Riabilitazione dopo protesi inversa di spalla

Abbiamo spesso parlato della protesi inversa della spalla trattando le problematiche che possono essere risolte con questo intervento.
Meno affrontato è stato invece il tema inerente al percorso riabilitativo necessario per tornare ad utilizzare la spalla in maniera normale dopo un intervento di protesi inversa di spalla.

Protesi inversa di spalla: cosa succede dopo l’intervento?

Dopo la chirurgia avrete da portare un tutore. Se siete stati operati per una protesi di spalla le limitazioni non saranno tanto maggiori rispetto a quello che facevate prima. Infatti una spalla dolorosa e disfunzionale che deve essere operata non viene più utilizzata normalmente da anni. Spesso i pazienti sono già abituati a farne a meno in tante circostanze. Pertanto una limitazione nelle prime 4-5 settimane dopo l’intervento non è grande cosa.

Che tipo di tutore si porta dopo l’intervento?

Il tutore più comodo è quello in abduzione a 15° per la spalla. In realtà non è la protesi inversa di spalla ad avere bisogno di essere immobilizzata. Più che altro si tratta di fare guarire il tendine sottoscapolare che viene distaccato per l’impianto e dopo viene nuovamente riparato all’osso.

Sarò sempre bloccato nel tutore per un mese?

Si. Ma non il 100% del tempo. Sarà possibile: rimuovere il tutore per l’igiene personale. Mettersi e togliersi i vestiti. Mangiare. Sarà inoltre necessario eseguire semplici esercizi autogestiti per mobilizzare il braccio da sdraiati oltre che sgranchirsi mano polso e gomito per non tenerli completamente immobilizzati.

Quando si tolgono i punti dopo l’intervento di protesi inversa di spalla?

I punti si levano a circa 3 settimane dall’intervento. Generalmente lo fa il medico fisiatra del nostro reparto oppure il medico di famiglia. In questo momento si controlla anche che gli esercizi siano svolti correttamente e che il tutore venga portato nella maniera giusta.

In quanto tempo torno alla normalità?

Il recupero dopo protesi inversa di spalla è relativamente rapido. Si tratta di un recupero progressivo ma semplice. Alla rimozione del tutore tutte le piccole cose delle attività quotidiane vengono eseguite liberamente. Tra il 2 e 3 mese dall’intervento si recupera anche la forza per le cose più pesanti. Il recupero completo si raggiunge a circa 6 mesi dall’intervento.

Ci sono limitazioni dopo l’impianto di una protesi inversa di spalla?

Ci sono le normali limitazioni della protesi. Lo sport ad alto impatto e le attività manuali pesanti sono sconsigliate da eseguire in maniera sistematica. Il resto delle altre attività sono libere. Le eccessive escursioni di movimento sono da evitare per un modesto ma reale rischio di lussazione.

Quanto tempo devo aspettare prima di eseguire una protesi anche dal lato opposto a quello operato?

Se anche il lato opposto è malato dopo un periodo di 4-6 mesi si può eseguire anche l’intervento controlaterale.

In cosa consiste una protesi inversa di spalla?

In questo video potete vedere nel dettaglio in cosa consiste una protesi inversa di spalla:

Chirurgia della spalla: i centri di eccellenza

Quando si soffre per un problema di salute la prima domanda che nasce è: dove posso farmi curare? Orientarsi non è semplice. In un paese come il nostro quando si parla di chirurgia della spalla i centri di eccellenza sono molti e può essere difficile fare una scelta tra le diverse strutture d’Italia. Proviamo a vedere quali criteri possono aiutare nel reperire il posto giusto per operarsi.

Il passaparola sulla chirurgia della spalla: i centri di eccellenza

Come per un buon ristorante, il passaparola è un metodo efficace e spesso naturalmente seguito per scegliere dove curarsi. Un amico che si è già operato può suggerirci un’esperienza particolarmente positiva che può trascinarci verso un professionista e portarci a selezionare determinati centri di eccellenza per la chirurgia della spalla. Su chirurgiarticolare abbiamo raccolto alcune testimonianze oltre ad invitare tutti i pazienti a recensire su Facebook le loro esperienze. Anche per chi non ha Facebook è possibile lasciare una recensione su Google. Condividere le informazioni può aiutare altre persone a stare bene.

I centri di eccellenza si misurano anche sulla base dell’impegno scientifico

Un secondo criterio non meno importante del primo è chiedersi se il professionista a cui ci si affida sia attivo nell’insegnamento e nella ricerca scientifica. Nella sezione delle News diamo particolare risalto ad ogni evento che organizziamo come gruppo o come singolo. I migliori chirurghi della spalla in Italia hanno a cuore la formazione su tutti i livelli: verso i colleghi, verso i fisioterapisti, verso i giovani e verso i pazienti. È un orgoglio essere il centro del mondo scientifico in quello che facciamo giornalmente e i risultati sono sotto lo sguardo di tutti.

