I miei maestri: Andrea Baldini Ortopedico a Firenze

Nel mio percorso di crescita come chirurgo ortopedico sono arrivato a Firenze nel 2009. La spinta per me fu quella di aprire i miei orizzonti verso la chirurgia protesica delle grandi articolazioni dopo la mia bellissima esperienza di New York. In quel luogo, culla della chirurgia protesica moderna, il dottor Andrea Baldini aveva avuto il cuore della sua formazione chirurgica. Ma vediamo nel dettaglio il percorso che mi ha reso l’ortopedico che sono ora.

Il primo incontro con il dottor Andrea Baldini ortopedico a Firenze

Il primo incontro con il dottor Andrea Baldini in Toscana avvenne perché da ortopedico alle prime armi per riuscire a operare i miei primi pazienti mi spostavo ovunque ne trovassi la possibilità. Quel giorno ebbi modo di discutere con lui, che lavorava nella sala di fianco alla mia, di un caso che avrei operato dopo pochi minuti.

Il suo aiuto fu illuminante, tanto che gli chiesi come fare per andare negli Stati Uniti, nello stesso luogo dove si era formato lui stesso, ad apprendere tutti gli aggiornamenti più moderni in chirurgia protesica.

La borsa di Studio per l’Hospital for Special Surgery di New York

L’ispirazione fu tale che l’anno successivo vinsi una borsa di studio per andare negli USA. Un’esperienza coinvolgente da cui tornai pieno di iniziativa e di volontà per imparare ad esercitare al meglio la mia professione. Di fronte alla scelta, dopo la specializzazione, non ebbi dubbio: una posizione era libera con il dottor Andrea Baldini come ortopedico a Firenze e decisi immediatamente di iniziare questa avventura.

I primi anni a Firenze come chirurgo ortopedico

Appena dopo la specializzazione nel Gennaio 2009, mi sono dunque trasferito a Firenze dopo aver ricevuto l’invito ad entrare a fare parte del gruppo di Chirurgia Articolare Ricostruttiva diretto dal dottor Andrea Baldini, Specialista in chirurgia protesica di Anca e Ginocchio. Di fatto io provenivo da una formazione centrata pressoché completamente sulla Chirurgia della Spalla e la mia conoscenza sulle protesi di anca e sulle protesi di ginocchio era veramente limitata alla sola formazione di base conseguita durante la scuola di specializzazione a Milano.

Con il dottor Andrea Baldini la chirurgia protesica era differente

Da subito mi resi conto che la qualità della chirurgia protesica viaggiava a Firenze su un altro pianeta. Il dottor Andrea Baldini, già nel 2009, seguiva le più moderne tecniche chirurgiche di protesi al ginocchio e protesi all’anca.

Una grande attenzione al rispetto dei tessuti, l’uso di impianti protesici di prima qualità e all’avanguardia, una minuziosa tecnica ricostruttiva dell’articolazione. Già allora il paziente era al centro di tutto: in epoca in cui pochi ne parlavano e soprattutto all’estero, tutti i pazienti operati partecipavano ad una lezione preparatoria prima dell’intervento.

Il mio apprendimento come allievo del dottor Andrea Baldini

Con il dottor Andrea Baldini mi è stato possibile continuare la mia crescita come ortopedico a Firenze nella chirurgia protesica maggiore di ginocchio e anca. Al suo fianco ho operato i miei primi casi e ho potuto aiutarlo in migliaia di interventi chirurgici complessi di protesi di ginocchio e protesi di anca.

La progressiva evoluzione della gestione medica del paziente operato

In quegli anni il mio lavoro era dedicato da una parte a prendere in mano la direzione della Chirurgia della Spalla diventando il referente del gruppo in questo ambito, dall’altra nell’apprendere l’arte della chirurgia protesica di anca e ginocchio accanto al dottor Andrea Baldini. L’evoluzione in questo campo, affiancata dalla continua esigenza di migliorare, mi portò a concentrarmi molto sulla cura del paziente a cavallo dell’intervento chirurgico con l’obiettivo di ottimizzarne il recupero e limitarne il trauma legato all’intervento. Tale ricerca comprese il moderno concetto di Fast Track o Rapid Recovery oggi molto attuali, ma allora trascurati da tutti.

La gestione avanzata del paziente: il congresso del dottor Andrea Baldini a Firenze

Tutta la ricerca culminò nel Maggio 2014 a Firenze con un congresso internazionale in cui dare le regole per il Fast Track o recupero rapido dopo chirurgia protesica. I principi moderni di recupero rapido per protesi di anca e protesi di ginocchio finalmente venivano discussi ed affrontati di fronte ad una platea autorevole per la prima volta in Italia.

Il percorso Fast Track del dottor Andrea Baldini Ortopedico presso Villa Ulivella – IFCA di Firenze

Il grande supporto del gruppo GIOMI presso la Clinica di Villa Ulivella IFCA di Firenze ha permesso di adottare una ad una tutte le più moderne metodiche di gestione del paziente operato di protesi. Inoltre ci ha permesso di portare a zero il tasso di trasfusioni, ridurre la degenza (il paziente torna ad essere autonomo nel cammino dopo 2-3 giorni dall’intervento), ridurre il dolore legato all’intervento, iniziare la fisioterapia poche ore dopo l’operazione e minimizzare le complicanze legate allo stare a letto a lungo dopo la chirurgia.

Ad oggi sono oltre 6 anni che attuiamo a Villa Ulivella IFCA di Firenze il protocollo di recupero rapido Fast Track per tutti i pazienti che si operano con noi e i risultati sono evidenti. L’entusiasmo è molto alto dato che riusciamo finalmente a rendere meno invalidante possibile una chirurgia senza dubbio maggiore di Ortopedia.

L’ordine dei medici ha ospitato un mio articolo che riassume tutte le grandi novità che abbiamo introdotto.

