Fast Track: protesi di ginocchio per il dolore

Chi va incontro a degenerazione progressiva della cartilagine del ginocchio, può rimandare con terapia conservativa l’intervento. Quando la degenerazione articolare diventa grave spesso nessuna terapia porta ad alcun giovamento sul dolore. In questi casi l’impianto di una protesi può essere la soluzione.

Pochi giorni in ospedale, dolore controllato, minori complicanze e ottimi risultati nel più breve tempo possibile: queste sono le caratteristiche del protocollo Fast Track, ovvero RECUPERO RAPIDO. Non si tratta di qualcosa di magico, ma di un approccio scientifico mirato a migliorare ogni aspetto del prenderci cura del nostro paziente prima durante e dopo l’intervento chirurgico. Vediamo come siamo giunti a trattare più del 95% dei casi raggiungendo un recupero rapido dopo l’intervento di protesi al ginocchio.

Controllo del dolore

Nel recupero si deve considerare anche il dolore che rappresenta un ostacolo. Promettere l’assenza di dolore nel post-chirurgico sarebbe azzardato, però la terapia farmacologica riesce a controllarlo durante giorno e notte. Non accettiamo un forte dolore ( >3, su scala numerica da 0 a 10), e cerchiamo di ridurlo rapidamente per moderare le limitazioni funzionali. Questo obiettivo è stato raggiunto mediante l’uso di una terapia farmacologica pre-operatoria allo scopo di arrestare il dolore prima ancora di averlo generato. Successivamente durante l’intervento usiamo tecniche mini-invasive, rispettose dei tessuti e a minimo trauma. Al termine della chirurgia eseguiamo un blocco con infiltrazioni locali di anestetico che prolungano il benessere postoperatorio. Dopo l’intervento usiamo una combinazione di farmaci antidolorifici su più livelli in modo da arrestare il dolore su più cancelli differenti.

Prevenzione delle perdite ematiche

Secondo punto fondamentale: prevenire l’anemizzazione del paziente operato. Troppe volte nel passato la chirurgia ha determinato la grave anemia del paziente. Un paziente anemico è debilitato, fa fatica a muoversi, può avere svenimenti, può rendere più facili infarti o ictus. Non lo vogliamo. Ultimo e non meno importante non vogliamo che i nostri pazienti necessitino di trasfusioni. Come lo otteniamo? Una chirurgia rapida e delicata sui tessuti.

Una emostasi accurata che eseguiamo durante tutto l’intervento rilasciando il laccio emostatico per coagulare i vasi maggiori dopo che la gran parte della chirurgia è eseguita ma prima che la protesi renda difficile farlo. Usiamo inoltre farmaci antifibrinolitici che permettono di evitare le perdite maggiori. Dopo l’intervento posizioniamo il ginocchio in flessione per 2 ore in modo da aumentarne la pressione interna per diminuire il sanguinamento. Inoltre il controllo del dolore consente che la pressione del paziente sia sempre sotto stretto controllo inibendo a sua volta le perdite ematiche.

Mobilizzazione precoce

Dal controllo del dolore e dalla riduzione delle perdite ematiche conseguono due cose: il paziente è molto più in forma dopo l’intervento e non c’è bisogno di eseguire molte flebo di farmaci. Questo permette dopo poche ore dall’intervento di piegare e stendere il ginocchio senza dolore. La forza nelle gambe permette di poter caricare da subito tutto il peso sulla gamba operata. Il segreto del reecupero rapido consiste proprio nel permettere al paziente di non fermarsi mai, mantenendo soltanto il risultato raggiunto immediatamente nel postoperatorio.

Pochi giorni di ospedale

Ciò che è importante dopo questa tipologia di intervento è il recupero veloce dell’autonomia delle attività di vita quotidiana (spostarsi, andare in bagno, fare scale, camminare). In soli tre giorni questi obiettivi sono facilmente raggiungibili, e sono necessari e sufficienti per tornare a casa! Senza bisogno di stravolgere abitudini personali e dei familiari. I familiari stessi diventano gli allenatori dei nostri pazienti dopo le istruzioni apprese durante la lezione pree-operatoria.

Gli obiettivi raggiunti dopo l’intervento

Tre settimane con due stampelle, altre tre con una e poi si torna a camminare senza ausili.
Non più punti con graffette metalliche, ma steri-strip e colla chirurgica per ottenere una cicatrice stagna evitando i passaggi di germi fino alla guarigione e cosmeticamente migliore. Utilizziamo un cerotto occlusivo speciale messo sterilmente in sala operatoria. Questo cerotto permette di controllare dall’esterno se ci sono problemi, senza bisogno di cambiarlo e potenzialmente infettare la ferita. Dopo 3 settimane si toglie il cerotto e si può tornare a fare la doccia ed iniziare attività di riabilitazione eventualmente anche in acqua.
Si torna a guidare dopo 20-30 giorni dall’intervento.