Insegnare, ma anche muoversi per imparare

In qualsiasi disciplina oltre a trasmettere agli altri il risultato dei nostri studi, è altrettanto importante muoversi per imparare e diventare allo stesso tempo leader nell’ortopedia di spalla di eccellenza. Muoversi per rincorrere le ultime novità in ambito scientifico. Imparare l’arte della chirurgia della spalla da altri specialisti più esperti. Confrontarsi sulle proprie idee con chi ha già affrontato lo stesso problema dall’altra parte del mondo. Tutto aiuta a creare l’eccellenza in un centro di chirurgia della spalla.

Ricercare valutazioni oggettive supportate da dati reali

Esistono on-line siti di comparazione tra le diverse strutture ospedaliere pubbliche e private che sulla base dei dati forniti dal sistema sanitario nazionale nel Programma Nazionale Esiti cercano di filtrare le strutture che per volume di casi trattati sono ritenute valide per una determinata patologia.
Già nel 2016 sulla base di questi dati IFCA di Firenze conosciuta come Villa Ulivella e Glicini dai cittadini Fiorentini si era imposta come Presidio ospedaliero top Performer per la protesi di ginocchio. Ma considerando i risultati e il volume dei pazienti operati per le protesi di spalla l’ospedale ha guadagnato la fama di centro di eccellenza italiana nella chirurgia della spalla. Viene infatti considerato sulla base di dati pubblici e facilmente verificabili come un centro di elevato livello di esperienza. Ma fa ancora più piacere che gli utenti considerino a 5 stelle anche la percezione di qualità del loro ricovero.

L’esperienza coltivata in questi anni è a disposizione dei pazienti anche in Lombardia dove, come Ortopedico della Spalla alla Casa di Cura Privata del Policlinico di Milano, il dottor Lorenzo Castellani ha trasferito tutta la competenza dimostrata in Toscana. Questo nell’ottica di  porsi a livello dello standard elevato della città che vanta la presenza dei migliori chirurghi della spalla in Italia. La chirurgia della spalla a Milano è l’eccellenza di Italia ospitando un gran numero di specialisti dedicati alle patologie dell’arto superiore e all’artroscopia dello sportivo.

“Never stop getting better”

Nella chirurgia della spalla l’eccellenza va mantenuta: lo sforzo degli specialisti è quotidiano e costituisce uno stimolo fondamentale per la nostra attività da ora e per sempre nel futuro. Nella chirurgia della spalla i centri di eccellenza li costruiamo ogni giorno, con i nostri pazienti. Dando fiducia. Umanità. Progresso tecnologico.

 

Protesi di spalla: obiettivo tornare alla normalità

La protesi di spalla anatomica deve essere la prima scelta

La protesi di spalla è un intervento che può rendersi necessario di fronte ad un consumo dell’articolazione di grado avanzato che provochi un grave disturbo nelle attività di tutti i giorni. Negli anni i risultati di questo intervento si sono mostrati sempre più affidabili, consentendo a molte persone di tornare a condurre una vita normale.

Indicazioni della protesi di spalla: anatomica o inversa

Nel tempo si sono anche delineate delle linee guida per la scelta del tipo di impianto. Ogni volta che i tendini siano irreparabilmente danneggiati è consigliato l’impianto della protesi inversa, mentre quando i tendini sono normali la scelta cade su un impianto anatomico. Il risultato in termini di recupero del movimento più simile possibile a quello normale, la protesi anatomica è di gran lunga superiore alla protesi inversa.

Facilità del recupero e risultati a distanza

Alcuni fattori collaterali hanno però portato molti chirurghi a scegliere un impianto non anatomico anche quando i tendini sella cuffia dei rotatori sono presenti in considerazione di due fattori. La facilità del recupero post-operatorio nelle protesi inverse e la paura che una cuffia intatta in un paziente anziano possa non essere funzionale. Si aggiungono anche dei dati molto incoraggianti sulla sopravvivenza dell’impianto inverso di epoca moderna.

Dobbiamo abbandonare dunque l’impianto anatomico?

Le statistiche parlano chiaro: la protesi anatomica in pazienti anziani con tendini integri ha risultati ottimali in termini di punteggi sia di soddisfazione soggettiva del paziente sia di parametri oggettivi. Smettere di impiantarla solo per timore di fallimenti sarebbe un errore. Ne ha parlato recentemente il dottor Gilles Walch, maestro mio e di intere generazioni di chirurghi della spalla, durante il Barcelona Shoulder Course 2018. La giusta selezione del paziente e la corretta tecnica chirurgica devono essere la guida per impiantare sempre più frequentemente protesi anatomiche, quando sia ovviamente possibile.