Al termine del percorso di formazione con il dottor Andrea Baldini sono diventato, all’interno del gruppo di Villa Ulivella IFCA di Firenze, il responsabile della chirurgia della Spalla e un riferimento per la chirurgia protesica di Anca e di Ginocchio. In questo tipo di chirurgia, dopo oltre 10 anni di attività, seguo tutte le più moderne tecniche di recupero rapido che rientrano nei concetti del Fast track e del Rapid Recovery.

Protesi di ginocchio e protesi di anca: il dottor Lorenzo Castellani parla del Fast track

 

 

Protesi personalizzate stampa 3d: nel ginocchio come nella spalla

“A Milano presso l’istituto Clinico Humanitas di Rozzano il professor Maurilio Marcacci ha eseguito un intervento di protesi al ginocchio personalizzata sul paziente, stampata direttamente in  3D”. Notizia ANSA 11 marzo 201919:13

La medicina personalizzata: quali applicazioni in ortopedia?

Il futuro dell’ortopedia e della medicina in genere è la personalizzazione della cura. Se la medicina personalizzata viene utilizzata per migliorare le terapie mediche, la stessa cosa è possibile ed auspicabile anche per gli interventi di protesi. Il principio è chiaro e condivisibile dato che più riusciremo a ricostruire le articolazioni malate con protesi simili all’anatomia normale, più riusciremo a migliorare i nostri risultati.

La stampa 3d: sistema efficace per personalizzare gli impianti protesici

Ho pubblicato su youtube un video che mostra come la stampa 3d si di grande aiuto nella correzione degli ampi difetti ossei nella protesi di spalla e come da anni aziende leader in questo settore si adoperano per migliorare la personalizzazione degli impianti.
La buona cosa per tutti riguarda il fatto che l’esistenza di tale possibilità sia pubblicizzata e diffusa per farne conoscere i vantaggi. L’ Istituto Clinico Humanitas di Milano Rozzano ha il merito di cominciare a diffondere l’esistenza di impianti avanzati personalizzati che possono essere utilizzati a tutto vantaggio dei pazienti specialmente nei casi più complessi.

 

Fast track e recupero rapido: non soltanto personalizzazione degli impianti

Nel nostro gruppo di chirurghi, oltre alla personalizzazione degli impianti sulla base delle specifiche esigenze dei pazienti, da anni seguiamo tutte le innovazioni che riguardano la protesica delle articolazioni maggiori. Il miglioramento dei risultati passa infatti per un complesso di attenzioni al dettaglio che portano ad un percorso migliore per i pazienti. In particolare per raggiungere un recupero rapido dopo l’intervento attraverso innumerevoli miglioramenti eseguiamo: lezioni di preparazione preoperatoria con medici e fisioterapisti, preparazione medica del paziente per migliorare le condizioni di salute in anticipo, accurata pianificazione preoperatoria per personalizzare l’intervento su tipo di deformità del paziente, intervento rapido contenendo le perdite ematiche e minimizzando i traumatismi ai tessuti periarticolari, mobilizzazione precoce per prevenire le trombosi, uso di crioterapia avanzata, terapia del dolore con infiltrazioni perioperatorie e terapia multimodale.

La stampa 3d e la necessità di pianificare gli interventi in anticipo

Proprio nel senso della personalizzazione dell’impianto da tempo usiamo componenti protesiche stampate in 3d da polveri di titanio. Il vantaggio delle stampe 3d consiste nell’avere componenti protesiche monoblocco senza saldature o accoppiamenti di materiali diversi, in grado di favorire una fissazione e crescita dell’osso all’interno dell’impianto. Inoltre sulla base dell’esame TAC pre-operatorio è possibile eseguire una conformazione dell’impianto direttamente sul difetto osseo ottenendo come un sarto un abito su misura per il difetto osseo del paziente. Un ulteriore vantaggio viene dalla pianificazione pre-operatoria dell’impianto eseguita di norma su tutti i nostri pazienti e in particolare sulla spalla dove la procedura può essere guidata e navigata anche in sala operatoria.

Grazie dunque all’Istituto Clinico Humanitas di Milano Rozzano che con le qualità del professor Maurilio Marcacci portano alla ribalta la dovuta attenzione che tutti dobbiamo porre alla personalizzazione della chirurgia sul paziente, tema a noi estremamente caro. Un centro di eccellenza per la chirurgia Ortopedica moderna deve tenere conto di tutte le innovazioni tecnologiche che esistono per aiutare i pazienti a ottenere una guarigione più rapida e migliore.

La pianificazione TAC migliora l’accuratezza del posizionamento della protesi di spalla

Il posizionamento della protesi di spalla è cruciale per il corretto funzionamento e per la durata della protesi. La cosa più difficile per il chirurgo è stimare durante l’intervento come orientare e fissare le componenti della spalla per ottenere un posizionamento perfetto. Vediamo perchè il corretto posizionamento della protesi di spalla sia così cruciale e come possiamo aiutarci per migliorare l’accuratezza dell’impianto.

Posizionamento della protesi di spalla e durata dell’impianto

Perchè una protesi possa meccanicamente funzionare più a lungo possibile i carichi di lavoro devono essere ben distribuiti sull’impianto. Se i carichi non sono corretti, le forze si distribuiscono in maniera irregolare sull’impianto. Questo si riflette in un funzionamento alterato delle componenti protesiche che portano inevitabilmente ad un’usura delle componenti impiantate.

Un posizionamento alterato nella protesi anatomica di spalla può portare a fallimento precoce l’impianto

Nella protesi anatomica il punto debole dell’impianto è costituito dall’impianto scapolare. Se la protesi di superficie della scapola subisce carichi non perfettamente distribuiti si può verificare il cosiddetto effetto del cavallo a dondolo. Un carico asimmetrico infatti può far dondolare la componente protesica fino a mobilizzarla. Una mobilizzazione dell’impianto provoca dolore e spesso una glena mobilizzata può rendere necessario un intervento di sostituzione della protesi.

