raibiltiazione protesi inversa di spalla

Riabilitazione protesi inversa di spalla: una strada così difficile?

Molto spesso in ambulatorio si incontrano pazienti che non riescono più ad avere una qualità della vita normale per via di una lesione irreparabile della cuffia dei rotatori finita in artrosi. Ma quello che allontana il paziente dalla chirurgia è il pensiero che la riabilitazione nella protesi inversa di spalla sia troppo difficile da affrontare. Sbagliato, vediamo perchè.

Riabilitazione protesi inversa di spalla: si comincia prima di operarsi

Una buona riabilitazione nella protesi inversa di spalla comincia nella pianificazione dell’intervento. Non tutti i casi sono uguali e non tutte le spalle meritano la stessa protesi. Sul mercato esistono molteplici varianti e ogni variante prevede diverse opzioni studiate dagli ingegneri e dagli ortopedici per permettere una spalla sempre più simile ad una spalla normale. Per scegliere le opzioni corrette a volte basta prevedere i problemi conoscendo come sia cambiata l’anatomia della spalla.

Pianificazione pre-operatora per la protesi inversa di spalla

La pianificazione prima di operarsi deve prevedere uno studio TAC con ricostruzioni personalizzate su tutti i piani, meglio se tridimensionali. Studiare come è fatta la spalla con una radiografia non è sufficiente. Immaginare la scapola durante la chirurgica non è praticabile a meno di spalle standard. Se non si esegue una tac pre-operatoria non si può escludere che la scapola sia alterata nella sua forma. E la riabilitazione di una protesi inversa di spalla può diventare un inferno se non si correggono i danni causati dall’artrosi nella spalla.

In sala operatoria: mininvasività per una facile riabilitazione protesi inversa di spalla

Un fatto che ci sta molto a cuore nel gruppo di chirurgiarticolare del nostro ospedale è migliorare il recupero dei nostri pazienti. Questo passa attraverso un concetto moderno di mini-invasività che non riguarda più l’incisione della pelle, ma una miriade di fattori che migliorano i nostri risultati. Rispetto dei tessuti. Terapia per il dolore. Tempi brevi di chirurgia. Tutto questo ha cambiato in più di 50 step quello che noi facciamo ogni giorno. E questo si riflette anche sulla riabilitazione di una protesi inversa di spalla semplificandola.

Mobilizzazione precoce come segreto per la riabilitazione protesi inversa di spalla

Intervento significa accedere chirurgicamente alla spalla. L’accesso provoca immancabilmente sanguinamento. Il sangue è la nostra colla. Fondamentale per guarire le ferite. Controproducente per sigillare il movimento. Come fare a conciliare guarigione con riabilitazione di una protesi inversa di spalla. E’ necessario muovere subito. Se la tecnica chirurgica è corretta è possibile farlo. Da subito. Piccoli movimenti delicati auto-assistiti sono la chiave del successo. Un movimento delicato e continuo permette alla spalla di guarire senza che i piani del movimento si sigillino l’uno sull’altro.

Immobilizzazione dopo protesi inversa di spalla

L’immobilizzazione sarà dunque necessaria con un tutore, ma non sarà assoluta in quanto la riabilitazione prevede di togliere il tutore 3 volte al giorno per poter eseguire semplici esercizi autogestiti per non bloccare completamente il movimento. Eccetto che per gli esercizi un tutore verrà indossato per un mese per favorire la guarigione.

Riabilitazione protesi inversa di spalla più facile se si parte con il piede giusto

Si capisce facilmente che alla rimozione del tutore la spalla sarà già sufficientemente elastica per affrontare gli esercizi della seconda fase di movimento che prevederà un recupero anche delle rotazioni. Anche la seconda fase potrà essere autogestita se la prima sarà stata svolta correttamente. Un fisioterapista sarà necessario, ma solo dopo il recupero del movimento completo. Generalmente in 2-3 mesi dall’intervento la protesi inversa è già in grado di svolgere tutte le attività della vita quotidiana senza dolore. Un articolo sul recupero dopo protesi di spalla è presente sul nostro sito.

Riassumendo

La protesi inversa di spalla è un intervento sicuro che se reso necessario da un’artrosi importante può essere la soluzione ideale per il paziente. Una riabilitazione di protesi inversa di spalla è un percorso facile, spesso possibile in completa autonomia, affiancato da un rinforzo muscolare con un fisioterapista nelle fasi finali. Tutte le persone anche anziane possono con facilità affrontare tutti i passi della riabilitazione che non devono spaventare nell’intraprendere la scelta di operarsi.

Riabilitazione protesi inversa di spalla: una strada così difficile? ultima modifica: 2018-05-02T10:26:20+00:00 da Dott Lorenzo Castellani

Sono un medico, un chirurgo ortopedico. Mi occupo di chirurgia ricostruttiva nello sportivo e in particolare di spalla. Ho una particolare attenzione per la comunicazione con il mio paziente: la conoscenza è il primo passo verso la guarigione.

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