Il paziente ideale per la protesi anatomica di spalla

I criteri di selezione sono noti e non vanno abbandonati. Le artrosi concentriche che abbiano un consumo dell’articolazione senza risalita della testa omerale sono l’obiettivo. L’indagine TAC è essenziale per valutare la possibilità dell’impianto. L’analisi TAC permette in previsione di un impianto protesico di valutare parametri fondamentali. Confermare l’integrità della cuffia valutando l’atrofia grassa dei ventri muscolari della cuffia dei rotatori. Valutare il tipo di usura ossea per correggere ove possibile inclinazione e versione della glena. Se sei interessato ad approfondire tutte le opzioni di trattamento esiste puoi guardare la pagina dedicata all’artrosi della spalla.

Il posizionamento della glena nella protesi di spalla

Il punto cruciale per la sopravvivenza dell’impianto diventa dunque il corretto posizionamento della superficie glenoidea. La ricerca ci viene incontro dunque con impianti sempre più evoluti che diventano osteointegranti, permettono di correggere deficit di orientamento e permettono di ospitare innesti di osso dove necessario per colmare difetti altrimenti incolmabili con la tecnica di preparazione.

Messaggio finale per i pazienti che devono essere operati di protesi di spalla

La protesi di spalla non è una sola. Esistono differenti tipologie e differenti tecniche per adattare la chirurgia alle necessità del paziente. E’ fondamentale sviscerare il problema prima di operarsi per capire veramente quale sia la scelta ottimale. In particolare bisogna chiedersi se i propri tendini della cuffia dei rotatori siano integri oppure no. Già dalla radiografia ci può essere un’idea per il tipo di consumo. L’esame TAC diventa poi fondamentale per chiarire lo stato dei muscoli della cuffia dei rotatori. Il passaggio successivo è la stima dei difetti ossei. Dove ci sia un difetto osseo correggibile bisogna prepararsi ad affrontarlo. Difetti ossei maggiori potranno invece far propendere per impianti differenti.

Artrosi gleno-omerale con risalita della testa omerale

Cosa significa artrosi gleno-omerale con risalita della testa omerale?

Leggendo il risultato di una radiografia di spalla, può capitare di imbattersi in parole poco comprensibili. Affrontiamo dunque alcuni termini molto frequenti per provare a capirci qualcosa, arrivando magari più preparati all’irrinunciabile visita medica con lo specialista.

Il tema di questo approfondimento è la frase: artrosi gleno-omerale con risalita della testa omerale che può generare alcuni dubbi in chi legge.

Proviamo a scomporre in termini questa frase. Dividendo in piccole parti tutto diventa più semplice.

Cosa significa artrosi?

L’artrosi, affrontata molte volte in queste pagine, è la malattia da invecchiamento della cartilagine. Comporta la perdita del rivestimento liscio che fa scorrere le articolazioni senza dolore. Esistono diverse cure volte a rallentare l’evoluzione dell’artrosi, ma nessuna è veramente in grado, al momento, di guarirla completamente. Nella spalla si tratta spesso di uno sbilanciamento dei tendini dovuto a una rottura che provoca il consumo anomalo.

Cosa significa gleno-omerale?

Gleno-omerale è l’articolazione principale della spalla. L’unione tra la scapola e il braccio. È l’articolazione responsabile della maggior parte dei movimenti della spalla, quindi anche quella che si ammala con maggiore facilità.

La parte della scapola che si articola con il braccio si chiama glena: è una superficie piatta che consente un’enorme libertà di movimento.

La parte del braccio è l’omero che invece è una superficie tonda. Per questo dunque si chiama di articolazione Gleno-Omerale.

Cosa significa risalita della testa omerale?

Per capire come può un osso risalire, dobbiamo prima capire come funziona la spalla.

La spalla è stabile solo per l’azione della cuffia dei rotatori. La cuffia dei rotatori è un insieme di tendini che avvolgono la sfera omerale, stabilizzandola. In poche parole l’azione combinata di questi tendini permette alla testa omerale di rimanere centrata sulla superficie piatta della glena, mentre il deltoide tira per sollevare il braccio. È come se ci fosse bisogno di avere un fulcro stabile per ottenere la funzione del braccio. L’artrosi nella spalla spesso si verifica proprio per un fallimento della cuffia dei rotatori. La mancata stabilizzazione dovuta ai tendini determina la risalita della testa omerale.

L’interpretazione del referto di radiografia

Torniamo al nostro referto di radiografia. Se nelle righe leggiamo artrosi gleno-omerale con risalita della testa omerale significa che c’è un quadro degenerativo con perdita della cartilagine articolare dovuta ad una rottura cronica dei tendini della spalla.

Artrosi gleno-omerale con risalita della testa omerale: cosa fare in pratica?

Ogni volta che su un referto viene scritto Artrosi gleno-omerale con risalita della testa omerale bisogna cominciare a preoccuparsi per un’artrosi della spalla.