Un posizionamento alterato nella protesi inversa può portare una limitazione del movimento

La protesi inversa che viene messa quando i tendini della spalla sono irrecuperabili, basa il suo funzionamento sull’incastro preciso tra una sfera ed una coppa. Questo incastro rende stabile la spalla per funzionare con l’attivazione del deltoide. La spalla pertanto diventa molto vincolata. Ancora di più per garantire una funzione adeguata di questo vincolo il corretto posizionamento permette un’escursione maggiore della spalla. Il movimento sarà dunque più completo possibile a seconda di quanto preciso sarà il posizionamento della protesi a parità di condizioni precedenti l’intervento.

La pianificazione preoperatoria della protesi di spalla su radiografia

Il primo livello di pianificazione dell’intervento viene sempre eseguita su una radiografia normale. Con la radiografia capiamo il consumo della spalla, valutiamo le dimensioni dell’impianto e prevediamo il consumo dell’articolazione. Si tratta però di una valutazione insufficiente della spalla. Non è possibile capire dalla radiografia il consumo specialmente sulla scapola. Non si possono valutare gli angoli cruciali per l’impianto corretto. Pertanto si può affermare con sicurezza che una protesi di spalla non può essere impiantata correttamente con il solo ausilio della radiografia.

La pianificazione TAC fondamentale per il posizionamento della protesi di spalla

Essenziale dunque per studiare come impiantare la protesi uno studio che definisca esattamente lo stato dell’articolazione e che lo faccia in 3 dimensioni. La TAC a strato sottile è l’esame più accurato che permette una ricostruzione tridimensionale su più piani. Per prima cosa l’esame permette di classificare il consumo dell’articolazione. Il tipo di consumo orienta sulla tipologia migliore per l’impianto articolare. Poi ci permette di vedere gli assi normali della spalla: in particolare con questo esame possiamo prevedere come correggere l’articolazione per ottenere una migliore stabilità, funzione e durata dell’impianto. Non meno importante l’esame ci permette di valutare in anticipo le difficoltà: a volte infatti la scapola può essere troppo consumata o troppo piccola per ospitare adeguatamente l’impianto. Prevedendo le difficoltà possiamo fare arrivare strumenti o impianti particolari per colmare un difetto osseo per esempio.

Il futuro della pianificazione con la TAC della protesi di spalla

La pianificazione TAC per l’impianto della protesi di spalla apre un mondo di possibilità. Di fronte a danni molto estesi si possono ordinare materiali su misura. Infatti la TAC a strato sottile è come un’impronta per eseguire un calco plasmato sul difetto osseo. Come un capo di alta sartoria, la protesi può essere personalizzata e prodotta su misura sulla base del difetto osseo riscontrato nell’esame. Un modellino in plastica può essere manipolato e osservato dallo specialista prima dell’intervento per prepararsi alla chirurgia. Non solo. Con dei software molto accurati è possibile simulare il comportamento che avrà la protesi dopo essere stata impiantata e provare a migliorare il risultato cambiando dimensioni, altezze, modelli e posizionamenti degli impianti. Tutto ancora prima di operare.

La navigazione intra-operatoria per il posizionamento della protesi di spalla

L’ultima novità consiste nell’utilizzare le informazioni tridimensionali della TAC per valutare il corretto posizionamento dell’impianto durante l’intervento. Tutta la pianificazione viene trasferita in un computer di sala operatoria che con i suoi occhi e speciali sensori osserva quello che viene eseguito in sala operatoria guidando la mano del chirurgo. In tempo reale in chirurgo vede l’effetto dei suoi gesti sulla tac del paziente per ottenere il miglior posizionamento possibile su tutti i piani di lavoro.

In conclusione: la pianificazione pre-operatoria è fondamentale per ottenere risultati ottimali in chirurgia protesica di spalla. Nel mondo moderno una TAC è un irrinunciabile elemento per il corretto impianto di una protesi di spalla. A partire da questo esame si possono eseguire innumerevoli valutazioni fino ad arrivare ad un aiuto concreto durante l’intervento. Tutto al servizio dei nostri pazienti per ottenere risultati sempre migliori.

Bibliografia

J Bone Joint Surg Am. 2019 Mar 6;101(5):446-457. doi: 10.2106/JBJS.17.01614.
Accuracy of 3-Dimensional Planning, Implant Templating, and Patient-Specific Instrumentation in Anatomic Total Shoulder Arthroplasty.

J Shoulder Elbow Surg. 2011 Jan;20(1):21-6. doi: 10.1016/j.jse.2010.07.014.
Accuracy of placement of the glenoid component in reversed shoulder arthroplasty with and without navigation.

Infezioni protesi di spalla: come ridurre l’incidenza mediante l’uso di una crema locale

Una delle complicanze associate all’impianto di una protesi consiste nelle possibili infezioni nella protesi di spalla durante l’intervento. La nostra pelle infatti ospita dei batteri detti commensali che non ci fanno male, ma possono causare una malattia se penetrano in profondità. In particolare i batteri sono in grado di attaccarsi al metallo della protesi sviluppando delle difese che rendono inutili antibiotici e anticorpi del nostro sistema immunitario. In caso di infezione periprotesica purtroppo diventa necessario espiantare la protesi completamente per guarire l’infezione. Questo rappresenta una grave sconfitta per medico e paziente in quanto una protesi perfettamente funzionante deve essere tolta per guarire un’infezione.

Tecniche comuni per prevenire l’insorgenza di infezioni nelle protesi di spalla

Il principale trucco per abbassare il rischio di infezione è lavorare per ridurre il numero di batteri presenti. Dato che è impossibile eliminarli completamente, almeno ridurre al minimo la “carica” batterica è il massimo che si può fare. Esitono diversi metodi per farlo.

Strategia numero uno: i lavaggi pre-operatori

Prima di tutto il lavaggio con saponi a base di clorexidina riduce moltissimo il numero di stafilococchi. I lavaggi vanno ripetuti da 2-3 giorni prima dell’intervento per modulare la presenza di batteri patogeni. Per la spalla inoltre il principale sospettato è un batterio comune anche all’acne giovanile: il propyonibacterium o cutibacterum acnes. I lavaggi superficiali in questo caso sembra che non bastino in quanto il batterio si annida nelle ghiandole sebacee. L’uso di una crema topica usata per l’acne giovanile è stata studiata e può abbassare notevolmente il rischio di infezioni nelle protesi di spalla.

