L’uso dell’ecografia per aumentare l’efficacia delle infiltrazioni.

Sempre maggiore l’interesse per le procedure eco-guidate della spalla.

Il principio delle procedure eco- guidate nelle infiltrazioni è molto semplice. Fare arrivare a destinazione il farmaco. Tutta la farmacologia è nata intorno a questo obiettivo: trovare il modo che il farmaco agisca sul bersaglio. Quando prendiamo una medicina la biologia molecolare recettoriale fa in modo che questa stimoli esattamente le cellule che servono: il principio attivo si scioglie nello stomaco, entra in circolo e arriva a curare esattamente le cellule che servono.

Ma cosa c’entra tutto questo con la spalla? In maniera molto più rozza dei sofisticati farmaci per mal di testa e mal di pancia, anche i farmaci per le articolazioni devono arrivare a destinazione.

Tuttavia, nel caso delle articolazioni non è un sofisticato meccanismo biologico alla base di tutto, ma molto semplicemente la punta dell’ago della siringa usata deve entrare all’interno della cavità articolare. Come possiamo essere sicuri che questo avvenga davvero?

Entrare nella spalla? Un complesso di articolazioni.

Il primo problema nella spalla è che non c’è solo un punto da infiltrare, ce ne possono essere molti. E non tutti possono essere responsabili nella stessa misura del dolore che proviamo.

C’è la spalla propriamente detta (tecnicamente articolazione Gleno-Omerale) che può fare male per l’artrosi o solo perchè stretta nella morsa della rigidità o della capsulite adesiva. Esiste poi lo spazio sotto-acromiale, una struttura che fa scorrere la cuffia dei rotatori senza conflitto con l’osso acromiale e che spesso si infiamma se qualcosa non va nei tendini della spalla. C’è la congiunzione tra clavicola e scapola (tecnicamente articolazione acromion-claveare) che può diventare artrosica ed estremamente dolente in chi lavora o ha lavorato pesantemente con la spalla. Infine c’è il capo lungo del bicipite che è un tendine del braccio che origina dalla spalla e che può soffrire di infiammazioni croniche dolentissime specialmente quando è gravemente degenerato.

Dove mettere il farmaco? Scegliere la sede in base al dolore.

Prima cosa dunque una visita approfodita: approccio che consente di trovare la sede del dolore distinguendola in base alla sua origine. Poi l’analisi degli esami strumentali: radiografia ed ecografia sono un buon punto di partenza per confermare il sospetto fornito dalla visita medica. Una volta trovato il responsabile comincia il dilemma: come fare giungere a bersaglio le nostre infiltrazioni? Come mettere il farmaco alla giusta dose e nel posto giusto?

Da sempre il metodo utilizzato è la conoscenza dell’anatomia. Esistono reperi anatomici esterni come prominenze ossee e punti morbidi che indicano allo specialista la giusta strada per la puntura. Ad esempio questo resta il metodo di riferimento per l’infiltrazione del ginocchio, dove l’uso di altre metodiche non aumenta l’accuratezza già elevata dell’infiltrazione. In articolazioni più profonde come l’anca, l’abitudine a infiltrare con l’uso di strumenti radiografici o ecografici è una realtà consolidata. Ciò anche per evitare di danneggiare strutture nobili che circondano tale articolazione.

Per la spalla invece esiste l’erronea convinzione che sia estremamente facile arrivare al bersaglio senza bisogno di aiuti. In realtà non è così e nemmeno l’esperienza del chirurgo aiuta ad essere più precisi.

Una nuova era per la spalla con l’uso dell’ecografia nelle infiltrazioni.

ago spallaEcco allora un valido aiuto. L‘uso degli ultrasuoni per visualizzare le strutture da infiltrare. Un normale ecografo visualizza l’obiettivo e consente di seguire il percorso dell’ago. Consente inoltre di vedere il farmaco espandersi attorno alla struttura bersaglio. Chiaramente a tutto vantaggio dell’accuratezza delle infiltrazioni, specialmente quelle che devono raggiungere la profonda articolazione gleno omerale e quelle che devono essere inserite in spazi ancora più angusti come la guaina del capo lungo del bicipite oppure l’articolazione acromion clavicolare.

Non solo: l’aiuto ecografico diventa fondamentale nel trattamento delle calcificazioni intratendinee che possono essere centrate e aspirate lavandole con fisiologica. Un processo efficace quanto l’uso delle onde d’urto, ma con il grosso vantaggio di risolvere il problema in una sola seduta. In più, senza il forte dolore associato all’utilizzo della macchina per frantumare i sali di calcio (simile a quella della litotrissia renale).

L’ecografia ha migliorato enormemente la qualità delle nostre procedure. Per questo siamo impegnati internazionalmente a diffonderne l’uso tra gli specialisti che sono abituati ad usare l’infiltrazione come strumento terapeutico e che vogliono dare ai propri pazienti una marcia in più nel trattamento della loro patologia.

Meno dolore e la giusta dose dove serve

Un altro vantaggio non indifferente è il dolore legato all’infiltrazione. Spesso capita che il paziente non voglia più fare infiltrazioni perchè ricorda un dolore terribile da precedenti esperienze. Tutte le volte che il paziente sente un dolore terribile durante l’infiltrazione è perchè il farmaco non è stato messo nel posto giusto. Magari è stato iniettato lo stesso sotto pressione. Oltre alla possibilità di un danno alle strutture della spalla, l’infiltrazione così eseguita fa molto male. Nella migliore delle ipotesi non funziona affatto. Se vedo dove è la punta del mio ago, non è possibile fare danno e neppure mettere il farmaco all’interno di un tendine danneggiandolo.

Non solo. Nel tempo si è assistito ad una forte riduzione dell’uso di cortisone nelle infiltrazioni, imparando la lezione dai danni causati a cartilagini e tendini. In casi molto selezionati il cortisone può essere ancora di aiuto nel trattare dolori intensi alla spalla. Se posso dirigere l’ago della mia siringa e raggiungere la struttura obiettivo del mio trattamento, una singola microdose di cortisonico può essere consegnata a bersaglio. In questo modo si riduce la dose del farmaco tanto temuto per i suoi effetti collaterali.

Ultima considerazione. L’uso sperimentale di fattori di crescita come i PRP dovrebbe essere eseguito solo sotto guida ecografica. Questo per verificare a livello scientifico la bontà dei risultati di tale terapia.

Principali vantaggi dell’uso dell’ecografia nelle infiltrazioni.

  1. Uso dell’ecografia a scopo diagnostico per confermare il punto che necessita dell’infiltrazione dopo la visita medica
  2. Visualizzazione esatta della posizione della punta dell’ago prima di iniettare il farmaco
  3. Minore dolore durante la procedura. L’ago giunge infatti nello spazio vuoto da infiltrare e non si inietta il farmaco sotto pressione
  4. Possibilità di raggiungere spazi molto piccoli in maniera selettiva, scegliendo magari diverse terapie locali (cortisone vs acido jaluronico vs PRP)
L’uso dell’ecografia per aumentare l’efficacia delle infiltrazioni. ultima modifica: 2014-06-29T16:48:39+02:00 da Dott Lorenzo Castellani

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