Il tipo di trattamento dipende dall’effettiva gravità del consumo rilevato dalle immagini della radiografia e può variare da una terapia conservativa senza intervento chirurgico (una combinazione di infiltrazioni, fisioterapia e norme di vita salutari) fino alla necessità di un intervento di protesi inversa di spalla, solitamente riservato a pazienti con un consumo avanzato dell’articolazione.

Per chi volesse approfondire l’aspetto delle immagini radiografiche può visualizzare questa radiografia di spalla che può aiutare a rendersi conto di come appare una radiografia alterata per artrosi.

La protesi di spalla deve essere riservata solo alle artrosi con completa scomparsa della rima articolare.

Dolore alle Spalle: può essere Artrosi?

Artrosi spalla: 5 sintomi che fanno sospettare in questa direzione

Un’artrosi di spalla è una malattia che provoca una perdita della cartilagine nell’articolazione. La cartilagine è quel rivestimento liscio che permette di far muovere le nostre articolazioni senza dolore. Sono due le ragioni che fanno perdere la cartilagine nell’articolazione della spalla: una rottura cronica della cuffia dei rotatori oppure un sovraccarico legato alla conformazione della propria spalla.

L’importante è affrontare il dolore alle spalle preparati, meglio ancora prima che si presenti. Esistono trattamenti efficaci per prevenire o curare l’artrosi con artroscopia o protesi. Vediamo allora quali sono i 5 sintomi più frequenti che possono farvi pensare di soffrire di artrosi di spalla.

artrosi spalla sintomi

1) Dolore meccanico ai primi movimenti

Il sintomo prevalente dell’artrosi di spalla è il dolore nei primi movimenti. Dopo un periodo di immobilizzazione il liquido articolare che normalmente lubrifica le articolazioni si riduce. Il primo movimento provoca un attrito doloroso, che poi può sciogliersi via via che la spalla viene utilizzata. Questo sintomo è precoce ed è dunque un buon campanello d’allarme per sospettare un’artrosi.

Scendiamo un po’ più nel dettaglio di questa spiacevole situazione. La cosa più tipica che chi soffre di perdita della cartilagine riferisce è che dopo un periodo di riposo che può essere stare sul divano a leggere oppure dopo essere stati fermi in una posizione a guardare la televisione, quando si ricomincia a usare il braccio il dolore si fa sentire. Il movimento infatti aiuta a diminuire gli attriti nelle aricolazioni malate. Il consiglio è dunque muoversi il più possibile, ascoltando però la propria articolazione. Ognuno di noi dovrebbe trovare quella soglia di movimento corretto che consenta di ridurre gli attriti della spalla senza scatenare un’infiammazione intensa.

2) Rigidità nel movimento

La rigidità della spalla si definisce come una perdita della normale escursione di movimento che contraddistingue l’articolazione. A volte la perdita di movimento è talmente piccola da non notarsi nelle attività quotidiane. Un buon modo per rendersene conto è provare a vedere quanto si arriva con le due spalle a mettere una mano dietro la schiena (allacciarsi il reggiseno o lavarsi la schiena) oppure la fatica che si fa a pettinarsi (che richiede una buona elasticità in extrarotazione).

Ma perché mai l’artrosi di spalla fa perdere elasticità nel movimento? Il fenomeno è sostanzialmente legato a due motivi. Prima di tutto l’infiammazione generata dall’artrosi provoca un dolore che da una parte fa smettere di muoversi, dall’altra lo stato di cronica irritazione dei tessuti fa retrarre la capsula articolare che è l’involucro che tiene unita la nostra articolazione. Sforzarsi dunque a muovere e fare stretching consente di lottare contro questa inesorabile progressione della malattia. Un secondo motivo della perdita di movimento passivo è legato poi alla formazione di osteofiti nell’articolazione. Gli osteofiti sono una deposizione di osso in eccesso nelle nostre articolazioni come tentativo del nostro corpo di allargare la base di appoggio tra le ossa per ridurne il carico. Questo allargamento delle ossa in realtà risulta controproducente per la funzione articolare di fatto ostacolandola.

3) Perdita di forza

Specialmente l’artrosi di spalla legata ad una lesione cronica della cuffia dei rotatori si può manifestare con una perdita di forza a sollevare oggetti anche non molto pesanti sopra il livello delle spalle. Una bottiglia di acqua per esempio, oppure un sacchetto della spesa. La mancanza dei tendini potrebbe rendere difficile anche un gesto quotidiano così semplice.