Strategia numero due: flussi laminari in sala operatoria

Le sale operatorie moderne sono attrezzate con flussi laminari di aria che portano lontano dalla sala operatoria i germi, garantendo un numero minimo di ricambi di aria. E’ come la vecchia sana abitudine di aprire le finestre in camera la mattina. Solo che per ovvie ragioni in sala operatoria si ottiene in una maniera controllata con aria filtrata che cambia numerosissime volte ogni ora. Allo stesso tempo il flusso di aria allontana i germi dal campo operatorio per ottenere una maggiore sterilità.

Strategia numero tre: uso di caschi in sala operatoria

Per fare in modo di non portare germi sul campo operatorio, oltre al normale uso di mascherine, utilizziamo della speciali tute con caschi da astronauta. Si tratta di un sistema ventilato che ci permette di essere sterili anche in testa. Il vantaggio è di una protezione maggiore per evitare di essere noi operatori a inquinare il campo operatorio e provocare quindi infezioni nelle protesi di spalla.

Strategia numero quattro: la profilassi antibiotica

Prima di inziare l’intervento e appena dopo vengono somministrate dosi di antibiotico in modo di rendere il più possibile inospitale l’ambiente per evenutali germi che dovessero contaminare la ferita durante l’intervento. Nella remota ipotesi dunque di un ingresso di batteri indesiderati l’ambiente risulta talmente inospitale da impedire infezioni della protesi di spalla.

Strategia numero cinque: uso di steri-drape

Durante la chirurgia sappiamo che l’origine più comune delle infezioni dipende da batteri presenti sulla pelle del paziente. Per questo usiamo una speciale plastica sterile che dopo la disinfezione viene applicata sulla pelle del paziente. E’ la plastica stessa che viene incisa per iniziare l’intervento in modo che mai gli strumenti o la protesi vengano a contatto con la pelle del paziente.

Il nemico principale della spalla: il Cutibacterium Acnes

Dato che nella spalla insieme allo stafilococco il principale batterio responsabile delle infezioni è lo stesso che causa l’acne giovanile, recenti studi hanno ipotizzato che un trattamento con gli stessi saponi in crema utilizzati nella lotta all’acne possano ridurre la contaminazione durante l’intervento.

Infezioni periprotesiche e protesi di spalla: la lotta necessaria

In conclusione il problema delle infezioni nelle protesi di spalla pur essendo molto raro, può comportare gravi problemi per i pazienti. Per questo una strategia estesa deve essere utilizzata per combattere più possibile questa evenienza. Nel nostro ospedale prendiamo seriamente il problema e adottiamo tutte le più moderne precauzioni per evitare che i nostri pazienti possano contrarre un’infezione.

Bibliografia:

Neer Award 2018: Benzoyl peroxide effectively decreases preoperative Cutibacterium acnes shoulder burden: a prospective randomized controlled trial. J Shoulder Elbow Surg. 2018 Sep;27(9):1539-1544. doi: 10.1016/j.jse.2018.06.012. Epub 2018 Jul 24.

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Efficacy of topical benzoyl peroxide on the reduction of Propionibacterium acnes during shoulder surgery. J Shoulder Elbow Surg. 2015 Jul;24(7):995-1004. doi: 10.1016/j.jse.2015.04.003

Mobilizzazione precoce: il segreto per recuperare velocemente dopo l’intervento di protesi

Per anni ci siamo interrogati su come fare ad ottenere un recupero più possibile rapido dopo un intervento chirurgico come la protesi di spalla, la protesi di anca o la protesi di ginocchio. Semplice: non bisogna fermarsi mai. Se non perdiamo la funzione, non dobbiamo poi preoccuparci di recuperarla. Vediamo come è possibile riuscirci con la mobilizzazione precoce.

Dopo un intervento di protesi bisogna stare a letto

Questa tradizione è tramandata da anni di ortopedico in ortopedico. Ma è vero che immobilizzarsi a letto aiuta a guarire più in fretta e meglio. La risposta è no. Questo è uno dei più grandi falsi miti esistenti in chirurgia ortopedica. Tutt’altro: tanto più ci blocchiamo, tanto più difficile sarà il recupero dopo l’intervento.

Il principio del mantenimento della funzione

Se rimaniamo funzionali dal giorno stesso dell’intervento non dovremo mai faticare per recuperare la funzione, dato che non l’abbiamo persa. Sembra banale, ma fare capire questo richiede una rivoluzione culturale. In sala operatoria noi testiamo il movimento al termine della chirurgia: la protesi di spalla di anca o di ginocchio funziona da subito per garantire il massimo della funzione. Allora perchè perdere quanto è già immediatamente acquisito in sala operatoria?

Il movimento riduce il rischio di trombosi venosa

Gli interventi maggiori di ortopedia come le protesi, hanno un rischio associato di sviluppare una patologia pericolosa detta trombosi. Si tratta della formazione di coaguli di sangue nelle vene. Una delle strategie più efficaci per riuscire a controllare questo rischio è la mobilizzazione precoce. Muovere le articolazioni significa fare circolare il sangue. Il sangue che circola non coagula nei vasi, quindi le trombosi non avvengono. Per questo nella nostra strategia preventiva le nostre protesi camminano poche ore dopo l’intervento, le protesi di spalla da subito rimuovono il tutore 3 volte al giorno per fare esercizi di mobilizzazione.

Il controllo del dolore è un fattore essenziale per la mobilizzazione precoce

Un requisito fondamentale per mobilizzare presto i pazienti consiste proprio nel non fare sentire il dolore dopo l’intervento. Nella nostra struttura seguiamo un protocollo Fast Track che ha come obiettivo il completo controllo del dolore con tecniche pre-operatorie, intra-operatorie e post operatorie. Tutto questo con un solo obiettivo: muovere subito per non perdere la funzione e per prevenire le complicanze in particolare la trombosi.