Differenze rispetto al normale percorsi dopo la protesi di ginocchio

Cosa cambia dunque rispetto al protocollo tradizionale? Se vogliamo nulla. Nel senso che una protesi messa bene con un protocollo di recupero normale rispetto ad una protesi messa bene con recupero rapido non ha in termini di risultato nessuna differenza a 6 mesi.

Quello che cambia è la facilità del percorso. Senza queste precauzioni il recupero dopo una protesi assomiglia a scalare una montagna. Con queste attenzioni semplifichiamo il percorso. Raggiungiamo lo stesso risultato, ma il prezzo per il paziente è molto inferiore in termini di rischi clinici (meno infezioni, meno perdite di sangue, meno invasività). 

La sutura continua auto ritentiva: un vantaggio reale per il recupero rapido dopo una protesi di ginocchio

Continuiamo il viaggio nel recupero rapido post-operatorio (Fast Track) delle protesi di ginocchio. Un dettaglio ci aiuta a prevenire gli ematomi, prima causa di rallentamento del recupero. Una sutura autobloccante per ottenere una chiusura perfetta. Un ennesimo particolare che ha portato Villa Ulivella a Firenze ad essere un centro di eccellenza per il recupero rapido Fast track dopo interventi di protesi.

Il Fast track in chirurgia protesica, una novità per il recupero rapido dopo gli interventi di protesi

Essere in piedi subito dopo un intervento di protesi non è una magia. E’ il risultato di un lavoro combinato tra tutte le figure che si occupano di ortopedia all’interno di un ospedale. Non basta cambiare una o due cose. Tutta la filosofia attorno all’intervento deve cambiare per ottenere il risultato. Nel percorso fast track che abbiamo ormai adottato da anni, moltissimi sono i cambiamenti che abbiamo introdotto.

Una causa frequente di ritardo nel recupero rapido sono gli ematomi

Nella protesi di ginocchio, dato che l’intervento consiste nel cambiare completamente l’articolazione, un po’ di sanguinamento è normale. Nel passato un certo numero di pazienti rallentavano il loro recupero perchè dall’articolazione il sanguinamento si riversava all’esterno. Un ematoma (il classico livido dopo un trauma che tutti conosciamo) è particolarmente doloroso nelle prime fasi dopo l’intervento. Immaginiamoci quanto ci dispiace dover rallentare il recupero dopo l’intervento per la presenza di un dolore non necessario come quello di un ematoma nel sottocute.

Strategie per ridurre gli ematomi negli interventi di protesi Fast Track

Per prevenire il sanguinamento adottiamo durante tutti gli interventi una serie di procedure: la chiusura dei vasi mediante piccole bruciature, il controllo della pressione, l’uso di laccio pneumatico rilasciandolo a metà intervento per controllare le perdite, il controllo della pressione sanguigna, l’uso di farmaci anti emorragici, la flessione del ginocchio nelle prime ore dopo l’intervento. Oltre a tutto questo il mantenimento di una camera articolare stagna autolimita il sanguinamento e previene la dolorosa uscita dell’ematoma nel sottocute.

Ottenere nel fast track di protesi di ginocchio un’articolazione stagna

Per chiudere in maniera stagna l’articolazione del ginocchio nel passato ricorrevamo ad un elevato numero di punti di sutura. La cosa si rifletteva negativamente sul paziente in diversi modi: un tempo di chiusura lungo, un fastidio legato a numerosi corpi estranei (i punti) all’interno dell’articolazione, una ferita molto dura per la presenza dei nodi e per quanto la chiusura fosse molto accurata la possibiltà comunque di fuoriuscite di sangue attraverso la ferita. La ricerca ha però sviluppato un moderno sistema di chiusura continuo auto-serrante. Vediamone i vantaggi.

Sutura continua per protesi di ginocchio fast track

La sutura continua ha diversi vantaggi. Il primo è di velocità: essendo un unico passaggio di un unico filo è molto più rapida. Permette quindi un notevole risparmio di tempo durante la chirurgia. Minore è il tempo di intervento, minori sono le possibilità di infezione. Il secondo vantaggio è la chiusura stagna: un unico filo permette di sigillare completamente la capsula articolare. Per riuscirci ancora meglio il filo è stato reso rugoso. La presenza di queste piccole irregolarità o squame superficiali fa in modo che sia auto-serrante. Basta quindi passarlo e tirarlo perchè si blocchi dove è stato messo. Il terzo vantaggio è l’assenza di nodi che eliminano i fastidi durante lo scorrimento dell’articolazione nei movimenti.