Spieghiamo meglio cosa significa. La cuffia dei rotatori è un insieme di tendini che servono a stabilizzare l’articolazione per poter muovere la spalla sollevandola. Si tratta di un fulcro stabile perché il deltoide possa permettere il movimento completo dell’articolazione. Spesso però i tendini si guastano nel tempo. Il problema è che molte volte se la rottura del tendine avviene lentamente nel tempo la persona può non accorgersi del cambiamento e trascurare il fatto di avere una lesione. La spalla però comincia a lavorare male e usa per stabilizzarsi l’appoggio della testa omerale sull’acromion che è parte della scapola. Si viene pertanto a creare un attrito dove non dovrebbe esserci e comincia la perdita di cartilagine (artrosi). Nelle fasi iniziali però l’artrosi può non essere ancora causa di dolore. In queste persone può però diventare evidente la perdita di forza dovuta alla mancanza dei tendini della cuffia dei rotatori. Dato che il primo a guastarsi è il tendine sopraspinato, generalmente la forza che si perde è quella legata al sollevamento del braccio. Nei casi più avanzati può diventare impossibile sollevare il braccio per portare il cibo alla bocca. Questo gesto diventa possibile solo sollevando e allargando il gomito. Tale sintomo prende il nome di segno del suonatore di corno.

4) Dolore notturno

A volte l’artrosi di spalla provoca un dolore notturno che risveglia. Si tratta di un’infiammazione cronica provocata da una perdita di movimento o di forza che determina dolore. L’acuirsi del dolore la notte è un chiaro segno di qualcosa che nella spalla non sta funzionando bene e deve sempre allarmare.

Ma perché proprio la notte fa male? Generalmente il motivo consiste nel fatto che si tratta di un dolore infiammatorio. I tessuti infiammati infatti sono molto vascolarizzati e perfusi. La notte c’è un rallentamento di tutte le funzioni compresa quella cardiaca con conseguente rallentamento anche del ritorno del sangue con un ristagno a livelllo anche dei tessuti infiammati. Questa dilatazione dei tessuti accentua il dolore che si fa più intenso. Per questo motivo a chi soffre di dolore notturno intenso viene consigliato di dormire il posizione il più possibile seduta per favorire proprio il deflusso del sangue verso il cuore.

5) Difficoltà di recupero con la fisioterapia

La rigidità della spalla e il dolore sono difficili da risolvere con la comune fisioterapia o la ginnastica. Si tratta infatti di un’usura dell’articolazione che determina, se sollecitata, ulteriore infiammazione e dolore. È difficile inoltre correggere con lo stretching una capsulite causata da un danno artrosico in quanto la stessa artrosi alimenta nuova infiammazione e l’infiammazione nuova rigidità in un circolo vizioso.

La cosa più comune che succede ad una artrosi che viene riabilitata è un alternarsi di alti e bassi, magari con una buona risposta iniziale e poi ricadute di vario tipo con  comparsa di dolore e infiammazione intensa. Il peggio avviene quando a limitare la qualità di vita è la mancanza di movimento dovuta alla perdita della normale forma dell’articolazione della spalla. Infatti se ci troviamo di fronte ad un’articolazione che da sferica è diventata  quadrata, spingerla per farla muovere non fa altro che aumentare il dolore. Pertanto è sempre sconsigliato iniziare un percorso fisioterapico senza aver fatto prima una chiara diagnosi del problema mediante una visita ortopedica specialistica e un minimo di accertamenti di immagine per visualizzare lo stato dell’articolazione.

Se avete riconosciuto almeno 3 di questi sintomi come caratteristici della vostra situazione, probabilmente avete bisogno di un consulto ortopedico per un’artrosi di spalla. Una visita potrebbe riconoscere e trattare la maggior parte dei vostri disturbi con un netto vantaggio sul dolore che vi fa soffrire.

I rimedi conservativi per il dolore alle spalle

Una volta appurato che sia l’artrosi a causare il vostro dolore alle spalle, il passo successivo consiste nel trovare un rimedio o una cura per il problema. Il primo approccio specialmente per le artrosi lievi della spalla sono le cure senza intervento chirurgico che noi chiamiamo rimedi conservativi.

Primo rimedio dell’artrosi alla spalla: mantenere l’elasticità

L’artrosi porta alla limitazione del movimento passivo. La prima cosa da fare è cercare che questo non avvenga. Le modalità possono essere varie ma tutte hanno lo scopo di allungare le articolazioni con lo stretching. Che sia il pylates, il gyrotonic o semplici sessioni di stretching poco importa. L’importante è mantenere sempre in movimento l’articolazione. Con il tempo troverete il vostro percorso personale e il vostro limite per aiutare l’articolazione a raggiungere il suo  massimo.