La mobilizzazione precoce ha solo vantaggi

Nonostante ci sia l’abitudine a mantenere fermi i pazienti dopo un intervento di protesi di ginocchio o una protesi di anca o una protesi di spalla, la letteratura moderna indica che in ogni caso esaminato la mobilizzazione precoce ha prodotto meno rischi per il paziente, un recupero rapido della funzione, un ridotto tasso di trombosi. In ognuno dei nostri interventi l’obiettivo resta sempre e comunque una mobilizzazione precoce per raggiungere prima il risultato.

Un protocollo multimodale per raggiungere l’obiettivo in sicurezza

Il risultato di una mobilizzazione precoce del paziente operato si ottiene solo se la preparazione del paziente è completa. La preparazione passa per tanti diversi fattori: la lezione pre-operatoria, il controllo del dolore, il controllo del sanguinamento e la presenza di stimoli efficaci per il paziente. Con tutto questo insieme l’obiettivo risulta facilmente raggiungibile a tutto vantaggio del recupero rapido secondo le tecniche di fast track che da tempo pratichiamo nella nostra struttura.

 

Bibliografia

Protesi senza dolore: si comincia prima dell’intervento

Quanto il dolore può influenzare i risultati dei nostri interventi? Davvero è solo la perfetta esecuzione dell’intervento a condizionare il risultato a distanza? Siamo certi che il progresso passi solo attraverso le nostre mani di chirurgo? Una protesi senza dolore è sicuramente il primo migliore passo per un recupero rapido dopo l’intervento.

Queste sono le tante domande che ci facciamo ogni giorno nel nostro modo di afforntare gli interventi chirurgici che eseguiamo sui nostri pazienti. In particolar modo gli interventi di protesi hanno bisogno di un controllo del dolore molto accurato per dare il risultato sperato.

Protesi senza dolore: quali sono i meccanismi in gioco

Il dolore innesca i suoi meccanismi nel momento stesso in cui l’intervento comincia. Il solo taglio dell’intervento provoca una reazione a catena di sostanze infiammatorie che trasmettono uno stimolo negativo al nostro cervello. Questo messaggio non viene ostacolato dalla semplice anestesia che ovviamente viene eseguita. Localmente i mediatori sono in grado di dare uno stimolo negativo anche se questo non arriva al cervello. Per questo si sono sviluppate strategie di blocco preventivo del dolore mediante una analgesia preventiva, detta “pre-emptive analgesia”.

Pre-emptive analgesia per il fast track dopo interventi di protesi

L’analgesia pre-operatoria per migliorare il recupero dopo interventi di protesi si basa su tre principali pilastri che bloccano il dolore ancora prima che l’insulto dell’intervento avvenga. Lo fanno su tre livelli diversi: sui recettori nervosi periferici, sul cervello, sulla liberazione locale di sostanze infiammatorie.

Analgesia preventiva negli interventi di protesi: il blocco dei nervi periferici

Esistono farmaci che sono nati per curare l’epilessia, ma che nella pratica clinica a dosaggio molto basso hanno mostrato di modulare l’attività nervosa periferica. Queste sostanze possono essere assunte preventivamente per “saldare i nervi” in modo che siano meno sensibili alla trasmissione del dolore.

Protesi che non causa dolore: uso di farmaci antidolorifici centrali

Il secondo livello di intervento è possibile proprio a livello del cervello per inibire all’origine la sensazione del dolore. Si usa un farmaco a basso effetto collaterale, noto come antipiretico a base di paracetamolo, per inibire in alto la sensazione di dolore.

Blocco dei fattori infiammatori a livello della ferita: pre-emptive analgesia antinfiammatoria

Ultimo livello di intervento è quello locale sui fattori infiammatori. Mentre nel passato non era possibile agire a questo livello in quanto si sarebbero alterati i fattori della coagulazione rendendo più facile il sanguinamento, la ricerca ci è venuta incontro. Attualmente esistono gli inibitori selettivi della COX 2 che bloccano l’infiammazione senza alterare la coagulazione.

Pre-empitve analgesia e fast track in chirurigia protesica: un elmo preventivo nei confronti del dolore

In conclusione il paziente ben preparato all’intervento di protesi parte con un netto vantaggio rispetto al paziente non preparato. Ha già un paracadute che lo protegge dal dolore. A tutto vantaggio non solo del fatto di avere un percorso meno problematico inizialmente, ma anche sicuramente un recupero a distanza molto più semplice.

In sostanza partire con poco dolore equivale ad avere aggirato il primo più grande ostacolo per il ritorno alla normalità.

Bibliografia

Protesi di spalla senza stelo, valida alternativa?

La protesi di spalla rappresenta una realtà sempre più comune, visti gli ottimi risultati ottenuti con questo tipo di impianto. In tutti quei pazienti affetti da artrosi gleno-omerale, lesione massiva della cuffia dei rotatori o nei danni conseguenti ad artrite reumatoide, in cui la terapia fisica e farmacologica non ha dato esiti positivi, la sostituzione protesica rappresenta un’efficace soluzione. Esistono varie tipologie di impianti: dalla protesi anatomica all’endoprotesi, fino ad arrivare alla protesi inversa di spalla. A questo portafoglio già ricco si è aggiunta la possibilità di una protesi di spalla senza stelo.

Una protesi di spalla senza stelo è oggi possibile

Negli ultimi anni la vera novità è rappresentata dalla protesi di spalla senza stelo detta in inglese “stemless” in cui viene evitata l’invasione dell’osso nel canale omerale non impiantando uno stelo al suo interno. Questo tipo di impianto nasce proprio con l’idea di ottenere una minor invasività rispetto alle protesi tradizionali.

I vantaggi della protesi di spalla senza stelo

La protesi di spalla stemless è il risultato di anni di sviluppo e di perfezionamento degli impianti protesici. Obiettivo ottenere gli eccellenti risultati delle protesi tradizionali, aggiungendo alcuni vantaggi che possono fare la differenza in alcune categorie di persone.

