dura mediamente un’ora, tuttavia la permanenza del paziente in sala operatoria è molto più lunga (diverse ore), includendo la preparazione e la fase post-operatoria. Poiché l’anestesia talvolta impedisce la normale funzionalità della vescica, per facilitare il passaggio dell’urina, si posiziona un catetere vescicale che viene mantenuto per 48 ore.

Alcune categorie di pazienti che si prestano ad un percorso di recupero rapido possono non avere la necessità di mettere un catetere vescicale. Eventualmente può essere inserito un catetere per far defluire il sangue dalla ferita ed evitare che si accumuli. Una flebo endovena sarà utilizzata per fornire al paziente i liquidi necessari e i farmaci nei tre giorni successivi all’operazione.

Tipi di anestesia

Esistono due tipi di anestesia: locoregionale (spinale e epidurale) e totale o generale. L’anestesia locoregionale addormenta soltanto dalla vita in giù, ha meno complicanze ed è quella più frequentemente utilizzata; qualora il paziente lo richieda, può essere accompagnata da una sedazione, ottenuta mediante l’assunzione di un sonnifero. L’anestesia generale invece addormenta l’intero organismo, è più impegnativa per il sistema cardiocircolatorio e richiede l’intubazione della trachea. Viene utilizzata in caso di interventi piuttosto lunghi o che richiedono un rilassamento muscolare prolungato.
I disturbi più comuni che si verificano il giorno dell’operazione sono due: la nausea e, meno frequentemente, il prurito. Per ridurre la nausea da anestesia è consigliabile parlare il meno possibile perché parlando l’aria tende a riempire l’apparato digerente e a indurre il vomito. Per lo stesso motivo viene sospesa l’alimentazione. Il prurito può essere controllato con i farmaci.

Il dolore post-operatorio, quando presente, in genere viene facilmente ridotto già con l’assunzione di farmaci per via orale o endovena ad orari fissi ed eventualmente quando se ne sente il bisogno. Per dolori più forti sono disponibili diversi sistemi anche molto sofisticati, il cui utilizzo sarà illustrato dal medico qualora necessario. Un efficace controllo del dolore è importante per eseguire correttamente il programma di fisioterapia.

Cosa fare il giorno dell’intervento

Il giorno dell’intervento è bene:

  • riposare il più possibile
  • parlare poco
  • rilassarsi
  • eseguire solo l’esercizio per la circolazione.

DOPO L’INTERVENTO

Cosa fare dopo l’operazione di protesi di ginocchio: misure preventive

Dopo l’intervento è opportuno:

  • indossare le calze elastiche
  • assumere i farmaci che, salvo allergie particolari, solitamente sono: antibiotici, anticoagulanti, antidolorifici e terapia personale.

Esercizi

Esercizi movimentoÈ bene iniziare a fare gli esercizi sin dal primo giorno dopo l’operazione, con l’obiettivo di riuscire, al 7°-10° giorno, ad estendere completamente la gamba e piegarla a 90°.  L’esercizio, schematizzato nella figura 6 è molto efficace: in breve si posiziona la gamba sana dietro quella operata, si portano le gambe fuori dal letto e molto lentamente si cerca di abbassarle fino a raggiungere la posizione seduta; sostenendo la gamba operata con quella sana si eseguono movimenti verso l’alto e verso il basso, fino a raggiungere un angolo di 90°. Alla fine di questo opuscolo sono descritti una serie di esercizi di riabilitazione.

Dopo l’intervento di protesi di ginocchio

  • È normale sentire un po’ di dolore per tre mesi dopo l’operazione.
  • Dopo quindici giorni il dolore si sente più che altro a riposo e di notte, meno se si cammina.
  • Per i primi tre mesi il ginocchio sarà ancora infiammato per l’operazione.
  • La sensazione di quasi “normalità”, inizia dopo circa sei mesi, ma il recupero completo si ha generalmente ad un anno dall’intervento.

Obiettivi funzionali da raggiungere dopo l’intervento

  • Dal primo giorno dopo l’operazione, il paziente potrà mettersi seduto con le gambe fuori dal letto.
  • Dal secondo giorno potrà iniziare a camminare con le stampelle appoggiando completamente il peso, o solo in parte, sull’arto operato, come tollerato.
  • Tra il terzo e il quinto giorno sarà in grado di andare in bagno senza aiuto e camminare nel corridoio.