Secondo rimedio per  l’artrosi spalla: mantenere la lubrificazione

Le nostre articolazioni si nutrono mediante un liquido articolare ricco di lubrificante. Questo lubrificante si chiama acido jaluronico ed è il principale nutriente delle cartilagini. Nelle artrosi la produzione endogena di acido jaluronico viene a scarseggiare innescando un circolo vizioso di degenerazione. Da tempo ormai è possibile fornire mediante punture l’acido jaluronico alle articolazioni con un ruolo immediato di lubrificazione oltre che con uno stimolo naturale all’articolazione. Nella spalla esistono acidi jaluronici specifici che giocano questo ruolo. E’ molto importante poi nell’artrosi che l’acido jaluronico venga instillato direttamente dentro l’articolazione per ottenere l’effetto voluto. Per aumentare l’accuratezza l’infiltrazione deve avvenire sotto guida ecografica.

Terzo rimedio per l’artrosi di spalla: trovare il proprio limite e non superarlo

Nelle patologie degenerative purtroppo non esiste una cura che permetta di guarire. Esistono modi per stare meglio. Tra questi metodi esiste il più importante di tutti: imparare a conoscersi ed adattarsi ai limiti che pongono le nostre nuove articolazioni. E’ importante dunque imparare a conoscere quali esercizi possono tollerare le nostre spalle quali no. Se possiamo svolgere alcune attività domestiche o sportive oppure no. E adattarsi di conseguenza per cercare di non sovraccaricare o infiammare le nostre articolazioni già malandate.

Le cure chirurgiche per l’artrosi alla spalla

Quando tutti i rimedi conservativi falliscono, esiste sempre la possibilità della chirurgia. Nell’artrosi si parla di sostituire l’articolazione con una protesi di spalla perché questa possa funzionare al meglio senza gli attriti dolorosi causati dall’artrosi. A seconda del tipo di artrosi che ci affligge il rimedio potrà essere una protesi anatomica o una protesi inversa.

Dolore alla spalla: come mai non dormo la notte?

Che tu sia uomo o donna, giovane o anziano, questo articolo potrebbe chiarire le cause del dolore notturno alla spalla. E arrivare a una soluzione.

Spalla: le comuni cause di dolore

Il dolore alla spalla destra di notte è una condizione che può diventare più comune con l’età. Si presenta sia in forma graduale, come piccolo fastidio che fa capolino lentamente, oppure all’improvviso, con dolori lancinanti che non si sono fatti preannunciare.

In caso di dolori alla spalla di notte molto acuti, di solito la prima reazione dei pazienti è una forte preoccupazione. Questo perché stiamo parlando di un’articolazione a cui non sempre prestiamo la giusta attenzione. Soltanto quando è bloccata e ci impedisce alcuni semplici gesti quotidiani, allora non solo prendiamo in considerazione la spalla, ma capiamo anche quanto sia complessa e delicata. Quando non riusciamo ad alzare il braccio per raggiungere uno scaffale alto, oppure non riusciamo a grattarci dietro la schiena o semplicemente a pettinarci i capelli. In tutti questi casi, quando il dolore spalla è insopportabile, occorre individuarne le cause.

Perché il dolore aumenta di notte?

Il dolore aumenta di notte perché questo è il momento in cui i tessuti infiammati riccamente irrorati dal sangue subiscono un effetto di ristagno di liquidi al loro interno. Restando sdraiati infatti rallenta il deflusso del sangue e di conseguenza il dolore cresce. Infatti il primo consiglio utile per ridurre il dolore notturno consiste nel dormire con la schiena sollevata riducendo di fatto l’effetto “stasi” nei tessuti e di conseguenza il dolore.

Dolore alla spalla di notte: chi ne soffre

Il dolore notturno alla spalla è un problema estremamente diffuso.

Si presenta come un dolore persistente, trattato magari con antinfiammatori e cure fisiche. Risultato: scarsa efficacia se non un beneficio relativo e temporalmente limitato. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza sulle cause di questo problema, che possono essere molto diverse tra loro.

Un metodo utile è dividere il problema in alcuni scenari tipici, forzatamente semplificati. Tali scenari non hanno lo scopo di arrivare da soli ad una diagnosi. Servono però a capire che è inutile sopportare ad oltranza un dolore che potrebbe avere una soluzione pratica, talvolta abbastanza semplice.

Le tre situazioni tipo che possono facilmente rappresentare il dolore notturno alla spalla sono:

  1. donna adulta con dolore improvviso alla spalla;
  2. uomo lavoratore manuale con dolore e perdita di forza alla spalla;
  3. anziano con dolore e impossibilità a usare il braccio sopra il livello del volto.

dolore alla spallla

1. Donna tra 40 e 50 anni, attiva con dolore improvviso e acuto alla spalla.

Di solito si tratta di un’infiammazione acuta dei tessuti che stanno intorno alla spalla. Un po’ grossolanamente veniva definita nel passato con il termine di periartrite. La definizione di periartrite veniva utilizzata quando la conoscenza delle cause del dolore era molto limitata. Oggi la classificazione con il termine periartrite ha perso molto di significato. Il tentativo è sempre quello di curare il dolore alla spalla solamente dopo avere identificato la causa del problema.