Suture autobloccanti nelle protesi fast track: come funzionano

Il principio è quello di un filo passato in una sola direzione, dotato di alette che non permettono al filo di tornare indietro. La sicurezza del punto è quindi garantita ad ogni passaggio senza necessità di nodi. Il punto poi si riassorbirà lentamente all’interno senza bisogno di essere rimosso.

Sutura nelle protesi fast track: vero vantaggio nelle protesi di ginocchio?

Da quando abbiamo introdotto presso la nostra clinica le procedure protesiche con recupero rapido (fast track) abbiamo cambiato tantissimi particolari nella gestione dei nostri pazienti. E’ difficile a posteriori sapere quale di questi dettagli è stato più influente nel determinare il successo di questa procedura. Ognuno è un tassello importante per portare l’attenzione anche sui piccoli gesti e tendere al risultato finale. Sicuramente evitare l’ematoma chirurgico è un passo estermamente importante per tornare alla normalità prima del normale. Forse non è solo aver cambiato la sutura che ha fatto scomparire il problema. Come si dice: cambiamo nel piccolo per arrivare a modificare il grande.

Bibliografia

Does Barbed Suture Lower Cost and Improve Outcome in Total Knee Arthroplasty? A Randomized Controlled Trial.  J Arthroplasty. 2017 May;32(5):1474-1477. 

 

Riabilitazione dopo protesi inversa di spalla

Abbiamo spesso parlato della protesi inversa della spalla trattando le problematiche che possono essere risolte con questo intervento.
Meno affrontato è stato invece il tema inerente al percorso riabilitativo necessario per tornare ad utilizzare la spalla in maniera normale dopo un intervento di protesi inversa di spalla.

Protesi inversa di spalla: cosa succede dopo l’intervento?

Dopo la chirurgia avrete da portare un tutore. Se siete stati operati per una protesi di spalla le limitazioni non saranno tanto maggiori rispetto a quello che facevate prima. Infatti una spalla dolorosa e disfunzionale che deve essere operata non viene più utilizzata normalmente da anni. Spesso i pazienti sono già abituati a farne a meno in tante circostanze. Pertanto una limitazione nelle prime 4-5 settimane dopo l’intervento non è grande cosa.

Che tipo di tutore si porta dopo l’intervento?

Il tutore più comodo è quello in abduzione a 15° per la spalla. In realtà non è la protesi inversa di spalla ad avere bisogno di essere immobilizzata. Più che altro si tratta di fare guarire il tendine sottoscapolare che viene distaccato per l’impianto e dopo viene nuovamente riparato all’osso.

Sarò sempre bloccato nel tutore per un mese?

Si. Ma non il 100% del tempo. Sarà possibile: rimuovere il tutore per l’igiene personale. Mettersi e togliersi i vestiti. Mangiare. Sarà inoltre necessario eseguire semplici esercizi autogestiti per mobilizzare il braccio da sdraiati oltre che sgranchirsi mano polso e gomito per non tenerli completamente immobilizzati.

Quando si tolgono i punti dopo l’intervento di protesi inversa di spalla?

I punti si levano a circa 3 settimane dall’intervento. Generalmente lo fa il medico fisiatra del nostro reparto oppure il medico di famiglia. In questo momento si controlla anche che gli esercizi siano svolti correttamente e che il tutore venga portato nella maniera giusta.

In quanto tempo torno alla normalità?

Il recupero dopo protesi inversa di spalla è relativamente rapido. Si tratta di un recupero progressivo ma semplice. Alla rimozione del tutore tutte le piccole cose delle attività quotidiane vengono eseguite liberamente. Tra il 2 e 3 mese dall’intervento si recupera anche la forza per le cose più pesanti. Il recupero completo si raggiunge a circa 6 mesi dall’intervento.

Ci sono limitazioni dopo l’impianto di una protesi inversa di spalla?

Ci sono le normali limitazioni della protesi. Lo sport ad alto impatto e le attività manuali pesanti sono sconsigliate da eseguire in maniera sistematica. Il resto delle altre attività sono libere. Le eccessive escursioni di movimento sono da evitare per un modesto ma reale rischio di lussazione.

Quanto tempo devo aspettare prima di eseguire una protesi anche dal lato opposto a quello operato?

Se anche il lato opposto è malato dopo un periodo di 4-6 mesi si può eseguire anche l’intervento controlaterale.

In cosa consiste una protesi inversa di spalla?