Altre tappe del periodo post-operatorio

  • Dopo 10-12 giorni sarà in grado di utilizzare la cyclette.
  • Dopo 20 giorni circa, potrà togliere i punti dalla ferita.
  • Dopo circa 20-30 giorni potrà abbandonare la prima stampella, la seconda entro uno/due mesi.
  • Ad un mese e mezzo circa dall’operazione potrà guidare per brevi distanze.
  • Dopo 3-6 mesi circa, sarà possibile salire i gradini in successione senza sostegni; nel frattempo è consigliabile salire uno scalino per volta.

Quali possibili complicazioni dall’intervento di protesi di ginocchio

INFEZIONI

L’infezione, dopo interventi di protesi di ginocchio, viene definita acuta se si presenta entro un mese dall’operazione e si manifesta con presenza di pus nella sede della ferita e febbre; è comunque un’eventualità piuttosto rara (incidenza di circa 1-2%). L’infezione classica negli interventi di protesi di ginocchio, è chiamata “latente” ed è causata da un numero anche molto esiguo di batteri. È importante che al momento del ricovero, il paziente segnali la presenza eventuale di ferite, infezioni alle vie urinarie o problemi ai denti (ad es. un ascesso), in quanto tutte queste situazioni possono favorire la diffusione di infezioni dal sangue. Fortunatamente questa complicanza si presenta solo molto raramente ed è favorita dalla presenza di diabete o da condizioni di abbassamento delle difese immunitarie naturali.

Il sospetto di una infezione latente si ha solitamente dopo circa due mesi dall’intervento, quando il paziente, invece di avviasi verso la guarigione, continua a manifestare segni di sofferenza. Poiché l’infezione di una protesi può, anche se molto raramente, comparire a distanza di diversi anni, è bene in caso di interventi di una certa importanza (es. estrazione di un dente) fare una profilassi antibiotica come prescritto dal medico, per evitare che alcuni batteri riescano a penetrare nel sangue e da qui raggiungere la protesi. Questa evenienza è più facile nei primi mesi dopo l’intervento, ma molto più rara, anche se non impossibile, dopo 2-3 anni.

Comunicazione tra paziente e chirurgo

La comunicazione tra paziente e chirurgo è molto importante per identificare il più presto possibile l’insorgenza di una infezione e prendere le misure adeguate. Pertanto se compare febbre, evitare l’assunzione di antibiotici, anche se prescritti dal medico di base, poiché potrebbe mascherare l’eventuale presenza di infezione/infiammazione a livello dell’articolazione operata, e informare immediatamente il chirurgo.

TROMBOSI VENOSA PROFONDA

In seguito ad interventi di protesi di ginocchio, una complicanza può essere costituita dalla Trombosi Venosa Profonda (TVP). Si tratta di una patologia spesso dovuta all’immobilizzazione e/o allettamento prolungato. Si può formare per ostruzione parziale o completa di una vena della circolazione venosa profonda di un arto, da parte di un coagulo di sangue (trombo). Maggiormente interessati sono gli arti inferiori. Molto spesso non provoca nessun sintomo, talvolta gonfiore, calore, indolenzimento e/o arrossamento della gamba colpita.

Una grave complicanza della trombosi venosa profonda è l’Embolia Polmonare. Questa complicanza si verifica quando un frammento del coagulo (embolo) si stacca e, trasportato dal sangue, raggiunge il cuore e da qui i polmoni. Il tessuto polmonare non riceve più sangue e viene danneggiato in misura più o meno estesa; questo può compromettere la capacità di respirare (fig. 8). L’Embolia Polmonare è una condizione molto grave che può mettere il paziente in pericolo di vita e che richiede un intervento medico immediato. I sintomi più comuni sono dolore al petto e difficoltà di respirazione. Il rischio di trombosi dopo chirurgia ortopedica, in assenza di terapia adeguata, è alto a causa del tipo di intervento e della immobilità prolungata post-operatoria e rimane alto per diverse settimane dopo le dimissioni.

Tutti i pazienti ad alto rischio di sviluppare trombosi, ricevono misure finalizzate a prevenire lo sviluppo di trombi (profilassi anti-trombotica) e questa misura preventiva ne ha ridotto enormemente la frequenza di comparsa. Il medico può utilizzare diverse misure di prevenzione, di cui la più importante è senz’altro l’uso di farmaci che riducono la possibilità che si formi un coagulo (farmaci anti-coagulanti). Gli anti-coagulanti sono disponibili sia come iniezione sottocutanea (siringa) sia come compresse somministrabili per bocca. Gli anti-coagulanti orali sono oggi una pratica alternativa a quelli tradizionali somministrati per via sottocutanea soprattutto perchè la profilassi deve essere continuata anche dopo la dimissione per almeno 5 settimane.