La patologia più comune che si presenta con questo scenario è la tendinopatia calcifica. Un tessuto tendineo che normalmente è morbido e funzionale diventa duro e calcificato. Su Chirurgiarticolare il problema è stato affrontato in articoli specifici, dove è stato discusso anche il possibile trattamento. In sostanza, tornare ad avere una spalla senza dolore è possibile con trattamenti poco invasivi quali onde d’urto e lavaggi guidati dall’ecografia.

Quando invece tutti gli accertamenti eseguiti non mostrano alcuna patologia, ma la spalla non è in grado di muoversi né attivamente né passivamente, il dolore alla spalla può avere un’altra origine. Quando prevale l’aspetto della rigidità nel dolore di spalla, parliamo infatti di capsulite adesiva, oppure spalla congelata (“frozen shoulder”), secondo la terminologia americana. Si tratta di una forma di grave rigidità nel movimento che non si sa perché si manifesti in maniera tanto improvvisa quanto disabilitante. Non si riesce più a fare nulla, nemmeno i gesti più semplici della vita quotidiana. In questo caso con grande pazienza il trattamento è riabilitativo. L’ortopedico gioca un ruolo di secondo piano supportando il lavoro del fisioterapista con infiltrazioni a scopo antinfiammatorio oppure in casi estremi con la chirurgia in artroscopia per rimuovere l’ostacolo meccanico.

2. Uomo lavoratore manuale con dolore meccanico e perdita di forza durante le attività.

Questo è il caso che tipicamente viene sottovalutato a lungo. Chi è abituato a lavorare pesantemente non si ferma di fronte a nulla e spesso la presenza di una grande massa muscolare periarticolare compensa facilmente un danno anche macroscopicamente evidente. Si tratta di spalle che per il duro lavoro perdono uno o più tendini della cuffia dei rotatori, fondamentali per il movimento corretto della spalla su tutti i piani. In questo caso la spalla è dolorosa in quanto lavora male durante tutte le attività quotidiane. La notte il dolore alla spalla diventa insopportabile perché scatena l’infiammazione accumulata durante l’attività.

Questo è il tipico caso che ha un vantaggio enorme dalla chirurgia di riparazione artroscopica del tendine lesionato. L’atteggiamento attendista non premia mai. Tanto prima si ripara la lesione tanto meglio il paziente torna all’attività completa e normale della spalla. E tanto prima il dolore notturno scompare. In particolar modo l’argomento è stato trattato in un articolo che riguarda quelle lesioni tendinee piccole che non trovano un sollievo dai trattamenti conservativi.

3. Uomini e donne anziani che non riescono più ad utilizzare il braccio nemmeno nelle attività quotidiane.

Questo è un fenomeno assai diffuso. Anziani che pensano che il dolore notturno alla spalla sia qualcosa di normale e inevitabile: “è l’età”, “ha una periartrite”, “tanto cosa vuole fare alla sua età?”.  Purtroppo spesso il paziente non fa nulla per trattare il problema per questo motivo. In questo modo non si rende conto di quanto la sua qualità della vita sia compromessa e di come gradualmente diventi completamente dipendente dagli altri, anche nei comuni gesti della vita quotidiana. In questa categoria sono inclusi scenari enormemente diversi: lesioni dei tendini ancora riparabili nonostante l’età con lo stesso intervento artroscopico dei giovani, lesioni irreparabili che possono essere trattate con successo mediante fisioterapia specifica, artrosi conclamate che possono trovare un beneficio inaspettato da una protesi di spalla. Per approfondimenti specifici, si rimanda all’articolo relativo alle persone anziane che non sollevano più il braccio.

Le comuni cause di dolore alla spalla

Dopo aver individuato alcuni profili di paziente, andiamo a capire meglio le origini del dolore. Non è sempre facile capire quale sia l’origine del dolore. A volte la criticità nasce in altre parti del corpo e poi la sensazione dolorosa si irradia alla spalla. È il caso di artriti, torcicolli, ernie al disco. In altri casi, quando il dolore si presenta in forma lieve, è necessario anzitutto prendere alcuni semplici accorgimenti per vedere se il dolore migliora da solo:

  • regolare le attività, evitando sforzi
  • prendere farmaci antinfiammatori non steroidei
  • eseguire leggeri allungamenti durante la giornata

Se il dolore non scompare dopo alcune settimane, è necessario consultare il medico. Attraverso esami specifici un medico specialista in ortopedia potrà capire l’origine del problema.

Lesioni e irritazioni della cuffia dei rotatori

La cuffia dei rotatori è una formazione di muscoli e tendini che aiutano a far aderire la spalla nella sua cavità, permettendoci allo stesso tempo di muoverla liberamente in senso circolare. La maggior parte dei problemi alla cuffia dei rotatori rientrano all’interno di due categorie: strappi e infiammazioni. I sintomi di una lesione alla cuffia dei rotatori riguardano rigidità e dolore che emergono in special modo nel momento in cui alziamo il braccio al di sopra della testa.