In questo video potete vedere nel dettaglio in cosa consiste una protesi inversa di spalla:

Distorsione ginocchio: 5 cose da fare subito

La distorsione di ginocchio è un comune trauma sportivo. Ecco 5 azioni pratiche per tornare velocemente alla normalità

Nello sport uno degli infortuni più comuni è la distorsione di ginocchio. Questo trauma può avvenire in diverse cicostanze sportive o talvolta anche semplicemente camminando su terreni sconnessi. In qualunque modo accada si tratta di una torsione non normale del ginocchio. Il piede resta solitamente fermo sul terreno, mentre il resto dell’arto inferiore gira. Questo movimento anomalo che fa perdere parzialmente i giusti rapporti tra le articolazioni può essere benigno o causare danni. Vediamo in questo approfondimento cosa fare subito e come capire se abbiamo causato qualche danno all’articolazione.

Prima azione: spegnere l’infiammazione acuta

Qualunque sia il trauma, la prima reazione delle nostre articolazioni è scatenare una reazione infiammatoria. Gran parte dei sintomi dopo una distorsione al ginocchio sono dovuti a questo. Limitarne l’intesità aiuta a stare subito meglio. Un ginocchio meno infiammato si presta anche meglio ad accertamenti di secondo livello come una risonanza magnetica. Un ginocchio meno infiammato si può visitare meglio da parte dell’ortopedico.

Un algoritmo da seguire sempre comprende 4 elementi.

Riposo

Permettete alla vostra articolazione di riposare. Potete anche non mettervi a letto completamente, ma evitate di sovraccaricare il ginocchio camminando molto, stando a lungo in piedi o facendo scale. Cercate di mantenere il ginocchio esteso se state seduti o sdraiati.

Ghiaccio

Il ghiaccio è un buon sistema per ridurre l’infiammazione. Va applicato seguendo alcune semplici regole: mai a contatto diretto con la pelle, mai per più di 15-20min consecutivi, ripetere l’applicazione 5 volte al giorno nelle prime 48 ore. Esistono varie forme di ghiaccio: i semplici cubetti, delle sottilette di gel da congelatore che hanno il vantaggio di non bagnare e di adattarsi alla forma del ginocchio, la crioterapia avanzata noleggiabile in negozi di ortopedia.

Compressione

Non si conosce il motivo, ma molti pazienti sentono un beneficio a bendare il ginocchio. Anche in questo caso conviene seguire alcune semplici regole: la compressione non deve essere così elevata da rallentare o impedire la circolazione, il bendaggio va tolto di notte, non deve essere prolungato oltre le 48 ore.

Elevazione

Mantenere il ginocchio sollevato aiuta a non farlo gonfiare. E’ buona norma tenere il piede sollevato rispetto al resto del corpo durante il sonno e 2-3 volte durante la giornata. Questo favorisce il riassorbimento degli edemi e migliora la circolazione ematica.

Seconda azione: applicare principi di trattamento avanzato

Dopo i primi 3 giorni di protocollo base, possiamo introdurre una nuova fase di trattamento più avanzato.

Uso del caldo

Se gonfiore e infiammazione dei primi giorni dopo l’episodio di distorsione del ginocchio sono risolti, il dolore potrebbe derivare ora da una rigidità o contratture muscolari. In questo caso l’applicazione di caldo potrebbe fare la differenza. Come per il ghiaccio le applicazioni devono essere di circa 20 minuti, ripetibili da 3 a 5 volte al giorno. I metodi per riscaldare sono molteplici: asciugamani caldi, borse dell’acqua calda, bagni, docce, sauna, uso di termofori riscaldabili in microonde.

Uso di topici antinfiammatori

Localmente alcuni prodotti possono daree una mano. Esistono per esempio formulazioni molto efficaci di argilla che possono essere fatte seccare sulla pelle dando un beneficio sui sintomi e aiutando a riassorbire versamenti intrarticolari. Il modo migliore per applicare l’argilla è lasciarla seccare proteggendola con una benda traspirante di cotone durante tutta la notte. Creme a base di Arnica ad elevata concentrazione possono dare un beneficio, ma vanno massaggiate 3-4 volte al giorno per essere efficaci. Se non si ha il tempo per lunghe applicazioni esistono cerotti che danno un lento e continuo rilascio locale di farmaci antinfiammatori per tutta la giornata.

Uso di antinfiammatori orali

Possono essere utilizzati sotto indicazione medica. Evitate trattamenti prolungati con questi farmaci che possono essere molto dannosi specialmente per lo stomaco. Se il dolore e il gonfiore causati non sono importanti evitate di prenderli. Ricordate che il processo infiammatorio è parte della guarigione della distorsione al ginocchio e va ridotto solo se veramente necessario per un dolore o un gonfiore intensi. Soprattutto evitate trattamenti fai da te che possono causare gravi danni alla salute.