Primo vantaggio: conservare più osso possibile

La protesi senza stelo non toglie se non una minima parte di osso dall’omero. Per l’ortopedico l’osso è la cosa più importante e preziosa. Permette un solido ancoraggio della protesi e preserva per il futuro una maggiore facilità per eventuali nuove procedure chirurgiche. Per citare un vantaggio tra tanti se ci dovesse essere una frattura per una caduta, ci sarebbe tutto lo spazio per eseguire una riparazione dell’osso come se non ci fosse alcuna protesi impiantata.

Secondo vantaggio: perdere meno sangue

Ogni volta che si lavora sull’osso avviene una perdita di sangue. Le ossa sono la sede della produzione delle cellule del sangue all’inizio della nostra vita, perdendo via via questa funzione nel corso della vita. Proprio per questo il canale centrale dell’osso risulta estremamente ricco di sangue. Ogni volta che lo apriamo avviene un sanguinamento inevitabile. La protesi di spalla senza stelo non apre il canale centrale dell’osso, per questo evita inutili sanguinamenti durante l’intervento.

Terzo vantaggio: maggiore facilità di eventuali revisioni

La protesi di spalla è un intervento sicuro e standardizzato, ma non è immune da fallimenti nel tempo. Due sono le ragioni del fallimento più comuni: una mobilizzazione della protesi dall’osso o nel caso della protesi anatomica un fallimento dei tendini della cuffia dei rotatori. Tutte le volte che un impianto fallisce, bisogna intervenire sostituendolo. Nelle protesi di spalla senza stelo stemless l’intervento è estremamente più facile. Oltretutto avere preservato l’osso rende estremamente più semplice avere una fissazione efficace della protesi da revisione.

Quarto vantaggio: ricostruzione nei casi difficili dopo fratture di omero

L’artrosi di spalla in alcuni casi può dipendere da esiti di frattura. Le fratture di omero sono frequenti nelle cadute delle persone anziane o negli incidenti stradali dei più giovani. In alcune circostanze si può decidere di non operare una frattura di omero lasciandola guarire così come è. Oppure si può ricorrere alla chirurgia per sistemare l’osso senza riuscire ad avere una ricostruzione identica all’osso normale. In questi casi l’osso pur guarendo rimane deformato dal trauma. Alcuni tipi di deformità non permettono di inserire una protesi di spalla tradizionale se non al prezzo di interventi estremamente invasivi e complessi. La protesi di spalla Stemless bypassa questo problema consentendo di essere impiantata anche in caso di gravi deformità ossee in seguito a traumi.

Chi può ricevere una protesi di spalla senza stelo?

La protesi di spalla stemless si fissa al posto della testa omerale consumata. La base del successo di questo impianto consiste nell’avere una buona fissazione iniziale e successivamente una completa integrazione nell’osso. Chiariamo questi due concetti.

Protesi di spalla senza stelo: per l’impianto la qualità dell’osso conta molto

L’osso omerale tende con gli anni come tutte le altre ossa a perdere minerali. Fortunatamente è ormai conoscenza comune quali siano i danni dell’osteoporosi sulla consistenza delle ossa. Una corretta prevenzione e l’uso appropriato di farmaci possono prevenire la fragilità ossea causata dall’osteoporosi. Quando ci si trovi di fronte a pazienti con osteoporosi, la scarsa qualità ossea non permette di poter utilizzare questo tipo di impianto. Dato che può essere difficile prevedere con esattezza quale sia la qualità dell’osso prima dell’intervento chirurgico, in sala operatoria abbiamo sempre entrambe le soluzioni di protesi di spalla con e senza stelo in modo da non avere alcuna difficoltà a portare a termine l’intervento.

L’integrazione della protesi senza stelo nell’osso

Il secondo segreto del successo è che dopo l’impianto in un osso solido la protesi possa integrarsi. L’integrazione consiste nella possibilità che l’osso possa crescere all’interno della superficie della protesi. Si tratta di un processo reso possibile dalla tecnologia dei materiali. Di fatto la protesi è costituita da materiali porosi molto simili all’osso. La crescite di osso vivo all’interno della protesi di spalla senza stelo è il segreto della sua durata nel tempo.

Protesi di spalla senza stelo: è un intervento per tutti?

La protesi di spalla stemless è sicuramente una realtà da cui non si può prescindere in una moderna chirurgia della spalla. Gli innegabili vantaggi, sotto molteplici punti di vista, la rendono la prima scelta in tutti i casi di artrosi di spalla in cui sia tecnicamente possibile impiantarla.

L’opportunità di questo impianto va comunque valutata caso per caso. La conferma sulla possibilità dell’impianto è demandata sempre e comunque ad una valutazione durante l’intervento chirurgico dopo aver accertato la qualità dell’osso in cui la protesi viene impiantata.

Ritorno alla vita quotidiana dopo una protesi di spalla

La ripresa delle attività quotidiane può essere variabile da soggetto a soggetto. Nella fase post- operatoria viene posizionato un tutore di spalla con cuscino a 15°, rimuovendolo solo per eseguire esercizi di mobilizzazione auto-assistita da sdraiati sul piano scapolare, oltre a movimenti attivi del gomito, del polso e della mano. Il tutore si mantiene circa un mese. Poi cominciano esercizi autogestiti più intensi e un protocollo di recupero della forza con un fisioterapista.

 

Riabilitazione protesi inversa di spalla: una strada così difficile?

Molto spesso in ambulatorio si incontrano pazienti che non riescono più ad avere una qualità della vita normale per via di una lesione irreparabile della cuffia dei rotatori finita in artrosi. Ma quello che allontana il paziente dalla chirurgia è il pensiero che la riabilitazione nella protesi inversa di spalla sia troppo difficile da affrontare. Sbagliato, vediamo perchè.