In talune circostanze, si possono utilizzare misure aggiuntive di tipo meccanico, come le calze elastiche graduate (fig. 9) o la compressione meccanica intermittente, che comprimendo le vene della gamba, facilitano il flusso di sangue verso il cuore ed evitano il ristagno nella vena (fig. 10). La compressione meccanica intermittente è ottenuta con uno strumento costituito da un manicotto gonfiabile posizionato intorno alla coscia e/o al polpaccio immediatamente dopo l’intervento. Gonfiando e sgonfiando alternativamente il manicotto, i muscoli vengono “spremuti”; questa manovra favorisce il flusso ed evita i ristagni di sangue.

Come ridurre il rischio di trombosi dopo protesi di ginocchio

Il paziente può contribuire a ridurre il rischio di trombosi seguendo queste semplici indicazioni:

  • smettere di fumare
  • ridurre il sovrappeso
  • assumere i farmaci prescritti così come indicato dal medico
  • qualora richiesto, indossare le calze elastiche
  • seguire diligentemente il programma di esercizi prima e dopo l’intervento
  • esercitare i muscoli del polpaccio quando si rimane seduti per un lungo periodo
  • non appena possibile, alzarsi dal letto e camminare.

SUGGERIMENTI GENERALI

  • Ogni intervento di protesi di ginocchio è un caso a sé; evitare i confronti con altri pazienti.
  • Alzarsi con cautela dal letto soprattutto nei primi giorni dopo l’intervento, per evitare cadute.
  • Aiutarsi con le mani quando ci si siede, per evitare strappi alla ferita.
  • Non rimanere a lungo seduti con le ginocchia flesse, per evitare gonfiore alle caviglie.
  • Non mettere mai il cuscino dietro il ginocchio, anche in presenza di dolore.
  • Non trascurare l’eventuale comparsa della cosiddetta “depressione” del secondo mese, di solito legata allo stato di ridotta mobilità forzata.
  • Se compare febbre, evitare l’assunzione di antibiotici e informare immediatamente il chirurgo. Evitare di bagnare la ferita fino alla rimozione dei punti, per evitare infezioni.
  • Sottoporsi regolarmente ai controlli radiografici previsti.
  • Una volta stabilizzata la protesi, è possibile riprendere tutte le attività ad eccezione del salto e della corsa.

Complicazioni specifiche dell’intervento di protesi di ginocchio

Le complicanze specifiche di questo tipo di intervento sono:

  • rigidità, ovvero la incapacità o difficoltà a piegare il ginocchio; questa complicazione si presenta nel 2-3% dei pazienti dopo l’intervento di protesi di ginocchio e può essere favorita da scarsa mobilità del ginocchio già prima dell’intervento, presenza di dolore post-operatorio. Il ridotto movimento del ginocchio causa la formazione di aderenze che impediscono il movimento.
  • dolore residuo importante (1%) o lieve (4-5%) in presenza di un intervento riuscito e senza cause apparenti.
  • anestesia della cute nella zona laterale della ferita, causata dal taglio di piccoli nervi della pelle, è presente quasi sempre (90%); questa insensibilità si riduce gradualmente nei 12 mesi successivi all’intervento, pur permanendo una sensibilità leggermente diversa rispetto a prima dell’operazione.
  • instabilità della protesi dovuta alla incapacità dei legamenti di mantenerla nella giusta posizione. Questa complicanza è molto rara (0,5%) perché è possibile accorgersene in sala operatoria e scegliere tra diversi modelli di protesi quello più adatto alla situazione.

Protesi d’anca: le precauzioni da adottare dopo l’intervento

Cosa posso fare per far durare la mia nuova protesi d’anca?

Come regola generale bisognerà osservare le seguenti precauzioni dopo un intervento di protesi d’anca. Queste precauzioni possono essere suddivise in norme per evitare le lussazioni, norme per evitare la mobilizzazione dell’impianto e norme per evitare la rigidità.