Terza azione: capire se ci siamo fatti davvero male

Questo a parte il controllo iniziale dei sintomi è fondamentale per la prognosi e per il trattamento. Esistono dei segni clinici che possono indirizzare in questo. Ci vuole sensibilità ed esperienza per interpretarli correttamente e il consiglio è sempre di rivolgervi al vostro ortopedico di fiducia per una visita. I criteri generali per capire se una distorsione di ginocchio abbia causato o meno dei danni all’articolazione sono: la sensazione di strappo/rottura durante la distorsione, il gonfiore immediato, la presenza di blocchi dell’articolazione, la presenza di cedimenti continui.

Strappo/rottura nella distorsione al ginocchio

In caso di lesioni legamentose o meniscali è molto frequente avere percepito un rumore di strappo durante il trauma. Viene proprio sentito un “crack” durante l’infortunio che ha provocato la distorsione al ginocchio. L’associazione con delle rotture franche di questa sensazione riferita dal paziente è molto alta.

Gonfiore immediato

Generalmente il gonfiore immediato dopo una distorsione di ginocchio è un segno di emartro. L’emartro è un saguinamento interno all’articolazione. Menischi e legamenti quando si rompono sanguinano. Esattamente come dopo una ferita da taglio sulla pelle. Essendo l’articolazione una camera chiusa, è facile che dopo un trauma se qualcosa si rompe possa riempirsi in fretta. Ecco perchè un gonfiore immediato che non può ancora essere di natura infiammatoria è un segno prognostico negativo per lesioni legamentose o meniscali.

Blocco dell’articolazione

Oltre un blocco doloroso delle prime 24-48 ore dal trauma, un blocco persistente del ginocchio deve essere trattato con sollecitudine. E’ sempre necessario in tal caso rivolgersi ad un ortopedico o per via di un pronto soccorso oppure se possibile rivolgendosi direttamente all’ortopedico di fiducia. Il blocco può avere cause molto differenti tra loro, ma pone sempre il sospetto di una lesione meniscale importante o in seconda analisi di una lesione legamentosa.

Cedimenti continui

La presenza di instabilità marcata dopo una distorsione al ginocchio è un segno negativo, generalmente associato a lesioni legamentose multiple o talvolta a pseudo cedimenti da lesioni meniscali. Anche in questo caso è fondamentale una visita ortopedica sollecita.

Quarta azione: principi di riabilitazione e tempi di recupero

Dopo aver escluso dei danni all’articolazione causati dalla distorsione di ginocchio i tempi di recupero possono essere abbreviati grazie alla riabilitazione.

La base del fai da te è il rinforzo muscolare del quadricipite, cosa che può essere sufficiente per una persona dalle basse richieste funzionali. Per i più attivi una scheda riabilitativa simile a quella per riabilitare un ginocchio dopo la ricostruzione chirurgica del crociato può essere seguita (NB non tutti gli esercizi sono adatti a tutte le distorsioni: consultate il medico prima di eseguirli a scatola chiusa).

Chi invece ha velleità sportive più intense è meglio che venga seguito da un professionista: un fisioterapista è in grado di affiancare ad un recupero muscolare corretto anche una serie di esercizi di ginnastica propriocettiva essenziali per il recupero funzionale post-infortunio, mentre per il ritorno allo sport il preparatore atletico laureato in scienze motorie può seguire passo passo l’atleta nel recupero del vero gesto sportivo. Entrambe le cose sono difficilmente ottenibili con il fai da te.

Quinta azione: quando è necessaria la chirurgia

Quando l’ortopedico riscontra la presenza di segni clinici suggestivi di lesione legamentosa o meniscale durante la visita medica, la chirurgia può essere un passo essenziale per il ritorno alla normalità. Il legamento crociato anteriore assente è un tipo di lesione che in esito di distorsione di ginocchio non si ripara spontaneamente. Pazienti attivi hanno sempre un vantaggio a ricostruirlo con tecniche chirurgiche mini-invasive in artroscopia.

Allo stesso modo lesioni meniscali traumatiche devono essere riparate o rimosse. Danni cartilaginei di femore o tibia possono essere aiutate nella loro guarigione. Nei casi più gravi anche piccole fratture possono meritare un trattamento. Anche l’AAOS americana dedica una pagina di approfondimento per le distorsioni di ginocchio che può aiutare chi vuole capire di più.

Il messaggio finale dunque è: dopo una distorsione di ginocchio la prima arma a nostra disposizione è il trattamento conservativo.

Di fronte a sintomi importanti o dolore che non migliora con le comuni azioni terapeutiche, il consulto con l’ortopedico diventa fondamentale per concertare insieme il migliore approccio terapeutico.

Riabilitazione protesi ginocchio: gli esercizi consigliati dopo l’intervento.

Una volta fatta la protesi, una serie di esercizi sono consigliati per la riabilitazione del ginocchio e per rieducare la gamba alla sua funzione completa in sicurezza. Ecco la strategia migliore per raggiungere il movimento completo.
È possibile stampare la scheda completa degli esercizi indicati per la riabilitazione della protesi di ginocchio cliccando sul bottone seguente.