In questo articolo:

Riabilitazione protesi inversa di spalla: si comincia prima di operarsi

Una buona riabilitazione nella protesi inversa della spalla comincia nella pianificazione dell’intervento. Non tutti i casi sono uguali e non tutte le spalle meritano la stessa protesi. Sul mercato esistono molteplici varianti e ogni variante prevede diverse opzioni studiate dagli ingegneri e dagli ortopedici per permettere una spalla sempre più simile ad una spalla normale. Per scegliere le opzioni corrette a volte basta prevedere i problemi conoscendo come sia cambiata l’anatomia della spalla.

Pianificazione pre-operatora per la protesi inversa della spalla

La pianificazione prima di operarsi deve prevedere uno studio TAC con ricostruzioni personalizzate su tutti i piani, meglio se tridimensionali. Studiare come è fatta la spalla con una radiografia non è sufficiente. Immaginare la scapola durante la chirurgica non è praticabile a meno di spalle standard. Se non si esegue una tac pre-operatoria non si può escludere che la scapola sia alterata nella sua forma. E la riabilitazione di una protesi inversa di spalla può diventare un inferno se non si correggono i danni causati dall’artrosi nella spalla.

In sala operatoria: mininvasività per una facile riabilitazione

Un fatto che ci sta molto a cuore nel gruppo di chirurgiarticolare del nostro ospedale è migliorare il recupero dei nostri pazienti. Questo passa attraverso un concetto moderno di mini-invasività che non riguarda più l’incisione della pelle, ma una miriade di fattori che migliorano i nostri risultati. Rispetto dei tessuti. Terapia per il dolore. Tempi brevi di chirurgia. Tutto questo ha cambiato in più di 50 step quello che noi facciamo ogni giorno. E questo si riflette anche sulla riabilitazione di una protesi inversa di spalla semplificandola.

Mobilizzazione precoce come segreto per la riabilitazione

Intervento significa accedere chirurgicamente alla spalla. L’accesso provoca immancabilmente sanguinamento. Il sangue è la nostra colla. Fondamentale per guarire le ferite. Controproducente per sigillare il movimento. Come fare a conciliare guarigione con riabilitazione di una protesi inversa di spalla. E’ necessario muovere subito. Se la tecnica chirurgica è corretta è possibile farlo. Da subito. Piccoli movimenti delicati auto-assistiti sono la chiave del successo. Un movimento delicato e continuo permette alla spalla di guarire senza che i piani del movimento si sigillino l’uno sull’altro.

Immobilizzazione dopo protesi inversa di spalla

L’immobilizzazione sarà dunque necessaria con un tutore, ma non sarà assoluta in quanto la riabilitazione prevede di togliere il tutore 3 volte al giorno per poter eseguire semplici esercizi autogestiti per non bloccare completamente il movimento. Eccetto che per gli esercizi un tutore verrà indossato per un mese per favorire la guarigione.

Riabilitazione protesi inversa di spalla: più facile se si parte con il piede giusto

Si capisce facilmente che alla rimozione del tutore la spalla sarà già sufficientemente elastica per affrontare gli esercizi della seconda fase di movimento che prevederà un recupero anche delle rotazioni. Anche la seconda fase potrà essere autogestita se la prima sarà stata svolta correttamente. Un fisioterapista sarà necessario, ma solo dopo il recupero del movimento completo. Generalmente in 2-3 mesi dall’intervento la protesi inversa è già in grado di svolgere tutte le attività della vita quotidiana senza dolore. Un articolo sul recupero dopo protesi di spalla è presente sul nostro sito.

Riassumendo

La protesi inversa della spalla è un intervento sicuro che se reso necessario da un’artrosi importante può essere la soluzione ideale per il paziente. Una riabilitazione di protesi inversa di spalla è un percorso facile, spesso possibile in completa autonomia, affiancato da un rinforzo muscolare con un fisioterapista nelle fasi finali. Tutte le persone anche anziane possono con facilità affrontare tutti i passi della riabilitazione che non devono spaventare nell’intraprendere la scelta di operarsi.

Miglior ortopedico della spalla: la tecnologia ci aiuta?

Cosa deve fare il chirurgo ortopedico per diventare il miglior ortopedico della spalla? Oltre allo studio, alla dedizione. Anche più che lavorare in un team di specialisti affiatati. Oltre a girare il mondo per imparare dai migliori ortopedici della spalla? Forse una mano può arrivare anche dalla tecnologia. Vediamo come.

Obiettivo: essere il miglior ortopedico specialista della spalla

Non esageriamo. Ma al passo con i tempi sì. E a volte la tecnica chirurgica migliore non basta. Sono casi estremi sono d’accordo. Ma proprio la dedizione per i casi estremi rende migliore l’ortopedico specialista della spalla, per inseguire sempre nuovi obiettivi. Ma se sulla ricostruzione dei tendini della cuffia dei rotatori la frontiera è il transfer di trapezio e la microchirurgia dei trasferimenti muscolo-tendinei, sulla protesi cosa rende migliore l’ortopedico specialista della spalla?

Tecnica chirurgica protesi di spalla

Certo la tecnica è fondamentale. La settimana passata al corso di istruzione a cui hanno insegnato i migliori ortopedici della spalla, mi è stato assegnato come argomento proprio l’esposizione dell’articolazione. E’ per me un punto fermo: rispettare i tessuti per migliorare il risultato nella chirurgia. Ma a volte il rispetto dei tessuti inteso come la nuova mini-invasività chirurgica non basta.

Le gravi usure della scapola rendono difficile l’impianto di una protesi di spalla

Spesso anche il miglior ortopedico della spalla non può fare nulla di fronte ad un grave deficit osseo della glena. La protesi di spalla infatti deve stabilmente fissarsi all’osso per durare nel tempo. E se l’osso diventa carta velina come fare ad agganciarsi? A volte anche il miglior chirurgo della spalla deve arrendersi. E’ necessario un cambio di paradigma.