Norme per evitare le lussazioni della protesi d’anca

• Riflettere prima di muoversi
• Evitare le attività fisiche che prevedono partenze e arresti bruschi, torsioni o stress da impatto
• Non piegarsi eccessivamente quando si sostiene un peso, ad esempio salendo scale ripide
• Ricordarsi di non sollevare o spingere oggetti pesanti
• Non di inginocchiarsi
• Evitare di sedersi su sedie o superfici basse

Norme per evitare la mobilizzazione precoce dell’impianto di protesi d’anca

• Evitare di sollevare ripetutamente grossi pesi
• Evitare di utilizzare eccessivamente le scale
• Mantenere il proprio peso nella norma
• Rimanere in buona salute e in attività
• Evitare le attività sportive ad elevato impatto come il jogging, lo sci e l’aerobica a livello intensivo
• Consultare il medico prima di iniziare qualsiasi nuovo sport o attività

Riacquistare la mobilità dopo l’intervento di protesi d’anca

Inizialmente alcuni movimenti sollecitano in modo eccessivo la nuova protesi d’anca, con il pericolo di possibile fuoriuscita della testa del femore dall’acetabolo. Il terapista indicherà quali movimenti evitare. I movimenti più rischiosi sono:
• Sedersi
Evitare di accavallare le gambe. Sedersi piuttosto con entrambi i piedi a terra, tenendo le ginocchia a 15 cm di distanza l’una dall’altra.
• Voltarsi
Non tenere fermo il piede della gamba operata mentre l’anca viene ruotata verso l’interno. Girare piuttosto con entrambi i piedi e tutto il corpo.
• Chinarsi
Non piegarsi completamente con la vita; usare invece un dispositivo a manico lungo per afferrare gli oggetti.

Una buona norma resta comunque dopo un intervento di protesi d’anca tornare gradualmente a tutte le attività senza voler ottenere troppo in fretta un ritorno alle attività più pesanti. Considerando in ogni caso che si tratta di un intervento ortopedico maggiore.

La riabilitazione per la femoro-rotulea

Ecco una scheda con la spiegazione passo passo della rieducazione da seguire per trattare una sindrome femoro-rotulea.

Il documento allegato potrebbe non prestarsi al vostro specifico caso: consultate quindi il vostro medico prima di eseguire qualsiasi esercizio in esso indicato.

Chirurgiarticolare.it e il suo staff non è responsabile dell’uso scorretto di questi contenuti!

Rieducazione della spalla

Tante patologie un unico trattamento

Il primo segnale di sofferenza che la spalla da in molte delle sue patologie è una rigidità. La rigidità è uno dei più importanti fenomeni da risolvere nel dolore alla spalla. La rigidità innesca un circolo vizioso di dolore e immobilizzazione della spalla che causano disabilità.

Quale che sia la causa di rigidità, una volta escluse patologie che controindichino il percorso riabilitativo, una rieducazione della spalla può essere incominciata.

Principi chiave della rieducazione della spalla

Nella rigidità si deve forzare la spalla contro il dolore. In maniera tollerabile bisogna trovare il proprio limite con il fisioterapista o autonomamente.

Vale molto di più eseguire pochi esercizi tutti i giorni più volte al giorno, rispetto che andare dal terapista 2 volte a settimana per intense dolorose sedute.

Uso del caldo nella rieducazione della spalla rigida

Il caldo è fondamentale per la rieducazione della spalla rigida. Va usato ogni volta prima degli esercizi per aiutare lo sciogliersi del movimento. Il caldo è il principio fondamentale della terapia in acqua. Si può portare il caldo con la doccia, la borsa dell’acqua, le applciazioni di terapia fisica, i bagni, i cerotti termici.

Uso del freddo nella rieducazione della spalla rigida

Alla fine degli esercizi, specialmente quando si è forzata la spalla contro il dolore, il freddo può mettere a bada i sintomi locali senza bisogno di assumere antinfiammatori. L’uso del ghiaccio al termine della rieducazione della spalla è una buona norma.

La scheda illustrata del protocollo lionese di riabilitazione della spalla

Ecco una scheda con la spiegazione passo passo della rieducazione della spalla da seguire per prevenire o trattare una rigidità di spalla post-operatoria o idiopatica.

Il documento allegato potrebbe non prestarsi al vostro specifico caso: consultate quindi il vostro medico prima di eseguire qualsiasi esercizio in esso indicato.

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Protocollo di Stanish per le tendiniti del rotuleo

Ecco una scheda con la spiegazione passo passo degli esercizi da eseguire per risolvere una tendinite del rotuleo.

Il documento allegato potrebbe non prestarsi al vostro specifico caso: consultate quindi il vostro medico prima di eseguire qualsiasi esercizio in esso indicato.

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