NB: Gli esercizi potrebbero non essere adatti alla vostra specifica situazione ed hanno un carattere indicativo. Consultate il vostro specialista prima di eseguire questi esercizi.

Guida agli esercizi dopo l’intervento di protesi al ginocchio

esercizio 1 per la riabilitazione protesi ginocchioEsercizio n° 1 Scendere dal letto

Da supino a letto sollevare il tronco sostenendosi sui gomiti, portare il dorso del piede sano sotto la caviglia dell’arto operato, per sostenerlo. Ruotando sul sedere portarsi con le gambe fuori dal letto. Portare i piedi a terra paralleli ed alzarsi in piedi sostenendosi soprattutto sull’arto sano. 

esercizio 2 per la riabilitazione protesi ginocchioEsercizio n° 2 Risalire a letto

Appoggiare il sedere al bordo del letto, con le mani appoggiate all’indietro scivolare sino ad essere seduti. Sostenere l’arto operato con l’arto sano e ruotare sul sedere per andare sdraiati.

esercizio 3 per riabilitazione protesi ginocchio nella flessioneEsercizio n° 3 Recupero flessione passiva assistita a bordo letto (1)

Seduto con le gambe fuori dal letto sostenere la caviglia dell’arto operato con il collo piede dell’arto sano. L’arto sano, portando il peso dell’arto operato, si flette al ginocchio e permette così anche al ginocchio operato di flettersi progressivamente. Scendere fino al grado consentito dal dolore, qui permanere qualche secondo prima di estendere nuovamente.

esercizio 4 per la riabilitazione protesi ginocchio recupero flessioneEsercizio n° 4 Recupero flessione passiva assistita a bordo letto (2)

Per chi arriva a 90° di flessione. Seduto con le gambe fuori dal letto. Passare la caviglia dell’arto sano avanti al collo del piede dell’arto operato. Con l’arto sano premere all’indietro per aumentare la flessione del ginocchio operato. Raggiungere il grado consentito dal dolore, permanere qualche secondo in questa posizione prima di estendere nuovamente.

esercizio 5 per la riabilitazione protesi ginocchio con flessione della cavigliaEsercizio n° 5 Flesso estensione di caviglia

In posizione supina a letto flettere dorsalmente e plantarmente la caviglia. Coordinare il movimento con gli atti respiratori per non accelerare troppo il movimento: inspirare e portare il piede verso la testa, espirare e fare la punta. 20 ripetizioni complete ogni ora.

esercizio 6 con contrazioni per riabilitazione protesi ginocchioEsercizio n° 6 Contrazioni isometriche del quadricipite

Da supino a letto, con il calcagno dell’arto operato appoggiato su un rialzo (piccolo cuscino o asciugamano ripiegato), premere il dietro del ginocchio dell’arto operato verso il letto e mantenere per 5 secondi. 

esercizio 7 per la riabilitazione protesi ginocchio nell'alzata della gambaEsercizio n° 7 Alzate a gamba tesa

Da supino a letto si mantiene l’arto operato esteso. L’arto sano va flesso all’anca ed al ginocchio portando la pianta del piede appoggiata al letto, questo serve per sostegno. Premere il sotto del ginocchio contro il letto come per una contrazione isometrica del quadricipite, quindi alzare l’arto inferiore completamente esteso di qualche centimetro dal piano del letto. Non occorre salire molto con la gamba. Sostare in questa posizione per qualche secondo quindi tornare ad appoggiare la gamba al letto.

esercizio 8 per la riabilitazione della protesi di ginocchioEsercizio n° 8 Flesso estensione di ginocchio in catena aperta

Seduto a bordo letto con le ginocchia flesse, estendere il ginocchio dell’arto operato sino ad avere l’arto completamente esteso. Sostare in questa posizione per qualche secondo quindi tornare lentamente alla posizione di partenza. Dopo qualche settimana dall’intervento o in fase di preparazione nel preoperatorio, si può intensificare l’esercizio attaccando un peso alla caviglia. 

esercizio 9 per la riabilitazione di protesi ginocchio nell'estensioneEsercizio n° 9 Recupero estensione ginocchio da prono

Sdraiato sul letto a pancia in giù facendo sporgere la gamba fuori dal bordo del letto dal ginocchio. Lasciare che il peso della gamba progressivamente faccia guadagnare la piena estensione. Aumentare l’efficacia dell’esercizio legando un peso di 1 kg alla caviglia ed estendendo attivamente il ginocchio contraendo il muscolo quadricipite per 5 secondi. Sostare in questa posizione per 5 minuti. 

esercizio 10 per riabilitazione protesi ginocchio nella flessioneEsercizio n° 10 Flessioni d’anca da seduto