Adattare la chirurgia al paziente e non il paziente alla chirurgia

Me lo hanno insegnato i migliori ortopedici italiani: Riccardo Minola, Alex Castagna, Giuseppe Porcellini, Giovanni Di Giacomo. Senza parlare dei migliori centri di chirurgia di spalla al mondo che ho avuto l’onore di frequentare: Gilles Walch, Laurent Lafosse, Jeff Dugas, Bassem Elhassan. Tutti mi hanno invitato più a cercare di adattare la chirurgia al paziente rispetto che il paziente alla chirurgia. Se gli impianti tradizionali possono essere considerati adeguati per il 90% dei pazienti, è nell’ultimo 10% che si vede la differenza tra un ortopedico specialista della spalla e il miglior ortopedico della spalla. Il miglior ortopedico della spalla deve sapersi adeguare al paziente offrendo strumenti all’avanguardia per risolvere condizioni diverse da quelle normali.

La pianificazione da parte dell’ortopedico specialista della spalla per prevedere i casi estremi

I casi estremi, pur rari, sono difficilissimi da prevedere sulla sola base della radiografia. Al giorno d’oggi un ortopedico specialista di spalla non può prescindere da una valutazione TAC preoperatoria. A Lione Gilles Walch non è mai entrato in sala operatoria senza una pianificazione TAC dell’intervento. Proprio pianificando ci si rende conto tridimensionalmente delle condizioni della spalla. Troppo spesso vedo operare in Italia con solo radiografie mal eseguite e senza nessuna pianificazione. Troppo spesso vedo chirurghi trovarsi in difficoltà. I chirurghi della spalla che vogliono essere migliori devono prevedere e non farsi trovare impreparati.

Protesi personalizzate per i casi più gravi

E se le condizioni non consentono nemmeno al miglior ortopedico della spalla di trovare una soluzione adatta con un impianto tradizionale, allora c’è la possibilità di produrre protesi su misura. E in questo caso sulla base della tac tridimensionale si possono stampare le protesi. E la stampa può avere tutte le forme che desideriamo, senza saldature, con la forma microscopica e il modulo elastico il più simile possibile all’osso normale.

In un video ho cercato di far capire cosa significhi la protesi personalizzata con stampa 3D

Forse non sarà tutto, ma quando tutto il resto c’è, è proprio la tecnologia che può rendere un buon ortopedico, il miglior ortopedico della spalla.

 

Intervento protesi di spalla: quali sono le opzioni?

Mi hanno detto che devo subire un intervento di protesi di spalla.

Ma non tutte le protesi di spalla sono uguali. La tipologia di protesi di spalla è differente a seconda della patologia di cui ogni persona soffre. E per il buon risultato dell’intervento la giusta scelta tra protesi e protesi è il primo passo per il successo. Vediamo insieme cosa significa.

Quando un intervento protesi di spalla diventa necessario?

Un intervento di protesi di spalla non è mai obbligatorio. Come spesso succede in ortopedia, eccetto che talvolta per le fratture, esiste una scelta. Sempre.

Due condizioni sono necessarie:

  • La prima condizione necessaria, ma non sufficiente, consiste nell’avere una spalla consumata. Ci sono diversi tipi di consumo, ma per ricorrere alla protesi il consumo deve essere irreparabile.
  • La seconda condizione è che il consumo limiti fortemente la qualità della vita del soggetto coinvolto. Se una spalla anche distrutta dà pochi problemi meglio rispettarla. Non intendo dire che se ci sono pochi problemi bisogna accontentarsi. Intendo dire che la spalla può essere migliorata con le cure conservative.

Intervento protesi di spalla, può essere evitato riparando in tempo le lesioni di cuffia o legamentose

Meglio riparare che sostituire. Questo è un motto che vale sempre. Mentre nel ginocchio o peggio nell’anca la protesi è difficile da prevenire dato che le condizioni predisponenti sono scarsamente modificabili, nella spalla è diverso. La principale causa di artrosi della spalla sono le lesioni tendinee croniche. E le lesioni tendineee sono riparabili se prese in tempo. Altrimenti possono in età ancora giovane essere sostituite con un trapianto di tendini dalla schiena. Insomma prevenire è sempre meglio che curare.

Ho l’artrosi, che intervento devo eseguire?

Finito con le premesse, superata la possibilità delle cure conservative ed esclusa la possibilità di un transfer muscolo tendineo, un intervento di protesi di spalla può essere necessario.

Da che parte cominciare? Prima di tutto da una radiografia. La radiografia mostra un restringimento della rima articolare gleno omerale, oppure una risalita della testa omerale. Sono due famiglie diverse di problemi. Una legata principalmente alla forma che per genetica abbiamo della spalla, l’altra generalmente ad una lesione cronica irreparabile della cuffia dei rotatori.

Intervento protesi di spalla anatomica

Se il problema è uno scorrimento tra testa dell’omero e glena allora la protesi anatomica è la scelta giusta. A seconda dello stato dell’osso e dell’età del paziente questo impianto ha il vantaggio di essere molto poco invasivo. Può essere eseguito senza stelo in modo da poter essere facilmente sostituito se necessario nel futuro in caso di mobilizzazioni o usura dei tendini.

È più impegnativa la riabilitazione, ma il risultato finale è estremamente naturale come movimento e sensazioni per il paziente.

Intervento protesi di spalla inversa

Al contrario, se la testa omerale è risalita per l’assenza della cuffia dei rotatori, una protesi di spalla anatomica non può essere impiantata. Esiste dunque il modo di cambiare l’anatomia invertendola. Questo consente di avere una spalla stabile da subito senza la necessità della cuffia dei rotatori.

La riabilitazione è molto più semplice, mentre il risultato finale pur essendo apprezzato dalla popolazione specialmente negli anziani, non è del tutto naturale. Le nuove protesi stanno comunque progressivamente migliorando il feeling ed il design conferito da questa protesi di spalla.

Altri dubbi sull’ intervento di protesi di spalla

Ho registrato questo video per far comprendere meglio cosa succede nella spalla dopo un intervento di protesi di spalla anatomica o inversa.

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