Infiammazione alla cuffia dei rotatori

L’impingement è una situazione di conflitto che può verificarsi a causa di un evento traumatico o per usura. Si parla di shoulder impingement – “conflitto alla spalla”, quando l’impingement riguarda la cuffia dei rotatori: un’irritazione, un’infiammazione o una compressione eccessiva dei tendini o della borsa (una struttura morbida che favorisce lo scorrimento dei tendini sotto la scapola) nella spalla. Il risultato è una tendinite alla spalla che può provocare un dolore acuto, a tratti insopportabile.

Strappi della cuffia dei rotatori

Lo strappo alla cuffia dei rotatori è la diretta conseguenza di un evento traumatico. Un cane troppo esuberante che tira eccessivamente il guinzaglio, un’improvvisa caduta per un inciampo, uno scivolamento.

Si parla di strappo parziale quando solo una parte del tendine si separa, si strappa dall’osso. Nei casi di strappo completo invece si fa esperienza di una separazione totale del tendine dall’osso. In genere gli strappi sono più comuni con l’avanzare dell’età, perché l’interfaccia tra tendine ed osso è più suscettibile all’usura e quindi più fragile. Tuttavia si può farne esperienza anche in giovane età

Tendinite da calcificazione

Ne abbiamo parlato poco fa, la calcificazione alla spalla, meglio conosciuta come tendinite calcifica, è in grado di provocare un dolore fastidioso in soggetti adulti over 50 ed anziani. Sono i depositi di calcio, la cui origine non è precisamente nota, che si vanno a depositare all’interno dei tendini della cuffia, a provocare dolori improvvisi ed anche insopportabili, che spesso iniziano al mattino e si protraggono fino alla notte.

Capsulite adesiva

La spalla congelata, conosciuta anche come capsulite adesiva è un ispessimento e irrigidimento dei tessuti intorno all’articolazione della spalla. Si sviluppa tipicamente in persone con diabete, disfunzioni tiroidee e colesterolo alto, di età compresa tra i 40 e i 60 anni. A differenza di altre sintomatologie, per cui il dolore si concentra nelle ore notturne a contatto con il letto, la capsulite adesiva, nei casi più gravi, è in grado di bloccare totalmente la mobilità della spalla per settimane o mesi.

Osteoartrite

L’osteoartrite alla spalla non è sempre considerata quale possibile causa di dolore durante la notte. In genere pensiamo che colpisca, polsi, mani, ginocchia e anche, ma anche l’osteoartrite alla spalla è piuttosto comune. Cosa avviene nello specifico? I rivestimenti di cartilagine che tengono tra di loro separate le ossa della spalla si usurano, e la loro funzione viene meno. Ne risulta un eccessivo sfregamento delle ossa le une contro le altre. In genere in questi casi il paziente, percependo dolore acuto, tende a stare fermo. Smettere di muoversi però è sbagliato, perché i muscoli potrebbero diventare molto deboli e la capsula articolare irrigidirsi e accorciarsi rendendo il recupero della mobilità ancora più difficile.

Tendinite Bicipite

La tendinite del bicipite, o tendinopatia del bicipite brachiale, arriva in genere a seguito di un uso eccessivo del tendine che collega i muscoli del braccio con le ossa dell’articolazione della spalla. In genere si tratta di un dolore causato da sforzi ripetuti, ma anche l’avanzare dell’età incide molto sulla salute a livello tendineo.

Quando bisogna preoccuparsi e andare dal medico

Se il dolore alla spalla e al braccio non passa in tempi ragionevoli o aumenta di intensità, è necessario consultare un dottore con specializzazione in ortopedia. Soltanto un medico specializzato nella cura della spalla potrà infatti capire quale esame fare e come diagnosticare correttamente questa condizione di dolore. Il trattamento sarà corrispondente alla gravità della situazione: i trattamenti non chirurgici di base comprendono consigli di postura, terapia fisica e utilizzo di infiltrazioni ecoguidate per alleviare il dolore. Inoltre, i nuovi trattamenti basati sulla medicina rigenerativa includono l’uso di piastrine e di cellule staminali per favorire una rigenerazione dei tessuti.

Il dolore alla spalla si può risolvere

Il dolore alla spalla durante la notte è sempre sintomo di un problema che può avere diverse origini e che è possibile risolvere.

Il problema del dolore notturno alla spalla è molto frustrante per il paziente, che spesso si sente impotente. Frequentemente le comuni terapie non hanno alcun effetto se non viene correttamente identificata la causa scatenante.

Un percorso medico di diagnosi porta anche al trattamento più opportuno che con grande frequenza può portare alla risoluzione completa del dolore.

 

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