Seduto a bordo letto o su una sedia, alzare la coscia dell’arto operato portando il ginocchio verso l’alto, sostare in questa posizione per qualche secondo e tornare alla posizione di partenza.

esercizio 11 per la riabilitazione protesi ginocchioEsercizio n° 11 Abduzione d’anca da sdraiato

Sdraiato sul fianco dell’arto sano. L’arto sano è flesso all’anca ed al ginocchio, l’arto operato è esteso appoggiato al sano. Mantenendo l’arto operato esteso alzarlo verso l’alto sino al massimo tollerato. Sostare in questa posizione per qualche secondo e poi portare l’arto operato giù ed appoggiarlo nuovamente.

esercizio 12 per riabilitazione ginocchio nel sollevamento in punta di piediEsercizio n° 12 Salire in punta di piedi

In piedi con le mani appoggiate per sostegno ad un tavolo o altro oggetto solido, alzarsi in punta di piedi lentamente e poi scendere col calcagno a terra. 

esercizio 13 per riabilitazione ginocchio nella flessioneEsercizio n° 13 Flessione d’anca da in piedi

In piedi con le mani appoggiate per sostegno ad un tavolo o altro oggetto solido, alzare la coscia dell’arto operato portando il ginocchio verso l’alto, il ginocchio e l’anca si vanno flettendo sino ad arrivare entrambe all’angolo retto. Sostare in questa posizione qualche secondo e poi riportare il piede a terra.

esercizio 14 estensione per riabilitazione ginocchioEsercizio n° 14 Estensione d’anca

In piedi con le mani appoggiate per sostegno ad un tavolo o altro oggetto solido, portare l’arto operato teso all’indietro contraendo il gluteo. Sostare in questa posizione qualche secondo e tornare avanti.

esercizio 15 per riabilitazione ginocchio abduzioneEsercizio n° 15 Abduzione d’anca da in piedi

In piedi con le mani appoggiate per sostegno ad un tavolo o altro oggetto solido, mantenendo l’arto operato esteso alzarlo lateralmente sino al massimo tollerato. Sostare in questa posizione qualche secondo e poi riportare il piede a terra. 

esercizio 16 per riabilitazione ginocchio nella flessioneEsercizio n° 16 Sedersi

Usare una sedia con braccioli non troppo bassa. Portare l’arto operato avanti mantenendo il peso sull’arto sano, andare a cercare i braccioli all’indietro con le mani, scendere fino alla seduta della sedia.

esercizio 17 per riabilitazione ginocchio e recupero estensioneEsercizio n° 17 Recupero estensione ginocchio da seduto

Seduto su una sedia sul bordo della seduta con l’arto operato esteso avanti appoggiato sul calcagno, con il tronco leggermente flesso avanti e le mani sul ginocchio. Estendere attivamente il ginocchio contraendo il muscolo quadricipite e coadiuvare la piena estensione premendo sul ginocchio dall’alto in basso. 

esercizio 18 sulle scale per riabilitazione ginocchioEsercizio n° 18 Salire le scale

Approcciare le scale con il corrimano dal lato operato e con una stampella dall’altro lato. Facendo appoggio sulla stampella e sul corrimano staccare il piede sano e portarlo sullo scalino superiore. Facendo carico sull’arto sano salire con tutto il corpo e portare il piede dell’arto operato al pari del sano sullo scalino. Ripetere l’operazione sino in cima. 

esercizio 19 per riabilitazione ginocchioEsercizio n° 19 Scendere le scale

Affrontare la scala con l’arto sano vicino al corrimano e con una stampella nella mano dell’arto operato. Iniziare la discesa portando la mano del lato sano un po’ più in basso sul corrimano. Poi portare arto operato e stampella verso lo scalino sottostante. Arto operato e stampella, assieme alla mano sul corrimano, mantengono il peso mentre si porta il piede dell’arto sano al pari dell’operato sullo scalino in basso. Ripetere l’operazione sino al fondo della scala.

esercizio 20 riabilitazione protesi ginocchio con cycletteEsercizio n° 20 Cyclette

La cyclette deve avere la seduta regolata in modo tale che l’arto inferiore sia ben esteso quando il pedale è in basso.

Esercizio n° 21 Cyclette: esercizio avanzato

Per incrementare la capacità di flessione del ginocchio si può progressivamente abbassare la seduta della cyclette.

esercizio 22 per riabilitazione protesi ginocchioEsercizio n° 22 Camminare con due stampelle

Portare le due stampelle avanti ed appoggiarle circa mezzo metro avanti ai piedi, poi portare il piede dell’arto operato avanti in linea con le due stampelle, infine anche il piede dell’arto sano si porta al pari del piede operato e stampelle. In un secondo momento, raggiunta una buona disinvoltura del gesto, le prime due fasi si possono unire, ovvero: le due stampelle e l’arto operato avanzano insieme, l’arto sano poi si porta al loro pari.

esercizi 23 e 24 per riabilitazione protesi ginocchioEsercizi n° 23 e 24 Entrare e Uscire dall’auto

Con le spalle alla porta aperta dell’auto sedersi sulla poltrona. Il movimento per entrare in auto inizia dalla prima gamba (la sinistra nell’immagine), segue il tronco e per ultima la seconda gamba. In caso di protesi d’anca attenzione a non flettere la coscia sul tronco oltre i 90°. Per uscire: Portare fuori dall’auto la gamba vicino allo sportello mantenendo sguardo e tronco orientati anch’essi verso l’uscita. Nel caso di protesi d’anca fare attenzione a non flettere la coscia sul tronco oltre i 90°. Per ultima esce la seconda gamba che si riavvicina alla prima. La mano vicina allo sportello si mantiene a questo. Con entrambi i piedi saldi a terra e con l’aiuto della mano allo sportello alzarsi in piedi.

Dolore alla spalla? Cinque cose da sapere per chi lavora al computer.

Come prevenire il dolore alla spalla lavorando al computer

Quanto tempo passiamo davanti al nostro computer? Per lavoro o per divertimento molto spesso ci troviamo di fronte a un videoterminale e tra mouse e tastiera le articolazioni della spalla di certo non ringraziano. Ma si può prevenire il dolore alla spalla associato al lavoro al computer? Almeno parzialmente sì, vediamo come.

1. Più lavori al computer più rischio hai per l’insorgenza di dolore alla spalla destra o sinistra

Sembra banale, ma non lo è così tanto se consideriamo le dimensioni del problema: 45.000 persone con dolore alla spalla cronico sono state analizzate nel 2006 da un lavoro che ha considerato 39 diversi studi. Il problema sembra riguardare chi passa più di 20 ore a settimana alla scrivania davanti ad un computer. Cosiderata una settimana lavorativa di 5 giorni, si tratta di circa 4 ore al giorno… non poche ma nemmeno moltissime! Se poi ci sono alcune lesioni anche piccole a livello della cuffia dei rotatori la percentuale sale a dismisura.

2. Non tutto quello che provoca formicolii è un tunnel carpale

Se avete un formicolio specialmente alle prime 3 dita della mano durante il lavoro potrebbe trattarsi di un problema al nervo che passa nel polso (il mediano) che rimane compresso e infiammato e non fa più adeguatamente il suo dovere. Ma attenzione: non trascurate la posizione del collo, in alcuni casi una compressione radicolare dovuta ad un problema cervicale potrebbe esserne la causa.

3. I più comuni danni da videoterminale sono il dolore alla spalla e al collo

Il dolore alla spalla e al collo si verifica in oltre il 60% dei lavoratori costretti a passare più di 15 ore alla settimana davanti ad un computer. Circa il 40% di questi problemi sono dovuti a tendiniti di diverso tipo che nascono da infiammazioni o veri e propri danni ai tendini. Un tendine trascurato cronicamente infiammato può arrivare a rottura.

4. Le raccomandazioni ergonomiche per l’uso del computer si sono evolute nel tempo

Una decina di anni fa i teorici postulavano una posizione neutra: polsi piatti sulla tastiera, avambracci paralleli al terreno, gomiti a 90° e schiena dritta appoggiata allo schienale della sedia. Studi recenti hanno un poco modificato la cosa: in particolare un migliore supporto agli avambracci con i gomiti flessi più di 90° e i polsi sostenuti sembra sollevare di molto spalle e collo da eccessivi stress. Probabilmente perchè si scaricano da lavoro i muscoli del braccio, eliminando le tensioni.

5. I migliori consigli per un lavoro corretto al videoterminale

dolore alla spalla

  1. Posizionate la tastiera piatta e allontanatela dal bordo della scrivania. I vostri avambracci hanno bisogno di supporto e i vostri gomiti possono essere flessi appena di più di 90°.
  2. I polsi possono essere sorretti da un supporto in silicone o schiuma morbida. Il supporto non deve essere più alto della tastiera, evitando così di tenere i polsi in flessione dorsale, cosa che può danneggiare i tendini.
  3. E’ concesso reclinare leggermente la sedia indietro, eventualmente il supporto agli avambracci possono diventare i braccioli della sedia.
  4. Alzate il monitor. E’ fondamentale. La parte superiore del monitor deve essere all’altezza dei vostri occhi. Serve per tutti i monitor uno spessore per sollevarli. L’ideale? Una risma di carta A4 è perfetta normalmente. E il vostro collo ringrazia enormemente.

Fonte: Best Practices for Computer Users By INGFEI CHEN

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